Umiliata per i suoi studi a Catanzaro, ispettori ministero: “Gestione turni senza logica”

sara pedri

“Mi hanno chiesto di rimanere in reparto dopo un turno infinito. Pensavo ci fossero emergenze. Invece niente. Sono stata lasciata ore da sola in uno stanzino a non fare nulla” aveva scritto la ginecologa Sara Pedri a un amico dell’università della Calabria, lo stesso ateneo dove si era specializzata a pieni voti prima di vincere il concorso per il Trentino. Sara Pedri, 32 anni, è svanita nel nulla il 4 marzo scorso subito dopo il trasferimento dall’ospedale di Trento a quello di Cles.

E’ uno dei passaggi contenuto nelle conclusioni a cui sono arrivati gli ispettori del ministero della Salute, chiamati a valutare la gestione del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara di Trento e l’operato dell’ormai ex primario Saverio Tateo su cui pende la richiesta di licenziamento proposta dalla commissione disciplinare.
Nel documento, inoltre, si fa riferimento anche a “richieste di disponibilità inutili. I professionisti non venivano poi utilizzati. La gestione dei turni appare senza logica”. Il lavoro degli ispettori è stato guidato dal medico calabrese Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, già vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria ucciso a Locri dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre 2005.

Secondo quanto riferito dai colleghi della ginecologa scomparsa, all’interno del reparto si verificavano “episodi di mobbing e di ostruzionismo sul lavoro” e il primario si rivolgeva ai colleghi insultandoli davanti ai pazienti ed escludendoli dalle sale operatorie “con un’evidente mortificazione per i professionisti”. Il documento fa riferimento anche agli straordinari richiesti ai sottoposti.

Circostanze confermate anche da altre colleghe della dottoressa scomparsa che avrebbero subito pari trattamenti e finite nella relazione degli ispettori ministeriali e in quella dei carabinieri del Nas, quest’ultima già al vaglio della procura. “Prima di arrivare a qualsiasi conclusione dobbiamo leggere la relazione in tutti i suoi risvolti – precisa il professor Vincenzo Ferrante, difensore del dottor Tateo ora in servizio nel presidio di cure palliative -. Vedremo il giudizio pendente di fronte al Comitato dei garanti. Certo è che in caso di licenziamento ci sarà una impugnativa con ricorso al giudice del lavoro”.