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martedì, 28 Maggio, 2024
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Umiliata per i suoi studi a Catanzaro, licenziato il primario della ginecologa scomparsa Sara Pedri

A seguito del parere favorevole espresso dal Comitato dei garanti, chiamato a valutare la risoluzione del rapporto professionale alla luce dei risultati della commissione d’inchiesta istituita dall’azienda sanitaria di Trento, è stato licenziato l’ex primario del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo.

A fare da detonatore la scomparsa di Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso subito dopo il trasferimento dall’ospedale di Trento a quello di Cles da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. Vicenda che ha portato il ministero della salute a inviare a Trento gli ispettori e l’azienda sanitaria a scandagliare, attraverso una lunga serie di audizioni, il clima lavorativo all’interno del reparto.

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«Non ci sono fondamenti che giustifichino il licenziamento. Lo proveremo davanti al giudice del lavoro», dice il professor Vincenzo Ferrante, legale di Tateo. Intanto sul caso sta indagando anche la procura che ha iscritto nel registro degli indagati l’ormai ex primario e la sua vice, Liliana Mereu, oggi trasferita in altra struttura fuori regione, per presunti maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione ai danni di 14 medici e operatori sanitari, tra cui la stessa Pedri.

“Dovremo aspettare febbraio per le ricerche in profondità, quando le acque del lago di Santa Giustina inizieranno ad abbassarsi. Il corpo di Sara deve essere ritrovato. E’ una tragedia che non dà pace a noi, agli amici, a tutti quelli che hanno apprezzato l’umanità di mia sorella. Mi auguro che le ricerche non vengano interrotte”. Emanuela Pedri, sorella della ginecologa forlivese, chiede che “le autorità non smettano di cercare”. Sulla vicenda sta indagando la procura che ha iscritto nel registro degli indagati l’ex primario dell’unità operativa di ginecologia e ostetricia, Saverio Tateo, e la sua vice, Liliana Mereu, per presunti maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione ai danni di 14 medici e operatori sanitari del reparto, tra cui Sara Pedri.
“Su questo dramma c’è stato un muro di omertà incredibile – continua Emanuela Pedri -. Oggi c’è una sensibilità diversa: ciò che è successo a Sara non può andare perso. Ci affidiamo alla magistratura perché faccia luce su quanto accadeva in quel reparto. Noi aspettiamo solo una telefonata che ci dica che hanno ritrovato la nostra Sara”.

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