Categoria: Reggio Calabria

  • Il giudice vicino ai clan deve risarcire 52mila euro, andranno al Ministero della Giustizia

    Il giudice vicino ai clan deve risarcire 52mila euro, andranno al Ministero della Giustizia

    Il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio dovrà risarcire al Ministero della Giustizia 52.794 euro per il danno d’immagine causato dalla sua vicenda giudiziaria. A darne conto è l’edizione odierna del quotidiano “Il Giorno”.
    Fu un arresto choc, all’alba del 30 novembre 2011. Gli agenti della Squadra mobile di Milano misero le manette ai polsi di Vincenzo Giuseppe Giglio, 51 anni, presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. Esponente di spicco della corrente “Magistratura democratica” e docente universitario all’Università Mediterranea, accusato dal procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Paolo Storari di essersi “messo a disposizione” (come poi messo nero su bianco dalle sentenze passate in giudicato) degli esponenti del clan Valle-Lampada, fornendo loro informazioni riservate su indagini in corso da parte dei suoi colleghi.
    Di più: nel mirino dei magistrati finì pure lo scambio di favori che Giglio mise in piedi con il neo consigliere regionale Francesco Morelli (a sua volta in cella per concorso esterno in associazione mafiosa) per ottenere incarichi dirigenziali in campo sanitario per la moglie Alessandra Sarlo. Ne emerse la figura di una sorta di Giano bifronte della giustizia, che da un lato firmava decreti di sequestro per centinaia di milioni di euro contro le cosche e dall’altro dava del “tu“ ai boss trapiantati in Lombardia. Il 20 ottobre 2015, la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Giglio a 4 anni e 5 mesi. A poco più di 5 anni dalla conclusione del processo penale, è ora arrivata la sentenza d’Appello della Corte dei Conti, che ha stabilito quanto l’ex giudice dovrà risarcire al Ministero della Giustizia per il danno d’immagine: 52.794 euro.

  • Niente fondi per fornire cannula per respirare a bimbo malato: esposto padre in Procura

    Niente fondi per fornire cannula per respirare a bimbo malato: esposto padre in Procura

    Locri (RC) – Il padre di un bambino affetto da tetraparesi spastica distonica ha presentato un esposto alla Procura di Locri affinché apra un’inchiesta su “chi è tenuto a predisporre e gestire i fondi necessari per i presìdi sanitari”. La vicenda nasce il 26 gennaio scorso quando Saverio Genovese è andato all’ufficio protesico di Siderno dell’Asp per la fornitura dei presìdi per le funzioni vitali di suo figlio che respira mediante una cannula tracheostomica che va sostituita mensilmente e senza la quale il minore non può vivere.
    All’ufficio l’uomo ha presentato la documentazione redatta dal reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Gemelli di Roma. “La risposta – si legge nell’esposto – è stata sconcertante: ‘non c’è budget’. In pratica significa che per il sistema sanitario calabrese mio figlio può morire. Il tutto nonostante i presidi siano previsti, tra l’altro, dal programma operativo 2019-2021 della Regione Calabria”.
    Da qui la denuncia. L’uomo ha anche chiesto un incontro al procuratore Luigi D’Alessio, al commissario alla sanità in Calabria Guido Longo e al direttore sanitario dell’Asp di Reggio Antonio Bray. Saverio Genovese vuole andare fino in fondo e ha chiesto all’avvocato Andrea Daqua di assisterlo in questa battaglia legale che non riguarda solo la gestione dei fondi per i presidi sanitari.
    “Chi è tenuto a controllare l’effettiva destinazione dei fondi? – si domanda Genovese – Chi ha la responsabilità penale per il diritto di assistenza fin qui negato a mio figlio?”. Il bambino ha necessità di assistenza infermieristica specialistica, di riabilitazione logopedica e psicomotricità. Ma anche prestazioni relative alla funzioni respiratoria e alimentare e all’attività educativo-relazionale-ambientale.
    “La sanità calabrese – scrive nell’esposto – omette negligentemente di garantire servizi ed assistenza al bambino con la naturale conseguenza che il malato rimane incurato mentre i genitori patiscono un vero e proprio calvario, costretti a girovagare senza meta nei meandri della squallida burocrazia, forse, ci chiediamo, creata ad arte per consentire la gestione clientelare del servizio pubblico e rendere impossibile l’accertamento di responsabilità penali ed amministrative”.
    (foto di archivio)

  • Campo Calabro, maxi rissa tra 40 ragazzi in piazza: coinvolti anche minori

    Campo Calabro, maxi rissa tra 40 ragazzi in piazza: coinvolti anche minori

    Campo Calabro (RC) – Maxirissa ieri tra giovani e giovanissimi a Campo Calabro, comune a qualche chilometro da Reggio Calabria. E’ scoppiata in piazza Nassirya, davanti al Municipio come è stato documentato dalle immagini delle telecamere della videosorveglianza. Poco dopo le 17, circa 40, fra ragazzi e ragazze, molti dei quali minorenni, hanno dato vita ad uno scontro collettivo in piena regola armati di mazze, bastoni, catene, protetti persino da caschi. Molti sono arrivati a bordo di scooter e microcar parcheggiati nelle immediate adiacenze della piazza e nelle vie attigue, provenienti dai centri vicini.
    Spezzoni della rissa, il cui innesco e le cui ragioni al momento non sono note, sono stati ripresi dalle telecamere del sistema di videosorveglianza del Comune e acquisiti dalle forze dell’ordine nella centrale della Polizia Locale per procedere alla ricostruzione dei fatti e alla individuazione dei soggetti identificabili. “Si tratta di un episodio – è scritto in una nota dell’amministrazione comunale di Campo Calabria – che ha colto di sorpresa e stupito l’intera comunità campese, una comunità pacifica, operosa e solidale nella quale mai a memoria recente si sono verificato episodi del genere ed in particolare poi che vedono protagonisti i giovani”.
    L’Amministrazione comunale ha manifestato parole di “ferma condanna” per un atto definito “dissennato”, e ha assicurato “ogni collaborazione affinché i responsabili siano indentificati e perseguiti dalla legge. Ci impegniamo a proseguire intensificandola la propria azione a tutela della legalità e della sicurezza dei cittadini ,dei luoghi e spazi pubblici”.
    (foto di archivio)

  • Porto Gioia Tauro, Agostinelli: “Sciogliere nodi infrastrutture e condividere visione comune”

    Porto Gioia Tauro, Agostinelli: “Sciogliere nodi infrastrutture e condividere visione comune”

    Gioia Tauro (RC) – “Le continue, talvolta assillanti, procedure sindacali di ‘raffreddamento’, la cui gestione è devoluta alla Autorità Portuale, mi impongono una riflessione, tanto più necessaria quanto più è stridente l’immagine delle banchine del porto di Gioia Tauro in questi giorni desolatamente vuote. Dopo un 2020 straordinario nonostante l’emergenza sanitaria, ed in assoluta controtendenza nel panorama nazionale, in queste prime settimane del 2021 i traffici portuali hanno registrato un brusco calo, e importantissime linee di navigazione trans-oceaniche sono state temporaneamente dirottate altrove”. Lo afferma il commissario straordinario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli in una lettera aperta alla comunità portuale.
    “Congestione delle banchine, lavori portuali cui contribuisce anche questa Autorità, una parziale inoperatività dei mezzi meccanici ed una eccessiva lentezza delle operazioni portuali: queste le cause – prosegue Agostinelli – del momento negativo che il porto sta attraversando. Non sarà inutile ricordare come il terminalista stia rispettando alla lettera un robustissimo piano di investimenti, ed ulteriori 3 grues di ultima generazione saranno posizionate in banchina durante il 2021, e come l’Autorità Portuale stia supportando questo sforzo sotto il profilo della agibilità dei fondali e nell’adeguamento tecnico-funzionale delle banchine. Così come non dobbiamo dimenticare come il terminal, con l’impegno ed il sacrificio di tutti, maestranze in primis, sia rimasto operativo anche nei momenti peggiori della pandemia e non un’ora di Cassa Integrazione sia stata richiesta. Ma allo stesso tempo dobbiamo sapere con assoluta chiarezza – e le circostanze di questi giorni lo confermano con durezza -, come Gioia Tauro non sia il terminal contenitori al centro del mondo dello ‘shipping’, e soprattutto non sia il riferimento imprescindibile per le esigenze dell’armatore, tutt’altro; altre soluzioni sono ben possibili, al di là del Mediterraneo, dove se non il costo del lavoro, la speditezza delle operazioni portuali è un fattore decisivo nelle scelte degli armatori”.
    “E lo stesso vale, a maggior ragione – sottolinea il commissario dell’Autorità portuale – anche per il terminal automobilistico, per il quale l’alternativa è anche più prossima e si chiama Salerno. Abbiamo messo a disposizione del porto un nuovo gateway ferroviario, una nuova, strategica opportunità, al prezzo di inenarrabili difficoltà burocratiche, dovute a nodi irrisolti fin dai tempi della costruzione del porto e ad atavici contenziosi che stiamo faticosamente cercando di portare a soluzione con il supporto della Regione Calabria ed il dialogo con il Commissario del Corap, Consorzio Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive. Ed abbiamo, in ogni modo ed in ogni circostanza, sollecitato la ‘politica’ nazionale a sciogliere quei nodi infrastrutturali che ad oggi impediscono al porto di Gioia Tauro di esprimere e mettere a frutto la strategicità della sua posizione al centro del Mediterraneo. E ancora. Fra due settimane l’impresa aggiudicataria inizierà i lavori di completamento della banchina di ponente, primo passo per l’insediamento di un polo per le riparazioni navali nel porto di Gioia Tauro, fino a 5 anni fa un sogno proibito chiuso in un cassetto”.
    “Ma è sul ‘capitale umano’ – rileva ancora Agostinelli – che mi voglio conclusivamente soffermare. Noi per primi chiederemo alla Regione un indispensabile supporto per la formazione delle maestranze attualmente iscritte in Agenzia, in vista di una possibile trasformazione della Agenzia in Impresa allo spirare dei termini previsti dalla legge costitutiva della stessa. Ai lavoratori portuali ed alle organizzazioni sindacali che li rappresentano chiediamo di avere la nostra stessa visione, di sentirsi parte di un progetto che fino a due anni, fra crisi e licenziamenti, sembrava una chimera irrealizzabile e che oggi fa di Gioia Tauro un ‘paradosso’ nazionale. Chiediamo loro impegno, responsabilità, abnegazione, assicurando loro il nostro impegno, la nostra responsabilità, la nostra abnegazione”.

  • Reggio Calabria, sequestro di 1500 confezioni di gel igienizzante non autorizzato

    Reggio Calabria, sequestro di 1500 confezioni di gel igienizzante non autorizzato

    Reggio calabria – Sono tre i titolari di attività commerciali che sono stati denunciati dai Carabinieri del NAS perché vendevano gel igienizzante privo delle autorizzazioni ministeriali del quale sono state sequestrate 1500 confezioni.
    Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Reggio Calabria, hanno attuato diversi servizi finalizzati alla repressione e contrasto di chi – approfittando dell’attuale situazione d’emergenza sanitaria da COVID – 19 pone in essere condotte commerciali scorrette, o di chi approfitta soprattutto di questo periodo, con l’approssimarsi del Carnevale attraverso la vendita di giochi pericolosi per la salute dei bambini, non corrispondenti alle caratteristiche pubblicizzate, mancanti delle previste autorizzazioni ministeriali o venduti a prezzi sproporzionati, non corrispondenti a quelli di mercato.
    In tale contesto, a seguito di verifiche ispettive, i Carabinieri Nas, hanno denunciato tre legali rappresentati di attività commerciali, per i reati di frode nell’ esercizio nel commercio e mancanza di autorizzazione nell’ immissione in commercio di biocidi.
    Nella fattispecie, da controllo effettuato presso un esercizio commerciale gestito da un soggetto di nazionalità cinese, hanno riscontrato la fraudolenta messa in vendita di oltre 1500 flaconi di disinfettante per le mani, equivalenti in realtà a “gel igienizzante” antibatterico, privo delle autorizzazioni ministeriali.
    Da successive verifiche estese anche al settore dedicato ai bambini, con non poca sorpresa i militari dell’Arma, hanno poi rinvenuto circa 150 giocattoli, tra cui bombolette spray di stelle filanti, senza il previsto Marchio Ce, prive delle previste indicazioni sulla sicurezza dei bambini e sul corretto uso per evitare danni alla salute.
    Tutto è stato sottoposto a sequestro e l’esercente è stato segnalato sia alla Procura della Repubblica che alla Camera di Commercio di Reggio Calabria. Previste sanzioni anche fino a 10000 euro.
    Proseguono i controlli da parte dei Carabinieri di Reggio Calabria, volti a tutelare gli interessi dei consumatori e degli operatori onesti al fine ultimo di reprimere i comportamenti illegali e gli ingiusti profitti.

  • Il primo centro commerciale virtuale cittadino si presenta ai reggini

    Il primo centro commerciale virtuale cittadino si presenta ai reggini

    Reggio Calabria – Al Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio lunedì 8 febbraio alle ore 10:30, alla presenza dell’Assessore alle Attività Produttive Irene Calabrò e del Presidente di Confesercenti Reggio Calabria Claudio Aloisio, è indetta una conferenza stampa per presentare Reggio Shopping, il nuovo Centro Commerciale Virtuale dell’Area Metropolitana.
    Reggio Shopping è una piattaforma al servizio della comunità, promossa da Confesercenti Reggio Calabria e patrocinata dal Comune e dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria che consente agli acquirenti di scegliere facilmente cosa comprare grazie alla divisione in categorie sia degli esercizi commerciali che dei prodotti, e alle aziende di aprire in maniera autonoma un negozio online con diverse funzionalità avanzate.
    Il portale è completamente gratuito sia per coloro che vogliono realizzare il loro spazio virtuale sul web, sia per gli utenti che desiderano acquistare usufruendo della comodità di internet e della sicurezza dei migliori negozi del territorio sostenendo al contempo l’economia reggina.
    Durante la conferenza stampa verrà descritto nel dettaglio il progetto e illustrate le funzionalità messe a disposizione alle aziende che potranno offrire un’ulteriore esperienza di acquisto ai propri clienti senza snaturare la loro vocazione di negozi fisici.
    Infatti all’interno della piattaforma non ci saranno transazioni di denaro online. Tutti gli acquisti saranno gestiti direttamente tra l’acquirente e l’esercente.
    Reggio Shopping offrirà quindi un luogo virtuale dove le attività commerciali potranno“esporre” i loro prodotti e gli utenti scegliere e prenotare il proprio acquisto decidendo se andare a ritirarlo in negozio o farselo consegnare a domicilio.

  • Reggio Calabria, facevamo tamponi nasofaringei non autorizzati: denunciati medico e infermiere

    Reggio Calabria, facevamo tamponi nasofaringei non autorizzati: denunciati medico e infermiere

    Reggio Calabria – Facevano i tamponi nasofaringei senza avere la necessaria autorizzazione. Per questa ragione, un medico e un infermiere sono stati denunciati dalla polizia stradale per esercizio abusivo della professione.
    Gli Agenti della Sottosezione Autostradale di Reggio Calabria nord hanno deferito alla locale Procura della Repubblica due uomini, ritenuti responsabili in concorso dei reati di esercizio abusivo della professione e smaltimento di rifiuti sanitari pericolosi.
    I predetti, impiegati rispettivamente come medico ed infermiere presso una struttura sanitaria accreditata, hanno sottoposto svariate persone a tampone nasofaringeo, senza essere in possesso della necessaria autorizzazione per svolgere tale mansione, utilizzando tamponi acquistati privatamente.

  • Arriva il portale Reggio Shopping, vetrina virtuale per i commercianti dell’area metropolitana

    Arriva il portale Reggio Shopping, vetrina virtuale per i commercianti dell’area metropolitana

    Un centro commerciale tutto virtuale di negozi e servizi dell’area metropolitana reggina ma completamente diverso dalle piattaforme di vendita on line poiché senza circolazione di pagamenti e basato su un’idea innovativa. Il progetto si chiama “Reggio Shopping” e sarà presentato lunedì prossimo a Palazzo San Giorgio dall’Assessore alle Attività Produttive Irene Calabrò e del Presidente di Confesercenti Reggio Calabria Claudio Aloisio.
    Reggio Shopping è una piattaforma al servizio della comunità, promossa da Confesercenti Reggio Calabria e patrocinata dal Comune di Reggio Calabria e dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria che consente agli acquirenti di scegliere facilmente cosa comprare grazie alla divisione in categorie sia degli esercizi commerciali che dei prodotti, e alle aziende di aprire in maniera autonoma un negozio online con diverse funzionalità avanzate.
    Il portale sarà completamente gratuito sia per coloro che vogliono realizzare il loro spazio virtuale sul web, sia per gli utenti che desiderano acquistare usufruendo della comodità di internet e della sicurezza dei migliori negozi del territorio sostenendo al contempo l’economia reggina. Lunedì saranno descritte nel dettaglio il progetto e illustrate le funzionalità messe a disposizione alle aziende, che potranno offrire un’ulteriore esperienza di acquisto ai propri clienti senza snaturare la loro vocazione e la loro funzione sociale di negozi fisici di vicinato. Infatti all’interno della piattaforma non ci saranno transazioni di denaro online. Tutti gli acquisti saranno gestiti direttamente tra l’acquirente e l’esercente.
    Reggio Shopping offrirà quindi un luogo virtuale dove le attività commerciali potranno “esporre” i loro prodotti e gli utenti scegliere e prenotare il proprio acquisto decidendo se andare a ritirarlo in negozio o farselo consegnare a domicilio.

  • “Barre”, il rapper Kento racconta la rabbia e la poesia degli adolescenti detenuti

    “Barre”, il rapper Kento racconta la rabbia e la poesia degli adolescenti detenuti

    “Tutto ciò che sono stato/ non lo racconta il mio reato / ma voglio lasciarlo nel passato / voglio uscire cambiato”. Sono le parole di Hicham, uno dei giovani allievi del rapper Kento, uno dei tanti detenuti adolescenti che l’artista reggino ha conosciuto in dieci anni di laboratori negli istituti penitenziari minorili italiani. Adesso le storie di quei ragazzi, insieme alle loro strofe fatte di rabbia, abbandono, passione e speranza, sono diventate un libro, “Barre”, edito da Minimum Fax (dal 28 gennaio nelle librerie) e accompagnato, in un progetto più ampio, dallo street album “Barre Mixtape”, già fuori sulle piattaforme digitali.
    Reggino, 45 anni, all’anagrafe Francesco Carlo, il rapper si è avvicinato all’ambiente della musica antagonista a Roma alla fine degli anni Novanta. Posizionandosi nell’hip hop e nel reggae, inizia una collaborazione con i Kalafro Sound, anche loro reggini, e in questo sodalizio esordisce nel 2007 con “Solo l’amore”. Dopo il disco da solista “Sacco e Vanzetti”, nel 2010 l’MC torna a lavorare con i Kalafro in “Resistenza sonora”, album e singolo dedicati alla ribellione contro la criminalità organizzata.
    “Questo libro – dice Kento nel prologo di “Barre” – è dedicato a tutte le persone che mi hanno aiutato a scriverlo e che non posso nominare”. Ci sono Hicham, Adrian, Aboud, Leyla. Nomi di fantasia, come la cornice narrativa che protegge l’anonimato dei protagonisti. Ci sono i sogni e le paure. C’è il ragazzo silenzioso che passa ore in biblioteca a leggere Omero e Melville – racconti di viaggi, di grandi spazi. Ci sono quelli che assoldano il maestro di rap come un Cyrano per farsi aiutare a comporre una canzone per la morosa che li aspetta fuori. E quelli che misurano l’autorevolezza degli artisti in termini di like ma poi ammettono che sì, in fondo Kento è bravo pure se non ha 400.000 visualizzazioni come il loro amico del quartiere, fuori.
    C’è il ragazzo straniero, che ha trascorso in cella la sua prima notte italiana e ancora non è uscito – quando accadrà non ha una casa dove tornare ma ha deciso che vuole imparare il mestiere del barbiere. C’è la ragazza con la treccia e la maglietta laptop che sembra uscita da un film di Spike Lee e scrive: “Posso essere ghiaccio oppure fuoco / se tu mi senti / per te sono solo un gioco? /Te ne penti”. E’ una delle ospiti femminili del carcere, che possono partecipare ai laboratori in modalità cospiratoria, con la complicità delle maestre d’arte che fanno da corrieri di lettere e biglietti.
    Ci sono gli amori impossibili tra i detenuti separati dal genere, qui si nega ogni contatto tra sessi opposti ma loro lo stesso si lasciano messaggini romantici sulle pareti delle stanze in cui, a turni divisi, si svolgono le attività – com’era prima dei social, qui le chat non sono mai arrivate. C’è l’estate troppo lunga e afosa, che affolla la testa di pensieri sugli amici, la famiglia, le fidanzate. Corridoi silenziosi perché il personale è in ferie e la solitudine diventa insopportabile. Ci sono quelli che si infliggono tagli e mutilazioni – batterie del telecomando tv ingerite, neon spaccati a pezzi e masticati – questi ragazzi sono abili a eludere la sorveglianza delle guardie, forse pure ad arrendersi a certi agenti cattivi che li odiano e li etichettano come umanità a perdere (nel carcere i fascisti non sono un mito, esistono davvero, dice Kento). I giovani reclusi sono micce accese, per rispondere a una provocazione ci si gioca un premio, si allunga pena che stava per concludersi.
    Nel libro lei fa capire che molti detenuti sono usciti dall’istituto minorile per entrare nel carcere. Ha più saputo nulla di qualcuno di loro? Qualcuno le ha scritto o l’ha contattato, una volta scontata la pena?
    «Assolutamente sì, sono rimasto in contatto con molti di loro, e mi è capitato addirittura di far salire sul palco qualcuno. Ci sono anche delle storie belle di riscatto da raccontare, per fortuna. In un ambiente ristretto come quello carcerario, si possono creare rapporti di stima ed amicizia anche trascorrendo poche ore insieme, appunto perché il tempo scorre in modo diverso rispetto al mondo dei liberi».
    Lei descrive gli istituti minorili come ambienti molto simili al carcere degli adulti. Perché questa durezza, trattandosi di minori?
    «Il problema non è una durezza esplicita, ma l’atteggiamento bigotto e punitivo nei confronti del giovane detenuto, in piena violazione dell’articolo 27 della Costituzione, dove il fine della pena dev’essere la rieducazione del condannato. Trattandosi di ragazzi così giovani, non possiamo nemmeno parlare di ri-educazione o re-inserimento, perché di fatto questi adolescenti non sono mai stati inseriti all’interno della società, e quindi è una responsabilità ancora più pesante in capo all’istituzione. C’è una serie complessa di motivi, tra cui sicuramente un certo senso di superiorità morale da parte di parecchi tra gli adulti che se ne occupano. Anche il fatto che si tratti di una realtà rigidamente burocratizzata non aiuta».
    La storia finisce in modo amaro, con l’interruzione del progetto per motivi burocratici e lei ha parole forti contro questo stato di cose. Quando accadono situazioni del genere (penso anche alla scuola) per i ragazzi è ancora possibile dare credibilità alla società degli adulti?
    «Non credo si possa dare credibilità o fiducia a ciò che non conosciamo e l’istituzione carceraria minorile è spesso totalmente incomprensibile anche per osservatori adulti, figuriamoci per minorenni spesso già gravati da pesanti problemi personali. In molti di questi giovani è forte la sensazione di essere dimenticati e condannati a un destino da sconfitti e da ultimi».
    Il disco “Barre Mixtape” contiene tredici tracce tra boombap e rap ballad classiche, è ispirato ai temi del libro e punta a uno sviluppo live, appena si potrà. So che è prevista anche un’edizione in vinile da collezionisti, cento copie numerate a mano e autografate, su supporto in formato 180 grammi nero con effetto marmorizzato giallo, che richiama la copertina del libro
    . Quando uscirà?
    «Il disco nasce in modo parallelo al libro, ma non si sovrappone ad esso. E’ una colonna sonora che lo accompagna ma non ne racconta in modo didascalico gli episodi. Durante il primo lockdown, la cosa che mi dava più serenità e mi faceva scordare tutto era mettermi a scrivere. E quindi le pagine del libro e i testi delle canzoni si ammucchiavano paralleli sulla mia scrivania. Uscirà in vinile a marzo per Aldebaran Records, il preordine è già aperto e pare stia andando molto bene».
     
    Come artista come  sta vivendo le limitazioni della pandemia, le chiusure dei teatri, l’impossibilità di avere pubblico agli spettacoli?
    «La doverosa premessa è che c’è chi se la passa peggio di noi artisti, penso appunto ai detenuti, che in questo periodo devono fare ancora più sacrifici del solito. Ciò detto, per me è stato molto difficile, abituarmi a non fare concerti, che costituivano fino a quel momento una parte importantissima della mia vita dal punto di vista psicologico ed economico. Ho provato a fare esibizioni online ma non fanno per me: già in un primo momento mi sono reso che non mi davano nessuna emozione; successivamente hanno cominciato a nausearmi. Aspetto il momento in cui si possa risalire su un palco vero»
    Il rap resta il genere più amato dagli adolescenti, ma cosa ne sanno realmente i Duemila e oltre? Non le sembra che la proliferazione di autori che spesso di rap hanno ben poco possa confondere le idee al target più giovane?
    «Questo discorso si potrebbe fare con qualsiasi musica di successo, a partire dal rock! Più un genere diventa diffuso, più si diluisce ed edulcora. Ma è altrettanto vero che il riconoscimento sociale diffuso finisce per dare spazio anche agli artisti e progetti meno inclini ai compromessi, che rimanevano rinchiusi in un ambito underground molto ristretto. Sta a noi cercare di farci largo e di mantenere il messaggio originale. Ma non è un problema, siamo abituati a combattere».
    Sempre a proposito di rap, negli anni si è discusso sui contenuti violenti e misogini di molti testi… polemica che da sempre caratterizza la libertà di ogni tipo di arte, ma per il rap si è fatta progressivamente più mirata perché è un genere ascoltato e dai ragazzi e c’è chi teme (genitori, insegnanti, psicologi) possa influenzare le loro menti e nutrire un’immaginazione che può tramutarsi in comportamenti reali. Cosa ne pensa?
    «Sono contrario alla censura. Non si può impedire a qualsiasi cantante o scrittore di dire qualcosa di stupido. Anzi: censurarlo servirebbe a calamitare molta più attenzione sulle sue parole. Nel rap italiano ci sono parecchi testi problematici dal punto di vista del sessismo, ma anche dell’esaltazione di alcuni stili di vita superficiali ed edonistici. La soluzione sta nell’educare all’ascolto consapevole fin dalla più tenera età. Un ascoltatore critico sa scegliere, e determina il successo o meno di un artista: un rapper senza pubblico è soltanto un tizio che grida in rima (e a volte, ultimamente, neanche in rima…)».
    Lei è molto legato alla sua città natale, pur vivendo da anni a Roma. I nostri bisnonni vivevano cinquant’anni in America e tornavano in Calabria o Sicilia per morire nella loro terra. Lei tornerebbe a vivere a Reggio?
    «Il rapporto della mia generazione di emigranti è di amore-odio nei confronti della Calabria. Amore per la nostra gente, per la nostra storia, cultura, natura, cibo, dialetto. Odio nei confronti della mancanza di possibilità che, nonostante tutto, continua ad affliggerci e nei confronti di una criminalità vigliacca e complice della politica che – pur non essendo assolutamente solo un fenomeno legato alla nostra terra – finisce per divorare tanto del bello che abbiamo. Io in Calabria vorrei tornarci a vivere, non a morire. Però, purtroppo, oggi mi sarebbe impossibile farlo».
    Isabella Marchiolo

  • Coronavirus, fondi Ue per la raccolta di plasma convalescente: Gom capofila in Calabria

    Coronavirus, fondi Ue per la raccolta di plasma convalescente: Gom capofila in Calabria

    L’Unione Europea ha messo a disposizione dei Servizi Trasfusionali degli Stati Membri dei finanziamenti per incentivare la raccolta e conservazione del plasma convalescente dei pazienti guariti dall’infezione da COVID-19 tramite il “Grants to support capacity building for collection of COVID-19 convalescent plasma under the Emergency Support Instrument” (ESI CCP).
    Il Servizio trasfusionale (SIMT) del Gom (Grande ospedale metropolitano) “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria, diretto da Alfonso Trimarchi, è stato tra i pochi Servizi Trasfusionali nazionali ad aver avuto accesso ai finanziamenti ed ha assunto il ruolo di capofila per la regione Calabria.
    “Si tratta di un importantissimo traguardo – dicono euforici dalla Direzione strategica del Gom – che non solo pone le basi per il potenziamento della struttura stessa e delle sue attrezzature, del sistema di raccolta del plasma nella provincia e del servizio reso ai pazienti, ma testimonia anche la qualità del lavoro che il Simt del Gom esprime in un territorio in cui, a causa anche della forte incidenza delle patologie microcitemiche, la richiesta di sangue è sempre molto alta”.
    Il lavoro di redazione del progetto è stato svolto dal direttore del Simt, con i propri collaboratori e la responsabile del Sistema Gestione qualità del Simt, Renza Monteleone, supportati dal Centro regionale sangue del Dipartimento regionale Tutela della salute diretto da Liliana Rizzo (dirigente generale e delegato regionale per il contrasto al Covid19 è invece Antonio Belcastro).
    Tale impegno ha permesso, in brevissimo tempo, di ottenere i finanziamenti richiesti.
    A breve, quindi, avranno inizio le attività descritte nel progetto, che prevedono il potenziamento della raccolta di plasma, in particolare del plasma convalescente COVID-19, nell’intero territorio provinciale. L’obiettivo principale è quello di coinvolgere nella raccolta del plasma anche le Unità di Raccolta associative fisse i cui operatori riceveranno una capillare formazione da parte del personale sanitario del SIMT.
    Come già è emerso negli ultimi mesi, la pandemia in atto ha fatto scoprire le potenzialità dell’uso del plasma convalescente COVID-19 nei pazienti con nuova infezione.
    Oltre all’applicazione immediata, questo progetto aiuterà a creare una banca di plasma convalescente COVID-19 per gestire al meglio eventuali emergenze future, come indicato dalla stessa Unione Europea.
    I finanziamenti permetteranno, inoltre, d’incrementare non solo la raccolta e lo stoccaggio del plasma convalescente COVID-19, ma anche la raccolta di plasma da donatore sano in tutta la provincia per far fronte con maggiore incisività alle esigenze dei numerosissimi pazienti che necessitano quotidianamente di terapia trasfusionale: pazienti oncoematologici, talassemici e pazienti che devono essere sottoposti ad interventi chirurgici.
    Fino ad oggi la donazione di plasma è stata possibile solo presso il SIMT del GOM di Reggio Calabria costringendo i tanti donatori del territorio provinciale ad affrontare lo spostamento dal luogo di residenza, il che ha fatto registrare una elevata percentuale di rinunce per ovvi motivi organizzativi. Pertanto, attivare la raccolta del plasma nelle sedi territoriali fisse delle Unità di raccolta associative sarà un notevole vantaggio per tutti i donatori già associati, uno stimolo per i futuri donatori e una speranza in più per l’intera comunità.