Umiliata per i suoi studi a Catanzaro: l’ex prof di Sara Pedri scrive al ministro Speranza

Sara Pedri
- Advertisement -

Roberta Venturella è stata tra gli insegnanti di Sara Pedri alla Scuola di specializzazione dell’Università di Catanzaro. Insieme agli altri ex colleghi della ragazza in servizio all’unità operativa di Ginecologia dell’ospedale Pugliese Ciaccio, la professoressa ha deciso di rivolgersi direttamente al ministro della Salute Roberto Speranza per chiedere un suo intervento nell’inchiesta sulla vicenda della giovane ginecologa di Forlì, Sara Pedri, scomparsa da oltre tre mesi in Trentino, dove lavorava dallo scorso novembre.

«Vorremmo un occhio esterno che possa andare a capire se ci sono dinamiche patologiche che condizionano l’attività del reparto» di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento.

Venturella Roberta- CZ«Quando capita un evento sanitario, per esempio una morte materna, il ministero manda immediatamente una commissione esterna, – evidenzia Roberta Venturella (foto a fianco) al Corriere. it – per valutare che non ci siano stati errori o incongruenze nei protocolli – spiega Venturella -. Insieme alla famiglia di Sara, riteniamo difficilissimo che la sola valutazione interna da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e controllare già in tutti questi anni possa arrivare a una verità, oltretutto scomoda. Non vogliamo accanirci contro i colleghi, ma è necessario capire cosa sia successo a una ragazza che, come tanti altri specialisti ogni anno, era appena entrata nel mondo del lavoro. Quindi stiamo preparando una lettera al ministro Speranza, che di solito si mostra molto attento ad appelli simili, per raccontare questa storia e chiedere il suo intervento personale».

I familiari di Sara sono stati infatti i primi ad accendere i riflettori sul reparto di Ginecologia del Santa Chiara, in particolare la sorella Emanuela, che attribuisce lo stato di sofferenza sperimentato dalla ragazza negli ultimi tempi al «clima di terrore» che respirava tutti i giorni in corsia. Accuse supportate da diverse testimonianze rilasciate in questi giorni ai giornali e ai microfoni di «Chi l’ha visto?» da professionisti sanitari che lavorano o hanno lavorato in passato in quel reparto, a seguito delle quali l’Azienda sanitaria trentina ha istituito una commissione ad hoc per fare chiarezza. Ma le dure parole pronunciate da Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici di Trento, non lasciano spazio a molti dubbi: «La responsabilità è di un’azienda sanitaria che non ha fatto controlli».

Proprio per questa ragione, Roberta Venturella intende rivolgersi alla massima autorità nazionale in materia di sanità. «Come descriverei Sara? Una ragazza molto attiva ed esuberante, intraprendente nei rapporti strutturati con i superiori e presente con le pazienti; la sua voce squilla ancora nei nostri corridoi. Da un paio di anni, proprio qui da noi abbiamo aperto il primo centro pubblico di procreazione medicalmente assistita della nostra regione (la Calabria, ndr), di cui sono la responsabile. Sara amava questo settore della ginecologia, quindi, oltre ai turni di guardia in cui svolgeva le attività di cui si occupano gli specializzandi, tutto il suo tempo libero lo dedicava al centro». Le due si sono sentite per l’ultima volta quasi sei mesi fa: «Mi ha mandato gli auguri per il mio compleanno a fine gennaio. I nostri contatti si sono subito diradati come quantità da quando ha cominciato a lavorare in Trentino, ma in principio i messaggi erano rassicuranti: Sara diceva che era molto impegnata come in tutti i nuovi inizi, ma che ce l’avrebbe fatta. Poi, a mano a mano che il tempo passava, i toni sono cambiati e ha iniziato a non fare più videochiamate, probabilmente per non farci vedere che era dimagrita così tanto».

(fonte: Corriere.it)