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	<title>assoluzione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 May 2026 12:37:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Lamezia, tentata estorsione e armi con l&#8217;aggravante mafiosa: assolti i quattro imputati-NOMI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 09:33:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale di Lamezia Terme (Presidente Angelina Silvestri, a latere, i giudici Brigida Candela e Martina Gallucci), ha assolto Nino Cerra e Angelo Francesco Paradiso “perché il fatto non sussiste” dall&#8217;accusa di danneggiamento, ricettazione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco, con l’aggravante mafiosa,, e i fratelli Davide e Saverio Giampà “per non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Lamezia Terme (Presidente Angelina Silvestri, a latere, i giudici Brigida Candela e Martina Gallucci), ha assolto <strong>Nino Cerra</strong> e <strong>Angelo Francesco Paradiso</strong> “perché il fatto non sussiste” dall&#8217;accusa di danneggiamento, ricettazione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco, con l’aggravante mafiosa,, e i fratelli <strong>Davide</strong> e S<strong>averio Giampà</strong> “per non avere commesso il fatto” in relazione al reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.</p>
<p>Al centro del procedimento penale, giunto oggi a sentenza, c&#8217;erano le presunte pressioni e le intimidazioni subite da un rivenditore di pneumatici di Lamezia Terme. Secondo l&#8217;ipotesi accusatoria iniziale, i primi due imputati avrebbero risposto del danneggiamento e del porto d&#8217;armi, mentre i due fratelli Giampà della tentata estorsione per conto delle consorterie locali.</p>
<p>Il verdetto di assoluzione totale, tuttavia, era stato ampiamente anticipato dalle conclusioni dello stesso Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Giuseppe Cozzolino. Nel corso della scorsa udienza, infatti, il PM aveva preso atto che l&#8217;istruttoria dibattimentale non era riuscita a dimostrare la responsabilità penale dei quattro imputati, sollecitandone così il proscioglimento. Nino Cerra era difeso dall’avvocato Aldo Ferraro,  Angelo Francesco Paradiso dall’avvocato Antonio Larussa, Davide Giampà dall’avvocato Osvaldo Rocca e Saverio Giampà dall’avvocato Renzo Andricciola.</p>
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		<title>Migranti morti in esplosione barca al largo di Crotone, assolti in appello due finanzieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 16:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;appello di Catanzaro ha assolto i due militari della Guardia di finanza che erano stati condannati in primo grado per la morte di quattro migranti, deceduti nell&#8217;esplosione dell&#8217;imbarcazione &#8220;Heaven&#8221; avvenuta il 30 agosto 2020 al largo di Crotone. Il verdetto è stato emesso dal collegio presieduto dal giudice Antonio Battaglia (a latere i giudici Paola Ciriaco e Abigail Mellace). La Corte di Appello ha ribaltato la decisione del Gup di Crotone che, nel maggio 2024, aveva inflitto due anni di reclusione (pena sospesa) al capitano Vincenzo Barbangelo, all&#8217;epoca comandante della sezione operativa navale di Crotone, e al maresciallo Andrea Novelli, comandante della motovedetta intervenuta. In aula l&#8217;accusa aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado per i reati di naufragio e omicidio colposo plurimo. La Corte ha invece accolto le tesi del collegio difensivo, composto dagli avvocati Pasquale Carolei, Paolo Carnuccio e Tiziano Saporito, assolvendo gli imputati. I fatti risalgono al 30 agosto 2020.</p>
<p>L&#8217;imbarcazione, intercettata con 20 migranti a bordo nel tratto di mare tra Praialonga e Simeri (altri 13 erano già sbarcati), esplose mentre veniva condotta verso il porto di Crotone sotto il controllo della Guardia di finanza. Nel rogo morirono quattro persone: Omar Ali Osman, Abdirahman Nur Abdullahi e due migranti mai identificati. La Procura aveva contestato ai militari negligenza e imperizia per non aver effettuato il trasbordo dei migranti sulle unità navali, preferendo il traino del veliero. Una tesi che aveva portato alla condanna in abbreviato, nonostante la perizia tecnica non avesse chiarito le cause dell&#8217;innesco dell&#8217;incendio che ha poi provocato l&#8217;esplosione. Con l&#8217;assoluzione odierna, escono definitivamente dalla vicenda giudiziaria tutti i militari coinvolti: già in primo grado, infatti, il giudice aveva disposto il non luogo a procedere per gli altri due finanzieri, Maurizio Giunta e Giovanni Frisella, che si trovavano fisicamente a bordo del natante al momento dello scoppio e che rimasero feriti nell&#8217;esplosione.</p>
<p>La vicenda aveva destato forte emozione poiché, subito dopo l&#8217;esplosione, gli stessi finanzieri &#8211; pur feriti &#8211; si erano gettati in mare per salvare i superstiti. Un comportamento che inizialmente valse loro il plauso delle istituzioni, prima che l&#8217;apertura dell&#8217;inchiesta trasformasse i soccorritori in imputati.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Locri, assolta Marjan Jamali: caduta ogni accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/locri-assolta-marjan-jamali-caduta-ogni-accusa-di-favoreggiamento-dellimmigrazione-irregolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 16:04:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Era stata accusata di essere una scafista ma, ora, è stata assolta con formula piena dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare dal Tribunale di Locri. Si tratta di Marjan Jamali, la cittadina iraniana sbarcata a Roccella Jonica nel 2023 con il figlio minorenne. Ha trascorso 217 giorni in carcere, seguiti da 300 giorni agli arresti domiciliari. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era stata accusata di essere una scafista ma, ora, è stata assolta con formula piena dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare dal Tribunale di Locri. Si tratta di Marjan Jamali, la cittadina iraniana sbarcata a Roccella Jonica nel 2023 con il figlio minorenne. Ha trascorso 217 giorni in carcere, seguiti da 300 giorni agli arresti domiciliari. Dopo la revoca delle misure cautelari da parte del Tribunale del Riesame, ha dovuto attendere altri 81 giorni per la sentenza definitiva.</p>
<p>Marjan Jamali era stata arrestata il 28 ottobre 2023, appena due giorni dopo essere sbarcata sulle coste calabresi insieme al figlio di otto anni, fuggendo dalla violenza domestica e dalla repressione del regime iraniano. Con il figlio di otto anni, la donna ha atteso la conclusione del processo di primo grado in una struttura protetta gestita da una cooperativa sociale a Camini, nella Locride. Per i pm, Marjan Jamal aveva svolto ruoli di controllo e di distribuzione di cibo sul gruppo di migranti in arrivo a Roccella jonica, favorendo i trafficanti durante la traversata nel mare Jonio. </p>
<p>Durante il dibattimento, la difesa della giovane iraniana, rappresentata dall’avvocato Giancarlo Liberati, aveva chiamato a testimoniare due migranti, compagni di sventura di Marjan Jamali, i quali hanno confermato che la donna non aveva mai svolto alcuna attività di scafista, di avere viaggiato come una migrante con gli altri. Liberati, inoltre, ha dimostrato fin dall’inizio del dibattimento che la donna iraniana aveva pagato il viaggio e che era stata molestata dagli scafisti.</p>
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		<item>
		<title>Traffico di influenze illecite: assolti gli ex consiglieri regionali Pietro Giamborino e Nicola Adamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 17:08:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il fatto non sussiste. sulla base di tale motivazione il Tribunale collegiale di Cosenza ha assolto gli ex consiglieri regionali del Pd Pietro Giamborino, 68 anni, di Piscopio (frazione di Vibo Valentia), e Nicola Adamo, 68 anni, di Cosenza, dall’accusa di traffico di influenze illecite con l’aggravante mafiosa. Insieme a loro e’ stato assolto pure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto non sussiste. sulla base di tale motivazione il Tribunale collegiale di Cosenza ha assolto gli ex consiglieri regionali del Pd Pietro Giamborino, 68 anni, di Piscopio (frazione di Vibo Valentia), e Nicola Adamo, 68 anni, di Cosenza, dall’accusa di traffico di influenze illecite con l’aggravante mafiosa. Insieme a loro e’ stato assolto pure Filippo Valia, 44 anni, di Vibo Valentia, nipote di Giamborino.</p>
<p>Il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, aveva chiesto per gli imputati la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno, al termine della requisitoria in un troncone del maxiprocesso Rinascita Scott, che ha gia’ fatto registrare una condanna per Giamborino a un anno e 6 mesi. La competenza territoriale del Tribunale di Cosenza era data dal fatto che i reati per i quali gli imputati erano stati rinviati a giudizio portano quali luoghi di commissione i centri di Cosenza, Altilia e Grimaldi.</p>
<p>Al centro delle contestazioni, i lavori di messa in sicurezza dei versanti Affaccio – Cancello Rosso – Piscopio – Triparni dell’ex tracciato Ferrovie Calabro Lucane e della frazione Longobardi, indetti dal Comune di Vibo Valentia nel 2017. L’accusa era quella di traffico di influenze illecite poiche’ gli imputati avrebbero cercato di ‘orientare’ l’iter di una causa davanti al Tar sull’aggiudicazione dei lavori. In particolare, Pietro Giamborino, attivato dal nipote, avrebbe interpellato Nicola Adamo affinche’ intercedesse con un giudice del Tar. In cambio ad Adamo sarebbero stati promessi 50mila euro.</p>
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		<item>
		<title>Assolti gli imputati per l&#8217;omicidio 23 anni fa nel lametino dell&#8217;avvocato Torquato Ciriaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 17:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assolti per non aver commesso il fatto. E&#8217; quanto ha deciso la Corte d’Appello di Catanzaro nei riguardi dei fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci e del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi che dovevano rispondere dell’accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio dell’avvocato lametino Torquato Ciriaco, avvenuto il 1 marzo 2002 nei pressi dello svincolo della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Assolti per non aver commesso il fatto. E&#8217; quanto ha deciso la Corte d’Appello di Catanzaro nei riguardi dei fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci e del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi che dovevano rispondere dell’accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio dell’avvocato lametino Torquato Ciriaco, avvenuto il 1 marzo 2002 nei pressi dello svincolo della Statale «Due Mari» all’altezza di Maida (CZ). </p>
<p>Si trattò di un delitto «eccellente» che scosse la comunità di Lamezia Terme. La sentenza di oggi fa seguito all’annullamento di una precedente sentenza di secondo grado da parte della Corte di Cassazione, che aveva rinviato il giudizio a un nuovo processo. La sentenza annullata condannava a trenta anni i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere per i fratelli Fruci e 7 anni e 4 mesi per il collaboratore di giustizia Michienzi.</p>
<p><strong>La moglie, avvocato Giulia Serrao: &#8220;Ancora una volta la cosca Anello-Fruci ne è uscita pulita?&#8221;</strong><br />
&#8220;Oggi speravo di poter avere giustizia non solo per mio marito Torquato, ma anche per Francesco Aloi, Valentino Galati, Giuseppe e Giovanni Lo Moro, Santino Panzarella&#8230; e chissà quanti altri. Purtroppo ancora una volta la cosca Anello-Fruci ne è uscita pulita. Come mai? Inizio a pensare che forse abbiano &#8220;santi&#8221; nelle alte sfere. In particolare nella sentenza di oggi viene assolto anche il collaboratore di giustizia Michienzi, reo confesso e collaboratore ritenuto attendibile in una serie di altri processi. Sono senza parole, la &#8216;ndrangheta riesce ad arrivare ovunque&#8230;..e gli assassini restano impuniti!&#8221;- lo scrive in un post social la vedova dell&#8217;avvocato Ciriaco.</p>
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		<item>
		<title>Falsi certificati per assentarsi nel lockdown, assolti 8 medici del 118 in sevizio all&#8217;Asp di Catanzaro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/falsi-certificati-per-assentarsi-nel-lockdown-assolti-8-medici-del-118-in-sevizio-allasp-di-catanzaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 19:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto medici del servizio di emergenza 118 dell&#8217;Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro imputati, a vario titolo, per truffa e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici sono stati assolti dal Giudice per l&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Piero Agosteo perché &#8220;il fatto non sussiste&#8221;. I medici erano stati accusati dalla Procura della Repubblica di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Otto medici del servizio di emergenza 118 dell&#8217;Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro imputati, a vario titolo, per truffa e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici sono stati assolti dal Giudice per l&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Piero Agosteo perché &#8220;il fatto non sussiste&#8221;. I medici erano stati accusati dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, al termine dell&#8217;inchiesta &#8220;Moliere&#8221;, di essersi assentati illegittimamente dal lavoro durante il primo lockdown attraverso falsi certificati di malattia. Complessivamente i medici indagati erano 41.</p>
<p>Si tratta dei medici Caterina Biamonte, Grazia Polsa Caserta, Maria Giovanna Costanzo, Alessandro De Rosi, Michele Di Cello, Teresa Grillo, Costantino La Face e Francesco Romano. &#8220;Un pronuncia liberatoria giunta già nella fase dell&#8217;udienza preliminare &#8211; è scritto in una nota dei difensori &#8211; che dimostra la correttezza dei sanitari e solleva vari medici dal peso di una vicenda che, già dalle prime battute, era parsa eccessiva, tanto da indurre il Gip a rigettare la richiesta di misura cautelare del sequestro&#8221;.</p>
<p>Soddisfazione è stata espressa dal collegio difensivo composto dagli avvocati Nicola Loiero, Giovanni Grotteria, Francesco Iacopino, Antonio Larussa, Elisabetta Sacco, Vincenzo Ioppoli, Settimio Ioppoli, Anselmo Torchia, Antonio Migliaccio, Virgilio. Per gli altri medici che non hanno chiesto riti alternativi, il giudizio prosegue in dibattimento con la prima udienza fissata per il 13 maggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/falsi-certificati-per-assentarsi-nel-lockdown-assolti-8-medici-del-118-in-sevizio-allasp-di-catanzaro/">Falsi certificati per assentarsi nel lockdown, assolti 8 medici del 118 in sevizio all&#8217;Asp di Catanzaro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Tribunale Crotone assolve Maysoon Majidi l&#8217;attivista curda accusata di essere una scafista</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tribunale-crotone-assolve-maysoon-majidi-lattivista-curda-accusata-essere-una-scafista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 18:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Maysoon Majidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la motivazione di rito &#8220;per non avere commesso il fatto&#8221;, il Tribunale di Crotone, presieduto da Edoardo D&#8217;Ambrosio, ha assolto Maysoon Majidi, l&#8217;attivista curda di 29 anni che era stata arrestata il 31 dicembre del 2023 con l&#8217;accusa di favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina. Alla lettura della sentenza la giovane é scoppiata in un pianto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la motivazione di rito &#8220;per non avere commesso il fatto&#8221;, il Tribunale di Crotone, presieduto da Edoardo D&#8217;Ambrosio, ha assolto Maysoon Majidi, l&#8217;attivista curda di 29 anni che era stata arrestata il 31 dicembre del 2023 con l&#8217;accusa di favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>Alla lettura della sentenza la giovane é scoppiata in un pianto di gioia insieme al fratello Razhan, che le era al fianco, insieme al suo difensore, l&#8217;avvocato Giancarlo Liberati. Nell&#8217;ottobre scorso lo stesso Tribunale aveva rimesso in libertà la giovane ritenendo cessate le esigenze cautelari. L&#8217;accusa a carico di Maysoon Majidi era stata contestata dalla Guardia di finanza sulla base delle testimonianze fornite da due migranti, un iracheno e un iraniano, secondo i quali la giovane sarebbe stata l&#8217;aiutante del capitano dell&#8217;imbarcazione giunta a Crotone con a bordo un carico di migranti, Akturk Ufuk, reo confesso ed a processo con rito abbreviato. Il pubblico ministero, Rosaria Multari, aveva chiesto la condanna dell&#8217;attivista a due anni e quattro mesi di reclusione. L&#8217;avvocato Liberati, invece, aveva sostenuto l&#8217;innocenza di Maysoon Majidi, sostenendo che la giovane &#8220;era stata vittima dei trafficanti di uomini, senza avere con loro alcun rapporto di complicità&#8221;.</p>
<p>“Dopo dieci mesi di detenzione e un lungo processo piuttosto problematico, Maysoon Majidi è finalmente libera e può ‘tornare a vivere’, riprendendo l’espressione che lei stessa ci aveva riferito” ha dichiarato Serena Chiodo, coordinatrice campagne di Amnesty International Italia.<br />
Maysoon Majidi ha trascorso 302 giorni in carcere, subendo un trattamento ingiusto, dalle accuse basate su prove inconsistenti, all’assenza per lungo tempo di informazioni e traduzioni adeguate durante le udienze. In carcere ha intrapreso uno sciopero della fame per rivendicare la propria innocenza e provare a porre l’attenzione sulle grosse criticità presenti, che l’ha portata a un grave stato di denutrizione.</p>
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		<title>Caso Sara Pedri, assolti dall&#8217;accusa di maltrattamenti l’ex primario Saverio Tateo e la sua vice Mereu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 08:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mereu]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Pedri]]></category>
		<category><![CDATA[Tateo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale di Trento ha assolto, con la motivazione di rito &#8220;Il fatto non sussiste” l’ex primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Treno, Saverio Tateo, e la sua ex vice, Liliana Mereu. I due erano accusati di maltrattamenti continuati e in concorso ai danni di 21 professionisti, tra medici, infermieri e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Trento ha assolto, con la motivazione di rito &#8220;<em><strong>Il fatto non sussiste</strong></em>” l’ex primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Treno, <strong>Saverio Tateo</strong>, e la sua ex vice, <strong>Liliana Mereu</strong>. I due erano accusati di maltrattamenti continuati e in concorso ai danni di 21 professionisti, tra medici, infermieri e ostetriche. Tra le persone offese nel procedimento penale compariva anche <strong>Sara Pedri</strong>, una ginecologa scomparsa il 4 marzo 2021, il giorno seguente dopo essersi dimessa dall’ospedale Santa Chiara. Secondo l’accusa, <strong>Pedri si sarebbe suicidata</strong>. La pm Maria Colpani aveva, difatti, chiesto la condanna a quattro anni, due mesi e 20 giorni per gli imputati. Le <strong>denunce dei maltrattamenti</strong> sono state attuate dalla madre e dalla sorella di Sara Pedri che aveva iniziato a raccontare le vicende pochi mesi prime la tragedia, quando all’epoca aveva 31 anni. Stando alla sua testimonianza, erano emerse condizioni di lavoro nel reparto in cui lavorava al quanto pesanti, oltre ad aver subito diverse volte<strong> umiliazioni e punizioni</strong>.</p>
<p>Nel reparto “<em><strong>si era creato un clima oppressivo</strong></em>“, aveva sostenuto  nella sua requisitoria la pm Colpani. Un’atmosfera, che a detta del magistrato, per farla emergere “<strong><em>c’è voluto il morto</em></strong>” riferendosi a Sara Pedri. La tesi di Colpani era sostenuta da una serie di testimonianza raccolte nella fase preliminare del procedimento penale, in cui era stato raccontato lo stato di ansia e di perenne malessere che veniva subito a causa del lavoro e del clima nel reparto. Ma, nell’ultima udienza risalente al 15 gennaio scorso, i legali difensori hanno chiesto l’assoluzione di Tateo e Mereu rigettando le accuse e dichiarando che la tragica vicenda di Pedri <strong>fosse stata strumentalizzata</strong>.</p>
<p>Infatti, gli avvocati hanno concluso che i due imputati non potevano essere considerati responsabili dell’accaduto, in quanto l’episodio non c’entrava nulla con le denunce dell’ambiente lavorativo. Nel corso delle udienze effettuate dall’inizio del procedimento avviato nel novembre del 2023, sarebbero state esaminate una serie di contestazioni contro il primario e la sua vice riguardanti nello specifico dei comportamenti prevaricatori, <strong>violenze verbali</strong>, <strong>gestione delle nomine</strong>, <strong>ritmi di lavoro</strong>. Accuse che i due indagati hanno sempre respinto.</p>
<p>Leggi anche:</p>
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		<title>Reggio Calabria, cadono in appello le accuse per ex assessore Dominique Suraci</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-cadono-in-appello-le-accuse-per-ex-assessore-dominique-suraci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 11:09:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Dominique Giovanni Suraci]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Crocé]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era stato condannato in primo grado, nel 2018, a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle scorse ore, invece, è stato assolto in appello l&#8217;ex assessore ed ex consigliere comunale di Reggio Calabria Dominique Giovanni Suraci. Per lo stesso reato la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria ha assolto anche l&#8217;imprenditore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era stato condannato in primo grado, nel 2018, a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle scorse ore, invece, è stato assolto in appello l&#8217;ex assessore ed ex consigliere comunale di Reggio Calabria <strong>Dominique Giovanni Suraci</strong>. Per lo stesso reato la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria ha assolto anche l&#8217;imprenditore<strong> Giuseppe Crocé</strong>, che in primo grado era stato condannato ad 8 anni e 6 mesi.</p>
<p>Suraci e Crocè <strong>erano imputati nel processo denominato &#8220;Sistema-Assenzio&#8221;</strong>, scaturito da un&#8217;inchiesta della Dda di Reggio Calabria dalla quale era emerso che Suraci sarebbe stato la &#8220;mente&#8221; di un sistema affaristico che in breve tempo lo avrebbe portato, grazie a presunti <strong>accordi con la cosca Tegano </strong>della &#8216;ndrangheta, ad aprire e gestire numerosi supermercati in tutto il territorio reggino.</p>
<p>I giudici d&#8217;appello hanno inoltre dichiarato prescritti gli altri due capi di imputazione contestati all&#8217;ex consigliere comunale, in base ai quali era accusato di associazione per delinquere semplice e di alcuni reati fallimentari.</p>
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		<item>
		<title>Dopo oltre 10 anni si chiude processo ‘Purgatorio’: assolti legale e dirigenti Squadra Mobile di Vibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 10:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[Purgatorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dopo un lungo iter processuale, durato oltre dieci anni, si è definitivamente conclusa la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti l’avvocato Antonio Galati, il dottor Maurizio Lento (all’epoca dei fatti capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia) e il dottor Emanuele Rodono’ (vicecapo della Squadra Mobile di Vibo Valentia)”. Lo riferiscono, in una nota, gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Dopo un lungo iter processuale, durato oltre dieci anni, si è definitivamente conclusa la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti l’avvocato <strong>Antonio Galati</strong>, il dottor <strong>Maurizio Lento</strong> (<em>all’epoca dei fatti capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia</em>) e il dottor <strong>Emanuele Rodono’</strong> (<em>vicecapo della Squadra Mobile di Vibo Valentia</em>)”. Lo riferiscono, in una nota, gli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gambardella, a proposito del processo ‘Purgatorio’. Il <strong>25 febbraio 2014 </strong>era stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con cui si contestava all’avvocato Galati “<strong>di essere partecipe del sodalizio mafioso Mancuso</strong>”, ricordano i due legali, “e ai due vicequestori di <strong>concorrere dall’esterno allo stesso sodalizio</strong>”.</p>
<p>“All’esito del giudizio di primo grado, celebratosi nel <strong>gennaio del 2018</strong> davanti al Tribunale di Vibo Valentia, l’avvocato Galati fu condannato alla pena di quattro anni e mesi otto di reclusione, previa riqualificazione del fatto in quella di concorso esterno in associazione mafiosa”, proseguono i due avvocati nel ripercorrere la vicenda giudiziaria. “I due <strong>dirigenti della polizia</strong>, invece, furono <strong>assolti dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa</strong>, e il solo dottr Rodono’ fu condannato alla pena di un anno di reclusione per il delitto di rivelazione di segreto di ufficio. Tale sentenza e’ stata ribaltata in sede di appello”.</p>
<p>“La Corte di secondo grado, infatti, dopo la requisitoria della pubblica accusa, che aveva concluso chiedendo la conferma della condanna, e le discussioni dei difensori (<em>avvocati Maurizio Nucci e Armando Veneto per i due vicequestori, e gli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gambardella per l’avvocato Galati</em>) ha assolto l’avvocato Galati”, aggiungono i due legali, “perchè ritenuto insussistente il reato contestato, mentre è stata dichiarata la prescrizione per il delitto di rivelazione di segreto di ufficio contestata al dottor Rodono&#8217;”. “Oggi la sentenza di assoluzione è divenuta definitiva, così chiudendo una triste pagina giudiziaria protrattasi per un così lungo arco temporale”– concludono gli avvocati Gambardella e Rotundo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/dopo-oltre-10-anni-si-chiude-processo-purgatorio-assolti-legale-e-dirigenti-squadra-mobile-di-vibo/">Dopo oltre 10 anni si chiude processo ‘Purgatorio’: assolti legale e dirigenti Squadra Mobile di Vibo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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