Tag: imprenditore

  • Crotone, imprenditore denunciato per furto di energia elettrica

    Crotone, imprenditore denunciato per furto di energia elettrica

    La Polizia ha dato esecuzione ad un’ordinanza di conversione della pena pecuniaria in detenzione domiciliare sostitutiva nei confronti di un uomo, condannato per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. Il soggetto, non avendo ottemperato al pagamento della pena pecuniaria sostitutiva, è stato destinatario di un provvedimento emesso dal Magistrato di Sorveglianza che ha disposto la conversione della sanzione in detenzione domiciliare, da espiare presso il proprio domicilio. Nella medesima giornata, personale della Polizia di Stato, Squadra Amministrativa, ha effettuato un controllo amministrativo, presso un laboratorio artigianale adibito alla produzione e vendita di cibi da asporto, nonché esercizio di vicinato per la vendita di prodotti alimentari. Nel corso dell’attività ispettiva è emersa la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica. Sul posto è stato richiesto l’intervento di personale tecnico verificatore della società di distribuzione elettrica che ha accertato un collegamento illecito mediante bypass del contatore. L’energia elettrica sottratta è stata quantificata in circa 11.000 euro. In considerazione degli elementi raccolti, il titolare dell’attività è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria in quanto ritenuto responsabile del reato di furto aggravato.

    Le attività si inseriscono in un più ampio piano di controllo del territorio, finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati, con particolare attenzione al rispetto della legalità nel tessuto economico e commerciale, al fine di incrementare la percezione di sicurezza dei cittadini e contrastare in modo deciso ogni forma di illegalità. L’accertamento, che ha portato alla constatazione del furto di energia elettrica si colloca, altresì, nell’ambito di un’attività coordinata e sinergica posta in essere dalla Questura e dall’ente gestore del servizio elettrico, volta a contrastare efficacemente ogni forma di illecito.

    Nella medesima giornata, gli Agenti delle Volanti, impiegati nel servizio di controllo del territorio, hanno identificato 299 persone, hanno controllato 128 veicoli e hanno effettuato controlli domiciliari alle persone sottoposte alle misure limitative della libertà personale.

  • VIDEO-Corruzione e appalti pilotati: 6 mln confiscati a imprenditore reggino legato alla ‘ndrangheta

    VIDEO-Corruzione e appalti pilotati: 6 mln confiscati a imprenditore reggino legato alla ‘ndrangheta

    Il Comando Provinciale Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello S.C.I.C.O. e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Firenze, ha dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale che dispone la confisca di società, immobili e disponibilità finanziarie per un valore stimato di oltre 6 milioni di euro. L’attività, diretta da questa Procura della Repubblica/Direzione Distrettuale Antimafia, costituisce un ulteriore sviluppo, sotto il profilo economico-patrimoniale, delle risultanze investigative e processuali acquisite nel corso dell’operazione denominata “INTER NOS”, portata a termine nel 2021 dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria. Nel corso di tale indagine, era emersa, in particolare, la figura di un imprenditore che aveva assunto un ruolo di primo piano nell’ambito di un “cartello d’imprese” preordinato alla corruzione seriale, duratura e sistematica di pubblici funzionari per l’aggiudicazione di pubblici appalti nel settore delle pulizie e delle sanificazioni, eliminando in questo modo ogni forma di concorrenza e ottenendo indebitamente il monopolio assoluto nel citato settore di mercato.

    A tal fine, sarebbe stata costituita una “cassa comune” nella quale ciascun imprenditore avrebbe versato il proprio contributo finanziario destinato, da un lato, a corrompere i suddetti pubblici funzionari compiacenti e, sotto altro versante, a elargire pagamenti alle cosche di ’ndrangheta di Africo e Melito Porto Salvo, alle quali bisognava rivolgersi per poter lavorare sul territorio ove queste ultime compagini esercitavano la propria influenza criminale. In molti casi, tali dazioni sarebbero continuate anche dopo il pensionamento dei pubblici funzionari corrotti, nella speranza che “questi potessero mediare con i nuovi funzionari” in favore degli imprenditori associati, anche mediante un rodato meccanismo di proroghe.

    Alla luce delle richiamate evidenze investigative e delle indagini patrimoniali della Guardia di finanza, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta di questa Procura della Repubblica, ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’intero compendio aziendale di una società cooperativa, delle quote di una società a responsabilità limitata (entrambe esercenti principalmente l’attività di “pulizia generale non specializzata di edifici”), di un immobile e un conto corrente, per un valore complessivamente stimato in 6 milioni e 100 mila euro.

  • Sequestrate oltre 250 tonnellate di pellet non sicuro: denunciato imprenditore calabrese

    Sequestrate oltre 250 tonnellate di pellet non sicuro: denunciato imprenditore calabrese

    I finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del Comando Provinciale di Lecce, all’esito di una complessa e articolata attività investigativa, finalizzata a contrastare le frodi commerciali, hanno operato un sequestro di un ingente quantitativo di pellet di bassa qualità, riportante marchi contraffatti, potenzialmente dannoso per l’ambiente e per la salute umana. L’indagine, condotta dai militari del Gruppo di Gioia Tauro e della Compagnia di Otranto, ha permesso di individuare e bloccare una filiera di rivendita di pellet di origine turca non conforme agli standard qualitativi nazionali.

    In particolare, sui sacchi di pellet sequestrati, per altro scaduto da anni, oltre a non essere riportate le indicazioni del soggetto importatore e le prescritte informazioni al consumatore, era riprodotto il marchio di certificazione “ENplus A1” evidentemente contraffatto. Tale certificato garantisce la tracciabilità e i controlli lungo tutta la filiera, rappresentando un’indicazione di elevata qualità del prodotto. Due imprenditori, uno di origini calabresi e l’altro salentino, sono stati segnalati alle competenti Autorità Giudiziarie per le ipotesi delittuose di frode in commercio nonché di introduzione nello Stato e di commercio di prodotti con segni falsi.

    L’attività conferma l’impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto alla diffusione di prodotti non genuini e insicuri, che oltre a costituire un pericolo per la salute pubblica, danneggiano il mercato e gli operatori economici onesti, sottraendo opportunità e lavoro alle imprese che rispettano le regole.

  • Dia sequestra beni per 5 Mln a imprenditore cosentino condannato per associazione mafiosa

    Dia sequestra beni per 5 Mln a imprenditore cosentino condannato per associazione mafiosa

    La Direzione investigativa antimafia ha sequestrato beni per circa cinque milioni di euro a un imprenditore di Mandatoriccio (Cosenza), Mario Lavorato, attivo nei settori della distribuzione di prodotti tipici e turistico-alberghiero. Lavorato, già coinvolto nell’operazione Stige della Dda di Catanzaro, era stato condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso a seguito della sentenza della Corte di cassazione del 5 giugno 2024.
    Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l’imprenditore era una figura di riferimento per le cosche Farao-Marincola di Cirò Marina, nel Crotonese. Gli atti d’inchiesta gli attribuiscono un ruolo nel supporto alle attività estorsive e nel reimpiego di capitali illeciti nel settore immobiliare, attraverso compagini aziendali utilizzate per favorire l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, con proiezioni anche in Germania.
    Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione misure di prevenzione, scaturisce dagli accertamenti economico-patrimoniali disposti congiuntamente dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e dal direttore della Dia. Gli approfondimenti investigativi, infatti, hanno permesso di individuare asset patrimoniali intestati o riconducibili all’imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o reimpiego delle stesse, evidenziando una sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati. Nello specifico il sequestro ha riguardato un’attività d’impresa, due quote societarie, quattro immobili, cinque beni mobili e sei rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in quasi cinque milioni di euro.
    (Ansa)

  • Onlus di Catanzaro “svuotata”: imprenditore siciliano arrestato per bancarotta e autoriciclaggio

    Onlus di Catanzaro “svuotata”: imprenditore siciliano arrestato per bancarotta e autoriciclaggio

    Il Comando Provinciale di Catanzaro della Guardia di Finanza, all’esito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, ha accertato che un’importante ONLUS in stato di liquidazione giudiziale della provincia di Catanzaro – impegnata nel terzo settore, attiva nei servizi di riabilitazione, socio-sanitari e assistenziali per anziani e per persone con disabilità – è stata oggetto di plurime condotte distrattive, realizzate dai membri del Consiglio di amministrazione in concorso con un imprenditore Palermitano. La dinamica emersa nel corso delle indagini si è sviluppata attraverso la creazione di un nuovo soggetto giuridico, cosiddetto newco, nel quale è confluita esclusivamente la parte operativa della ONLUS in liquidazione giudiziale e della quale l’imprenditore siciliano risulta amministratore delegato.

    Le attività investigative della Procura di Catanzaro, condotte con l’ausilio dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro, hanno consentito di rilevare – allo stato delle indagini che necessita di verifica dibattimentale – in particolare, che la ONLUS in fallimento:
    1) risultava in stato di insolvenza dal 2016, accumulando, negli anni e sino al 2023, passività tributarie e previdenziali per oltre 19 milioni di euro;
    2) aveva fittato ad altra società (c.d. newco – le cui quote per il 51% risultano di proprietà di una S.p.A. Siciliana riconducibile all’imprenditore citato) appositamente costituita a ridosso della procedura di liquidazione, il proprio complesso operativo aziendale, senza, peraltro, prevedere, illogicamente, la percezione di alcun corrispettivo per i successivi quattro anni (pari alla somma di 4,2 milioni di euro che sarebbero stati utili a ripianare i debiti pregressi della ONLUS) e allo scopo preordinato di abbandonare l’Ente al fallimento; l’operazione ha determinato una vera e propria cessione del ramo d’azienda, poiché veniva trasferita alla newco anche la titolarità degli accreditamenti con il Servizio Sanitario Regionale, introiti – primari e necessari allo svolgimento dell’attività aziendale – su cui si fondano principalmente i ricavi aziendali.
    Sulla scorta degli esiti delle investigazioni, l’ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro, accogliendo la Richiesta di applicazione di Misura Cautelare Personale e di Misura Reale di questa Procura, ha disposto nei confronti dell’imprenditore la misura cautelare personale degli arresti domiciliari ed il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale e/o professionali, sia in relazione all’ipotesi di bancarotta fraudolenta distrattiva (legata alla creazione della c.d. newco e allo svuotamento di fatto della ONLUS) sia in relazione alla correlata ipotesi di autoriciclaggio emersa nel corso delle indagini. Difatti, oltre al reimpiego della struttura operativa distratta nella stessa newco, le attività investigative condotte hanno evidenziato un abuso di posizione dominante della S.p.A. siciliana nella compagine di governo della c.d. newco, circostanza che ha consentito, al citato imprenditore, sin da subito di attuare condotte di drenaggio di liquidità dalla c.d. newco a favore della S.p.A., senza che vi fosse alcuna ragione economica sottostante.

    Oltre alle misure cautelari personali, sono state disposte dal GIP le misure del sequestro preventivo impeditivo della c.d. newco, essendo stata utilizzata per commettere i fatti distrattivi e di autoriciclaggio e del sequestro preventivo ai fini della confisca, anche per equivalente, della somma
    di oltre 644 mila euro, nei confronti della citata newco e, nel caso di mancanza o insufficienza di denaro, anche nei confronti dell’imprenditore di origine siciliana. Tale somma corrisponde agli utili realizzati nelle annualità 2022 e 2023 dalla newco, attraverso la gestione del complesso aziendale distratto dalla ONLUS. Infine, è stato contestato anche alla c.d. newco l’illecito amministrativo di cui all’art. 25 octies del D.Lgs. 231/2001 in ragione delle operazioni di autoriciclaggio contestate all’imprenditore siciliano, legale rappresentante della stessa.

  • Crotone, Polizia arresta un imprenditore condannato per il reato di bancarotta fraudolenta

    Crotone, Polizia arresta un imprenditore condannato per il reato di bancarotta fraudolenta

    I poliziotti della Questura di Crotone, nell’ambito di mirati servizi di controllo del territorio volti a prevenire e contrastare la commissione di reati contro il patrimonio disposti dal Questore della Provincia di Crotone, Renato PANVINO, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catanzaro, un soggetto condannato in via definitiva alla pena di anni 4, mesi 3 e giorni 16 di reclusione per i reati bancarotta fraudolenta aggravata, commessi in Crotone dall’anno 2002 al 2005.

    I poliziotti, dopo attente ricerche, hanno individuato l’uomo mentre si trovava nei pressi del centro cittadino. Alla luce delle attività effettuate, si è proceduto, quindi, all’arresto del soggetto che è stato immediatamente tradotto presso la Casa Circondariale di Crotone.

    L’attività si inserisce in un più ampio piano di controllo del territorio volto alla prevenzione e repressione dei reati, con particolare riferimento ai reati contro il patrimonio, al fine di incrementare la percezione di sicurezza dei cittadini e contrastare in modo deciso ogni forma di illegalità.

  • VIDEO-GDF esegue sequestro per equivalente nei confronti di imprenditore del soveratese

    VIDEO-GDF esegue sequestro per equivalente nei confronti di imprenditore del soveratese

    I Finanzieri della Compagnia Soverato, a completamento di articolate e complesse indagini di polizia economico-finanziaria a carattere trasversale e rilievo transnazionale in tema di gioco d’azzardo illegale ed evasione fiscale, hanno eseguito un provvedimento di sequestro per equivalente emesso dal Tribunale Ordinario di Catanzaro – Sezione G.I.P./G.U.P. di oltre un milione di euro nei confronti di un imprenditore del soveratese, già titolare di un bar, mediante la procedura di congelamento di rapporti bancari e disponibilità finanziarie detenute in Stato estero per il tramite del canale di giustizia europeo Eurojust. L’attività dei militari trae origine da un controllo amministrativo congiunto con l’Agenzia delle Dogane e Monopoli concluso con il sequestro di 8 apparecchi di vincita in denaro i quali disponevano di una doppia scheda, attivabile tramite appositi telecomandi, che impedivano alla macchina di inviare le giocate all’Agenzia delle Entrate e, pertanto, evadere le imposte. In conseguenza di ciò i Finanzieri ha avviato anche una verifica fiscale che ha permesso di accertare ulteriori imposte evase e redditi non dichiarati complessivamente per oltre 6 milioni di euro.

    Sulla base degli accertamenti tecnici eseguiti sulle schede sequestrate da parte dell’Agenzia dei Monopoli è stato accertato un Prelievo Erariale Unico (PR.E.U) non versato, relativo alle giocate abusive effettuate, pari ad € 1.111.371,56 ed è stato deferito all’Autorità Giudiziaria il titolare dell’attività commerciale responsabile del sistema di gioco d’azzardo illegale scoperto e dell’evasione fiscale accertata per i reati di peculato, truffa aggravata, frode informatica e dichiarazione infedele. L’Autorità Giudiziaria ha emesso il provvedimento di sequestro per equivalente per un importo pari al PREU non versato. Nel corso dell’esecuzione del sequestro, inoltre, i Finanzieri hanno riscontrato che il responsabile riceveva bonifici dall’estero, per diverse migliaia di euro, da una banca con sede a Sofia, in Bulgaria, da un conto avente la medesima titolarità.

    Attraverso il canale di giustizia europeo Eurojust, è stato, pertanto, emesso dal Tribunale della Città di Sofia ed eseguito dalle Autorità collaterali estere, un certificato di congelamento del conto estero e delle disponibilità finanziarie in esso giacenti fino alla concorrenza della somma già disposta dalla Giustizia italiana.
    Il procedimento pende nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento e solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna

  • Lamezia, imprenditore 43enne ai domiciliari: in auto con 1,2 Kg di cocaina

    Lamezia, imprenditore 43enne ai domiciliari: in auto con 1,2 Kg di cocaina

    La Guardia di Finanza di Lamezia Terme ha tratto in arresto in flagranza imprenditore Lametino. R.P. di 43 anni. Secondo quanto si è appreso l’uomo era stato fermato per un controllo allo svincolo autostradale di Lamezia Terme, dove in seguito a perquisizione con cane antidroga, gli è stato rinvenuto 1,2 kg di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

    All’indagato è stato contestato anche l’ aggravante dell’ articolo 80 della Legge speciale, per l’ ingente quantitativo di stupefacenti. Questa mattina dinanzi al Gip di Lamezia Terme si è tenuta l’udienza di convalida, con richiesta di custodia cautelare in carcere da parte dell’ Ufficio di Procura.

    L’uomo, difeso  dall‘ avvocato Renzo Andricciola, è stato posto agli arresti domiciliari. R.P. si è avvalso della facoltà di non rispondere, anche se ha reso dichiarazioni spontanee.

  • Serra San Bruno, sostituiva e asportava piante autorizzate al taglio per avere maggior profitto

    Serra San Bruno, sostituiva e asportava piante autorizzate al taglio per avere maggior profitto

    Importante operazione del Nucleo Carabinieri Forestale di Serra San Bruno (VV), impegnato in un controllo del territorio disposto dal Gruppo CC Forestale di Vibo Valentia. I militari hanno denunciato un imprenditore forestale del luogo, ritenuto responsabile del taglio irregolare di un lotto boschivo composto da piante di faggio, abete e douglasia, ricadente all’interno del Parco Regionale delle Serre e di proprietà del demanio regionale.

    Secondo quanto accertato dagli uomini dell’Arma Forestale, l’indagato avrebbe alterato la “martellata” – il contrassegno che individua le piante autorizzate al taglio – sostituendo gli alberi regolarmente segnati con altri di diametro superiore. Non solo: sono state individuate anche numerose piante non autorizzate, abbattute e asportate dopo averne occultato le ceppaie. In totale risultano trafugate 96 piante, tra cui 47 esemplari di douglasia e 49 di abete bianco, per un valore complessivo stimato in circa 25.000 euro.

    All’imprenditore sono stati contestati diversi reati: furto aggravato, danneggiamento aggravato, deturpamento di bellezze naturali, oltre alla violazione del vincolo paesaggistico e delle norme che regolano le aree protette. A suo carico è stata inoltre elevata una sanzione amministrativa di 15.300 euro per violazioni in materia di polizia forestale.

  • Associazione antiracket Lamezia in Tribunale al fianco dell’imprenditore e socio Simone Aiello

    Associazione antiracket Lamezia in Tribunale al fianco dell’imprenditore e socio Simone Aiello

    “Il nostro socio Simone Aiello è stato sentito come testimone dal Tribunale Collegiale Penale di Catanzaro. La sua deposizione aveva ad oggetto le minacce dallo stesso subite da alcuni soggetti operanti durante i lavori edili che Simone stava conducendo a capo della sua ditta. Il suo comportamento è stato esemplare in ogni momento: a partire dall’inizio di questa brutta storia, allorquando ha immediatamente denunciato l’episodio estorsivo, alla collaborazione con le Forze dell’Ordine a ieri, quando ha chiaramente ribadito i fatti, pronunciato i nomi e mantenuto la schiena dritta. Con lui, come sempre in tutte le altre occasioni in cui uno di noi viene sentito in Tribunale, erano presenti molti soci di ALA, suoi colleghi imprenditori, amici ma soprattutto orgogliosi di lui” – è la dichiarazione rilasciata dall’associazione antiracket.

    “La testimonianza resa – si legge in una nota – rappresenta il punto più visibile di un percorso di responsabilità iniziato anni fa e sostenuto da ALA sin dall’inizio. L’associazione è stata accanto al socio dal momento della denuncia, nei passaggi più complessi del procedimento e, ieri, anche nell’aula di giustizia con una presenza numerosa di imprenditori associati. Una presenza non formale, ma concreta: la dimostrazione che chi denuncia non è solo. La vicenda si inserisce nel più ampio contesto della lotta al racket e all’usura nel territorio, un impegno che ieri ha conosciuto un altro passo significativo con la firma in Prefettura del nuovo Protocollo contro usura ed estorsione, sottoscritto da istituzioni, forze dell’ordine, parti sociali e associazioni, tra cui ALA. Un patto che rafforza gli strumenti di tutela e ascolto messi a disposizione degli imprenditori e che riconosce il ruolo essenziale delle associazioni antiracket nel costruire fiducia, accompagnamento e prossimità”.

    Attraverso il proprio sportello attivo presso il Civico Trame di Lamezia Terme, ALA offre accoglienza, orientamento e assistenza a chi sceglie di denunciare o teme pressioni illecite. L’esperienza maturata negli anni dimostra che oggi esiste una rete solida, capace di sostenere chi decide di rompere il silenzio e difendere la propria libertà economica.
    “La storia del socio ascoltato in Tribunale lo conferma- prosegue la nota -: denunciare è possibile, è giusto, ed è una scelta di responsabilità verso la propria impresa e verso il territorio. Una scelta che ALA continua a sostenere con convinzione, ricordando che preservare l’economia sana della nostra comunità è un dovere condiviso, e che ogni imprenditore ha oggi la possibilità di non voltarsi dall’altra parte”.