Ammalato di Sla denuncia: “Quando la burocrazia è peggio della malattia”

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Lunga, dettagliata e struggente lettera di un ammalato di SLA catanzarese. Dopo attese e speranze vane il sig. Oreste Tafuri ha deciso di aprirsi alla stampa.

La lettera

Invio la presente per tentare di risolvere una situazione che, ad oggi, ha assunto i connotati di una triste farsa.

Mi chiamo Oreste Tafuri e soffro da diversi anni di una grave patologia, la sindrome laterale amiotrofica, tristemente nota con il nome di SLA; risiedo in un alloggio di proprietà del comune, sito in via Mattia Preti e posto al quarto piano senza ascensore.

Sino al mese di novembre 2020, seppur con fatica e con l’ausilio delle stampelle, riuscivo a salire ed a scendere le scale; purtroppo le mie condizioni, come previsto dal decorso della malattia, si sono aggravate, impedendomi di camminare.

Nei primi giorni del 2021, pertanto, mi mettevo in contatto con gli uffici comunali, al fine di evidenziare la necessità di ottenere nell’immediatezza un’ausilio alla percorrenza delle scale ed una modifica al bagno, adeguandolo alla impossibilità di stare in piedi.

Immediatamente dopo soli 3 giorni, con mio sommo stupore data la consueta lentezza della Pubblica Amministrazione, interveniva l’ing. Clericò, il quale procedeva ad un sopralluogo al fine di verificare la fattibilità dell’adeguamento dei servizi igienici e, dopo avermi comunicato la realizzabilità dell’intervento, mi consigliava di richiedere in aggiunta la fornitura di un mezzo cingolato idoneo a salire le scale con la carrozzina (denominato “scoiattolo”).

Il calvario burocratico

Nonostante la celerità dell’approccio iniziale, da quel momento venivo travolto da un fiume di inefficienza e burocrazia, dal quale ancora oggi non riesco ad uscire.

Prima di proseguire nel racconto, mi preme evidenziare che dal mese di novembre del 2020 non posso uscire da casa né utilizzare completamente il bagno, atteso che le mie condizioni imporrebbero delle semplicissime modifiche strutturali.

Ad ogni modo, dopo un periodo di totale inerzia durato oltre 4 mesi, durante il quale venivo rimpallato dall’Ufficio Servizi Sociali a quello Gestione del Territorio, mi veniva richiesta un relazione tecnica a mie spese che valutasse la fattibilità degli interventi necessari a poter sopravvivere dignitosamente.

Nonostante l’evidente illegittimità della predetta richiesta, provvedevo a nominare un tecnico, a pagarlo, ed a inviare la relazione nel lontano mese di maggio 2021.

Le soluzioni propostemi

Per le vie brevi, l’ing. Clericò mi comunicava di non poter sistemare il bagno senza la preventiva delibera di fornitura del mezzo cingolato, circostanza che, francamente, mi sembra assurda, anche perché so dell’esistenza di un fondo destinato proprio alla risoluzione delle emergenze come quella che mi affligge; peraltro mi sembra assurdo che un Comune capoluogo di regione trovi difficoltà nel reperire circa € 3.000,00, pari al costo dello scoiattolo.

Successivamente mi veniva comunicato che gli uffici preposti starebbero lavorando per trovarmi un nuovo alloggio, il quale al momento non risulta disponibile; peraltro cambiare casa sarebbe del tutto inutile perché anche nella nuova abitazione ci sarebbero da effettuare i lavori di adeguamento.

Quella più facile ignorata

Sarebbe quindi vantaggioso e molto più semplice sistemare la mia attuale abitazione, anche perché un trasloco nelle mie condizioni risulterebbe oltremodo faticoso (ed inutile anche in relazione allo stato avanzato della mia malattia).

Ancora una volta nella nostra amata terra si muore di burocrazia ed inefficienza, le vere piaghe che affliggono le fasce più deboli della popolazione; purtroppo anche una eventuale ristrutturazione privata mi esporrebbe a pesanti sanzioni nei confronti dell’Ente, poichè proprietario dell’appartamento.

La mia patologia, sebbene ritenuta rara, prevede ormai un preciso piano terapeutico che deve essere seguito mediante l’utilizzo di specifiche strumentazioni e che è volto a mitigare gli effetti nocivi del decorso; è notizia di questi giorni, infatti, che un cittadino riesce ancora a camminare proprio grazie a tali tecnologie.

Ovviamente l’impossibilità di uscire da casa mi preclude l’accesso ad ogni tipo di terapia, la quale non può essere eseguita domiciliarmente; evidenzio, inoltre, che a causa della mia età (63 anni) la SLA non è l’unico problema che mi affligge ma, ad oggi, non posso neppure recarmi presso un medico per eventuali consulti e terapie preventive, il che comunque graverà la spesa pubblica di ulteriori costi quando la situazione si aggraverà.

Le otto maledette rampe

Sono certo che alla presente seguiranno comunicazioni più o meno istituzionali di vicinanza, che certamente forniranno un supporto morale, ma non mi consentiranno di poter percorrere le 8 rampe che mi separano dalla libertà;

la mia rabbia è acuita dalla relativa semplicità con la quale potevano essere reperite le risorse per l’acquisto dello scoiattolo, atteso che esiste uno speciale fondo all’uopo destinato; parimenti molto semplice risultrebbe la messa a norma di un bagno (circa 2 giorni lavorativi), consentendomi quantomeno di poter vivere come un essere umano, seppur in una condizione di burocratici arresti domiciliari.

Ho dato mandato al mio legale, l’avv. Fioresta,  di procedere in via di urgenza contro il Comune per la violazione dei basilari diritti spettanti al cittadino, nella speranza di poter sopravvivere abbastanza da poter leggere la sentenza;

resta la desolazione di continuare a vivere quel poco che mi rimane in condizioni peggiori di quelle carcerarie, detenuto, senza la possibilità di rendere meno gravoso il decorso della malattia e, come se non bastasse, privato della dignità di uomo.