Si è aperta con un minuto di silenzio in onore dei quattro braccianti bruciati vivi lunedì scorso ad Amendolara (Cosenza) – Waseem Khan, pachistano di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27) – la seduta del Consiglio regionale della Calabria. “Apriamo questa seduta del Consiglio regionale – ha detto il presidente del Consiglio Salvatore Cirillo – con un punto all’ordine del giorno che abbiamo voluto inserire su invito con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l’intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un’azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone”. “Mi auguro – ha aggiunto – che dal dibattito odierno in Aula possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma: un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani”.
“Prima di avviare la discussione – ha concluso Cirillo – chiedo all’Aula e a tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime”.
Nel suo intervento il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha proposto di approvare una variazione di bilancio per dare alla Regione la possibilità di finanziare il viaggio in Italia per le famiglie dei quattro braccianti uccisi ad Amendolara che devono riconoscere le salme e poi consentire il rimpatrio delle salme stesse. “Noi – ha evidenziato Occhiuto – non abbiamo aspettato la tragedia di Amendolara che, al di là dell’aspetto giudiziario, deve comunque interpellare le nostre coscienze su due questioni, che riguardano lo sfruttamento dei lavoratori e la mancata inclusione”.
Il governatore ha anche precisato di avere voluto gli interventi degli assessori all’inclusione sociale, alla sussidiarietà e welfare Pasqualina Straface e all’agricoltura Gianluca Gallo “per indicare al Consiglio le azioni che abbiamo svolto. Non è vero che noi diciamo, vedremo, faremo. Noi molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di Amendolara”. Straface, in particolare, ha ricordato che “su impulso di Occhiuto abbiamo voluto riattivare subito il tavolo anti caporalato e lo abbiamo fatto il 30 di aprile con la presenza dei prefetti, della direzione regionale dell’ispettorato del lavoro, dell’Anci, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli enti locali del terzo settore. Ed è proprio in quell’occasione che è venuta fuori l’idea di istituire una cabina di regia permanente che potesse monitorare il fenomeno con lo scambio di informazioni”. Inoltre, ha aggiunto, “abbiamo riattivato progetti importanti quali ‘Supreme due’, che che nasce per la prevenzione, il contrasto al lavoro sommerso e al caporalato”.
Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di un maggiore impegno nel contrasto al fenomeno del caporalato, con esponenti dell’opposizione di centrosinistra che hanno segnalato la mancanza di investimenti per gli Ispettorati del lavoro, oltre alla necessità di intercettare i fenomeni di macro illegalità nel comparto e integrare le banche dati di diversi Enti.
L’attacco più duro è venuto da Giuseppe Falcomatà, del Pd, che ha accusato la maggioranza di avere le mani sporche di sangue. Un’accusa respinta da Daniela Iiriti (FdI). “Il caporalato – ha detto – non è solo in Calabria. Le mani sporche di sangue, forse, allora le abbiamo tutti”.


















