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Bancarotta fraudolenta per un terreno di Stalettì, chiesto rinvio a giudizio per Giancarlo Pittelli e altri sei

La Procura di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per sette persone, tra cui l’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta bancarotta fraudolenta legata a un terreno edificabile situato nel comune di Stalettì, in provincia di Catanzaro. La richiesta è stata avanzata dal sostituto procuratore Irene Crea nel corso dell’udienza preliminare davanti al Gup di Catanzaro. L’udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 20 gennaio, quando il procedimento proseguirà davanti al Gup. Oltre a Pittelli, la richiesta di processo riguarda il commercialista Saverio Francesco Nitti; Salvatore Domenico Galati e Caterina Concolino, che si sono alternati nel ruolo di amministratori unici della società At Alberghiera Turistica Srl tra il 2006 e il 2018; il liquidatore Antonio Marchio; Rita Tirinato, amministratrice unica della Sarusi Srl, e il notaio Sebastiano Panzarella.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Pittelli sarebbe stato l’amministratore di fatto della At Alberghiera Turistica, società proprietaria del terreno, già in liquidazione e successivamente dichiarata fallita. In concorso con gli altri indagati, avrebbe contribuito a distrarre l’unico bene della società, ovvero il terreno edificabile, che sarebbe stato trasferito, contestualmente all’avvio della liquidazione, a un’altra società appositamente costituita e anch’essa riconducibile allo stesso Pittelli. Un secondo episodio contestato riguarda la mancata riscossione di un credito superiore a 800mila euro che la società fallita vantava nei confronti di un’altra società, anch’essa successivamente dichiarata fallita. Una condotta che, secondo l’accusa, sarebbe avvenuta nonostante la presenza di un debito superiore a un milione di euro nei confronti della Regione Calabria.

Il debito derivava da un finanziamento pubblico anticipato nel 2005 per la realizzazione di un complesso alberghiero proprio sul terreno di Stalettì. Il contributo sarebbe stato successivamente oggetto di rinuncia, senza che, secondo l’ipotesi accusatoria, le somme fossero mai state restituite.