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	<title>strage Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Strage braccianti, Cei e istituzioni ad Amendolara per recuperare &#8216;speranza e fiducia&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 08:57:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una corona di fiori come simbolo per recuperare &#8220;speranza e fiducia&#8221; nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi, gesto per cui &#8220;non bastano aggettivi a qualificarlo&#8221;. Con queste parole il vicepresidente della Cei, mons.Francesco Savino, ha spiegato il senso dell&#8217;iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale calabra, che ha avuto inizio questa mattina con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una corona di fiori come simbolo per recuperare &#8220;speranza e fiducia&#8221; nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi, gesto per cui &#8220;non bastano aggettivi a qualificarlo&#8221;. Con queste parole il vicepresidente della Cei, mons.Francesco Savino, ha spiegato il senso dell&#8217;iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale calabra, che ha avuto inizio questa mattina con la deposizione di una corona di fiori presso la stazione di servizio Ip sulla Strada statale 106, luogo della strage.</p>
<p>&#8220;Il nostro gesto &#8211; ha detto mons. Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina &#8211; Palmi e delegato Cec per i Problemi sociali, la Giustizia e la Pace &#8211; è di una grandissima semplicità ma vorrebbe porre un segno di grande forza. Non tante parole, ma una presenza significativa, qualificata, di responsabilità, impegno, che si esprime attraverso un gesto fatto anzitutto di silenzio e di preghiera&#8221;.</p>
<p>Dopo la deposizione della corona di fiori è seguito un momento di preghiera e raccoglimento in ricordo di Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan, le vittime della strage avvenuta lo scorso 1 giugno. Presenti, tra gli altri, la prefetta di Cosenza, Rosa Maria Padovano, e la sindaca di Amendolara, Maria Rita Acciardi. La giornata di mobilitazione prosegue nella parrocchia Madonna della Salute, ad Amendolara Marina, per una tavola rotonda sul tema del lavoro libero, dignitoso e sicuro.<br />
<em>(Ansa)</em></p>
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		<title>In Consiglio regionale un minuto di silenzio per vittime della strage di Amendolara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:04:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è aperta con un minuto di silenzio in onore dei quattro braccianti bruciati vivi lunedì scorso ad Amendolara (Cosenza) &#8211; Waseem Khan, pachistano di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27) &#8211; la seduta del Consiglio regionale della Calabria. &#8220;Apriamo questa seduta del Consiglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è aperta con un minuto di silenzio in onore dei quattro braccianti bruciati vivi lunedì scorso ad Amendolara (Cosenza) &#8211; Waseem Khan, pachistano di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27) &#8211; la seduta del Consiglio regionale della Calabria. <em>&#8220;Apriamo questa seduta del Consiglio regionale &#8211; </em>ha detto il presidente del Consiglio Salvatore Cirillo<em> &#8211; con un punto all&#8217;ordine del giorno che abbiamo voluto inserire su invito con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l&#8217;intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un&#8217;azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone&#8221;. </em>&#8220;<em>Mi auguro &#8211; </em>ha aggiunto<em> &#8211; che dal dibattito odierno in Aula possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma: un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani&#8221;.</em><br />
<em>&#8220;Prima di avviare la discussione &#8211; </em>ha concluso Cirillo<em> &#8211; chiedo all&#8217;Aula e a tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime&#8221;.</em></p>
<p>Nel suo intervento il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha proposto di approvare una variazione di bilancio per dare alla Regione la possibilità di finanziare il viaggio in Italia per le famiglie dei quattro braccianti uccisi ad Amendolara che devono riconoscere le salme e poi consentire il rimpatrio delle salme stesse. <em>&#8220;Noi &#8211; </em>ha evidenziato Occhiuto<em> &#8211; non abbiamo aspettato la tragedia di Amendolara che, al di là dell&#8217;aspetto giudiziario, deve comunque interpellare le nostre coscienze su due questioni, che riguardano lo sfruttamento dei lavoratori e la mancata inclusione&#8221;. </em></p>
<p>Il governatore ha anche precisato di avere voluto gli interventi degli assessori all&#8217;inclusione sociale, alla sussidiarietà e welfare Pasqualina Straface e all&#8217;agricoltura Gianluca Gallo &#8220;<em>per indicare al Consiglio le azioni che abbiamo svolto. Non è vero che noi diciamo, vedremo, faremo. Noi molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di Amendolara&#8221;</em>. Straface, in particolare, ha ricordato che &#8220;<em>su impulso di Occhiuto abbiamo voluto riattivare subito il tavolo anti caporalato e lo abbiamo fatto il 30 di aprile con la presenza dei prefetti, della direzione regionale dell&#8217;ispettorato del lavoro, dell&#8217;Anci, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli enti locali del terzo settore.  Ed è proprio in quell&#8217;occasione che è venuta fuori l&#8217;idea di istituire una cabina di regia permanente che potesse monitorare il fenomeno con lo scambio di informazioni&#8221;. Inoltre, </em>ha aggiunto,<em> &#8220;abbiamo riattivato progetti importanti quali &#8216;Supreme due&#8217;, che che nasce per la prevenzione, il contrasto al lavoro sommerso e al caporalato&#8221;.</em><br />
Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di un maggiore impegno nel contrasto al fenomeno del caporalato, con esponenti dell&#8217;opposizione di centrosinistra che hanno segnalato la mancanza di investimenti per gli Ispettorati del lavoro, oltre alla necessità di intercettare i fenomeni di macro illegalità nel comparto e integrare le banche dati di diversi Enti.<br />
L&#8217;attacco più duro è venuto da Giuseppe Falcomatà, del Pd, che ha accusato la maggioranza di avere le mani sporche di sangue. Un&#8217;accusa respinta da Daniela Iiriti (FdI). &#8220;<em>Il caporalato &#8211; ha detto &#8211; non è solo in Calabria. Le mani sporche di sangue, forse, allora le abbiamo tutti&#8221;</em>.</p>
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		<title>FOTO-Strage di Amendolara, in migliaia alla manifestazione nazionale: &#8220;Basta morti e clandestinità&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 17:08:15 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/foto-strage-di-amendolara-in-migliaia-alla-manifestazione-nazionale-basta-morti-e-clandestinita/">FOTO-Strage di Amendolara, in migliaia alla manifestazione nazionale: &#8220;Basta morti e clandestinità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diverse migiiaia di persone in marcia ad Amendolara marina per la manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l&#8217;omicidio di 4 braccianti &#8211; tre afghani e un pachistano. Alla testa del corteo il segretario generale Maurizio Landini e quello della Flai Cgil Giovanni Mininni. Nel corteo anche delegazioni di braccianti stranieri e lavoratori provenienti da tutta Italia. Oltre alle bandiere delle varie sigle riconducibili alla Cgil sono presenti, tra le altre, delegazioni del Partito democratico guidate dalla segretaria Elly Schlein, del M5s, di Libera, di Rifondazione comunista, dell&#8217;Anpi e di Legambiente. Prima della partenza della manifestazione, Maurizio Landini<strong> e</strong> Giovanni Mininn<strong>i</strong>, hanno deposto due corone di fiori alla stazione di servizio.  Il corteo si è mosso ordinatamente intonando slogan per la sicurezza e la legalità nei luoghi di lavoro. <em>&#8220;Basta morti e clandestinità</em>&#8220;, dicono i manifestanti.</p>
<div class="formatted-text ">
<p>Parlando con i giornalisti Landini ha detto che &#8220;<em>Non è un problema della Calabria. Io vengo da Reggio Emilia e uno dei più grandi processi contro la &#8216;ndrangheta non l’ha fatto Reggio Calabria, ma Reggio Emilia. Il problema del caporalato non riguarda solo questa parte, ma tutta Italia e non riguarda solo l’agricoltura. Il problema del caporalato riguarda anche l’edilizia, la logistica. E’ proprio questo sistema di fare impresa che va fermato.  Quelli che muoiono &#8211; </em>ha aggiunto <em>&#8211; sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani</em><span style="color: #222222; font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif; font-size: 15px;"><em>. Sono d’accordo con il vescovo che ha detto che è il momento della rivolta delle coscienze perchè non si può avere l’ipocrisia di non vedere quello che sta succedendo da anni. E allo stesso tempo bisogna intervenire per non mettere tutti sullo stesso piano. Io conosco tante persone perbene e oneste che rappresentano la maggior parte della popolazione e sono sia imprenditori che lavoratori. Bisogna colpire i disonesti e la malavita organizzata- </em>ha proseguito Landini<em> -. Dobbiamo riconfermare i diritti dei lavoratori. Se dall’alto, cioè da chi ha la responsabilità, il messaggio non arriva o arriva addirittura la copertura, significa che ognuno fa quello che gli pare&#8221;</em>.</span></p>
<p>Per la segretario Pd, Schlein &#8220;<em>Quello che è successo qui è una vergogna ed è una vergogna che riguarda tutti. Quello che è accaduto qui è stata l’uccisione brutale con violenza inaudita di quattro braccianti. Si tratta di persone che avevano vita, famiglie che avevano desideri, prospettive, sogni. Sono persone di cui non dobbiamo scordare nemmeno i nomi</em>&#8220;.</p>
<p>Credo &#8211; ha poi proseguito &#8211; &#8220;<em>che dobbiamo rafforzare la legge sul caporalato, che è una buona legge ma vanno messe più risorse e va costruito un lavoro in rete con tutte le istituzioni. Ma vanno responsabilizzate le aziende perchè non si può più parlare soltanto di caporalato. Bisogna cominciare a parlare anche di padronato, perchè molto spesso le aziende sono conniventi con i caporali addirittura si scelgono i caporali che formano i caporali. Questo non è accettabile. Bisognerebbe rafforzare quella legge anche prevedendo il sequestro preventivo per quelle aziende che impiegano lavoratori sudati vittime di caporalato e poi bisogna rafforzare i percorsi per le vittime che denunciano i caporali». «Una Procura specializzata sulle agromafie potrebbe aiutare a risolvere la piaga dello sfruttamento&#8221;</em>&#8211; ha concluso la leader del Pd.</p>
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		<title>Strage braccianti Amendolara, restano in carcere i due afghani accusati dell&#8217;omicidio dei quattro giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 06:41:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura di Castrovillari al termine di un lungo interrogatorio notturno.</p>
<p>Intanto emergono particolari che portano a pensare che potrebbero essere stati aiutati da un terzo soggetto gli indagati per l’omicidio dei quattro braccianti agricoli. Dell’esistenza del terzo soggetto, secondo quanto si è appreso, ha parlato il superstite della strage, il 35enne afghano Mohammad Taj Alamyar, indicandolo come un amico dei due pakistani fermati dalla Polizia.<br />
L’uomo potrebbe già essere stato rintracciato e sentito dagli investigatori. Già nella serata di lunedì, dopo che nel tardo pomeriggio erano stati fermati Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, infatti, gli agenti della Squadra mobile hanno sentito tutti gli amici e conoscenti dei due gruppi di afghani e pakistani di cui facevano parte le vittime e gli indagati.</p>
<p>Tutti i componenti dei gruppi, compreso il superstite e un suo amico che non si trovava sul minivan il giorno della strage perché ammalato, sono stati poi trasferiti da Villapiana e Trebisacce e portati in un’altra località.</p>
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		<title>Strage braccianti Amendolara, indagini su movente e contesto lavorativo. Gip si riserva su convalida fermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 16:26:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiuso il cerchio sui presunti autori materiali della strage dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara, la Procura della Repubblica di Castrovillari che coordina le indagini della Squadra mobile di Cosenza, punta adesso a stabilire quale sia stato il movente ma non solo. Gli accertamenti, infatti, tendono anche a chiarire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e il ruolo svolto dai due indagati, Safeer Ahmed e Ali Raza, 31enni pachistani. In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti intendono verificare quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale, l&#8217;attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li &#8220;gestivano&#8221; o se pure i contatti erano diretti.</p>
<p>Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di chiarire il ruolo degli imputati per stabilire se fossero veri e propri caporali &#8211; ed eventualmente al servizio di chi &#8211; o se pure fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi. Sembrerebbe, infatti, che il minivan all&#8217;interno del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno dei due fermati.</p>
<p>Intanto il Gip di Castrovillari si è riservato la decisione sulla convalida dei fermi, al termine dell&#8217;udienza, nei confronti di Safeer Ahmed e Ali Raza, i due pachistani accusati di essere gli autori della strage dei braccianti di Amendolara. I due, come avevano annunciato i legali Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. <em>&#8220;Sono sereni come lo si può essere in circostanze del genere</em>&#8221; hanno sottolineato gli avvocati che si sono opposti alla richiesta di misura cautelare avanzata dalla dm Roberta Bello.  &#8220;<em>Non ci sono tutti i presupposti per come li ha chiesti il pubblico ministero. Sulle esigenze cautelari &#8211; hanno affermato &#8211; abbiamo pensato che potrebbero esserci anche misure meno gravi per assicurare le esigenze del processo&#8221;.</em></p>
<p>Gli avvocati, che ancora non hanno parlato con i loro assistiti, hanno riferito che il pm <em>&#8220;si è rammaricato per il fatto che sia stato divulgato, non si sa come, il video in rete (quello in cui si vedono gli instanti prima che l&#8217;auto prenda fuoco, ndr), perché era un atto secretato che non doveva comparire in questa maniera&#8221;</em>. E ai cronisti che chiedevano se la difesa stesse pensando di chiedere una perizia psichiatrica per i due, i legali si sono limitati a sottolineare che al momento <em>&#8220;Non conosciamo ancora gli atti. Domani faremo la richiesta e poi sapremo qualcosa di più. Stasera c&#8217;è il conferimento dell&#8217;incarico al perito per l&#8217;autopsia. Non sappiamo ancora quando sarà fatta&#8221;.</em><br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Strage migranti, Questore &#8220;atto di crudeltà inenarrabile&#8221;. Capo Squadra Mobile: l&#8217;omicidio era premeditato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/strage-migranti-questore-atto-di-crudelta-inenarrabile-capo-squadra-mobile-lomicidio-era-premeditato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 16:37:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;</strong><em>L&#8217;evento è stato di una crudeltà inenarrabile, un fatto di assolutamente disumano. Il fatto di aver dato una risposta in poco più di tre ore significa che eravamo presenti sul territorio e che, soprattutto, siamo riusciti non solo ad identificare gli indagati, anche grazie ai filmati, ma a rintracciarli nelle loro abitazioni e ad assicurarli alla giustizia&#8221;<strong>.</strong></em> A dirlo il questore di Cosenza, Antonio Borelli, incontrando i giornalisti insieme al procuratore di Castrovillari Alessandro D&#8217;Alessio.<br />
&#8220;<em>Questa &#8211; </em>ha aggiunto<em> &#8211; è una soddisfazione davanti a una tristezza incredibile. Perché quei quattro ragazzi, per come sono morti, hanno creato in noi un vero e proprio shock. I due fermati sono in Italia da diversi anni, uno dal 2018 e l&#8217;altro dal 2022&#8243;.</em><br />
Il capo della Squadra mobile di Cosenza, Gianni Albano, ha poi ricostruito i Non passaggi dell&#8217;indagine escludendo che vi siano elementi di altri complici. &#8220;A<em>bbiamo iniziato &#8211; </em>ha detto<em> &#8211; dalle immagini del sistema di video sorveglianza con la collaborazione del gestore e titolare della pompa di benzina. Abbiamo verificato che c&#8217;era una macchina che si era fermata poi raggiunta da un&#8217;altra utilitaria dalla quale è scesa una persona che si è presentata agli altri. Questo era un carabiniere forestale che ha notato due persone avanti e cinque dietro che si era avvicinato dopo avere notato che dalla vettura venivano gettati dei sacchetti per strada. Poi si verifica quello che si vede nelle immagini&#8221;</em>.</p>
<p>&#8220;<em>Uno degli indagati &#8211;</em> ha raccontato Albano<em> &#8211; rompe una maniglia dell&#8217;auto dall&#8217;interno e questo fa sì che non si apra. Il conducente scende e apre il cofano. Non è chiaro se la benzina fosse già all&#8217;interno dell&#8217;auto o l&#8217;ha messa dal distributore. L&#8217;altro prima di scendere rompe la maniglia per evitare l&#8217;apertura delle porte. Le vittime cercano di uscire davanti ma non riescono. L&#8217;unico che si salva ci riesce perché scende dal cofano e scappa&#8221;. &#8220;Non abbiamo elementi &#8211; </em>ha aggiunto <em>&#8211; di altri complici e riteniamo che l&#8217;omicidio fosse premeditato&#8221;.</em><br />
(<em>Ansa)</em></p>
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		<title>Procuratore D&#8217;Alessio, &#8216;la strage dei braccianti un episodio di gravità inaudita&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/procuratore-dalessio-la-strage-dei-braccianti-un-episodio-di-gravita-inaudita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 15:34:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità&#8221;. A dirlo il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D&#8217;Alessio nell&#8217;incontro con i giornalisti in Questura a Cosenza sulla strage dei braccianti di Amendolara. Nella sala stampa presenti anche Gianni Albano, dirigente della squadra mobile, che ha parlato di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>E&#8217; stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità&#8221;</em>. A dirlo il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D&#8217;Alessio nell&#8217;incontro con i giornalisti in Questura a Cosenza sulla strage dei braccianti di Amendolara. Nella sala stampa presenti anche Gianni Albano, dirigente della squadra mobile, che ha parlato di “<em>un piano ben predefinito da parte dei due presunti caporali”</em>, oltre al questore Antonio Borelli, e la pm Roberta Bello.</p>
<p><em>&#8220;L&#8217;episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l&#8217;ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud&#8221;</em>&#8211; ha aggiunto D&#8217;Alessio. Intanto si è appreso dal segretario generale della Flai-Cgil, Giovanni Mininni, intervenuto ai microfoni di Radio 24 che il bracciante sopravvissuto alla strage è stato posto sotto protezione, insieme a un altro lavoratore agricolo che, per motivi di salute, non si era recato al lavoro il giorno della tragedia.</p>
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<p>Il procuratore D&#8217;Alessio, sempre durante la conferenza stampa. ha detto &#8220;<em>Movente e contesto al momento non ha un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore. Quando succede un episodio del genere &#8211; </em>ha proseguito- <em>il primo obiettivo è dare un’identità agli indiziati per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale che ci porti a costruire il quadro probatorio. Ovviamente non potremmo dare tutti gli elementi. Si parte da una formulazione di ipotesi poi la bravura sta nel rigore di indagare. È una storia nella quale ho apprezzato l’elevata professionalità della Squadra mobile di Cosenza per la difficoltà, anche del territorio, e la prontezza con la quale è intervenuta. Non c&#8217;è stato un contrasto operativo tra le forze di polizia intervenute. Tutti hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo&#8221;</em>.</p>
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		<title>Strage braccianti, Bombardieri &#8216;è tratta schiavi, c&#8217;è copertura mafie&#8217;. Occhiuto: Lunedì in odg Consiglio regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 14:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Pensiamo che lì si possa parlare di tratta degli schiavi. Pensate veramente che due persone che vengono da fuori Italia possano gestire il caporalato in un paese senza la copertura della mafia?&#8217;. Lo ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri a margine del IV congresso nazionale della Uiltec a Catanzaro, sulla strage dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Pensiamo che lì si possa parlare di tratta degli schiavi. Pensate veramente che due persone che vengono da fuori Italia possano gestire il caporalato in un paese senza la copertura della mafia?&#8217;</em>. Lo ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri a margine del IV congresso nazionale della Uiltec a Catanzaro, sulla strage dei braccianti di Amendolara.<br />
Bombardieri ha chiarito che non bisogna fermarsi ad identificare &#8220;<em>i due pakistani perché bisogna dire con forza che in Calabria le operazioni avvengono se c&#8217;è la copertura della mafia. Non basta identificare chi ha dato fuoco alla macchina ma le coperture che quei due delinquenti avevano e le coperture le dà la mafia&#8221; ha ribadito il segretario Uil. &#8220;Mi aspetto e spero che si parli non di incidente sul lavoro, non di caporalato ma si parli di tratta degli schiavi e che si riesca ad identificare quale clan mafioso copre quei due delinquenti&#8221;</em> ha sostenuto il segretario della Uil.</p>
<p>In relazione ai controlli sui luoghi di lavoro, Bombardieri ha sottolineato come la Uil faccia &#8220;la battaglia da quattro anni. Abbiamo ottenuto dal governo risorse per aumentare ispezioni e ispettori, chiediamo l&#8217;omicidio sul lavoro. Però, rispetto all&#8217;efferatezza del crimine come l&#8217;abbiamo vista qui, vuol dire che c&#8217;è qualcuno che pensa di poter controllare il territorio a prescindere dalle forze di polizia&#8221;.</p>
<p><strong>Occhiuto: in Consiglio regionale Calabria lunedì discussione su caporalato e sfruttamento- </strong><em>“Dando seguito alla giusta sollecitazione dei sindacati, ho sentito il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo. Alla luce della drammatica vicenda dei quattro braccianti uccisi in modo atroce nei pressi di Amendolara, nel cosentino, ho chiesto al presidente Cirillo, che ha condiviso immediatamente questa esigenza, di anticipare la convocazione del Consiglio regionale già prevista per lunedì 8 giugno a Palazzo Campanella, inserendo all’ordine del giorno una discussione sul caporalato, sullo sfruttamento del lavoro e sulla condizione dei migranti. Ritengo doveroso che, in un momento così doloroso e sconvolgente per la nostra comunità, l’assemblea legislativa della Calabria dedichi una sessione specifica a questi temi”.</em> Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.</p>
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		<title>Strage migranti, Cgil Calabria sabato in piazza ad Amendolara con Maurizio Landini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cgil Calabria aderisce e sostiene la manifestazione proclamata dalla Flai Cgil Nazionale per sabato 6 giugno ad Amendolara. All&#8217;iniziativa saranno presenti il Segretario Generale Cgil Nazionale Maurizio Landini e il Segretario Generale Flai Cgil Nazionale Giovanni Mininni, insieme a delegazioni provenienti da tutta Italia. &#8220;Alla barbara uccisione dei quattro operai agricoli arsi vivi nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">La Cgil Calabria aderisce e sostiene la manifestazione proclamata dalla Flai Cgil Nazionale per sabato 6 giugno ad Amendolara. All&#8217;iniziativa saranno presenti il Segretario Generale Cgil Nazionale Maurizio Landini e il Segretario Generale Flai Cgil Nazionale Giovanni Mininni, insieme a delegazioni provenienti da tutta Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Alla barbara uccisione dei quattro operai agricoli arsi vivi nel rogo di un minivan e al contesto di sfruttamento  e criminalità emerso-</em> si legge in una nota della Cgil <em>-, non può non seguire un moto di indignazione che richiami, non solo la coscienza collettiva, ma la politica e la società tutta, ad un segnale forte e di strada. I lavoratori &#8216;invisibili&#8217;, le braccia nei campi dietro le quali si sostiene la nostra agricoltura, necessitano di rispetto e dignità, non di ferocia e barbarie&#8221;</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>C&#8217;è una parte del sistema che è marcio, mortificato dallo sfruttamento, dal caporalato, dalla violenza. La Cgil Calabria sabato sarà in piazza &#8211; si evidenzia ancora &#8211; per denunciare ancora una volta il dramma del lavoro barattato con condizioni abitative al limite e con la propria dignità personale. Pretendiamo diritti, rispetto, lavoro sano, equità retributiva&#8221;. </em></p>
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		<title>Strage di Amendolara, Mons. Savino: Caporalato forma moderna di schiavitù, lavoro diventa carne da spremere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:58:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/strage-di-amendolara-mons-savino-caporalato-forma-moderna-di-schiavitu-lavoro-diventa-carne-da-spremere/">Strage di Amendolara, Mons. Savino: Caporalato forma moderna di schiavitù, lavoro diventa carne da spremere</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza. Non bastano le parole educate, i comunicati composti, le frasi di rito che durano un giorno e poi vengono inghiottite dalla polvere della cronaca. Qui bisogna pronunciare una parola sola, nuda, cristiana, civile, necessaria: basta.</em></p>
<p><em>Basta con una terra che piange i morti e poi torna troppo in fretta alle proprie abitudini. Basta con una coscienza pubblica che si indigna al mattino e dimentica alla sera. Basta con un&#8217;economia che, in troppi luoghi, continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi, sulla fatica invisibile dei migranti, sulla solitudine dei braccianti, sulla paura di chi lavora senza tutele, senza voce, senza protezione. Oggi, davanti a quattro corpi ridotti in cenere, non possiamo rifugiarci nel linguaggio neutro della cronaca. Non possiamo lasciare che l&#8217;orrore venga addomesticato da parole prudenti, come se bastasse registrare il fatto e attendere che il tempo lo consumi. Quanto è accaduto ad Amendolara non è soltanto un evento terribile da chiarire fino in fondo: è una ferita morale, sociale, spirituale. È una lama piantata nella coscienza di questa terra. È una domanda rovente rivolta alle istituzioni, alla politica, alla Chiesa, alle comunità locali, al mondo agricolo, alle imprese, ai cittadini. Non possiamo continuare a fingere di non sapere. Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È una forma moderna di schiavitù che prospera dove il lavoro diventa carne da spremere, dove il bisogno si trasforma in catena, dove la fragilità dei migranti viene convertita in profitto. E troppo spesso questi meccanismi non camminano da soli. Crescono nelle zone grigie. Si alimentano di omertà minute, connivenze opache, silenzi interessati. Si allargano dove la legge arriva tardi, dove il controllo sociale è debole, dove il timore chiude le bocche, dove poteri criminali o paracriminali lasciano fare, orientano, tollerano, proteggono, lucrano. La violenza non è sempre un urlo: a volte è una rete muta. Non sempre spara. Non sempre minaccia a volto scoperto. Talvolta organizza il bisogno, amministra il ricatto, distribuisce permessi invisibili, decide chi può lavorare, chi deve tacere, chi può restare ai margini.</em></p>
<p><em>Io dico con forza: basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l&#8217;abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia. Basta con l&#8217;idea disumana che alcune vite valgano meno perché straniere, povere, migranti, braccianti, senza famiglia accanto, senza protezioni sociali, senza un volto riconosciuto dalla comunità. </em><br />
<em>Questi uomini non erano esistenze sacrificabili. Non erano manodopera anonima. Non erano ombre passate per caso sulla nostra terra. Erano figli, fratelli, forse padri. Avevano un nome, una lingua, una memoria, una casa lontana, una madre che li ha attesi, qualcuno che forse ancora spera in una telefonata. La loro morte ci impedisce ogni neutralità. Perché quando un essere umano viene ridotto in cenere, l&#8217;umanità intera viene offesa. E quando questo accade qui, quella polvere resta anche sulle nostre mani. Chiedo con fermezza che si faccia piena luce. Una luce vera, senza sconti, capace di non fermarsi alla superficie del fatto, ma di scendere nei cunicoli bui in cui si incontrano sfruttamento, ricatto, illegalità, controllo del territorio. Occorre cercare la verità fino in fondo, senza timidezze, senza prudenza malintesa, senza quel pudore ipocrita che talvolta copre il male invece di smascherarlo.  Chiedo allo Stato di esserci con tutta la sua forza, non soltanto dopo il sangue, ma prima: nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici. Servono controlli veri, continui, non episodici. Serve protezione per chi denuncia. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a reti di sfruttamento, minaccia e ricatto. La politica non trasformi questa tragedia nell&#8217;ennesima passerella del dolore.</em></p>
<p><em>Per questo invoco una mobilitazione civile. Non un rito, non una fiaccolata destinata a spegnersi il giorno dopo, non l&#8217;ennesima commozione da consegnare ai titoli dei giornali. Invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale di questa terra, perché la Calabria non può continuare a essere raccontata solo dopo che il male ha già lasciato i suoi morti sull&#8217;asfalto. Da questa tragedia deve nascere un soprassalto pubblico. Chi sfrutta va fermato. Chi copre va smascherato. Chi sa e tace deve interrogare la propria coscienza. Chi ha responsabilità istituzionali, sociali, economiche, pastorali non può più limitarsi a presidiare il lutto: deve abitare i luoghi dove l&#8217;ingiustizia viene prodotta, dove il lavoro diventa ricatto, dove la povertà viene reclutata, dove la paura tiene gli uomini in ginocchio. Non lasciamo che questo strazio si consumi nella cronaca. Da ciò che resta di quelle vite deve nascere un patto nuovo per la dignità del lavoro, per la tutela dei migranti, per la liberazione dei territori da ogni forma di dominio criminale, di sfruttamento e di intimidazione. Perché una comunità che non protegge i più fragili diventa essa stessa vulnerabile; e una terra che accetta lo sfruttamento come destino tradisce la propria anima.</em><br />
<em>Alla comunità cristiana dico: non possiamo celebrare l&#8217;Eucaristia e restare indifferenti davanti a corpi bruciati. Non possiamo invocare il Vangelo e tollerare che i poveri vengano consumati dal fuoco dello sfruttamento, della violenza, dell&#8217;abbandono. Il Cristo che adoriamo sull&#8217;altare è lo stesso Cristo che oggi ci viene incontro nei corpi martoriati di questi fratelli.</em></p>
<p><em>«Ero forestiero e mi avete accolto»: questa pagina evangelica è un giudizio storico sulle nostre comunità. È una domanda che brucia più del fuoco. Dove eravamo mentre questi fratelli vivevano nella vulnerabilità? Che cosa abbiamo visto e non abbiamo voluto vedere? Quali porte abbiamo chiuso? Quali silenzi abbiamo custodito? Quali abitudini abbiamo chiamato normalità mentre erano già ingiustizia? In questa ora di dolore sento anche di chiedere a tutti un passo in più: non basta accogliere, occorre integrare. L&#8217;integrazione è un cammino concreto e quotidiano che riguarda le nostre scuole, le parrocchie, le istituzioni, il mondo del lavoro, le famiglie. Non possiamo limitarci a offrire un letto o un contratto precario, mentre manteniamo questi fratelli ai margini della nostra vita sociale, culturale e spirituale. L&#8217;integrazione chiede che chi arriva da lontano possa imparare la lingua, avere accesso ai servizi, conoscere e rispettare le leggi, ma anche sentirsi riconosciuto e valorizzato, non tollerato come un peso necessario. Significa creare luoghi di incontro, percorsi formativi, alleanze educative in cui italiani e stranieri possano camminare insieme, superando paure e diffidenze. Significa che i bambini dei migranti siedano accanto ai nostri figli nelle aule, che le comunità cristiane aprano i loro spazi e il loro tempo, che le amministrazioni locali non si limitino alla gestione dell&#8217;emergenza ma promuovano politiche lungimiranti di inclusione. Senza integrazione, l&#8217;accoglienza resta un gesto incompiuto, una porta socchiusa che non si apre davvero alla possibilità di diventare un solo popolo, pur nella diversità delle culture e delle provenienze. Alla Calabria dico: rialzati. Ma non nella retorica dell&#8217;orgoglio ferito. Rialzati nella rivolta morale delle coscienze. Rialzati contro la rassegnazione, contro l&#8217;omertà, contro la normalizzazione dell&#8217;illegalità, contro quella cultura malata per cui tutto si sa e nulla si dice. Rialzati perché nessuna terra è condannata per sempre, ma ogni comunità si perde quando smette di vergognarsi del male e di combatterlo. Quanto è accaduto ad Amendolara non deve essere archiviato come un episodio terribile tra i tanti. Deve diventare uno spartiacque. Da oggi nessuno potrà dire: non sapevo. Nessuno potrà dire: non riguarda me. Nessuno potrà dire: sono soltanto stranieri. Quelle fiamme hanno parlato a tutti. Hanno divorato quattro uomini, ma hanno illuminato una verità che troppi preferivano lasciare al buio.</em></p>
<p><em>Prego per questi quattro fratelli. Prego per le loro famiglie lontane. Prego perché la verità venga fuori intera, senza sconti, senza protezioni, senza zone d&#8217;ombra. Ma pregare, oggi, significa anche denunciare. Significa disturbare. Significa gridare. Significa non permettere che il sangue dei poveri venga assorbito dalla terra senza conversione, giustizia, responsabilità.</em><br />
<em>Quattro corpi sono stati ridotti in cenere. Ma quella cenere ora parla. Parla a noi. Parla alla Calabria. Parla alla Chiesa. Parla allo Stato. E ci consegna una sola parola: basta. Il Signore accolga nella sua misericordia questi fratelli lontani, pellegrini come tutti noi sulla terra. Illumini le coscienze di chi cerca la verità. Sostenga chi serve la giustizia. Scuota chi tace. Converta chi sfrutta. E renda questa terra finalmente capace di scegliere la vita contro la morte, la luce contro le tenebre, la dignità contro ogni forma di disumanizzazione&#8221;.</em></p>
<p>Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All&#8217;Jonio e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana</p>
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