Il 20 ottobre per noi non è solo una data sul calendario, ma una ferita aperta e un monito perenne. In questo giorno ricorre l’anniversario del barbaro assassinio per mano fascista, avvenuto a Lamezia Terme, di Adelchi Argada un giovane la cui memoria continua a guidare il nostro impegno politico. Ricordare Adelchi oggi non significa cedere alla semplice commemorazione, ma tradurre quel ricordo in azione politica concreta contro le nuove forme che l’oppressione e la reazione assumono nel presente. Per noi, ricordare chi è caduto sotto i colpi della violenza fascista significa oggi più che mai contrapporsi a quell’internazionale nera e reazionaria che soffia sul mondo, a partire dagli Stati Uniti di Donald Trump. Una destra che si nutre di barbarie, che usa la violenza ideologica e materiale contro i migranti, che adotta provvedimenti liberticidi e che arriva persino all’aberrazione di promuovere la visione pubblica delle condanne a morte. Contro questa deriva oscurantista, la nostra speranza e il nostro pieno appoggio vanno alle straordinarie lotte dei giovani che in Italia, in Francia, in Spagna, in Belgio, in Albania e all’interno degli stessi Stati Uniti si stanno mobilitando e organizzando per sbarrare la strada alle politiche del “re” Trump e a ogni forma di neofascismo globale.
La memoria di quel sacrificio si fa oggi imperativo categorico per ribadire il nostro fermo impegno contro la guerra e contro l’escalation militarista che sta stringendo il mondo in una morsa drammatica. Denunciamo la follia e l’ipocrisia di una classe dirigente che decide di riproporre persino la leva obbligatoria – come si sta ventilando in Germania e, come qualcuno vorrebbe fare, anche in Italia – dimenticando lo spartiacque epocale della storia: c’è un prima Hiroshima e un dopo Hiroshima. Oggi l’umanità possiede le conoscenze per edificare un mondo nuovo, ma rischia l’autodistruzione definitiva a causa degli arsenali nucleari. In questo scenario, la corsa agli armamenti è un crimine sociale. Sosteniamo con forza che le immense risorse pubbliche oggi destinate alle spese militari debbano essere immediatamente dirottate per affrontare le vere emergenze del pianeta. È indispensabile investire nella riconversione ecologica, nelle energie pulite e alternative, e nella messa in sicurezza di territori costantemente devastati da catastrofi climatiche. Al contempo, pretendiamo che questi fondi vengano usati per “blindare” lo stato sociale: per garantire una sanità pubblica totalmente gratuita e universale, e per assicurare un reale diritto allo studio per tutte e tutti. Questo diritto deve essere inalienabile e pienamente accessibile anche per i ragazzi figli di migranti, che questo sistema e queste destre tentano cinicamente di escludere e discriminare. A questa follia bellicista si accompagna, sul piano interno, un attacco senza precedenti ai pilastri della nostra democrazia. Assistiamo infatti a una costante manipolazione della Costituzione e all’approvazuone di leggi elettorali e “riforme” che mirano palesemente ad attuare un disegno autoritario, riducendo drasticamente gli spazi di democrazia, di dissenso e di reale partecipazione popolare.
In questo quadro di smantellamento dei diritti si inserisce il progetto scellerato dell’autonomia differenziata, che il governo sta portando avanti con le intese con le regioni settentrionali. Si tratta nei fatti di un provvedimento eversivo che spaccherà l’Italia in due, aumentando a dismisura le diseguaglianze territoriali e istituzionalizzando l’esistenza di cittadini di serie A e di serie B. Questo disegno mira a dividere il Paese, privando il Meridione e le aree più fragili, anche dello stesdo nord, dei servizi essenziali, della salute e dell’istruzione, calpestando quel principio di uguaglianza e solidarietà nazionale per cui i nostri partigiani hanno combattuto. Il nostro antifascismo e il nostro internazionalismo non possono rimanere in silenzio di fronte all’orrore che si consuma in Medio Oriente. Ribadiamo con forza la nostra totale avversità alla politica genocida del governo di Israele e alla violenza criminale perpetrata quotidianamente nei confronti del popolo palestinese. Esprimiamo la nostra massima solidarietà a chi, a Gaza viene trucidato e a chi in Cisgiordania, subisce ogni giorno minacce, violenze, appropriazioni illegittime di terre e la distruzione delle case dei palestinesi. Essere antifascisti oggi significa opporsi al neo-imperialismo, alla secessione dei ricchi, alla guerra e alla restrizione dei diritti democratici. Per noi l’antifascismo significa anche combattere ogni forma di violenza nei confronti delle donne e schierarsi apertamente a fianco di tutti i soggetti che rivendicano libertà, autodeterminazione e diritti. Continueremo a stare a fianco di tutti i movimenti che lottano per la trasformazione della società, di chi si batte in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza e per dare voce a chi non si arrende all’ingiustizia.
*Luciano Rimini-Rifondazione Comunista

