Tag: San Siro

  • ‘Ndrangheta in curva a San Siro: Daspo di 3 anni per Emis Killa che rinuncia al Festival di Sanremo

    ‘Ndrangheta in curva a San Siro: Daspo di 3 anni per Emis Killa che rinuncia al Festival di Sanremo

    Emis Killa avrebbe partecipato con altri a una delle presunte aggressioni nei confronti di uno steward dello stadio San Siro, colpito da uno schiaffo e un pugno da un ultrà rossonero, in occasione della partita di Europa League dell’11 aprile 2024 tra Milan e Roma.
    Questa svolta giudiziaria ha spinto Emis Killa a rinunciare al prossimo Festival di Sanremo dove si sarebbe presentato con il brano “Demoni”.

  • Tribunale Riesame Milano: Bellocco dietro al business dei parcheggi dello stadio San Siro

    Tribunale Riesame Milano: Bellocco dietro al business dei parcheggi dello stadio San Siro

    L’imprenditore che gestiva i parcheggi dello stadio di San Siro, G. Z., ha “beneficiato” della fondamentale “protezione criminale” di Giuseppe Caminiti, “persona strettamente” legata “alle logiche della criminalità organizzata”, quest’ultimo a sua volta “protetto” da Giuseppe Calabrò, che si “interfacciava” con Antonio Bellocco, l’erede dell’omonimo clan della ‘ndrangheta, ucciso a settembre dall’altro vertice della curva Nord interista Andrea Beretta. A scriverlo è il Tribunale del Riesame di Milano (giudici Savoia-Galli-Nosenzo) nelle motivazioni dell’ordinanza con cui, il 21 ottobre, ha confermato i domiciliari per G.Z., arrestato nel maxi blitz di oltre due mesi fa sulle curve di San Siro e accusato di fabbricazione di documenti falsi e accesso abusivo a sistema informatico.

    L’avvio dell’attività nel settore parcheggi dello stadio, spiegano i giudici, per G.Z. c’è stato grazie “all’intervento del defunto Boiocchi“, ossia lo storico leader della Nord nerazzurra ucciso a colpi di pistola nel 2022 da killer non ancora rintracciati. E poi ha continuato a lavorare grazie “all’ombrello”, si legge ancora, di Caminiti e Calabrò, quest’ultimo legato a Bellocco. E’ vero sì, spiegano i giudici, che è stato “vittima di estorsione”, ossia versava soldi al direttivo della curva interista, tra cui Beretta, ma era “perfettamente consapevole” del contesto “criminale” che aveva come “epicentro lo stadio” e ne traeva “vantaggi economici”.

    In un’altra ordinanza depositata, quella a carico dell’ultrà interista Mauro Nepi, i giudici Savoia-Nosenzo-Natale valutano “negativamente” il “clima di omertà e paura” emerso dall’inchiesta, col “personale della società” Inter che non ha “nemmeno presentato denuncia”, mentre dei responsabili, sentiti come testi, “sono stati reticenti”. Per questo, secondo il Riesame, vertici e sodali degli ultras devono rimanere in carcere, dato che è ancora forte il rischio di minacce ai testimoni. E ciò anche se si considera che le indagini vanno avanti per “approfondire il livello di infiltrazione della ‘ndrangheta nel mondo delle curve di Inter e Milan“.