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lunedì, 9 Marzo, 2026
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“Violenza è frontiera tra civiltà e barbarie”, Guzzi: anche l’8 marzo parole Papa Leone toccano coscienza

Il nostro tempo è segnato da un clima di crescente tensione, e da episodi di violenza sempre più frequenti. Un contesto surreale e preoccupante, in cui spesso il potere dei più forti sembra prevalere sui diritti degli altri, dove il valore del rispetto rischia di essere messo in secondo piano e la dignità delle persone calpestata senza pietà. In questa dimensione, dai contorni onirici, assurdi e ingiustificabili, assume un profondo significato l’intervento di Papa Leone, il quale, nel sottolineare la pericolosità della violenza, ha invitato a non sottovalutarla. Non solo questo. Con la consueta e straordinaria attitudine al bene e alla sana rettitudine, ha rivolto un invito a riconoscere ogni forma di violenza e a denunciarla “La violenza è la frontiera che divide la civiltà dalla barbarie. Non bisogna mai sottovalutarla, né avere paura di denunciarla. Vale lo stesso per quel clima giustificazionista che attenua ogni responsabilità. Camminare insieme nel rispetto reciproco della propria umanità, non è un sogno, ma l’unica realtà possibile per costruire un mondo di luce per tutti”.

Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla responsabilità individuale e collettiva di denunciare soprusi, abusi e comportamenti aggressivi che minano la convivenza civile. Un appello che si inserisce nel solco dei ripetuti richiami della Chiesa alla “tutela della dignità umana” e alla “costruzione di una società fondata sul rispetto reciproco”. Le parole del Papa arrivano in un momento in cui il dibattito pubblico è sempre più attraversato da toni accesi e da episodi che mettono in discussione i principi fondamentali della convivenza. Per questo il suo intervento suona come un monito: la violenza non può essere normalizzata né tollerata, e ogni cittadino è chiamato a fare la propria parte per contrastarla. A sottolineare l’importanza e il valore di queste parole, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale “Riconoscere e denunciare atti violenza e di sopruso, non è solo un atto di coraggio, ma un gesto di responsabilità civile. Questa ricorrenza, nata per rivendicare diritti, dignità e uguaglianza, invita anche a una riflessione più ampia: ogni forma di violenza che umilia l’essere umano, e persino quella che si abbatte sugli animali e sul creato, nasce dalla stessa radice culturale, quella dell’indifferenza, del dominio, del silenzio, e in alcuni casi, del potere coercitivo. Ogni violenza inflitta a una donna, ad un animale, o peggio ancora ad un bambino, non è solo violazione, ma anche profanazione.

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La lotta contro la violenza, dunque, non può essere parziale. Non riguarda soltanto le statistiche sui femminicidi o i casi di cronaca che scuotono l’opinione pubblica. Riguarda un cambiamento culturale più profondo: riconoscere che ogni vita merita rispetto. Le donne, storicamente, sono state tra le prime vittime di questa cultura della sopraffazione. Ma la stessa logica colpisce chi è fragile, chi è diverso, chi non ha voce: bambini, anziani, minoranze, e perfino gli animali, spesso vittime silenziose di maltrattamenti e sfruttamento. Essere spettatori di violenze, di abusi, di prepotenze, di offese, di umiliazioni, di accuse, di aggressioni fisiche e verbali tende a desensibilizzare tutti alla violenza tout court. Denunciare- conclude Guzzi–  è l’unica salvezza”.

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