Violenza sulle donne: un allarme che non può essere taciuto

d.ssa tropea centro antiviolenza
- Advertisement -
Slider

«I numerosi casi di femminicidio, ai quali stiamo assistendo inermi e che ultimamente invadono i media nazionali e regionali, il contesto, le modalità e i risvolti di ognuno di questi casi, ci dicono che bisogna alzare più che mai l’ attenzione sul fenomeno, sulla sua prevenzione, sull’informazione capillare alle donne ancor prima che incontrino la violenza conclamata».

È il grido di allarme che parte dalla dr.ssa Renata Tropea, referente per la violenza di genere del Pronto Soccorso dell’ Ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme.

Dall’ inizio del 2021 è vittima di femminicidio una donna ogni cinque giorni. A questo si aggiunge un altro dato che fa riflettere: dall’ inizio della pandemia, quindi dal marzo 2020, sono drasticamente diminuiti, a causa delle restrizioni imposte in materia di salute e sicurezza, gli accessi agli sportelli di ascolto dei centri antiviolenza.

«È per questo motivo – dice ancora la dottoressa Tropea- che non si può più attendere, –- è necessario passare dalla presa d’ atto ad una reazione e pensare di potenziare la rete di accoglienza, migliorare la sorveglianza e le leggi che non tutelano la donna sia che denunci o che chieda aiuto in altri modi».

«E’ responsabilità di tutti noi – continua- il compito di proteggere e garantire assistenza e continuità per fare uscire dal circuito della violenza le vittime».

Da responsabile del pronto soccorso, ma anche da Donna Medico appartenente alla rete nazionale dell’ AIDM (associazione Italiana Donne Medico), partners del Centro Antiviolenza Demetra di Lamezia Terme, la dottoressa Tropea conclude facendo appello a tutte le forze sane e impegnate nel sociale.

Richiamando ad un monito di indignazione e reazione la società civile, gli uomini non violenti e le Istituzioni conclude «la centralità del pronto soccorso, la grande e collaudata sinergia di lavoro come a Lamezia con il centro antiviolenza Demetra, devono poter funzionare passando da tutte quelle strade possibili, compresa la formazione del personale sanitario che deve essere in grado di riconoscere la violenza domestica e aiutare le donne nel percorso di denuncia e di riscatto».