“Ora sto meglio ma è difficile dimenticare quello che è accaduto qui. È stato brutto. C’erano famiglie, donne, bambini che non ce l’hanno fatta. E’ stato troppo brutto…“. Muhammad Shariq Shah, ventiseienne pakistano, era a bordo del caicco ‘Summer Love‘ naufragato esattamente tre anni fa a Steccato di Cutro. Stamattina alle 4 è tornato sulla spiaggia di Steccato di Cutro per partecipare alla veglia in memoria delle vittime di quella strage, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo. Muhammad parla poco, preferisce restare in silenzio a guardare il mare che oggi è calmo e pacifico, ha gli occhi lucidi: “Quel giorno era un mare brutto – ripete – quando è avvenuto l’incidente sono salito sul tetto della barca e ho visto due pescatori che ci indicavano di raggiungere la spiaggia con le luci. Poi le onde mi hanno fatto cadere in acqua e poi non ricordo come sono arrivato sulla spiaggia. Due miei amici sono morti“.
Una cerimonia semplice e silenziosa caratterizzata da un momento di preghiera. Prima proprio il giovane pakistano, superstite del naufragio, ha pregato in arabo, poi è stato don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia giunto appositamente per l’iniziativa, ad auspicare che “attraverso la solidarietà, la condivisione e l’accoglienza questa possa diventare la generazione della speranza“. Il sacerdote ha poi invitato i presenti a spalmare sulle mani delle persone vicine dell’olio di nardo proprio come segno di condivisione. Muhammad Shariq Shah insieme ad alcuni familiari delle vittime e al pescatore Vincenzo Luciano, che è stato tra i primi a portare soccorso, hanno lanciato una corona di fiori nel mare.
“La memoria significa impegno, impegno che abbiamo assunto a sei mesi dalla strage”, ha detto Vincenzo Montalcini . “Questo è il luogo e l’orario per ricordare i sogni spezzati di 94 e più persone a 80 metri dalla riva. Il dolore deve essere memoria propositiva. Abbiamo pregato un dio unico – ha spiegato – in modi diversi per rinnovare la promessa che abbiamo fatto di non dimenticare le persone che muoiono in mare in cerca di futuro e speranza. L’impegno deve essere di pretendere verità e giustizia per queste persone“.
(Ansa)
















