Riceviamo e pubblichiamo:
“Oggi provo a prenotare un’ecografia per un familiare oncologico, un esame di follow-up, quindi non una passeggiata di salute né una richiesta fatta per sport. Il CUP mi risponde che il primo appuntamento disponibile è agosto 2028. Avete letto bene: 2028. Due anni per un’ecografia di controllo a una persona oncologica. Poi, naturalmente, c’è l’altra strada: l’intramoenia. E lì, guarda caso, l’esame si può fare molto prima. Magari anche oggi pomeriggio. Ed è qui che mi viene da incazzarmi. Perché poi apro i giornali e vedo il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sorridente, che racconta quanto la sanità calabrese stia facendo passi da gigante. Sì, presidente. Forse è vero. Passi da gigante. Ma verso il baratro, aggiungerei.
Perché una sanità nella quale una persona oncologica deve aspettare due anni per un esame di follow-up non è una sanità che funziona. È una sanità che ti mette davanti a una scelta indecente: aspettare, chissà a quale prezzo, oppure pagare. E io pagherò. Farò i salti mortali per permettermi quell’ecografia, perché quando si tratta della salute di una persona cara non esiste prezzo. Ma il problema è proprio questo, presidente: non tutti possono farlo. Non tutti hanno la possibilità di tirare fuori centinaia di euro ogni volta che il sistema sanitario pubblico non è in grado di garantire una prestazione nei tempi necessari. E allora mi chiedo: che razza di diritto alla salute è quello che funziona soltanto per chi può permettersi di pagare? E già che ci siamo, presidente, parliamo anche della mia situazione.
Un anno e mezzo fa si è prodigato per far arrivare 20 milioni di euro alla mia nuova azienda per assorbire noi lavoratori provenienti da ex Abramo. Una grande operazione. Un grande progetto. Poi, chissà come, i soldi sono finiti. E qui arriva il bello: prima la cassa integrazione, poi di nuovo nel calderone dei call center. Sì, certo: è lavoro. Ma dopo vent’anni passati ad ascoltare persone arrabbiate per servizi inefficienti, dopo aver pensato di avere finalmente trovato un progetto diverso, innovativo, dignitoso, quello della dematerializzazione, ritrovarsi nuovamente a rispondere a telefonate di utenti esasperati è qualcosa che va oltre la semplice parola “lavoro”. Ci hanno detto che era per salvarci, per farci avere uno stipendio pieno. Anche di questo vi parlerò, dopo. In realtà sono loro ad avere bisogno di noi, per gestire il traffico, chiesto dal committente, che non riuscivano a gestire. Ma la cosa ancora più assurda sa qual è, signor presidente? Che chi l’ha votata, pensava che davvero avesse a cuore la nostra situazione e invece aveva solo bisogno di un ingente bacino di voti in vista delle imminenti votazioni.
È che non ci hanno neanche fatto sapere quali parametri hanno usato per scegliere chi si e chi no. Anche se, in estrema sincerità, io qualche idea ce l’avrei.
Magari, presidente, invece di raccontarci quanto era bello il progetto, sarebbe stato utile controllare che quel progetto arrivasse davvero alla sua scadenza. Invece è finito. Un flop? Un fallimento? Una promessa durata meno del previsto? Chiamatelo come volete. Ma per chi ci ha creduto, per chi ha lavorato, per chi ha organizzato la propria vita pensando di avere finalmente trovato un po’ di stabilità, non è propaganda. È la vita vera. Ah, giusto per farle capire come ci hanno salvato e dov’è lo stipendio pieno. Il corso di formazione online, fatto in pieno luglio, che avrebbe dovuto essere pagato al 100%, è stato pagato come cassa integrazione, all’80%. Ma va bene. Tutto va bene. Mentre qualcuno continua a raccontare ai propri sostenitori la favola della Calabria che rinasce, noi continuiamo a fare i conti con la realtà. La realtà è un CUP che ti dà un appuntamento nel 2028. La realtà è una persona oncologica che deve aspettare due anni per un controllo. La realtà è che, se hai i soldi, puoi cercare una soluzione. Se non li hai, aspetti.
La realtà è lavorare, andare in cassa integrazione, essere rimessi in formazione, cambiare mansione e ricominciare da capo. La realtà è fare salti mortali per arrivare alla fine del mese. E adesso anche fare salti mortali per curarsi. Quindi, presidente, continui pure a sorridere davanti alle telecamere. Continui pure a raccontare ai suoi seguaci che la sanità calabrese sta facendo passi da gigante. Io, invece, continuerò a guardare quello che succede fuori dai palazzi. E quello che vedo è una Calabria nella quale la salute diventa sempre più un privilegio e sempre meno un diritto. E questa non è una favola. È la vita di noi esseri normali. Quelli che non hanno, come lei, soldi che escono dalle orecchie e possono permettersi di farsi operare dai migliori medici sulla piazza. Quelli che, quando arriva una malattia, non possono permettersi di aspettare il 2028. Quelli che pagano. Pagano tutto. Anche le vostre promesse”.
Lettera firmata

