Tag: imprenditore

  • VIDEO-Imprenditore Reggino esasperato denuncia ed estorsore finisce in carcere

    VIDEO-Imprenditore Reggino esasperato denuncia ed estorsore finisce in carcere

    Questa notte i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria e della Compagnia di Melito Porto Salvo, a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato di 78 anni, residente a Montebello Jonico. L’attività investigativa, svolta secondo metodologie tradizionali, trae origine dalla denuncia di un imprenditore, titolare di impresa attiva nel settore dell’edilizia e nel campo dei lavori pubblici con cui ha rappresentato di essere vittima, sin dal 2015, di plurime condotte estorsive, aggravate dal metodo mafioso, da parte dell’indagato. Nello specifico, la vittima sarebbe stata costretta a corrispondere, negli anni, complessivamente circa 30.000 euro a titolo estorsivo e, comunque, gli sarebbe stato richiesto il 6% del valore di ogni appalto, tutte le volte che la sua impresa era riuscita ad aggiudicarsi lavori nel comprensorio di Melito Porto Salvo. Le continue richieste avrebbero condotto l’imprenditore alla disperazione, attesa l’esosità delle somme pretese.

    Sono stati denunciati anche diversi tentativi di estorsione, per un ammontare complessivo di 114.000 euro, in relazione ai lavori pubblici ottenuti dalla vittima nel circondario di Melito Porto Salvo, dietro minaccia di gravi azioni ritorsive, quali danneggiamenti e atti incendiari. L’indagato, in particolare, avrebbe ostentato le proprie relazioni nell’ambiente ‘ndranghetista e si sarebbe vantato della propria “carriera” criminale. La soffocante imposizione sulla vittima, da parte dell’indagato, sarebbe stata esercitata attraverso il metodo mafioso, che si sarebbe estrinsecato in reiterate imboscate presso i cantieri, insistenti richieste formulate agli operai e continue minacce.
    L’ipotesi investigativa, così come descritta, è stata accolta dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, che ha emesso un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti dell’indagato.

    L’importante risultato operativo è stato reso possibile anche grazie alla coraggiosa denuncia della vittima ed al dialogo collaborativo instaurato con la stessa, strumento fondamentale per sradicare l’odioso fenomeno estorsivo che l’Arma dei Carabinieri si impone di contrastare con ogni mezzo. Al termine delle operazioni di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Arghillà, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

  • Sequestro da 1mln a imprenditore funebre della Locride affiliato a cosca “Morabito Bruzzaniti Palamara”

    Sequestro da 1mln a imprenditore funebre della Locride affiliato a cosca “Morabito Bruzzaniti Palamara”

    Beni per un valore di oltre 914 mila euro a un imprenditore della locride operante nel settore delle onoranze funebri, a seguito di un provvedimento ablativo emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della locale Procura. Il provvedimento è stato eseguito dal Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria che ha provveduto al sequestro dei beni riconducibili all’imprenditore – costituiti da 10 immobili nonché da conti correnti, libretti di deposito, titoli di Stato, azioni, obbligazioni, certificati di deposito, assicurazioni e relative disponibilità – per un valore complessivamente stimato di quasi 1 milione di euro.

    L’imprenditore destinatario della misura patrimoniale risulta condannato in via definitiva nel 2019 per il delitto di associazione mafiosa, in quanto è stata accertata la sua stabile “intraneità” nella cosca “Morabito Bruzzaniti Palamara” – al tempo operante nel territorio di Africo, Samo, Brancaleone Bianco e capeggiata da Morabito Giuseppe, detto il “Tiradritto” – con il ruolo di partecipe, occupandosi del recupero delle armi (utilizzate per esercitare poteri intimidatori nell’hinterland di competenza) e, più in generale, dell’organizzazione di incontri mafiosi e della gestione dei rapporti con altre famiglie criminali.
    Più nel dettaglio, sulla base del contenuto delle intercettazioni eseguite nel corso dell’indagine che ha condotto alla condanna definitiva del citato imprenditore, quest’ultimo si contraddistingueva “per il suo uso non comune di armi (peraltro ritrovate nel suo appartamento in occasione della misura cautelare), pronte all’uso, come rimedio più efficace nella risoluzione di conflitti di natura associativa”, venendo descritto dai sodali “come uomo violento, apprezzato ed elogiato dai capi, pronti a intervenire per tutelare il suo onore oltraggiato da appartenenti ad altre cosche”.

    L’indagine patrimoniale nei confronti del soggetto è stata sviluppata dalla Compagnia di Melito Porto Salvo, in stretta e sistematica sinergia con il Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di finanza (S.C.1.C.O.), attraverso complesse e articolate investigazioni e verifiche documentali, che hanno fatto emergere un illecito compendio di ricchezza direttamente e indirettamente nella disponibilità del citato imprenditore, il cui valore è risultato decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dal medesimo dichiarata.

  • Confisca definitiva di 1,6 Mln ad imprenditore contiguo a cosca “Accorinti” di Briatico

    Confisca definitiva di 1,6 Mln ad imprenditore contiguo a cosca “Accorinti” di Briatico

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro ha dato esecuzione al decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro, parzialmente modificato dalla Corte d’Appello di Catanzaro, che ha disposto la confisca definitiva di un appezzamento di terreno con sovrastante fabbricato e delle quote di partecipazione ad una compagnia di navigazione di Briatico (VV), ivi compresa la pertinente quota di patrimonio aziendale, per un valore complessivo di oltre 1,6 milioni di euro, intestati e/o riconducibili ad un soggetto contiguo alla cosca “ACCORINTI” di Briatico (VV). Ciò in ragione del suo coinvolgimento nell’operazione “Costa Pulita”, in cui è stato condannato dal Tribunale di Vibo Valentia ad anni 4 e mesi 6 di reclusione, per il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di agevolare la cosca “ACCORINTI” di Briatico (VV), in relazione alle restanti quote di partecipazione nella compagnia di navigazione.

    Le investigazioni di polizia giudiziaria, coordinate dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, avevano consentito di accertare, tra l’altro, come la citata consorteria mafiosa, appoggiata dalla potente cosca “MANCUSO” di Limbadi/Nicotera (VV), attraverso la stessa compagnia di navigazione, si fosse ingerita nel business delle mini-crociere alle isole Eolie. Attualmente, inoltre, l’uomo è imputato nel processo “Cathago Maestrale-Olimpo-Imperium” celebrato dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia per associazione mafiosa in quanto ritenuto organico alla cosca “ACCORINTI” di Briatico (VV).

    Con il predetto provvedimento si conclude il procedimento di prevenzione patrimoniale nel corso del quale sono stati svolti complessi accertamenti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.O. – Sezione Misure di Prevenzione Catanzaro, che aveva documentato una significativa sproporzione tra il loro valore ed i redditi dichiarati dall’interessato, che è stato inquadrato, per il periodo 2007-2011, nella categoria dei soggetti connotati da “pericolosità qualificata”.

  • Imprenditore Cosentino destinatario della misura di divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa

    Imprenditore Cosentino destinatario della misura di divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa

    Nella giornata odierna, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza hanno dato esecuzione alla misura cautelare dell’interdizione del divieto temporaneo di esercitare l’attività di impresa e di ricoprire uffici direttivi di imprese per un anno, emessa dal GIP presso il Tribunale di Cosenza, nei confronti di un imprenditore cosentino, per la ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, nonché al sequestro preventivo di titoli e denaro provento del reati contestati

    Il provvedimento, emesso su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, scaturisce dall’attività di indagine svolta, dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Castrovillari, e ha riguardato la verifica e l’analisi della documentazione contabile di una società con sede a Castrolibero, utilizzata a sostegno e giustificazione di una articolata operazione commerciale, che ha consentito di ricostruire l’uso di fatture emesse da una società che si è ipotizzato come “evasore totale”.
    Le indagini, eseguite, anche, mediante perquisizioni dei locali della società, hanno permesso di ricostruire su piano della gravità indiziaria, la falsità di alcuni documenti, artatamente creati riguardanti dei falsi costi sostenuti al fine di evadere le imposte, risparmiando circa 165.000 euro di imposte che avrebbero dovuto essere versate all’Erario.

    Tali somme sono in fase di recupero attraverso l’esecuzione del sequestro preventivo disposto dal G.I.P., su richiesta della Procura di Cosenza, anche nei confronti della società utilizzatrice della fattura falsa, ex D. Lgs 231/2001, e ciò in quanto, sul piano cautelare, la società non avrebbe adottato un modello organizzativo e di gestione, e istituito l’organismo di vigilanza previsto dalla specifica normativa, rendendo così possibile l’utilizzo di documenti falsi, a vantaggio della società stessa.

  • VIDEO-Maxi-confisca a imprenditore legato alla cosca Forastefano-Abbruzzese della Sibaritide

    VIDEO-Maxi-confisca a imprenditore legato alla cosca Forastefano-Abbruzzese della Sibaritide

    Nei giorni scorsi, i militari del Comando Provinciale Catanzaro della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione al Decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, con cui è stata disposta la confisca di nr. 3 società e relativi patrimoni aziendali, comprendenti numerosi autoveicoli, nr. 3 unità immobiliari e conti correnti, riconducibili ad un soggetto contiguo alla cosca “Forastefano-Abbruzzese”, e che rientrerebbe nella categoria dei soggetti connotati da “pericolosità qualificata”, come previsto dal Decreto Legislativo n. 159/2011, in quanto indiziato di uno dei reati previsti dall’articolo 51, commi 3-bis, del codice di procedura penale. Si tratta di provvedimento di natura cautelare, adottato ex art. 24 d.lgs. 159/2011, dal Tribunale di Catanzaro – Seconda Sezione Penale – Ufficio Misure di Prevenzione nell’ambito del procedimento di prevenzione, sulla base delle articolate indagini economico – patrimoniali coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – D.D.A. ed eseguiti dagli specialisti della Sezione Misure di Prevenzione -Gruppo Investigazione Criminalità organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro, con riguardo alla posizione reddituale del destinatario, e dei familiari, volte a verificare la effettiva disponibilità, la provenienza dei beni e la sproporzione del relativo valore rispetto ai redditi dichiarati e all’attività lavorativa.

    I beni oggetto di confisca erano stati già stati sottoposti a sequestro disposto, in via anticipata, ai sensi dell’art. 24 d.lgs. 159/2011dal medesimo Tribunale, nel mese di ottobre 2024. Il soggetto destinatario del provvedimento di confisca era stato coinvolto nei procedimenti penali, convenzionalmente denominati Gentleman II, Kossa e Athena, che hanno riguardato la citata organizzazione criminale operante nella Sibaritide, nei quali, rispettivamente, sono stati ipotizzati i reati di partecipazione all’associazione dedita all’importazione internazionale di sostanze stupefacenti, truffa ai danni dello Stato e violenza privata, tutti reati aggravati dall’agevolazione alla cosca e commessi nel periodo compreso tra l’anno 2017 e il 2023.

    I predetti procedimenti sono attualmente nella fase di giudizio, e in particolare il p.p. c.d. “Gentleman II”, nel quale l’attività di indagine è stata caratterizzata dall’utilizzazione degli strumenti della cooperazione internazionale, pende in fase di trattazione del giudizio abbreviato davanti al GUP di Catanzaro, analogamenteil p.p. c.d. “Athena”pendein fasedi trattazione del giudizio abbreviato, mentre il p.p. c.d. “Kossa” pende in fase di giudizio di appello proposto avverso la sentenza di condanna in primo grado.

  • VIDEO-Estorsione ad imprenditore nella Locride: costretto a non partecipare ad una gara d’appalto

    VIDEO-Estorsione ad imprenditore nella Locride: costretto a non partecipare ad una gara d’appalto

    Dalle prime luci dell’alba, a Siderno, Placanica, Riace e Caulonia, i Carabinieri della Compagnia di Locri, con il supporto della Compagnia di Roccella Jonica, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza dispositiva di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Dott. Giuseppe Lombardo, nei confronti di 5 persone (di cui 4 in carcere ed 1 ai domiciliari), ritenuti responsabili in concorso tra loro e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di turbata libertà degli incanti. Le complesse e articolate indagini, condotte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Locri, a partire dal mese di marzo 2023, hanno posto l’attenzione sull’annosa piaga del delitto di estorsione aggravata dal metodo mafioso, posto in essere in danno di imprenditori della Locride, impegnati nel settore dei pubblici appalti. Le investigazioni hanno avuto origine dalle dichiarazioni rese da un dirigente di un Ufficio tecnico di un Comune della Locride, il quale ha riferito, seppur de-relato, dell’impossibilità esternatagli dal titolare di “fatto” di una impresa edile della zona, di aderire ad un invito a partecipare ad una procedura di appalto, riguardante il rifacimento di alcune strade del Comune di Siderno (RC). Il motivo dell’impossibilità, sarebbe stato da rinvenirsi nelle minacce che il professionista avrebbe patito, ad opera di soggetti non meglio precisati, interessati a svolgere il “lavoro” a Siderno.

    L’attività investigativa condotta, oltre che con metodi tradizionali, anche mediante intercettazioni di tipo tecnico, ha consentito di documentare un “incontro”, avvenuto nel marzo 2023, presso un immobile direttamente riconducibile ad uno degli indagati, ove si ponevano in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco, a costringere il citato imprenditore ed indirettamente il di lui figlio (formale titolare della ditta), a non partecipare ad una gara d’appalto per i lavori di rifacimento del manto stradale, da realizzarsi nel Comune di Siderno. Inoltre, emergeva in tutta la sua evidenza, il ruolo di “intermediario” svolto dal fratello dell’imprenditore/persona offesa, il quale avrebbe indotto quest’ultimo a non partecipare alla gara, ipotizzando una situazione di concreto pericolo per l’azienda, in caso contrario. Infine, è stata riscontrata l’utilizzazione, in tutta la commissione dell’azione delittuosa, delle metodiche e dei presupposti dell’associazione di stampo mafioso, quali, in particolare, le modalità di convocazione della persona offesa (presso un luogo a lui sconosciuto), al cospetto di un gruppo di individui, taluni a lui non noti, di cui si spendeva il curriculum criminale, rappresentando la contiguità di taluni con il locale di ‘Ndrangheta di Siderno.

    L’attività investigativa conferma l’attenzione dell’Autorità Giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri, nella prevenzione e repressione dei fenomeni criminali che ostacolano lo sviluppo di interi settori economici e della libera concorrenza, compromettendo nel contempo, la legalità e la corretta esecuzione degli appalti pubblici, a svantaggio del cittadino. Il provvedimento adottato è stato disposto in sede di indagini preliminari, pertanto, i destinatari dello stesso sono persone sottoposte ad indagini e, quindi, presunti innocenti fino ad eventuale sentenza di condanna definitiva.

  • Sfruttava i dipendenti costretti anche a restituire parte dello stipendio: imprenditore arrestato a Satriano

    Sfruttava i dipendenti costretti anche a restituire parte dello stipendio: imprenditore arrestato a Satriano

    Questa mattina, a Satriano (CZ), i Carabinieri della Compagnia di Soverato unitamente a quelli del Nucleo Ispettorato del lavoro (NIL) di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare applicativa degli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura, nei confronti di un soggetto legale rappresentante di un’impresa operante nel settore del commercio, gravemente indiziato di avere commesso i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro ed estorsione.

    Contestualmente il Gip ha emesso decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca dell’intera azienda e dei beni strumentali all’esercizio dell’attività, con contestuale nomina di un custode e amministratore giudiziario dei beni

    L’indagine, avviata nel gennaio 2024 a seguito delle dichiarazioni acquisite da due lavoratori che riferivano illegittime condotte del datore di lavoro, ha consentito di delineare l’esistenza di un’attività illecita di sfruttamento del lavoro posto in essere dall’indagato; nella fattispecie:
     i dipendenti erano impiegati per 10 ore giornaliere a fronte delle 4 previste dal contratto di assunzione a tempo parziale;
     le mansioni effettivamente svolte di cassiere e commessi risultavano diverse da quelle contrattuali (addetto alle pulizie);
     ogni lavoratore poteva assentarsi per un massimo di tre giorni al mese e non erano concessi altri giorni di assenza;
     i giorni di assenza venivano decurtati dallo stipendio;
     omesso versamento dei contribuiti previdenziali in favore dei dipendenti pari a 166.6886.00 euro;
     disvelare che i dipendenti erano costretti a restituire una parte dello stipendio in contanti, pena il loro licenziamento;
     appurare le pessime condizioni di lavoro, ovvero anche il controllo attraverso sistemi di videosorveglianza dei dipendenti.

  • Usura ai danni di un imprenditore di Cassano, manette per ‘strozzino’ 50enne di Terranova da Sibari

    Usura ai danni di un imprenditore di Cassano, manette per ‘strozzino’ 50enne di Terranova da Sibari

    Il 50enne F.F.L., originario di Terranova da Sibari (CS) è stato arrestato in flagranza, perchè ritenuto presunto responsabile del reato di usura in danno di un imprenditore cassanese, dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Cassano.

    L’attività investigativa, scaturita a seguito della denuncia sporta dallo stesso imprenditore, si è successivamente sviluppata attraverso l’organizzazione di un incontro ad hoc al fine di monitorare la consegna di una tranche di denaro dalle mani della vittima a quelle del presunto usuraio, utilizzando banconote preventivamente sottoposte a segnatura.

    Il conseguente riscontro, effettuato con il coordinamento del magistrato di turno della Procura di Castrovillari, ha consentito di desumere una serie di elementi ritenuti idonei a procedere all’arresto in flagranza del soggetto, il quale è stato condotto presso il carcere della città del Pollino.

  • VIDEO-Sequestro da 2,7mln ad un imprenditore vicino agli Arena di Isola Capo Rizzuto

    VIDEO-Sequestro da 2,7mln ad un imprenditore vicino agli Arena di Isola Capo Rizzuto

    Militari del Servizio Centrale I.C.O. e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione al decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura di Catanzaro – Direzione Distrettuale Antimafia, con cui è stato disposto il sequestro di n. 13 unità immobiliari, n. 1 appezzamento di terreno ed n. 1 ditta individuale, per un valore complessivo di circa 2,7 milioni di euro, riconducibili ad un soggetto intraneo al gruppo mafioso “ARENA”, rientrante nella categoria dei soggetti connotati da “pericolosità sociale qualificata”, come previsto dal Decreto Legislativo n. 159/2011, in quanto indiziato di appartenere alle associazioni di cui all’articolo 416-bis c.p.. Il soggetto destinatario del provvedimento ablativo è stato coinvolto nel procedimento penale convenzionalmente denominato “Jonny”, che ha riguardato l’organizzazione mafiosa Arena operante ad Isola Capo Rizzuto (KR) nel periodo compreso tra il 2002 ed il 2019, ed è stato condannato, anche nel grado d’appello, per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. L’attività investigativa aveva ricostruito come le cosche crotonesi, in passato in conflitto tra loro, fossero addivenute ad una “pax mafiosa” per spartirsi le ingenti somme di denaro pubblico destinato all’accoglienza dei migranti attraverso le forniture, documentate anche con fatturazioni di comodo, al Centro Accoglienza “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto (KR). Dalle indagini compiute, peraltro, era emerso che il sodalizio aveva acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on-line, esercitata con modalità totalmente illecite, nonché del noleggio degli apparecchi per il gioco on-line.

    Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale Ordinario di Catanzaro, sulla base delle articolate indagini economico – patrimoniali coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – D.D.A., eseguite dagli specialisti della Sezione Misure di Prevenzione – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro e del Servizio Centrale I.C.O., che hanno palesato un’evidente sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità del proposto ed i redditi dichiarati e all’attività lavorativa.

    Gli accertamenti dei Finanzieri avevano già condotto all’emissione di analoghi provvedimenti ablativi, nei confronti di altri soggetti coinvolti nella medesima indagine, che hanno determinato il sequestro di ulteriori beni del valore di circa 2 milioni di euro. Il decreto di sequestro è stato disposto ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. n. 159/2011, in attesa del contraddittorio che avrà luogo dinanzi al Tribunale Ordinario di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione nel procedimento di prevenzione, volto alla verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca dei beni, che è ancora in corso.

  • Confiscati beni per 300mila euro ad imprenditore calabrese operante in provincia di Firenze

    Confiscati beni per 300mila euro ad imprenditore calabrese operante in provincia di Firenze

    I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, su richiesta della Procura Generale di Firenze, in esecuzione di una Sentenza della Corte d’Appello di Firenze confermata dalla Corte di Cassazione, hanno proceduto, tra l’Italia e la Spagna, alla confisca definitiva di beni, del valore di circa 300.000 euro, riconducibili ad un imprenditore di Vinci (FI), originario della provincia di Reggio-Calabria, operante nel settore della lavorazione delle pelli e del cuoio. L’attività costituisce esecuzione di misura di prevenzione patrimoniale e trae origine da una complessa indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze – ed eseguita dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Firenze – G.I.C.O., all’esito della quale è stato contestato al “proposto” di essere il trait d’union tra imprenditori operanti in Toscana e soggetti calabresi indicati come legati alla ndrangheta. Nel processo, tuttora in corso, sono contestati i reati di associazione per delinquere, tentata estorsione, usura, riciclaggio, abusiva attività finanziaria, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare la ndrangheta.

    Le complesse investigazioni hanno consentito di dimostrare, prescindendo dalla penale responsabilità che dovrà essere accertata nel processo, la pericolosità sociale del “proposto” e la sproporzione, non giustificata, tra i redditi dichiarati e il suo patrimonio, schermato anche attraverso meccanismi di fittizia intestazione. La minuziosa ricostruzione operata ha consentito di pervenire prima al sequestro e ora alla confisca definitiva di disponibilità finanziarie su conti correnti, nonché di un appartamento localizzato a Tenerife. Particolarmente preziosa è stata la cooperazione internazionale instaurata tra l’Autorità Giudiziaria italiana e spagnola, favorita dal supporto del magistrato di collegamento presso il Ministero della Giustizia – Ufficio II e dal Comando Generale – II Reparto della Guardia di Finanza attraverso il proprio Esperto presso l’Ambasciata a Madrid. Il Tribunale di Santa Cruz de Tenerife ha, infatti, emesso un provvedimento di accoglimento dell’istanza di esecuzione della confisca presentata dalla Procura Generale di Firenze.

    I beni saranno ora gestiti dall’“Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla Criminalità Organizzata”, anche in raccordo con l’omologo Organismo spagnolo.