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martedì, 16 Aprile, 2024
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Uccise Loredana Scalone con 28 coltellate: giudizio immediato per Sergio Giana

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Isabella Valenzi ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore Anna Chiara Reale nei confronti di Sergio Giana, il 37enne di Badolato accusato del brutale omicidio di Loredana Scalone, 51 anni originaria di Girifalco, avvenuto il 23 novembre scorso a Pietragrande di Stalettì (CZ).

Il processo avrà inizio il prossimo 14 settembre davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro. Giana, difeso dall’avvocato Salvatore Staiano, deve rispondere di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
Loredana Scalone era uscita da casa lunedì mattina per andare a lavorare ma non aveva fatto più ritorno a casa. Preoccupati, i familiari, nel pomeriggio, si sono recati dai carabinieri di Gasperina per denunciarne la scomparsa. Immediatamente sono scattate le ricerche ma i carabinieri hanno capito ben presto che qualcosa di terribile era successo.
L’ultima volta che la donna era stata vista viva era stata proprio lunedì mattina, dalla famiglia di un paese del catanzarese dove andava a fare le pulizie. A prenderla, all’uscita dal lavoro, hanno accertato gli investigatori, c’era Giana. Acquisito questo dato e saputo che tra i due c’era una relazione, i carabinieri della Compagnia di Soverato e del Comando Provinciale di Catanzaro sono subito andati a prenderlo.
Pressato, è stato lui, ad indicare il luogo dove si trovava il cadavere della donna permettendone il recupero. Poi, in un lungo interrogatorio davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Anna Chiara Reale, ha confessato. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, l’omicidio sarebbe avvenuto sulla scogliera di Pietragrande. Dopo averle sferrato 28 coltellate, Giana ha buttato il corpo di Loredana sugli scogli sottostanti una terrazza sul mare, quindi se ne è andato.
Il giorno successivo, però, è tornato sul luogo del delitto con l’intento di cancellare tutte le tracce di quello che aveva fatto: ha portato della varichina per pulire le macchie di sangue ed ha spostato il corpo adagiandolo in una intercapedine tra la scogliera per nasconderlo alla vista. Il suo tentativo, però, è stato vanificato dal lavoro dei carabinieri che già si erano messi sulle sue tracce.

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