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martedì, 23 Luglio, 2024
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Unilavoro Pmi Catanzaro: Alle nuove restrizioni devono seguire adeguati sostegni economici

E’ partita da Milano “Io Apro in tour”, una serie di manifestazioni dei ristoratori per chiedere la riapertura di tutte le attività dal 7 aprile. Dopo il capoluogo lombardo, l’iniziativa toccherà, tra le altre città, anche Napoli, Bologna, Palermo e, il 6 aprile, Roma. Una protesta importante, fortemente voluta dai ristoratori di tutta Italia, che scenderanno in piazza per protestare contro lo stop alle riaperture.
Una voce comune, stridente e penetrante che ribadisce, ovunque, uno stato di sofferenza opprimente, che non accenna a migliorare. Una battaglia dura, ma necessaria, condivisa pienamente anche da chi ha chiuso i battenti.
Sagge le parole del noto cuoco e oste siciliano, Filippo La Mantia, il quale ha espresso la sua vicinanza a tutti i ristoratori scesi in piazza “Pieno sostegno e condivisione della scelta dei ristoratori che protestano e apriranno ad oltranza. Io ho chiuso il ristorante, ma se fossi stato aperto, non posso nemmeno pensare cosa avrebbe significato pagare i debiti, gli affitti, avere l’angoscia di non sapere come andare avanti. Quindi sono accanto a tutti loro. Lo dico ad alta voce”.
Una situazione drastica, che si snoda in tutto il paese, da nord a sud, e che vede gli imprenditori coinvolti in un tunnel oscuro in fondo al quale non si intravede uno spiraglio di luce.
Il confronto con alcuni ristoratori locali, non ha fatto altro che evidenziare lo stato di sofferenza che accomuna un po’ tutti.
Comprendo e giustifico, ha esordito con rigore Luciano Renda, titolare del Ristorante ‘Il Quadrifoglio’, a Lamezia Terme, “la decisione presa da tutti i ristoratori che da martedì 6 aprile intenderanno aprire a pranzo e a cena, non è affatto una provocazione, né un vile atto dimostrativo, ma una questione di sopravvivenza. Noi abbiamo gestito la nostra attività con grande orgoglio ed ogni sacrificio ci ha ripagati orgogliosamente. Abbiamo superato ogni difficoltà, e ne siamo usciti sempre vincenti, ma ora le cose sono cambiate radicalmente. Ora la situazione è diventata davvero insostenibile. Non siamo più padroni del nostro tempo, né del presente, né del futuro. Non ci sono buoni presupposti che ci inducono a sperare in un miglioramento perché non ci sono piani di rilancio, né indennizzi ragionevoli che possono supportare le nostre attività. Nel frattempo, ha concluso Renda, prosegue incessantemente, lo stillicidio di fallimenti, gli sfratti esecutivi e le convocazioni in tribunale.
Dello stesso avviso, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale di Unilavoro Pmi (nella foto), il quale ha espresso solidarietà a tutte le aziende coinvolte, ribadendo ancora una volta, la necessità di interventi adeguati e immediati. “Comprendo e rispetto i limiti e le restrizioni imposte dal Governo, ma credo che queste nuove misure debbano essere seguite da un adeguato sostegno economico, che consenta alle imprese di riuscire a gestire le difficoltà, che sono tantissime e che incombono gravemente sull’economia.
L’impatto di questa crisi, ha aggiunto Guzzi, è stato devastante e non ha risparmiato nessuno. Il rapido susseguirsi di eventi, collegati alla pandemia, ha determinato una situazione assurda, che ha oltrepassato ogni limite e che fotografa una dimensione surreale. Abbiamo scavallato il picco, forse, ma la battaglia non è ancora finita.
“Stiamo assistendo, inermi, ad una vera e propria guerra. Il numero delle vittime è drammatico, i contagi non accennano a diminuire e tutto ciò pesa gravemente sulla sanità che rischia il collasso. Ne siamo tutti consapevoli, ma non dobbiamo lasciare che questa guerra faccia ulteriori danni all’economia, al lavoro, alla società, alla cultura”.
(c.s.)

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