Tag: referendum

  • Italiani al voto, chiamati a dire “Sì” o “No” per i cinque quesiti sulla giustizia

    Italiani al voto, chiamati a dire “Sì” o “No” per i cinque quesiti sulla giustizia

    Italiani chiamati oggi ad esprimersi sui referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali. Le sezioni elettorali resteranno aperte fino alle 23. Ci si potrà esprimere su cinque quesiti abrogativi, che chiedono cioè l’abrogazione totale o parziale di leggi esistenti: chi è a favore dell’abrogazione dovrà quindi votare “sì” e chi è contrario “no”. Perché il referendum sia valido dovrà essere raggiunto il quorum, cioè dovrà partecipare alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto.

    Quesito 1 – scheda rossa
    Chiede di abrogare il cosiddetto decreto Severino (decreto legislativo 235 del 2012) che prevede una serie di misure per limitare la presenza di persone condannate per determinati reati nelle cariche pubbliche elettive. Attualmente, il decreto stabilisce il divieto di ricoprire incarichi di governo, l’incandidabilità o l’ineleggibilità alle elezioni politiche o amministrative, e la conseguente decadenza da tali cariche, per coloro che vengono condannati in via definitiva per determinati reati, anche se commessi prima dell’entrata in vigore del decreto stesso. Il decreto Severino stabilisce anche i criteri per quanto riguarda l’incandidabilità alle cariche elettive regionali o negli enti locali, e prevede – in caso di condanna non definitiva – la sospensione automatica dalla carica per un periodo massimo di 18 mesi.

    Se vincesse il “sì”, anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi per elezioni politiche e amministrative, o di continuare il proprio mandato. Verrà inoltre cancellato l’automatismo della sospensione in caso di condanna non definitiva. Come succedeva fino al 2012, e cioè prima dell’entrata in vigore del decreto Severino, torneranno a essere i giudici a decidere, caso per caso, se in caso di condanna sia necessario applicare o meno come pena accessoria anche l’interdizione dai pubblici uffici.

    Quesito 2 – scheda arancione
    Interviene per limitare i casi in cui è possibile per i giudici disporre l’applicazione delle misure cautelari, cioè la detenzione preventiva di una persona non ancora condannata. Al momento i casi che giustificano l’applicazione delle misure cautelari sono indicati nell’articolo 274 del codice di procedura penale e sono: rischio di fuga, di inquinamento delle prove o che la persona indagata commetta altri reati.

    Se vincesse il “sì”, verrebbe eliminata l’ultima parte dell’articolo 274, e cioè la possibilità, per i reati meno gravi, di motivare una misura cautelare con il pericolo che la persona commetta altri reati: questa, secondo i promotori, è la motivazione che viene oggi usata con maggiore frequenza per imporre prima di una sentenza definitiva una limitazione della libertà personale.

    Quesito 3 – scheda gialla
    Il quesito è molto lungo e riguarda il tema da tempo dibattuto in Italia della separazione delle funzioni giudicanti e requirenti dei magistrati. Oggi i magistrati possono passare dalla carriera di giudice (funzione giudicante) a quella di pubblico ministero (funzione requirente) e viceversa, con alcune limitazioni e non più di quattro volte. Il quesito riguarda l’abrogazione delle numerose disposizioni che fondano o danno la possibilità ai magistrati di passare da una carriera all’altra.

    Se vincesse il “sì” si separerebbero nettamente le due funzioni: a inizio carriera il magistrato dovrebbe dunque scegliere se diventare giudice o pubblico ministero, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra funzione.

    Quesito 4 – scheda grigia
    I magistrati vengono valutati dal Consiglio superiore della magistratura (Csm) ogni quattro anni sulla base di pareri motivati ma non vincolanti elaborati dal Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dai Consigli giudiziari, due organi composti da magistrati e membri laici (cioè avvocati e in alcuni casi professori universitari in materie giuridiche). Avvocati e docenti partecipano come gli altri membri all’elaborazione di pareri su diverse questioni tecniche e organizzative, ma sono esclusi dai giudizi sull’operato dei magistrati, in base ai quali, poi, il Csm dovrà procedere per fare le valutazioni di professionalità.

    Solo i magistrati, dunque, hanno oggi il compito di giudicare gli altri magistrati. Il quesito 4 chiede che la componente laica di questi due organi non sia esclusa dalle discussioni e dalle valutazioni che hanno a che fare con la professionalità dei magistrati. Se vincesse il “sì” i membri laici avrebbero diritto di voto in tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari.

    Quesito 5 – scheda verde
    Il quesito riguarda le norme che regolano l’elezione dei “membri togati” (cioè i magistrati) del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura, modificando in particolare le modalità di presentazione delle candidature. Se oggi un magistrato si vuole proporre come membro del Csm deve raccogliere almeno 25 firme di altri magistrati a sostegno della sua candidatura.

    Se vincesse il “sì” decadrebbe l’obbligo della raccolta firme e si tornerebbe alla legge originale che dal 1958 regola il funzionamento del Csm: il singolo magistrato potrebbe cioè presentare la propria candidatura in autonomia e liberamente senza il supporto di altri magistrati e senza, soprattutto, l’appoggio delle “correnti” politiche interne al Csm. L’obiettivo del referendum, dicono i promotori, è dunque ridurre il peso di queste correnti nell’individuazione dei candidati.

  • Elezioni 12 Giugno 2022: al Voto per 5 Referendum Abrogativi

    Elezioni 12 Giugno 2022: al Voto per 5 Referendum Abrogativi

    Sono 5 i Referendum Abrogativi ex art. 75 della Costituzione indetti con decreti del Presidente della Repubblica del 6 aprile scorso per il giorno di domenica 12 giugno 2022.

    Nel dettaglio, avranno i seguenti colori:

    • Scheda di colore Rosso per il Referendum n. 1: abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi;
    • Scheda di colore Arancione per il referendum n. 2: limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale;
    • Scheda di colore Giallo per il referendum n. 3: separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati;
    • Scheda di colore Grigio per il Referendum n. 4 : partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte;
    • Scheda di colore Verde per il Referendum n. 5: abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.

    Oltre ai Referendum abrogativi, nell’unica giornata del 12 Giugno, si vota anche per il rinnovo di 978 Comuni.

  • Consulta: Sì a referendum su legge ‘Severino’, misure cautelari, separazione funzioni magistrati e liste togati Csm

    Consulta: Sì a referendum su legge ‘Severino’, misure cautelari, separazione funzioni magistrati e liste togati Csm

    La Corte costituzionale ha proseguito oggi in Camera di consiglio l’esame sull’ammissibilità dei referendum cominciato ieri e “in attesa del deposito delle sentenze, previsto nei prossimi giorni -si legge in una nota- l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha finora ritenuto ammissibili i seguenti quesiti referendari: 1.Abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità 2.Limitazione delle misure cautelari 3.Separazione delle funzioni dei magistrati 4.Eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm”. I quesiti “sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario”. I lavori della Corte proseguono con l’esame dei rimanenti quesiti referendari.

    INCANDIDABILITÀ
    La legge Severino prevede che, in caso di condanna anche solo di primo grado per alcune specifiche ipotesi di reato – in particolare quelle contro la pubblica amministrazione – scatti immediatamente anche la sanzione accessoria dell’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale.
    Il quesito punta ad abolire la norma, lasciando quindi al giudice la decisione di comminare, in aggiunta alla sanzione penale, anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

    MISURE CAUTELARI
    Attualmente il pubblico ministero può disporre la custodia cautelare in carcere nella fase delle indagini preliminari, nel caso in cui esistano gravi indizi di colpevolezza sommati a pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di inquinare le prove. La misura deve essere convalidata dal giudice delle indagini preliminari e deve essere disposta solo nel caso in cui le misure meno afflittive (come gli arresti domiciliari o l’obbligo di firma) non siano sufficienti a prevenire il pericolo.
    Il quesito referendario punta a limitare la possibilità di ricorrere alla carcerazione preventiva prima della sentenza definitiva.
    SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI
    Attualmente i magistrati requirenti (i pubblici ministeri) e i giudicanti seguono lo stesso percorso per entrare in magistratura e, nel corso della carriera, possono passare da un ruolo all’altro per un massimo di quattro volte.
    Secondo i proponenti, questo crea contiguità tra figure e rischia di generare un corporativismo incompatibile con il principio della terzietà del giudice e della decisione nel contraddittorio tra le parti, in situazione di parità tra accusa e difesa. Per questo il quesito punta a stabilire che il magistrato, una volta scelta la funzione, non possa più passare all’altra.

    LISTE TOGATI CSM
    Per candidarsi a venire eletto al Consiglio superiore della magistratura, un magistrato deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Il quesito chiede di abrogare il vincolo del numero di firme.
    La ragione è che, secondo i proponenti, la raccolta di firme obbliga necessariamente il candidato a venire a patto con i gruppi associativi. Eliminandole, invece, ogni magistrato potrà liberamente candidarsi senza alcun condizionamento.

  • “Abolire il green pass”: E’ partita la raccolta delle firme per proporre un referendum

    “Abolire il green pass”: E’ partita la raccolta delle firme per proporre un referendum

    Una raccolta di firme per un referendum abrogativo delle disposizioni legislative in materia di Green pass. L’ha annunciata un comitato composto, si legge sul sito referendumnogreenpass.it, dall’avvocato di Salerno Olga Milanese, da Luca Marini docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, e da Francesco Benozzo, docente di filologia romanza all’Università di Bologna e responsabile scientifico di centri di ricerca internazionali di antropologia, linguistica e consapevolezza civica. Fra i promotori c’è anche il giornalista Carlo Freccero, ex consigliere d’amministrazione della Rai.

    Quattro sono i quesiti referendari che riguardano altrettanti decreti legge. I promotori invitano a sottoscriverli nei punti di raccolta, la cui lista sarà “disponibile non appena sarà completata la vidimazione dei moduli referendari da parte degli uffici competenti”. Si invita anche alla sottoscrizione con la firma digitale con l’apposizione della marca temporale o l’invio attraverso la Pec.

  • Referendum eutanasia legale, Cappato a Reggio: “In Calabria già 6000 firme”

    Referendum eutanasia legale, Cappato a Reggio: “In Calabria già 6000 firme”

    È pace fatta tra Marco Cappato e Comune di Reggio Calabria. Una stretta di mano a palazzo San Giorgio con il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha chiuso l’incidente, o meglio l’equivoco della mancata concessione di una piazza per ospitare la raccolta di firme per il referendum a favore dell’eutanasia legale.

    Seimila le firme finora raccolte in Calabria, 250mila a livello nazionale. “Da un male, un bene – ha commentato Cappato – perché è servito a far sapere alle persone della campagna referendaria in corso, che riguarda il diritto di ciascuno di potere scegliere fino alla fine della propria vita. Non è un tema di scontro, che divide destra e sinistra, laici e cattolici, ma è un tema che unisce perché è un tema di libertà”.

    “Siamo a metà dell’opera – ha aggiunto – ma è necessario proseguire. Stiamo coinvolgendo i Sindaci, perché se la politica nazionale è ostaggio della rissa, i Sindaci hanno innanzitutto la responsabilità di rappresentare la loro comunità. Falcomatà, assieme all’assessore Irene Calabrò, con la sua ospitalità ha dato un bel messaggio. Dalla Calabria può arrivare un grande contributo”.

    “Il tema della vita, quello dei diritti, le libertà individuali delle persone sono messaggi importanti – ha detto Falcomatà -. La nostra città su questi temi non ha mai arretrato di un millimetro. Siamo stati pionieri del riconoscimento di diritti negli anni scorsi con l’istituzione del registro delle Unioni civili, l’approvazione del regolamento sul testamento biologico, e ovviamente sposiamo appieno la battaglia sull’eutanasia legale. La campagna di raccolta firme noto che sta andando molto bene – ha sottolineato Falcomatà – È importante che ci sia questa consapevolezza nel Paese perché combatte il pensiero debole, quel benaltrismo che spesso banalmente liquida queste tematiche, questi problemi come non importanti”.
    Falcomatà ha poi firmato per il referendum.

    foto: (fonte strettoweb.it)

  • Il parroco di San Giorgio nega la piazza, il Comune, in imbarazzo, offre più date ai banchetti

    Il parroco di San Giorgio nega la piazza, il Comune, in imbarazzo, offre più date ai banchetti

    Questo referendum non s’ha da fare. Invece la polemica innescata con il Comune di Reggio dell’ex europarlamentare radicale Marco Cappato era frutto di un equivoco. A rifiutare ospitalità in piazza San Giorgio per la raccolta di firme del comitato pro eutanasia non è mai stata l’amministrazione reggina ma due impiegati dello sportello unico per le attività produttive.

    Lo chiarisce l’assessora Irene Calabrò, che in una nota ha precisato: «La lettera firmata dai due dipendenti in risposta alla richiesta del locale comitato per il referendum e dell’associazione Luca Coscioni, risulta assolutamente impropria e non rappresenta in alcun modo la posizione ufficiale dell’Amministrazione comunale». Insomma, «un disguido» – in realtà una situazione decisamente imbarazzante, che rievoca schermaglie ideologiche alla don Camillo e Peppone. Nel tweet di Cappato che aveva aperto il caso si denunciava infatti: «”Tratta argomenti antitetici ai dogmi religiosi”, con questa motivazione il Comune di Reggio nega il permesso per il tavolino di raccolta firme». Concludendo con piglio deciso: «Il 28 luglio andrò in quella piazza a tenere un comizio, autorizzato o meno che sia».

    La piazza in questione è quella antistante la chiesa del patrono San Giorgio, circostanza che prevede per prassi il parere del parroco nella concessione di autorizzazioni ad eventi: sarebbe questo il motivo del diniego formulato dall’ufficio comunale. Con parole però sbagliate, che hanno spinto l’assessora Calabrò a correre ai ripari, anche perché la lettera incriminata risale allo scorso 30 giugno e nel frattempo i richiedenti sarebbero stati ricevuti presso l’assessorato concordando una serie di date per i banchetti, «garantendo il diritto del comitato di tenere la raccolta firme nei giorni e nelle modalità che riterranno più opportuni». Inoltre Irene Calabrò ha proposto a Cappato una visita a palazzo San Giorgio il 28 luglio.

    Il referendum proposto dall’associazione Luca Coscioni vuole che sia abrogato in alcune parti l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) depenalizzando di fatto l’eutanasia. Tra le battaglie che l’associazione, di cui Cappato è tesoriere, sta portando avanti c’è quella della firma online per il referendum, richiesta al ministro Cartabia per evitare rischi di contagio e eventuali rallentamenti nell’attività dei banchetti, sempre a causa della prevenzione anti Covid.

    Salvo emergenze, a Reggio il comitato porterà la campagna avendo a disposizione più date – forse come “risarcimento” alla querelle – ma non in piazza San Giorgio, dove il divieto della parrocchia non può essere aggirato. A meno di possibili blitz dei radicali, come già promesso da Cappato se l’amministrazione comunale non lo placherà convincendolo a non discutere d’imperio di morte assistita in faccia al sacerdote di San Giorgio. In cambio, evitando le chiese, in riva allo Stretto i banchetti pro eutanasia saranno però più presenti rispetto a quanto lo fossero prima: qualche settimana fa i Radicali avevano infatti segnalato la concessione di pochissime date nel territorio metropolitano. In quel caso, però, parrocchie e preti non c’entravano.

    Isabella Marchiolo

     

  • Spirlì boccia la proposta dei deputati siciliani M5s per dare la parola ai cittadini

    Spirlì boccia la proposta dei deputati siciliani M5s per dare la parola ai cittadini

    O si fa il Ponte o si muore, è il grido neogaribaldino tra le due sponde dello Stretto, dove, deposte le divisioni politiche, vanno tutti d’amore e d’accordo per strappare l’impegno definitivo al Governo. O quasi, perché dalle nebbie si è levata una voce critica, quella dei deputati cinquestelle siciliani, che hanno proposto un referendum per lasciare ai cittadini delle due regioni l’ultima parola sulla grande opera. L’iniziativa è di Giovanni Di Caro, capogruppo M5s dell’Assemblea regionale siciliana, che parla a nome dei parlamentari siculi del proprio partito. «Per un’opera così impattante – osservano i deputati grillini siciliani – sarebbe giusto dare la parola a chi con questa infrastruttura avrà più a che fare, i siciliani e i calabresi: facciamo un referendum come fu fatto nel 2016 per le trivelle, ma solo dopo che sul ponte si avranno a disposizione i principali elementi per potersi esprimere, ossia un progetto di massima, ovviamente non esecutivo o cantierabile, per cui ci vorrebbero anni». Di Caro e colleghi proseguono toccando il vero tema del dibattito, su cui improvvisamente tutti al di qua e al di là dello Stretto stanno facendo orecchio da mercante: «Si mettano sul piatto costi, benefici, ricadute economiche per i territori e si faccia decidere ai cittadini, tenendo sempre presente, però, che il Ponte deve essere pensato come l’ultimo miglio, come punto finale di una rete di infrastrutture riammodernata e finalmente all’altezza di una società civile. Solo in quest’ottica avrebbe senso parlare di Ponte».

    L’idea del referendum non è piaciuta al presidente facente calabrese Nino Spirlì, che oggi in Senato era ancora alle prese con buoni uffici sul Ponte, partecipando a una conferenza sul patto siglato la scorsa settimana dai parlamentari dei due territori. E in quella sede ha subito replicato: «Dobbiamo de-provincializzare il progetto del Ponte sullo Stretto: non è un’opera della Calabria o della Sicilia, ma un progetto europeo. Se volessimo pensare a un referendum consultivo, dovremmo perciò fare un referendum europeo». Una mossa astuta che senza opporsi al referendum propone un’alternativa che di fatto non servirebbe a far esprimere calabresi e siciliani. «Questo – ha detto ancora Spirlì – non è più il tempo delle chiacchiere, è quello dei grandi fatti. Non si deve neppure perdere tempo attorno alla questione delle campate: il progetto c’è già, approvato e cantierato. C’è solo da farlo ripartire. Magari va rivisto, ma dopo i necessari controlli e ammodernamenti bisogna partire dal progetto che abbiamo già in mano». Con lui nella sala “Caduti di Nassirya” c’erano i senatori dell’intergruppo parlamentare costituito per il Ponte, Marco Siclari e Silvia Vono; i parlamentari Vincenza Bruno Bossio, Domenico Furgiuele e Giorgio Trizzino e i colleghi siciliani Nello Musumeci e Gaetano Armao, rispettivamente presidente della giunta regionale e assessore regionale all’economia. I siculi non hanno reagito con la stessa nettezza all’ipotesi di un referendum, che nell’isola sembra una possibilità concreta con tanto di risultato annunciato (a favore). Ma questa uscita dei deputati Cinquestelle non è in realtà altrettanto scontata: al contrario, sarebbe in atto una spaccatura del partito sul Ponte, che vede i sostenitori dell’opera, che adesso vogliono arrivare rapidamente a conclusione, isolare ogni voce di dissenso. Tanto che il viceministro Gaetano Cancelleri, in un’assemblea dei pentastellati incentrata sul Ponte, ha caldeggiato la nascita di una commissione interna ad hoc, da cui uscirà la posizione ufficiale del M5s. Cancelleri e i dissidenti la pensano in modo diverso da Spirlì: secondo loro la maggior parte dei parlamentari del Sud il Ponte non lo vuole – anche se sembra che ultimamente questa loro opposizione la nascondano molto bene.

    Isabella Marchiolo

  • Amministrative, vota il 12% dei calabresi alle 12

    E’ dell’8,6 per cento la percentuale dei calabresi che alle 12 hanno votato per il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari. Lo rende noto il sito del Viminale.
    Per quanto riguarda le elezioni amministrative, che in Calabria interessano 72 Comuni tra cui Reggio Calabria e Crotone, la percentuale dei votanti, sempre alle 12, é del 12,6 per cento

  • VIDEO-Reggio Calabria, Zingaretti: “chi vi chiama terroni non può poi pretendere i voti”

    VIDEO-Reggio Calabria, Zingaretti: “chi vi chiama terroni non può poi pretendere i voti”

    VIDEO-Reggio Calabria – “Se faccio l’elenco delle promesse della Lega quando va nelle città scriviamo un libro tra il fantasy e l’horror. Io dico ai cittadini di Reggio Calabria: difendete la vostra città da un’aggressione che con Reggio Calabria non c’entra nulla. Ci sono candidature figlie delle spartizioni tra Partiti contro quello che fa un grande Sindaco di questa città, che l’ha salvata, grazie al fatto che ha battuto i pugni sul tavolo”.
    A dirlo il segretario del Pd Nicola Zingaretti, oggi a Reggio Calabria per partecipare ad una manifestazione del candidato sindaco del Pd, il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà. “Io sono il Segretario del Pd – ha aggiunto – ma Falcomatà non ha avuto peli sulla lingua nel protestare quando ha visto che c’era una disattenzione del Governo sulla sua città. E ha vinto. Ha vinto contro tutti. E significa che in questa città siete salvi. Sono salvi i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne di Reggio Calabria. Grazie a Falcomatà sono persone più libere e con meno zaini sulle spalle. E lui lo ha ottenuto perché era un debito ingiusto. Molti Governi negli anni non avevano avuto il coraggio di affrontarlo. Lo dico io che ho seguito la vicenda, perché se non ci fosse stato Falcomatà probabilmente neanche questo Governo se ne sarebbe accorto. E solo perché ha battuto i pugni sul tavolo l’Italia è il Governo italiano hanno guardato a questa città e fatto giustizia di una ingiustizia. Questo lo fatto lui. Difendete Reggio Calabria perché chi vi chiama terroni non può poi pretendere i voti per fare il Sindaco. Non sono calabrese, non sono di Reggio Calabria, sono un turista, non quest’anno. Amo questa terra meravigliosa, bellissima, però è sconvolgente e anche abbastanza stravagante che chi offende queste terre undici mesi all’anno, eccetto quello elettorale, poi con il sorriso sulle labbra viene qua e dice: ‘votatemi’. Bisogna far scattare l’orgoglio, l’orgoglio dei calabresi nel difendere la propria terra”.
    Parlando con i giornalisti del prossimo referendum sulla riduzione dei parlamentari Zingaretti ha detto:”Io sono molto contento della Direzione Nazionale del Partito Democratico di ieri. Siamo un partito politico, pluralista. C’è stato un confronto democratico anche tra idee diverse, ma in uno spirito unitario. Questa è una conquista per l’Italia, la democrazia italiana. Perché abbiamo dimostrato che si può discutere e al tempo stesso rispettarsi è offrire all’Italia un buon modo di rappresentare delle idee. Come si dovrebbe fare. Noi non abbiamo padroni o padrini. Noi discutiamo. Poi si decide. Credo che il Si apra l’opportunità al cambiamento e alle riforme, mentre il No nega la possibilità che le riforme si possano fare. Certo che è difficile, che è dura, ma è l’unico modo per farlo”.
    “Io credo che ci siano due buoni motivi per investire sul Mes- ha anche detto Zingaretti. Il primo è la linea di credito molto vantaggiosa per le casse degli italiani, e secondo, investire in sanità è parte integrante di quel programma di rinascita per far crescere il Pil, creare lavoro, investire su quel valore aggiunto di cui abbiamo un grande bisogno. In queste ore si sta discutendo sul recovery fund. Vedremo, ma non c’è dubbio che, l’ho detto e continuo a pensare che noi lavoriamo per l’interesse degli italiani. Investire in sanità coincide con l’investire per il bene del Paese. Ovviamente, senza condizionali, così come è stato detto. Sarebbe davvero una contraddizione non prendere soldi da sistemi così vantaggiosi, per poi indebitarsi e pagare più interessi”.

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