Si scava nei rapporti. Nei telefoni sequestrati. Nella rete di contatti che Vincenzo Virgiglio e soprattutto Giacomo Francesco Saccomanno – ex responsabile della Lega Salvini in Calabria e fino al 29 aprile scorso consigliere di amministrazione della Stretto di Messina spa – avrebbero tenuto dentro e attorno alla partita del Ponte sullo Stretto. Una partita da 13,5 miliardi, che corre dalla società concessionaria alla capofila del consorzio Webuild/Eurolink e arriva fino alla politica. È lì che i magistrati cercano il secondo livello dell’inchiesta: le relazioni societarie, gli agganci al Parlamento, i possibili intermediari. Perché, negli atti, non si esclude che le «promesse di utilità» rivolte all’ex giudice contabile Tommaso Miele siano arrivate «da parte di terzi di cui Virgiglio e Saccomanno si facevano portavoce». Non solo. A quanto risulta, la Procura di Catanzaro starebbe ancora lavorando su altri filoni, diversi da quelli trasmessi per competenza ai pm di Roma.
Il filone dei pm di Roma
L’inchiesta capitolina è affidata ai magistrati Francesco Gualtieri e Fabrizio Tucci, che coordinano gli accertamenti dei carabinieri del Ros. Virgiglio, Saccomanno e Miele rispondono di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. L’indagine è ancora in una fase preliminare, ma negli atti gli investigatori fissano un primo punto: «Vincenzo Virgiglio, di concerto con Giacomo Francesco Saccomanno, è riuscito ad avvicinare il presidente aggiunto della Corte dei Conti, Miele, per influire sull’andamento del controllo di legittimità in corso della Corte dei Conti, sugli atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato relativi al progetto Ponte sullo Stretto, per acquisire informazioni riservate sull’andamento dell’istruttoria». Il tentativo, però, non avrebbe prodotto l’esito sperato. Il 29 ottobre scorso i giudici contabili bloccheranno il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, già approvato dal Cipess. Eppure, secondo gli atti, Miele avrebbe continuato a svolgere la sua funzione in favore di Virgiglio e Saccomanno. È qui che, nella lettura degli investigatori, si saldano i due piani dell’inchiesta: le informazioni riservate sull’iter del Ponte e la ricerca di una nuova collocazione per Miele dopo l’uscita dalla magistratura contabile.
L’indagine ora punta sul circuito più sensibile, quello politico che affiora dai documenti finora depositati. Ci sono contatti incrociati con esponenti leghisti. E c’è il rapporto con il sindaco di un Comune del Veronese, dal quale arriva una «immediata disponibilità»”. Una disponibilità concreta: la «garanzia di accompagnarlo a parlare con esponenti politici in occasione del Concerto di Natale del 20 dicembre 2025 a Montecitorio». L’obiettivo, secondo gli atti, era ottenere un «endorsment» per l’incarico al quale Miele puntava una volta lasciata la magistratura contabile per raggiunti limiti di età: una posizione all’Antitrust. Ma il fascicolo non si ferma a Miele. Gli atti svelano anche un tentativo di avvicinare almeno altri due magistrati della Corte dei Conti. L’obiettivo, secondo la ricostruzione, era di dotarsi di altre due «talpe» nel collegio chiamato a occuparsi dei controlli di legittimità sull’iter di approvazione della delibera Cipess. Inviti e offerte sarebbero arrivati nell’ottobre scorso. Senza risultato: i due magistrati avvicinati non risposero alle sollecitazioni.
(Fonte: ilsole24ore.com)


















