Violenza di genere: in un Paese del Reggino spunta “la liste delle zoccole”, reazioni indignate

lista delle zoccole

Sta suscitando vibrate proteste e reazioni indignate l’azione notturna di uno sconosciuto o sconosciuta che da un paio di giorni affigge sui muri di Cinquefrondi (RC) un manifesto che contiene una lista piene di offese sessiste nei confronti di alcune donne del Paese indicate con tanto di nome e cognome.

Il caso è stato portato all’attenzione pubblica regionale da una ragazza che ha postato la notizia sulla pagina social di “FEM.IN Cosentine in lotta”.
“A Cinquefrondi- scrive- sono state affisse delle liste per tutto il paese, riportanti nomi e cognomi di donne, intitolate “la lista delle zoccole”. Oltre a essere disgustoso, lo trovo violento, sessista e sicuramente manifestazione di un problema che è culturale e sistemico. Da ragazza che è cresciuta in questi luoghi mi sento completamente distrutta. Le ragazze della mia età sono costantemente vittime di slut shaming, per non parlare di altre micro e macro molestie e aggressioni. C’è bisogno di più educazione e, soprattutto, c’è bisogno che se ne parli. Perché su quella lista poteva finirci chiunque di noi, ma il problema di base, il sessismo, la cultura dello stupro, la violenza di genere, è sempre lo stesso. Grazie mille in anticipo se raccoglierete il mio appello e grazie per tutto il lavoro che fate, mi sarebbe piaciuto avere realtà del genere anche nella mia provincia…”

Sulla questione è intevenuta anche l’Amminitrazione comunale di Cinquefrondi: “Rimaniamo indignati da quanto sta succedendo in questi giorni nei confronti di alcune donne del nostro Paese ed esprimiamo vicinanza e solidarietà a tutte le persone e le famiglie coinvolte. Siamo in costante contatto con le Autorità competenti e, naturalmente, ci costituiremo Parte Civile qualora l’autore o gli autori verranno identificati”. A quanto si apprende, oltre alle forze dell’Ordine, anche alcuni cittadini hanno deciso di intervenire attivando delle specie di ronde per cercare di individuare il responsabile.

Per “FEM.IN” questo “genere di fenomeno è consentito da istituzioni che danno prova tutti i giorni di essere sorde, cieche e mute rispetto alla violenza di genere in tutte le sue forme”.