(Adnkronos) – Il filosofo, antropologo e sociologo francese Edgar Morin, iniziatore del "pensiero complesso", famoso per l'approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un'ampia gamma di argomenti, tra cui l'epistemologia, è morto alla vigilia dei suoi 105 anni a Parigi. L'illustre intellettuale, uno degli ultimi giganti della cultura contemporanea, è stato presidente dell'Associazione per il Pensiero Complesso, con sede a Parigi, e presidente dell'Agenzia europea per la Cultura ed era professore onorario dell'École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove dal 1977 è stato direttore di studi. Nato a Parigi l'8 giugno 1921 in una famiglia ebrea sefardita, originaria di Livorno, come Edgar Nahoum, ha partecipato dal 1941 alla Resistenza assumendo il cognome della sua futura moglie: Morin. Aderente al Partito comunista francese, venne espulso nel 1951 dopo quasi dieci anni di militanza, in seguito alla pubblicazione di un articolo sui processi stalinisti. Morin ha raccontato la vicenda nel libro "Autocritica. Una domanda sul comunismo" (Il Mulino, 1962). Laureato in lettere e diritto all'università di Tolosa, nel 1945 Morin divenne capo dell'ufficio della propaganda presso il governo militare francese in Germania. Tornato a Parigi nel 1947, fu redattore capo di un quotidiano locale e nel 1950 entrò al Cnrs di Parigi (Centre national de la recherche scientifique), dove ha condotto e diretto per oltre trent'anni studi e ricerche sul divismo, i giovani e la cultura di massa Considerato uno dei più grandi e prestigiosi intellettuali contemporanei, direttore dal 1950 al 1989 (emerito dal 2002) del Centro studi sulle comunicazioni di massa del Centro nazionale francese della ricerca scientifica, Morin ha teorizzato con la monumentale opera in sei volumi "Il metodo" (Feltrinelli, 1983; 6 volumi, Raffaello Cortina, 2001- 2008) – pietra miliare della teoria della complessità – la necessità di una nuova conoscenza interdisciplinare che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare ad un pensiero della complessità. Protagonista di dibattiti che hanno spaziato dalla filosofia alla politologia, dalla sociologia del cinema all'epistemologia delle scienze umane, le ricerche di Morin hanno toccato problemi di pertinenza del mondo dei media, della biologia e delle scienze naturali, della società e della vita politica del Novecento. E' stato fondatore nel 1956 della rivista "Arguments", che ha diretto fino al 1962; nel 1967, con Roland Barthes e Georges Friedmann, ha dato vita alla rinomata rivista di cultura "Communications", che ha diretto dal 1972. Nel 1998 venne nominato presidente del comitato scientifico per la riforma dei saperi nelle scuole secondarie superiori dal ministro dell'Istruzione francese. E' autore di studi pionieristici in campo etnologico ("Indagine sulla metamorfosi di Plodémet", Il Saggiatore, 1969), di popolari interventi sul Sessantotto parigino e sulle rivolte studentesche ("La rivoluzione senza volto", "La Comune di Parigi del maggio '68", Il Saggiatore, 1968), di saggi sul totalitarismo sovietico ("La natura dell'Urss. Il complesso totalitario dell'ultimo impero", Armando, 1989) e sulle sfide più pressanti per la civiltà europea nell'era della globalizzazione ("La nostra Europa", Raffaello Cortina, 2013). Morin è stato insignito dei massimi riconoscimenti internazionali nel campo della saggistica, tra cui il Premio europeo Charles Veillon (1987). Era Cavaliere della Legion d'onore, Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale al Merito (Francia), Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia), Gran Groce dell'Ordine di San Giacomo della Spada (Portogallo), Commendatore dell'Ordine dell'efficienza intellettuale (Marocco), Croce di ufficiale dell'Ordine al merito civile (Spagna). Ha ricevuto 21 lauree honoris causa da altrettanti atenei nel mondo (tra cui in Italia dalle università di Messina, Milano, Bergamo, Perugia, Palermo, Napoli, Macerata). In Italia gli sono stati consegnati il Premio internazionale Viareggio-Versilia (1989) e il Premio Scanno per la sociologia (2012). Morin ha delineato, in una produzione eterogenea e vasta, una "sociologia della cultura" orientata, in una prima fase, nella direzione della cultura di massa e, a partire dagli anni Settanta, nella direzione di problematiche metodologiche ed epistemologiche. L'"umanità dell'uomo", secondo Morin, è caratterizzata, oltre che dalla complessità biologica, dalla complessità della "situazione umana", perennemente oscillante tra ordine e disordine. Da questo dualismo consegue, a parere di Morin, l'obbligo fondamentale di non interrompere la riorganizzazione (''quasi cartesiana'') dell'esperienza e delle conoscenze umane. L'antropologia sociale contemporanea è il punto di raccordo dei molteplici interessi di Morin sia quando sviluppa una sociologia delle comunicazioni di massa ("Il cinema o dell'immaginario", Silva, 1962; "I divi", Mondadori, 1963; "L'industria culturale. Saggio sulla cultura di massa", Il Mulino, 1963), sia quando ispeziona i fondamenti del sapere ("Il metodo – Ordine, disordine, organizzazione", Feltrinelli, 1983; "La vita della vita", Feltrinelli, 1987; "La conoscenza della conoscenza", Feltrinelli, 1989). Tra le altre numerose opere di Morin figurano: "Il paradigma perduto: che cos'è la natura umana?" (Bompiani, 1974); "Per uscire dal ventesimo secolo" (Lubrina, 1989); "Scienza con coscienza" (Franco Angeli, 1984); "Il rosa e il nero" (Spirali, 1984); "Sociologia della sociologia" (Edizioni Lavoro, 1985); "Sociologia del presente" (Edizioni Lavoro, 1987); Turbare il futuro. Un nuovo inizio per la civiltà planetaria" (Moretti & Vitali, 1990); "Ripensare l'Europa" (Laicata, 1992"; "Introduzione al pensiero complesso. Gli strumenti per affrontare la sfida della complessità" (Sperling & Kupper, 1993); "Le idee" (Feltrinelli, 1993). Meltemi ha pubblicato "I fratricidi" (1997), "I miei demoni" (1999), "Introduzione a una politica dell'uomo" (2000), "L'uomo e la morte" (2002) e "Lo spirito del tempo" (2017). Nel 2019 il filosofo ha pubblicato il testo autobiografico "I ricordi mi vengono incontro" (Raffaello Cortina, 2020). (di Paolo Martini)
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E’ morto Edgar Morin, gigante del pensiero complesso
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