Durante la seduta della Camera dedicata alla legge elettorale, è scoppiata una forte bagarre sfociata nell’occupazione dell’Aula a causa di una presunta, gravissima esclamazione. Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno infatti accusato il deputato Domenico Furgiuele (calabrese di Lamezia Terme, ndr) di aver pronunciato la parola «Hitler». L’episodio ha spinto il presidente di turno, Giorgio Mulè, a intervenire per chiedere chiarimenti e riportare l’ordine: «Che ha detto? Ha detto Hitler? Scusate, onorevole Furgiuele vengono segnalati alla presidenza alcuni suoi interventi che, per come vengono proposti, sono ovviamente totalmente da censurare. Ciò che è stato segnalato alla presidenza è immediatamente segnalato ai questori affinché avviino l’istruttoria e propongano all’ufficio di presidenza eventuali sanzioni nei suoi confronti».
Alla ripresa dei lavori, Furgiuele ha respinto categoricamente ogni accusa, difendendosi così: «Non segnali nessuno, non c’è nulla da segnalare». Il deputato ha poi fornito la sua personale ricostruzione dei momenti di tensione, spiegando che «qualcuno stava intervenendo, qualcun altro ha fatto gesti anche di carattere minaccioso, abbiamo risposto e ci è scappato anche il sorriso», sottolineando inoltre che «io sono rimasto stranamente seduto». Ribadendo la propria totale estraneità ai fatti contestati, ha aggiunto: «Io non ho fatto nulla questa volta», e si è spinto a sperare che «qualcuno possa chiedere almeno scusa». La linea della presidenza non è però mutata, con Mulè che ha ribadito in modo fermo: «Sarà oggetto dell’istruttoria dei questori».

