L’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Reggio Calabria esprime la più totale, ferma e incondizionata solidarietà al collega infermiere, barbaramente aggredito mercoledì, 15 luglio, presso lo sportello di triage del Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Un episodio che vede come protagonista un ragazzo di diciannove anni. Quest’ultimo presentatosi al triage ha cominciato ad imprecare colpendo ripetutamente lo sportello con pugni e sputando contro il professionista attraverso il foro del vetro di protezione, successivamente si è gettato in terra, l’infermiere uscito per soccorrerlo è stato ripetutamente fatto bersaglio di colpi di stampella e calci, il tutto alla presenza di alcuni Carabinieri che, trovandosi sul posto, tentavano invano di calmare l’aggressore.
Successivamente è intervenuta la Polizia che ha raccolto la denuncia del Sanitario e identificato l’aggressore. Sul posto era presente il padre dell’aggressore, il quale non ha compiuto alcun gesto né una sola parola per tentare di fermare la furia del figlio. Inoltre, nessuno dei testimoni ha accennato a una reazione, né ha espresso un briciolo di solidarietà all’infermiere durante o dopo l’accaduto. A causa del gravissimo e degradante gesto dello sputo, l’infermiere ha dovuto subire l’ulteriore ansia di sottoporsi a esami clinici d’urgenza e a specifiche profilassi per escludere il rischio biologico di contagio da malattie virali. L’OPI Reggio Calabria annuncia che attiverà ogni strumento a propria disposizione per sostenere il collega aggredito, e auspica che l’autorità giudiziaria proceda con la massima celerità nei confronti dell’aggressore.
“Siamo profondamente scossi e indignati per quanto accaduto al GOM”, dichiara il presidente dell’OPI Reggio Calabria, Pasquale Zito, a nome di tutto il Consiglio Direttivo. “Comprendiamo e condividiamo la sfiducia del collega: è inaccettabile che a fronte di continui annunci legislativi la sicurezza nei Pronto Soccorso sia ancora pari a zero. Sconvolge, inoltre, il muro di indifferenza di chi ha assistito alla scena senza muovere un dito, a partire dai familiari dell’aggressore. Al collega va l’abbraccio forte di tutto l’Ordine. Non sei solo. La tua professione, la tua dignità e la tua dedizione non saranno calpestate dall’inciviltà. Continueremo a lottare in ogni sede istituzionale affinché gli ospedali tornino a essere luoghi di cura e non zone di frontiera”.

