Unilavoro Pmi, Guzzi (Vice Pres.Nazionale): Duramente colpita l’industria dei matrimoni

Wedding
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Risolta l’urgenza del Recovery Plan, il Governo sta focalizzando l’attenzione sui ristori, in particolar modo sull’approvazione del decreto Sostegni bis che contiene nuovi e concreti aiuti alle imprese e alle famiglie maggiormente colpite.

Il Governo Draghi, tramite il nuovo Decreto Sostegni, si legge, si accinge ad erogare 18 miliardi di contributi a fondo perduto alle aziende e alle Partita Iva in serie difficoltà economiche.
Con l’approvazione del Dl Sostegni bis, evidenzia Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi (foto sotto), dovrebbero arrivare anche le nuove disposizioni per i professionisti che operano nel settore del wedding, uno dei comparti più colpiti dalla pandemia.
Per evitare assembramenti e momenti sociali di contatto, l’Esecutivo ha preferito procedere con cautela, consentendo a ristoranti e bar di riaprire al pubblico. Tutto ciò chiaramente, rispettando misure di restrizioni efficienti e rigorose.
Queste nuove misure di contenimento, adottate dal Governo per limitare i rischi di contagio, e che di fatto sottopongono alcuni settori a restrizioni estreme, continuano a suscitare l’ira dei professionisti che operano nel settore del wedding.
Parliamo di numeri imponenti, sottolinea Guzzi, che sono riconducibili a professionisti diversi che operano all’interno di questo settore importantissimo e soprattutto molto vasto.

Sebastiano GuzziSecondo un considerevole rapporto americano, WeddingWire Newlywed Report, in effetti, le coppie che decidono di convolare a nozze, nel loro progetto coinvolgono, solitamente, circa 15 professionisti del settore: ristoratore, parrucchiere, fotografo, fioraio, estetista, musicista e tutti gli imprenditori i cui shop forniscono abiti, articoli da regalo, bomboniere e altri accessori.
Per dare risposte concrete a tutti questi lavoratori, molti dei quali lavorano prevalentemente durante la stagione estiva, il Governo ha fatto sapere che tra le disposizioni del prossimo decreto, ci saranno interventi mirati a risolvere le aporie di cui soffrono i settori più penalizzati, che sono quelli del turismo, degli eventi e del wedding.
Mentre la pandemia di coronavirus continua quindi la sua marcia, mettendo in serio pericolo la vita umana e minando l’attività economica, le regioni, spiega Sebastiano Guzzi, continuano a vietare grandi raduni e chiedere alla gente di seguire, scrupolosamente, le linee guida di distanziamento sociale adeguate.
Queste restrizioni, aggiunge Guzzi, tra tanti effetti devastanti, stanno rallentando e indebolendo il settore del wedding costringendo molte coppie ad annullare il proprio matrimonio, o a rinviare l’evento a tempi futuri.
Per tantissimi professionisti che lavorano nel settore del matrimonio, inclusi fotografi e ristoratori, tutto ciò ha comportato un notevolissimo calo del reddito.
Gli operatori del settore hanno lottato per mantenere attive le loro attività e tutte le volte che si è ripartiti, hanno sperato che fosse la volta buona, che fosse la fine di un terribile incubo.
Lo sanno bene i professionisti intervistati, tutti concordi nella necessità di una ripresa veloce, florida e duratura.
Per dare voce a professionisti che operano nel settore del wedding, e per dimostrare, al contempo, la nostra vicinanza, abbiamo intervistato alcuni di loro.
Giovanna Butera, titolare del centro estetico lametino “Il Tempio della Bellezza”, ha palesato i suoi dubbi e le sue incertezze, e nonostante la sua attività manageriale, non sia riconducibile esclusivamente al wedding sector, ha comunque risentito degli effetti causati da questa pandemia.
“E’ stato un periodo lungo e non privo di difficoltà per tutte le attività commerciali. Il nostro settore è stato duramente colpito e le varie vicissitudini che si sono susseguite nel tempo, hanno determinato una situazione complessa. Lo sanno bene i wedding planner e tutti i professionisti che operano nel settore del wedding industry. Comprendiamo le ragioni e l’autorevolezza delle misure restrittive, utili a contenere il contagio da Covid, ma avvertiamo la necessità di ripartire, perché siamo esausti e sentiamo un impellente bisogno di normalità. Per molto tempo abbiamo infiocchettato illusioni e speranze. Ora, a distanza di un anno, abbiamo il desiderio di ricominciare, con cautela e forte senso di responsabilità”.

(c.s.)