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venerdì, 6 Febbraio, 2026
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Guzzi (Unilavoro Pmi): intelligenza artificiale, automazione cognitiva e impatto sul lavoro

Secondo uno studio di Microsoft Research, riportato da Visual Capitalist, l’intelligenza artificiale è già in grado di replicare una parte rilevante delle attività svolte in molti mestieri cognitivi. Nella classifica dei quaranta lavori più esposti, si legge, compaiono figure come interpreti, traduttori, redattori, storici, addetti al customer service, sviluppatori web, analisti di dati, venditori e relatori pubblici. In cima, con oltre il 90% delle mansioni potenzialmente automatizzabili, ci sono proprio gli storici: raccogliere, sintetizzare e riassumere testi, spiegano gli autori dello studio, è ciò che le IA fanno già meglio di molti umani. Basandosi sulle analisi e le infografiche di Visual Capitalist tra il 2024 e il 2026, l’intelligenza artificiale (IA) non sta semplicemente sostituendo il lavoro, ma lo sta trasformando radicalmente attraverso un processo di “automazione e aumento” della produttività. A chiarirlo nei dettagli, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Unilavoro Pmi, secondo il quale per quanto riguarda l’aumento della produttività e del lavoro, è bene sapere che l’IA generativa può ridurre il tempo necessario per completare le attività lavorative di oltre il 60%.

Invece di causare disoccupazione di massa, l’IA, agendo come un copilota, potenzia le capacità umane permettendo così di aumentare i profitti e le entrate aziendali. Esistono dunque settori e lavori più a rischio? Certo. Alcuni settori, risponde Guzzi, sono più a rischio rispetto ad altri. I lavori ripetitivi e basati su regole precise, come l’inserimento dei dati, il lavoro in fabbrica o l’assistenza clienti di base, possono essere facilmente automatizzati. In questi casi l’IA permette alle aziende di risparmiare tempo e denaro, riducendo quindi la necessità di manodopera umana. Ciò non significa però, evidenzia l’imprenditore lametino, che tutti i lavori siano destinati a scomparire. Ci sono professioni particolari che richiedono empatia, creatività, capacità di giudizio e relazioni umane. Doti difficili da sostituire con una macchina. Difficile, pertanto, precisa Guzzi, che medici, psicologi, artisti, educatori, tecnici specializzati e altre figure rilevanti possano essere sostituiti poiché il loro ruolo nella società è fondamentale.

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Finché esisteranno competenza, empatia, creatività, senso critico, supporto fisico e psicologico, il ruolo dell’uomo resterà forte, necessario e insostituibile. Il vero valore dell’IA, emerge quando essa viene utilizzata come “alleata”. Non si tratta, conclude Guzzi, di un nemico, né di un pericoloso antagonista, ma di uno strumento efficiente che, se utilizzato con consapevolezza e responsabilità, può migliorare il mondo del lavoro e l’intera società.

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