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	<title>Massimo Ripepi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Mar 2025 15:28:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Favoreggiamento a persona accusata di violenza sessuale sulla nipote: condannato Massimo Ripepi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 15:28:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il consigliere comunale di centrodestra di Reggio Calabria Massimo Ripepi è stato condannato a sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti di un uomo, oggi deceduto, che era stato accusato di violenza sessuale ai danni della propria nipote, una bambina di 10 anni. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il consigliere comunale di centrodestra di Reggio Calabria Massimo Ripepi è stato condannato a sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti di un uomo, oggi deceduto, che era stato accusato di violenza sessuale ai danni della propria nipote, una bambina di 10 anni.</p>
<p>La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Reggio Calabria in composizione monocratica (giudice Pina Porchi). Lo ha reso noto, con un post su Facebook, lo stesso Ripepi, coordinatore per la Calabria di “Alternativa popolare”. La vicenda che ha portato alla condanna di Ripepi risale al 2020. Al consigliere comunale viene contestato, in particolare, secondo quanto è riportato nel capo d’imputazione, “di avere aiutato un indagato per violenza sessuale ad eludere le investigazioni”.</p>
<p>Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna di Ripepi a 11 mesi di reclusione. “Accetto questa sentenza – ha affermato Ripepi nel corso di una diretta Facebook – e continuerò a difendermi nel secondo e, nell’eventuale, terzo grado di giudizio. Le sentenze non si discutono, ma continuerò a combattere per la verità perché sono assolutamente innocente. Ho fatto solo il bene di una famiglia. Non mi pento di averlo fatto e lo rifarei ancora”.</p>
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		<title>Respinto l&#8217;odg del consigliere-pastore, l&#8217;assemblea è &#8220;fortemente a favore della legge&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/respinto-lodg-del-consigliere-pastore-lassemblea-e-fortemente-a-favore-della-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 14:48:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Massimo Ripepi sconfitto sul ddl Zan rimedia una sonora bastonatura con l’approvazione di una proposta del centrosinistra che senza mezzi termini schiera il consiglio “fortemente a favore della legge”. Due correnti opposte sui diritti sociali si sono espresse oggi nel consiglio comunale di Reggio. Da una parte l’annunciato odg di Ripepi contro il ddl Zan [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Massimo Ripepi sconfitto sul ddl Zan rimedia una sonora bastonatura con l’approvazione di una proposta del centrosinistra che senza mezzi termini schiera il consiglio “fortemente a favore della legge”</strong>.</p>
<p>Due correnti opposte sui diritti sociali si sono espresse oggi nel consiglio comunale di Reggio. <strong>Da una parte l’annunciato odg di Ripepi contro il ddl Zan (bocciato dall’assemblea), dall’altra la mozione sul bilancio di genere proposta da Angela Martino</strong> e approvata dalla maggioranza (pure con il voto degli esponenti di minoranza Saverio Pazzano e Filomena Iatì, ma l’astensione del centrodestra).</p>
<p>Una bella notizia, la seconda. <strong>L’amministrazione reggina ha infatti aperto la strada all’adozione di uno strumento già in uso in molti comuni italiani con l’obiettivo di contrastare le discriminazioni sessiste.</strong> Si tratta di una rilettura dei bilanci pianificando e le risorse in base al principio di pari opportunità per tutti ed in tutti gli ambiti della società. La mozione nasce da un complesso lavoro di analisi e Martino ha sottolineato il contributo delle assessore Giuggi Palmenta e Irene Calabrò, della consigliera metropolitana di parità Paola Carbone e del dirigente Paolo Consiglio – oltre a ringraziare il presidente della commissione bilancio Armando Neri per la disponibilità a dedicare sei sedute all’argomento.</p>
<p><strong>Si partirà con una revisione dei documenti di rendicontazione</strong>. «Ogni voce di bilancio – ha dichiarato Angela Martino &#8211; non è neutra rispetto all’impatto che ha su ciascuno di noi. <strong>Abbiamo perso milioni di posti lavoro ed il 90% del dato riguarda donne. Bisogna fare un passo in avanti in termini di innovazione dei nostri documenti di bilancio</strong>».</p>
<p>Chi non ha votato lo avrà fatto per un’idiosincrasia al termine “genere”? Il timore che il cambiamento incida sulle spese è sfatato dalla stessa Martino: «<strong>L’adozione del bilancio di genere non ha mai rappresentato un aumento sulle spese, ma efficienta la spesa stessa. Al pari del piano di zona per il welfare o del bilancio sociale, questa è una vicenda politica non di parte, piuttosto può essere accolta all’unanimità</strong> perché riguarderà la struttura del bilancio e le scelte che siamo chiamati a fare come consiglieri comunali».</p>
<p>Ma il momento più caldo e politicamente forte dell’assemblea comunale è stato <strong>la proposta del consigliere Ripepi per una presa di posizione sul ddl Zan con l’espressione ufficiale di un parere negativo</strong>, proposta nettamente respinta. Della legge che istituirà specifici reati di omotransfobia il comune si è occupato con una serie di audizioni di associazioni (favorevoli e non al ddl) in commissione pari opportunità. Ripepi chiedeva però un allineamento preciso sui scudi contro la legge. <strong>Lo slogan del suo intervento, diffuso con clamore sui social da ieri, è la citazione biblica “più Gesù Cristo, meno Mammona”, esibita anche in consiglio su una maglietta.</strong> Mancano soltanto le fiamme della Geenna per i sostenitori di Zan, insomma. <strong>Le argomentazioni di Ripepi sono quelle note del fronte anti-Zan</strong>, che contestano il pericolo per la libertà di opinione e si oppongono all’istituzione di una giornata contro l’omotransfobia e alle attività di promozione di una cultura rispettosa dell’identità gender nelle scuole.</p>
<p>Dell’argomento si è discusso con ben tre votazioni in chiusura di un lunghissimo consiglio occupato da varie e complesse determinazioni amministrative, tanto che Ripepi aveva chiesto di mettere in testa il punto o rinviarlo. <strong>«Non mi sembra – ha commentato il consigliere – un tema da affrontare dopo ore e tutti stremati, ma noto che ormai siamo al declino totale della politica</strong>». L’interminabile disamina di Ripepi sul testo del ddl Zan è interrotta quando l’oratore si infervora nel suo ruolo di pastore della comunità cristiana Pace, uscendo fuori tema nel citare la vicenda delle accuse ricevute da una donna vittima di violenza. <strong>Additando come simili a «farisei» i colleghi e lanciando anatemi («dovete provarlo quello che successo a me, sbattuto sui giornali, e alla mia comunità di professionisti e seguaci di Cristo discriminati e offesi»), a Ripepi viene tolta la parola dal presidente dell’assemblea. </strong></p>
<p>Odg di senso contrario è stato presentato dall’ex assessore <strong>Giuseppe Marino per il centrosinistra: sì al ddl Zan </strong>ritenendo «importante riformare il nostro ordinamento per rafforzare la tutela della persona con l’estensione dei delitti contro l’eguaglianza anche alle condotte discriminatorie fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». <strong>Nel documento del centrosinistra si rilancia anche l’attività dell’Osservatorio comunale per le Pari Opportunità e contro ogni forma di discriminazione</strong>.</p>
<p>Va invece dritto al bersaglio con la consueta passione politica <strong>Saverio Pazzano, che ribatte però con una risoluzione</strong> (atto quindi rivolto all’esterno, a differenza di quelli di Marino e Ripepi, odg interni) a sostegno totale della legge. <strong>Ma il voto alla sua iniziativa è disastroso, così come è totale debacle per Massimo Ripepi con 17 no e 4 sì. Unica proposta ad essere approvata è l&#8217;odg di Marino con 18 voti favorevoli.</strong> Ha vinto Mammona, avrà pensato amaramente &#8220;papà&#8221; Ripepi.</p>
<p><strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ripepi chiede commissariamento del settore preposto al monitoraggio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ripepi-chiede-commissariamento-del-settore-preposto-al-monitoraggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 15:49:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo duro attacco del consigliere di opposizione Massimo Ripepi contro l&#8217;amministrazione comunale reggina. Ripepi, che si conferma sentinella attentissima dell&#8217;operato della giunta Falcomatà, stavolta è sceso in campo con un&#8217;accusa pesante: il mancato controllo della situazione dei beni confiscati da parte del Comune di Reggio, e da molti anni. Per denunciare l&#8217;accaduto Ripepi ha convocato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo duro attacco del consigliere di opposizione Massimo Ripepi contro l&#8217;amministrazione comunale reggina. <strong>Ripepi, che si conferma sentinella attentissima dell&#8217;operato della giunta Falcomatà, stavolta è sceso in campo con un&#8217;accusa pesante: il mancato controllo della situazione dei beni confiscati da parte del Comune di Reggio,</strong> e da molti anni. Per denunciare l&#8217;accaduto Ripepi ha convocato questa mattina una conferenza stampa <strong>a Palazzo San Giorgio con la presenza degli altri consiglieri di minoranza Guido Rulli, Nicola Malaspina, Federico Mila, Antonino Caridi, Giuseppe Biasi, Saverio Anghelone e Antonino Maiolino</strong>. &#8220;Sulla sciatta gestione comunale dei beni confiscati alla &#8216;ndrangheta &#8211; spiega Ripepi &#8211; insieme a tutti i consiglieri di minoranza, con un’unica voce, abbiamo denunciato gravi lacune gestionali e di controllo&#8221;.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro il consigliere ha ripercorso la propria indagine, iniziata lo scorso febbraio, quando lo stesso, come presidente della commissione controllo e garanzia,<strong> aveva richiesto agli uffici preposti la documentazione sui beni confiscati a Reggio</strong>. Ma incredibilmente in nessuno dei settori interessati (patrimonio e servizi sociali) sembra esistere alcun archivio che identifichi i singoli beni con le loro caratteristiche e i documenti di affidamento. <strong>Successivamente e dopo pressanti richieste la risposta arrivata dal settore patrimonio forniva un mero elenco dei beni confiscati, circa un centinaio, demandando ad altri settori la competenza sui dati di monitoraggio.</strong> “Ma il regolamento dice altro ed è rigoroso &#8211; ha spiegato Ripepi &#8211;<strong> Per evitare infiltrazioni sui beni sottratti alla ‘ndrangheta si prevede un monitoraggio annuale dell’Ente</strong> ed anche che le associazioni affidatarie dei beni mandino ogni sei mesi relazioni dettagliate con il personale utilizzato, i contratti stipulati e le attività svolte, per poter dare agli organi preposti tutti gli strumenti per escludere la presenza di persone vicine alla &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p>Non solo. Il fatto più grave è la <strong>mancanza di informazioni sullo stesso numero dei beni confiscati nel comune di Reggio.</strong> Ripepi dichiara infatti di aver saputo da Nancy Iachino, ex delegata comunale nello scorso mandato, che i beni sarebbero 300. Per tali ragioni <strong>Massimo Ripepi ha chiesto al prefetto Mariani il commissariamento del settore comunale preposto ai beni confiscati finchè tutto non sarà chiarito.</strong> &#8220;Con umiltà ma decisi &#8211; conclude &#8211; continueremo a vegliare per mettere luce sulle ombre dell’amministrazione Falcomatà, la più scarsa e sciatta della storia di Reggio Calabria&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Ripepi si difende dai media &#8220;sacerdoti della menzogna&#8221;, sui quali vuole scrivere un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 09:08:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono mai stati facili i rapporti tra i media Massimo Ripepi, consigliere comunale reggino e guida spirituale della comunità cristiana &#8220;Pace&#8221; di Catona. Così la recente associazione del proprio nome a una vicenda di pedofilia (dopo le dichiarazioni della madre di una bambina abusata in un atto giudiziario) accende l&#8217;invettiva di papà Ripepi &#8211; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono mai stati facili i rapporti tra i media Massimo Ripepi, consigliere comunale reggino e guida spirituale della comunità cristiana &#8220;Pace&#8221; di Catona. <strong>Così la recente associazione del proprio nome a una vicenda di pedofilia (dopo le dichiarazioni della madre di una bambina abusata in un atto giudiziario) accende l&#8217;invettiva di papà Ripepi &#8211; così lo chiamano i devoti della sua chiesa &#8211; contro quei giornalisti &#8220;sacerdoti della menzogna&#8221;</strong> che per l&#8217;ennesima volta lo avrebbero diffamato con modalità da &#8220;giustizialisti assetati di sangue&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ira funesta di Massimo Ripepi esplode dopo la condanna a 7 anni di carcere di un impiegato 58enne per molestie sessuali su una minore a Reggio, reato denunciato dalla madre della bambina, che aveva frequentato con la sua famiglia la comunità di Catona. <strong>La donna, di nazionalità nigeriana, dopo aver accusato il pedofilo aveva pensato di ritirare la denuncia dichiarando al giudice che era stato Ripepi, come pastore della sua chiesa, a suggerirle di perdonare il molestatore.</strong> Questo racconto si trova nero su bianco nella sentenza di condanna del pedofilo, dove però il riferimento a Ripepi (che non è indagato) è al solo sentimento del perdono e non già al ritiro della denuncia, iniziativa personale della donna. Invece, tuona il consigliere e religioso, dai titoli di certa stampa risulta che la madre avesse pensato di ritrattare proprio dietro sollecitazione di papà Massimo. <strong>Ripepi ha rettificato con una nota, ma non ancora soddisfatto ha voluto rincarare la dose con una diretta Fb dove ieri sera si è messo a disposizione dei suoi confratelli per ogni chiarimento sulla vicenda</strong>. Che sarebbe stata ricostruita in modo falso. &#8220;E&#8217; l&#8217;ennesima accusa infamante &#8211; dice Massimo Ripepi &#8211; da parte di giornalisti, che per fortuna sono una piccola grande rispetto alla maggioranza di seri professionisti, giustizialisti che da quattro righe in una sentenza generano casi mediatici&#8221;. Il consigliere mostra il foglio su cui, colorato con l&#8217;evidenziatore, appare il suo nome in un fugace passaggio della deposizione della nigeriana.</p>
<p><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-154828" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001.jpg" alt="" width="1080" height="564" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001.jpg 1080w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-300x157.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-1024x535.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-768x401.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-696x363.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-1068x558.jpg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/05/IMG-20210512-WA0001-804x420.jpg 804w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p><strong>E precisa di non avercela con tutti i giornalisti, sebbene sul piatto della bilancia i suoi trascorsi con quei pochi fabbricatori di sensazionalismi siano i più pesanti.</strong> Celebre e dai toni rabbiosi fu il suo scontro con una giornalista reggina che aveva ricordato il coinvolgimento del consigliere in un episodio di stalking; e<strong> l&#8217;attuale status di autosospeso da Fratelli d&#8217;Italia si deve all&#8217;agghiacciante storia di lunghi abusi sessuali su una ragazzina che aveva riguardato una famiglia seguita spiritualmente da Ripepi nella comunità di Catona</strong> &#8211; anche in quel caso il pastore aveva lamentato accenti mediatici strumentali nell&#8217;amplificare il suo ruolo nei fatti. Eppure quell&#8217;ultimo caso appare molto simile a questo della madre nigeriana (anche stavolta c&#8217;è una vittima disorientata che chiede sostegno e consiglio al padre religioso). Ma ora Massimo Ripepi non ci sta: <strong>&#8220;E&#8217; una info<span style="color: black;">ndata, falsa e calunniosa accusa</span></strong><span style="color: black;"><strong> nei miei confronti</strong> che ha origine da quattro righe di una sentenza nella quale una donna nigeriana ha dichiarato che le avrei detto di perdonare un tale funzionario di banca che non ho mai conosciuto&#8221;. <strong>Infatti, spiega il consigliere, mentre la donna e la sua famiglia erano effettivamente stati membri della chiesa, nulla lui sa dell&#8217;uomo condannato. Nè ha mai spinto la donna a ritirare la denuncia: &#8220;In realtà questa madre non voleva sottoporsi all&#8217;interrogatorio degli inquirenti e per questo aveva pensato, come idea sua, di ritrattare le sue accuse verso quell&#8217;uomo&#8221;.</strong> </span></p>
<p>Sul <strong>perdono,</strong> invece, la riflessione di Ripepi è diversa: &#8220;Non so niente di questa storia di violenze e non so perché la signora, che conosco e ho aiutato spiritualmente per molti anni insieme alle sue figlie come faccio sempre, ha fatto queste false dichiarazioni. <strong>Preciso però che se mi fossi trovato in questa situazione avrei consigliato alla signora di denunciare alle autorità competenti , perché questo si deve fare, ma anche di perdonare cristianamente il peccato per come Gesù Cristo ci insegna</strong> nella preghiera delle preghiere ovvero il Padre Nostro. Il perdono lo consiglierò sempre, perché noi doniamo il perdono a chi ci fa male per essere poi perdonati da Gesù per i nostri peccati&#8221;.</p>
<p>Nella diretta Facebook, durante la quale fioccano commenti di solidarietà e parole di stima ed esaltazione cristiana verso papà Massimo, il consigliere-pastore rivela che <strong>nella comunità c&#8217;è oggi una donna che dopo anni di abusi ha trovato la forza di lasciare il marito ed è al centro di un percorso spirituale. &#8220;L&#8217;ex marito &#8211; racconta Ripepi &#8211; è stato allontanato dalla nostra chiesa e per legge gli è vietato avvicinarsi alla moglie e gli altri familiari. Ma alla donna ho detto ugualmente di perdonare e voler bene al marito, come Gesù</strong> ha fatto con noi&#8221;.</p>
<p>La conclusione di Massimo Ripepi è estatica, cristianamente ispirata: &#8220;Io continuerò a combattere per la verità, nel mio piccolo farò quello che ha fatto Gesù e so che il Signore Gesù, che io servo, farà trionfare la verità. I miserabili che raccontano bugie saranno giudicati da Gesù&#8221;. Più prosaico è invece l&#8217;annuncio di voler procedere, tramite il legale Mario Santambrogio, contro la nigeriana. <strong>I giornalisti giustizialisti (&#8220;io non lo sono mai stato, neanche in politica non ho mai chiesto le dimissioni di nessuno che sia imputato o indagato, sono garantista e aspetto che siano i giudici ad esprimersi&#8221;) avranno pure pane per i loro denti, in un altro modo. Ripepi intende smascherare le loro bugie e malefatte in un libro che sta scrivendo sullo spinoso argomento,</strong> che s&#8217;intitolerà &#8220;Sacerdoti della menzogna&#8221;.</p>
<p><strong>Isabella Marchiolo </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ripepi-si-difende-dai-media-sacerdoti-della-menzogna-sui-quali-vuole-scrivere-un-libro/">Ripepi si difende dai media &#8220;sacerdoti della menzogna&#8221;, sui quali vuole scrivere un libro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Da Fedez a Pietro Grasso, indignazione per il nuovo stop al ddl Zan sui reati di omotransfobia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/da-fedez-a-pietro-grasso-indignazione-per-il-nuovo-stop-al-ddl-zan-sui-reati-di-omotransfobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 17:14:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Eco di reazioni indignate dopo l&#8217;ennesimo stop al Senato per il ddl Zan sul riconoscimento dell&#8217;omotransfobia come reato. La Lega sta facendo ostruzionismo per impedire la calendarizzazione del disegno di legge nella commissione giustizia, chiesta da Pd, M5s, Italia Viva, Gruppo misto e Autonomie. Già approvato alla Camera lo scorso 4 novembre, il ddl è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eco di reazioni indignate dopo l&#8217;ennesimo stop al Senato per il ddl Zan sul riconoscimento dell&#8217;omotransfobia come reato.</strong> La Lega sta facendo ostruzionismo per impedire la calendarizzazione del disegno di legge nella commissione giustizia, chiesta da Pd, M5s, Italia Viva, Gruppo misto e Autonomie. Già approvato alla Camera lo scorso 4 novembre, il ddl è vicino alla conclusione dell&#8217;iter ma oggi Matteo Salvini ha scatenato nuove polemiche ammonendo sul rischio che una discussione che trova i senatori discordi possa creare divisioni in un momento così delicato per il Paese.<br />
<strong>Mentre i sostenitori del testo dichiarano che andranno avanti, a favore del ddl sono scesi in campo personaggi dello spettacolo come Elodie e Fedez.</strong> La cantante ha commentato con sconcerto: &#8220;Siete indegni, questa gente non dovrebbe stare in parlamento&#8221;. In un videomessaggio social, il rapper si è rivolto invece al nemico numero uno del mondo Lgbt, il senatore Simone Pillon (e non per la prima volta), ricordando come una tutela statale contro l&#8217;omotransfobia sia &#8220;priorità per difendere la libertà di tutti i cittadini&#8221; e spiegando che suo figlio gioca con le bambole e va bene così: &#8220;Non desta alcun tipo di turbamento in me, e non desterebbe alcun tipo di turbamento in me nemmeno su un giorno dovesse avvertire l’esigenza di truccarsi, di mettersi il rossetto, di mettersi lo smalto o una gonna, perché mio figlio ha il diritto di esprimersi come meglio crede&#8221;.<br />
E&#8217; proprio questa, la terribile ideologia gender, a spaventare familisti e oppositori del ddl Zan. <strong>Dal 2018, anno di presentazione del progetto di legge, una serrata propaganda psicologica a colpi di bufale e mostri immaginari</strong> racconta di scenari dove l&#8217;educazione sessuale a scuola instillerà nei bambini una sorta di omosessualità indotta e si rischierà la galera rivolgendo la parola a un gay (ovvero, dicono i detrattori, non avremo più libertà di espressione). In realtà la legge proposta da Alessandro Zan, che riunisce anche i testi presentati nel tempo da Laura Boldrini e Ivan Scalfarotto, prevede una clausola precisa sul punto: “<strong>Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte</strong>, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. <strong>Infatti ad essere sanzionabili con reclusione fino a 4 anni e multe fino a 6000 euro saranno non una legittima opinione su omo e transessualità (ancorché civile e non aggressiva) ma atti di discriminazione o violenze</strong> (compiuti o istigati) fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”, con le aggravanti della finalità discriminatoria e d&#8217;odio. Pure la grande paura delle fantomatiche lezioni di orientamento sessuale nelle scuole è un altro fake. <strong>La legge prevede infatti che nell&#8217;offerta formativa scolastica siano previsti programmi di sensibilizzazione per educare al rispetto e prevenire la violenza &#8211; non certo per plagiare i bambini ad identificarsi in un sesso diverso, che intanto è un&#8217;autentica assurdità e inoltre in quel caso rappresenterebbe un altro reato. </strong><br />
Due mancate convocazioni della commissione e l&#8217;idea di indicare come relatore proprio Pillon sono le strategie utilizzate dalla Lega per far arenare la legge Zan. Un tira e molla che non potrà durare a lungo. In una lettera formale condivisa dai capigruppo Pd, M5s, Iv e Autonomie in Commissione Giustizia,<strong> Pietro Grasso (LeU) ha invitato il presidente leghista della commissione, Andrea Ostellari a convocare l&#8217;Ufficio di presidenza, ribadendo che &#8216;&#8221;sui diritti non si arretra di un millimetro&#8221;.</strong><br />
<strong>Sulla vicenda è intervenuta Mirella Giuffré, presidente Agedo (associazione genitori, parenti e amici di persone omosessuali) di Reggio Calabria.</strong> In una nota, scrive: &#8220;Vi sentiamo spesso in ogni occasione parlare con molta enfasi di figli e famiglie da difendere e tutelare ma quando siamo al dunque ci sembrate contraddittori. Le nostre sono famiglie e loro sono figli nostri e vostri non marziani o forse non siamo degni della vostra attenzione perché imperfetti? E’ ora di finirla e di essere conseguenti con quello che dite. La legge sul contrasto alla omo-lesbo-bi-transfobia é in dirittura d’arrivo e a vostro parere non é degna nemmeno di essere messa a calendario dei lavori e siete disponibili a fare le barricate contro. Ma i media pieni tutti i giorni di episodi di aggressioni e insulti, in nome di una supposta morale, li vedete o no? Perché la normalità e la naturalezza nostra e delle nostre figlie e figli vi disturba così tanto? Forse le nostre famiglie valgono meno delle altre?  Perché ignorare che tutti i paesi europei più avanzati hanno norme ben più progredite senza che a nessuno sia impedito di esprimere le proprie idee? Avete una occasione storica per tutelare anche noi. Non sprecatela&#8221;.<br />
<strong>Nella città dello Stretto lo scontro tra i familisti e i sostenitori dei diritti Lgbt è da tempo molto acceso.</strong> La vicenda più clamorosa riguardò l&#8217;istituzione del registro delle unioni civili, approvato nel 2015 durante una seduta di consiglio comunale che vide la <strong>strenua opposizione del consigliere di Forza Italia Massimo Ripepi, già padre spirituale della chiesa cristiana di Catona (comunità recentemente al centro della cronaca per un caso di violenza su minore che ha coinvolto alcuni fedeli).</strong> Lo stesso Ripepi, per contrastare l&#8217;approvazione del registro, aveva in precedenza presentato una mozione intitolata &#8220;Iniziative per la tutela della famiglia naturale&#8221;, sui cui contenuti, durante un dibattito pubblico, si era espresso criticamente il movimento cittadino femminista Collettiva AutonoMia, che fa parte della rete nazionale &#8220;Non una di meno&#8221;.<strong> Nei mesi successivi Luciana Bova Vespro, fondatrice di Collettiva AutonoMia, fu bersagliata di insulti (anche attraverso pagine social create appositamente)</strong>, ad opera di un componente della chiesa di Catona, poi denunciato per diffamazione. Il relativo processo è iniziato lo scorso gennaio e &#8211; senza entrare nel merito giudiziario &#8211; l&#8217;odio manifestato verso le posizioni antiomofobe dell&#8217;attivista (da sempre vicina anche alla lotta della comunità reggina Lgbt) appare confinante con la sfera di applicazione della futura legge Zan.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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		<title>Omicidio Ripepi, Corte d&#8217;Assise d&#8217;appello: disposta perizia psichiatrica per Carnovale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 16:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Giuseppe Carnovale era capace di intendere e volere quando uccise il cognato Massimo Ripepi? A rispondere a tale domanda sull&#8217;esito del processo per omicidio che si sta svolgendo davanti la Corte d&#8217;Assise d&#8217;appello di Catanzaro sarà un consulente tecnico d&#8217;ufficio.<br />
Questo perché i giudici (presidente Cosentino, a latere Mellace) hanno accolto la richiesta di riapertura dell&#8217;istruttoria dibattimentale avanzata dall&#8217;avvocato Adele Manno, difensore dell&#8217;imputato, già condannato a 21 anni di reclusione in primo grado al termine del processo con rito abbreviato. Istanza sulla quale ha espresso parere conforme il sostituto procuratore generale Luigi Salvatore Maffia e tesa a verificare la ricorrenza di un vizio parziale di mente dell&#8217;imputato nel momento del delitto, avvenuto a &#8220;Piscopio&#8221; di Vibo Valentia il 21 ottobre del 2019. A questo punto, il processo è stato rinviato al fine febbraio per il conferimento dell&#8217;incarico da parte della Corte al perito. Il movente dell&#8217;uccisione di Ripepi sarebbe da collegare ad una vendetta per le violenze da parte della vittima ai danni della moglie e dei figli che già gli erano valsi un tentativo di omicidio messo in atto ai suoi danni da un altro figlio, un anno prima, a Vibo Valentia.</p>
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