Tag: tamponi

  • Cambiano le regole anti-covid a scuola per docenti e alunni: con un solo positivo tutti in classe

    Cambiano le regole anti-covid a scuola per docenti e alunni: con un solo positivo tutti in classe

    L’Istituto superiore di sanità, Regioni e ministeri alla Salute e all’Istruzione hanno elaborato un nuovo documento con le regole da osservare durante la fase covid all’interno delle scuole dalle elementari in su. Secondo quanto si apprende sarà disposta la quarantena
    se ci sono tre alunni positivi in classe, tutti in aula, invece, se ce n’è solo uno. Il nuovo documento elaborato dovrebbe vedere la luce nelle prossime ore. Dieci giorni fa il testo sembrava essere pronto ma il Garante della privacy aveva chiesto alcuni cambiamenti ed adesso si è arrivati ad un nuovo testo che, salvo colpi di scena, dovrebbe essere quello definitivo.

    Anche per quanto riguarda i tamponi ci sono novità: in aggiunta a quelli già usati in caso di quarantena, ce ne sono altri due. Uno è denominato “T0” e va eseguito appena c’è un caso positivo, l’altro è il “T5”, da fare dopo cinque giorni. Possono essere eseguiti i test rapidi, molecolari oppure i salivari con analisi sempre molecolare. Ad esempio: appena viene segnalato un caso positivo in classe, i compagni dello studente (o del docente) che ha il Covid devono fare subito il “tampone 0” e rientrano subito in classe se il risultato è negativo. Dopo altri cinque fanno l’altro test. Diverso il discorso per i docenti che se sono vaccinati fanno il test e, se negativo, rimangono a scuola. Se invece non hanno ricevuto la somministrazione vanno in quarantena per 10 giorni anche se il primo test è negativo e rientrano soltanto se il nuovo tampone dà il via libera.

    Se invece in classe ci sono due casi positivi, conta se si è vaccinati. Esempio: gli alunni (per ovvie ragioni dalla seconda media in poi) vaccinati o negativizzati negli ultimi 6 mesi proseguono la sorveglianza con i due test, a zero e cinque giorni, mentre quelli non vaccinati vanno in quarantena 10 giorni anche se negativi al primo tampone. Stessa cosa per i docenti.
    Con tre casi positivi in classe si torna in Dad quindi sia gli alunni che i docenti, dopo aver fatto il primo tampone, anche se negativo, vanno in quarantena. Regole diverse poi per i vaccinati: l’isolamento dura 7 giorni, se invece non si è vaccinati ne servono 10.
    Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia che viene frequentata dai bambini senza dispositivi di protezione, se c’è un caso positivo all’interno della classe, dopo il tampone vanno tutti in quarantena 10 giorni e poi devono fare il test.
    Il dirigente scolastico, nell’eventualità di un caso Covid, “in via eccezionale ed urgente” può sospendere temporaneamente le attività didattiche e avviare le misure del protocollo, solo successivamente interviene la Asl di competenza, alla quale spetta l’individuazione dei contatti stretti e non.

  • Gioia Tauro, 20 portuali rifiutati perchè non in possesso di green pass o tampone negativo

    Gioia Tauro, 20 portuali rifiutati perchè non in possesso di green pass o tampone negativo

    Gioia Tauro (RC) – Sono 20 i portuali rifiutati stamattina, primo lunedì di ripresa del lavoro dopo l’introduzione dell’obbligo del green pass, ai tornelli d’ingresso del porto di Gioia Tauro perché non in possesso del certificato o dell’esito negativo del tampone. Anche per quanto riguarda gli autisti dei tir in entrata non si registrano difficoltà, al momento un solo conducente è stato respinto perché privo sia della carta verde che che del tampone.

    Dati minimi anche rispetto a venerdì quando, in corrispondenza con l’introduzione dell’obbligo, nei primi turni di lavoro dello scalo vennero rimandati indietro in 60 circa. Da domani, secondo quanto si è potuto, apprendere dovrebbe partire il servizio messo a disposizione dal terminalista Mct per l’effettuazione del tampone gratuito che sarà attivo per i prossimi 15 giorni. L’attività di transhipment all’interno del porto va avanti regolarmente e senza alcun problema. Non ci sono attese e non si registrano file nemmeno al gate utilizzato degli autotraportatori.

  • Green pass lavoro, Fondazione Gimbe lancia l’allarme: “Rischio caos tamponi”

    Green pass lavoro, Fondazione Gimbe lancia l’allarme: “Rischio caos tamponi”

    Green pass lavoro, si rischia il caos tamponi. Sono le conclusioni del report della Fondazione Gimbe, con il monitoraggio della situazione epidemiologica relativo alla settimana 6-12 ottobre. “Oltre 175mila tamponi rapidi al giorno e il crollo dei nuovi vaccinati indicano da settimane uno zoccolo duro di popolazione non intenzionata a vaccinarsi, tra cui 3,8 milioni di lavoratori. I modesti risultati ottenuti con la progressiva espansione del Green pass e il rischio caos tamponi invitano a valutare l’introduzione dell’obbligo vaccinale”.

    “Alla vigilia del 15 ottobre – evidenzia Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe – la politica e il mondo del lavoro devono fare i conti con alcune ragionevoli certezze. Innanzitutto l’attuale sistema che punta su farmacie e centri autorizzati non potrà garantire, almeno nel breve termine, un’adeguata offerta di tamponi antigenici rapidi a prezzo calmierato; in secondo luogo le proposte avanzate negli ultimi giorni (estendere validità dei tamponi a 72 ore, tamponi ‘fai da te’), oltre a non avere basi scientifiche presentano rischi di tipo sia sanitario, sia medico-legale e assicurativo; infine, il numero dei nuovi vaccinati già da alcune settimane lasciava presagire un consistente ‘zoccolo duro’ di lavoratori che, nonostante l’approssimarsi del 15 ottobre, non intende vaccinarsi volontariamente”.
    “Considerato che la ‘spinta gentile’ del Green pass non ha prodotto i risultati auspicati e che da domani si rischia il caos, con centinaia di migliaia di lavoratori sprovvisti della certificazione verde di fatto impossibilitati ad effettuare un tampone, il Governo deve prendere in considerazione l’obbligo vaccinale, consentendo l’uso del tampone per ottenere il green pass solo dopo la prenotazione del vaccino e fino a due settimane dopo la somministrazione della prima dose”.

    (Adnkronos)

  • Covid, Occhiuto: se rendessimo gratuiti i tamponi per tutti daremmo ragione ai no vax

    Covid, Occhiuto: se rendessimo gratuiti i tamponi per tutti daremmo ragione ai no vax

    “I dirigenti politici che fanno polemiche sul vaccino o sul green pass dovrebbero ricordare come stavamo messi un anno e mezzo fa. Eravamo in lockdown, e avremmo stappato spumanti se avessimo avuto un vaccino resistente contro il Covid. Troppo spesso si dimentica velocemente quello che è accaduto solo pochi mesi addietro”. Lo ha detto Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e presidente eletto della Regione Calabria, intervenendo a SkyTg24.
    “I tamponi devono essere gratuiti per i cittadini che per motivi di salute non possono fare il vaccino, in questi casi è giusto che sia lo Stato a farsene carico. Ma se rendessimo gratuiti i tamponi per tutti daremmo ragione ai no vax”.

  • Lo stesso tipo di esame rilascia il green pass solo se fatto a pagamento in farmacia e non nell’hub gratuito

    Lo stesso tipo di esame rilascia il green pass solo se fatto a pagamento in farmacia e non nell’hub gratuito

    I tamponi, si sa, non sono tutti uguali. Già dall’inizio della pandemia il Governo aveva classificato quelli utili per il riscontro ufficiale dei casi di positività al Covid, aggiungendo ora nuove precisazioni con l’entrata in vigore del green pass. Le magagne sono quelle dei non vaccinati, che ottengono un temporaneo certificato verde valido 48 ore effettuando esclusivamente tamponi nasali molecolari o antigenici rapidi.

    A Reggio però c’è tampone e tampone: capita così che quello antigenico rapido che viene somministrato gratuitamente dai volontari della Croce Rossa nell’apposito presidio nella stazione centrale non dia titolo per il rilascio del green pass, mentre l’identico esame effettuato nelle farmacie al prezzo calmierato di 15 euro (8 per i minori di età tra 12 e 18 anni, costo parzialmente mutuabile) consenta di ottenere l’agognata carta verde.

    Questa disparità è dovuta al fatto che il GP può essere rilasciato solo da operatori sanitari o farmacisti che abbiano accesso ai dati del servizio sanitario nazionale. Un accesso che ovviamente potrebbe anche essere abilitato dalle Asp territoriali o comunque coordinando l’attività in modo da avere i risultati dei tamponi eseguiti dai volontari e poi provvedendo al rilascio del certificato da parte della Asp stessa. Ma non si è evidentemente voluto prevedere questo tipo di operazione.

    Va precisato che nel testo del dl 105 del 23 luglio 2021 l’esito negativo di un tampone del genere, anche senza l’esibizione del conseguente green pass in forma digitale o cartacea, rientra tra i requisiti per evitare divieti e restrizioni. Ovvero: se si esegue uno di questi tamponi gratuiti, è ugualmente possibile accedere ai luoghi blindati dal green pass pur non avendo con sé materialmente il famigerato qrCode. Ma non tutti lo sanno e soprattutto non tutti lo accettano. Una situazione ambigua che espone gli sprovvisti del tesserino-lasciapassare al rischio di restare fuori da un concerto o una cena al ristorante, pur avendo la prova clinica di non essere positivi.

    Certo, fin quando si tratta di rischiare una serata in pizzeria, molti scelgono di risparmiare con il tampone gratuito (basti guardare la lunga fila ogni giorno in attesa davanti all’hub della Cri), ma se in ballo ci sono una gara sportiva o un viaggio, allora si va sul sicuro. Perché se paghi non sorgeranno problemi: quello stesso antigenico rapido diventa magicamente di serie A ed entro mezz’ora sulla mail arriva puntuale il green pass a scadenza.

    Reggio ha anche la peculiarità di contare al momento solo due farmacie (una in città e l’altra a Pellaro) abilitate ad eseguire questi tamponi a prezzo bloccato. A Cosenza, per fare un esempio, il servizio è disponibile in moltissime. Nella città dello Stretto invece, qualora ci fosse un’esigenza urgente (si pensi, per fare un esempio, alla visita a un parente in Rsa) e non si riuscisse a farlo presso le farmacie citate – dove ci si prenota con orari precisi – l’unica alternativa sarebbero gli istituti di analisi cliniche privati. Con un costo decisamente diverso da quello “popolare” concesso dal generale Figliuolo attraverso le farmacie.

    Anzi no. Un’altra opzione esiste, in realtà. Si tratta degli hub cittadini dell’Asp a suo tempo sorti per lo screening della popolazione, dove si eseguono gratis i tamponi molecolari, analizzati poi dall’azienda sanitaria. Questi sono esami di primissima categoria, quelli di certezza clinica insuperabile – tanto che lo stesso risultato positivo di un tampone rapido, prima di registrare ufficialmente il caso come contagio, deve essere convalidato da un secondo tampone di questo genere, anch’esso positivo.

    Ebbene, nelle ultime settimane, la postazione sita presso l’aeroporto Minniti, ha visto cambiare le modalità del servizio. Lo si legge in un avviso dell’Asp. In precedenza bastava recarsi lì nell’orario di apertura (che copriva diverse ore), aspettare il proprio turno, fare l’esame e richiedere poi il risultato via mail. Adesso invece bisogna essere in possesso di una prescrizione del proprio medico di base e i tamponi si effettuano soltanto dalle 14 alle 17. Tra l’altro l’esito di questi tamponi va poi richiesto dal cittadino all’Asp, ben sapendo che potrebbe arrivare anche dopo un giorno. Una procedura complessa e  incompatibile ai fini del rilascio di un green pass che comunque rimane valido soltanto 48 ore dopo il tampone.

    Insomma, chi non è ancora vaccinato deve andare in farmacia e pagare. Qualche volta deve farlo persino chi è vaccinato, se ha la sfiga di ritrovarsi con il matrimonio di un amico prima che siano trascorsi quindici giorni dalla prima dose, data in cui otterrà il doveroso green pass numero uno – quello che dalle prossime sarà in vigore per un anno. E’ successo alla ragazza che per ben due volte ha varcato l’ingresso di una farmacia reggina in abito da gran sera tra tulle, paillettes e tacchi a spillo poche ore prima di andare alla sua festa. E’ l’ultimo must have sociale dell’era del Covid: nella borsetta, insieme a trucchi, e fazzolettini oggi c’è il green pass e alle cerimonie si arriva scrupolosamente già tamponati.

    Isabella Marchiolo   

  • Il leader di Diritti Civili chiede tamponi salivari gratis per i docenti e annuncia class action se l’istanza sarà rigettata

    Il leader di Diritti Civili chiede tamponi salivari gratis per i docenti e annuncia class action se l’istanza sarà rigettata

    E’ la scuola il tema più controverso della nuova normativa sul greenpass. Dal 6 agosto, data di entrata in vigore del provvedimento, docenti, dirigenti e Ata sono sul piede di guerra nell’attesa di dover esibire, con l’imminente inizio dell’anno scolastico, la tessera verde necessaria per accedere in classe e quindi poter lavorare. Per chi dunque non è vaccinato, questo comporterà l’obbligo di effettuare (a proprie spese) un tampone negativo ogni 48 ore. Mentre i sindacati stanno organizzando iniziative di protesta (ma la più significativa è al momento la petizione anti green pass scolastico promossa da Anief su Change) e i docenti studiano contromisure non sempre all’insegna dell’etica professionale, scende in campo ora Franco Corbelli con un’azione concreta.

    Il leader del movimento Diritti Civili, che è anche lui docente, aveva subito espresso contrarietà al provvedimento governativo, dove è stabilito che il personale scolastico sprovvisto di greenpass non potrà entrare in aula e sarà considerato assente ingiustificato, incorrendo dopo cinque giorni nella sospensione dal servizio senza stipendio. Dopo aver spiegato con una lunga nota i motivi della sua opposizione, Corbelli rincara la dose suggerendo ai docenti un’istanza formale, nella quale i non vaccinati potranno chiedere di presentare ai fini del green pass l’esito di un test salivare gratuito (al momento il decreto non li accetta e ammette soltanto tampone nasofaringeo molecolare o antigenico).

    Il modello proposto da Franco Corbelli dovrà essere inoltrato alla scuola o università di cui si è dipendenti e ai ministri della salute e dell’istruzione. Nelle ultime righe si precisa che la richiesta vale anche come diffida a rigettarla riservandosi in caso contrario di adire le vie legali per eventuali danni causati dal frequente ricorso ai tamponi (circa 130 per l’intero anno scolastico con ritmo di tre a settimana). Corbelli fa infatti riferimento alla prospettiva di una class action della scuola con risarcimento danni.

    Le adesioni non mancherebbero e sembrano il naturale sviluppo dell’ondata di indignazione che sta portando i docenti ad abbandonare i propri sindacati, dai quali in questa emergenza non si sentono difesi. Intanto le lancette dell’orologio hanno iniziato a camminare per la conversione del decreto legge in Parlamento, un iter che i lavoratori della scuola seguono con il fiato sospeso sperando in eventi di disturbo come il regolamento europeo 953, che verrà approvato il prossimo 12 agosto.

    Il battage tra i “no greepass” confida in questo provvedimento (dove sarebbe indicata l’illegalità dell’imposizione del certificato verde) per invalidare le restrizioni italiane, ma si tratta di mera illusione. Il testo del regolamento infatti è già noto e il 12 agosto verrà approvata una semplice correzione nella traduzione italiana. Si ricorda – è vero – che l’attestazione del vaccino tramite certificati non dovrebbe essere causa di discriminazioni tra cittadini né di limitazioni nella circolazione e nella fruizione di servizi, ma i regolamenti europei non sono prevalenti su leggi e decreti dei singoli stati. Tra l’altro il green pass italiano è stato formulato senza espliciti obblighi vaccinali, quindi non viola i principi del regolamento Ue e dunque dopo il 12 agosto in sostanza non cambierà nulla.

    Tornando a Corbelli, l’attivista aveva posto una serie di quesiti sulla questione, sottolineando i dubbi di chi sceglie di non vaccinarsi sulla base di analisi di medici e dati incerti sull’immunizzazione e l’efficacia contro le varianti. Denunciando un’informazione incompleta e quasi interamente improntata al pensiero “pro vax”, dove le opinioni scientifiche sfavorevoli alla validità e sicurezza dei vaccini anti Covid, Corbelli sono «ignorate, censurate e oscurate», chiede: «E’ vero che tutti i cosiddetti esperti che continuano, da un anno e mezzo, a imperversare in tv e sui giornali, hanno detto, in questi diciotto mesi, tutto e il contrario di tutto, non azzeccando, di fatto, una sola previsione e che oggi sono gli stessi che ci dicono che bisogna vaccinare tutti (adolescenti compresi) ad ogni costo?».

    Il leader di Diritti Civili ricorda anche come l’Italia sia l’unico stato ad avere istituito la certificazione verde nelle scuole e conclude: « Se tutto quello che ho scritto è vero, come si possono oggi imporre vaccini e green pass e minacciare di fatto di licenziamento gli insegnanti se non fanno un tampone ogni 48 ore? Non appartengo al popolo dei No Vax, rispetto la vaccinazione ma chiedo risposte a questi legittimi e inquietanti interrogativi!».

    Contro le modalità del greenpass a scuola è intervenuta anche la sindacalista cosentina Adele Sammarro, coordinatrice nazionale di Confasi Scuola. «Siamo in presenza – spiega – di un provvedimento inaccettabile, che non risolve il problema della ripartenza, né dà la sicurezza che la scuola merita. La Confasi scuola, esprime insoddisfazione per le misure applicate, poiché si tratta di un provvedimento che ravvisa profili di incostituzionalità, crea forti discriminazioni e rende di fatto la vaccinazione obbligatoria. Un provvedimento, dunque, altamente lesivo. A questo punto – continua – se ilgreen pass deve essere obbligatorio per la scuola, deve essere applicato anche alle altre categorie, non si possono adottare “due pesi e due misure”. Non è possibile, tra l’altro, che il Governo utilizzi l’arma del ricatto stipendiale per indurre i docenti a fare qualcosa che liberamente non sceglierebbero, non sarà questo il modo per garantire la tutela della salute. La politica si faccia carico delle sue responsabilità in modo serio, non precludendo ai lavoratori l’accesso al pubblico impiego, ma dando le dovute garanzie che meritano».

    Come ricorda Sammarro, la percentuale di vaccinazione del personale scolastico è attualmente superiore al 90% e in effetti i docenti che non hanno aderito sono un’esigua minoranza. Anche per questo la normativa del dl e le sanzioni appaiono a molti insegnanti come un’ingiusta persecuzione.

    Va detto pure che non è semplice calcolare con esattezza il personale vaccinato perché molti sono rientrati nella campagna per età e non in quella per categoria; inoltre c’è il numero “fantasma” dei precari con contratti brevi, che potrebbero essere stati in servizio dopo la tornata vaccinale della propria scuola e dunque non aver partecipato (salvo essere successivamente conteggiati in altre fasce di turni).

    Tra dirigenti costretti a fare gli sceriffi e studenti divisi dalla prospettiva di non poter togliere la mascherina per “colpa” dei compagni non vaccinati, il clima del nuovo anno scolastico non promette sereno. A ottobre insieme all’immunizzazione scadrà anche il periodo di validità del greenpass del personale già vaccinato e la sensazione è che il fronte dei contrari si allargherà, nella massima tensione.

    Isabella Marchiolo

     

     

     

  • Covid, salgono i positivi in Calabria: 238 su 3.373 tamponi effettuati

    Covid, salgono i positivi in Calabria: 238 su 3.373 tamponi effettuati

    In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 1011109 (+3.373). Le persone risultate positive al Coronavirus sono 72059 (+238) rispetto a ieri. Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria. Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

    Catanzaro: CASI ATTIVI 215 (5 in reparto, 0 in terapia intensiva, 210 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 10322 (10177 guariti, 145 deceduti).

    Cosenza: CASI ATTIVI 977 (32 in reparto, 1 in terapia intensiva, 944 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 22979 (22400 guariti, 579 deceduti).

    Crotone: CASI ATTIVI 247 (5 in reparto, 0 in terapia intensiva, 242 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 6669 (6567 guariti, 102 deceduti).

    Reggio Calabria: CASI ATTIVI 1002 (27 in reparto, 2 in terapia intensiva, 973 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 23297 (22952 guariti, 345 deceduti).

    Vibo Valentia: CASI ATTIVI 93 (2 in reparto, 0 in terapia intensiva, 91 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 5601 (5509 guariti, 92 deceduti).

    L’Asp di Catanzaro comunica che dei 29 soggetti positivi di oggi 1 è soggetto residente fuori regione.L’Asp di Crotone comunica che dei 27 soggetti positivi di oggi 1 è soggetto residente fuori regione. Cinque positivi di ieri sono stati spostati nel setting fuori regione. L’Asp di Cosenza comunica “Oggi un caso, in precedenza compreso tra i ricoverati residenti in regione, viene riportato tra i guariti fuori regione, in quanto è stata accertata la reale residenza; un nuovo ricovero, NON in T.I., riguarda un residente fuori regione”.

  • Lamezia, tampone rapido società privata al costo di 50 euro per i passeggeri dell’aeroporto

    Lamezia, tampone rapido società privata al costo di 50 euro per i passeggeri dell’aeroporto

    Da mercoledi 9 giugno “è attivo presso l’aeroporto di Lamezia Terme un servizio gestito da una società privata, che effettua tamponi ai turisti che ripartono dallo scalo calabrese verso i luoghi di destinazione. Il costo per ogni tampone rapido eseguito è di 50 euro”. E’ quanto rende noto Giuseppe Nucera, presidente del movimento “La Calabria che vogliamo”, già presidente di Confindustria Reggio Calabria, il quale dice n”o alle speculazioni e chiede al presidente facenti funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, di intervenire sulla vicenda”.

    “Il prezzo di mercato di questo genere di tamponi – aggiunge – è decisamente inferiore. Non si può speculare sulla salute dei cittadini, approfittando del Covid per applicare un costo assolutamente ingiustificabile. La Calabria in questo modo offre ai turisti che arrivano nella nostra regione un’immagine sgradevole e scorretta. Non si può scoraggiare chi arriva nella nostra regione per trascorrere le vacanze, proponendo un servizio a prezzi esorbitanti”.

    Nucera, quindi, chiede “al presidente Spirlì di intervenire, invitando la società privata ad abbassare i prezzi e mantenerli in linea con quello che prevede il mercato. Il servizio viene effettuato su un’area pubblica, data in uso da Sacal, e in prossimità dell’area all’interno della quale opera la Protezione Civile”.

    Concludendo l’ex presidente di Confindustria di Reggio Calabria ricorda che “il presidente della società di gestione degli scali calabresi, Giulio De Metrio è stato nominato proprio dalla Regione Calabria. Sono motivazioni che dovrebbero indurre la nostra regione a non prestarsi a questo tipo di decisioni discutibili operate da società private. Come accaduto in questo caso, con tamponi rapidi eseguiti al costo di ben 50 euro”.

    (immagine di archivio)

  • Tamponi aeroporto Lamezia, Nucera (La Calabria che vogliamo): “Costo eccessivo no speculazioni”

    Tamponi aeroporto Lamezia, Nucera (La Calabria che vogliamo): “Costo eccessivo no speculazioni”

    “Da mercoledi 9 giugno, è attivo presso l’aeroporto di Lamezia Terme un servizio gestito da una società privata, che effettua tamponi ai turisti che ripartono dallo scalo calabrese verso i luoghi di destinazione. Il costo per ogni tampone rapido eseguito è di 50 euro. Giuseppe Nucera, Presidente del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, dice no alle speculazioni e chiede al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, di intervenire sulla vicenda” è quanto si legge in una nota del movimento ‘La Calabria che vogliamo.

    “Il prezzo di mercato di questo genere di tamponi è decisamente inferiore. Non si può speculare sulla salute dei cittadini, approfittando del Covid per applicare un costo assolutamente ingiustificabile. La Calabria in questo modo offre ai turisti che arrivano nella nostra regione un’immagine sgradevole e scorretta. Non si può scoraggiare chi arriva nella nostra regione per trascorrere le vacanze, proponendo un servizio a prezzi esorbitanti. Chiedo al presidente Spirlì di intervenire, invitando la società privata ad abbassare i prezzi e mantenerli in linea con quello che prevede il mercato. Il servizio viene effettuato su un’area pubblica, data in uso da Sacal, e in prossimità dell’area all’interno della quale opera la Protezione Civile”.

    “Il nuovo Presidente della società di gestione degli scali calabresi, il dott. Giulio De Metrio, è stato appena nominato proprio dalla Regione Calabria. Sono motivazioni – conclude l’ex Presidente di Confindustria Rc – che dovrebbero indurre la nostra regione a non prestarsi a questo tipo di decisioni discutibili operate da società private. Come accaduto in questo caso, con tamponi rapidi eseguiti al costo di ben 50 euro”.

  • La Cri apre un centro di screening antiCovid nella stazione di Reggio

    La Cri apre un centro di screening antiCovid nella stazione di Reggio

    Apre nella stazione di Reggio Calabria un nuovo punto di screening, gestito dalla Croce Rossa Italia e aperto 7 giorni su 7, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, che darà un supporto essenziale nel tracciamento antiCovid, soprattutto nell’ambito dei flussi di mobilità in entrata e in uscita dal territorio cittadino, controllando viaggiatori in arrivo e in partenza dallo scalo ferroviario. Alla cerimonia di inaugurazione questa mattina ha preso parte il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà insieme agli assessori alle Politiche Sociali Demetrio Delfino e alla Protezione Civile Rocco Albanese. Nel corso dell’incontro il primo cittadino ha ringraziato i volontari della Croce Rossa di Reggio Calabria, esprimendo il plauso dell’intera comunità reggina per una “iniziativa fondamentale anche nell’ottica dell’aumento dei flussi turistici con l’arrivo della stagione estiva”.

    Il sindaco ha affermato: “La nostra città dimostra ancora una volta di essere molto attenta alla gestione dell’emergenza pandemica soprattutto per ciò che attiene l’immenso lavoro di supporto che offrono le associazioni di volontariato ed in particolare la Croce Rossa Italiana, una delle realtà più attive sul nostro territorio, che nell’ultimo anno è stata capace di mettere in campo tutta la preziosa opera di sostegno organizzativo alle attività di contrasto al Covid. Non li ringrazieremo mai abbastanza – ha concluso Falcomatà – per il lavoro certosino che ogni giorno portano avanti tra mille difficoltà e che risulta prezioso per le autorità sanitarie e soprattutto per i cittadini che trovano nella loro divisa rossa un preciso punto di riferimento”.

     

    “Il nuovo punto di screening che oggi inauguriamo all’interno della Stazione Centrale è l’ennesimo valoroso esempio della capacità delle istituzioni territoriali, in questo caso anche con Rfi, di fare squadra nell’ottica di un prezioso spirito di collaborazione e sussidiarietà istituzionale. L’auspicio è che i turisti che arriveranno quest’estate avranno la possibilità di entrare sul territorio cittadino in un contesto di sicurezza, attraverso questi controlli rapidi attraverso i tamponi effettuati dai volontari della Croce Rossa, ed evitare quindi il diffondersi dei contagi. Un punto di controllo quindi strategico, che aumenterà in maniera sensibile gli standard di sicurezza con i quali ci apprestiamo a vivere questa fase cosi importante anche per la ripartenza socioeconomica del nostro territorio”.