Il Tribunale della Libertà di Catanzaro, dopo avere integralmente annullato i sequestri che il Gip di Lamezia aveva disposto su richiesta della locale Procura nei confronti di Macchione Vittorio, Macchione Claudia e Macchione Rossella (difesi dagli Avvocati Aldo Ferraro e Franco Giampà), tutti indagati di truffa aggravata e di autoriciclaggio, ha oggi deciso di annullare anche le misure personali che erano state contestualmente applicate, escludendo l’astratta ravvisabilità dei reati provvisoriamente addebitati agli indagati ed i gravi indizi di colpevolezza.
Il Tribunale di Catanzaro ha infatti sciolto la riserva assunta all’udienza del 22/09/2020, in cui era avvenuta la discussione degli appelli cautelari, ed ha integralmente accolto le deduzioni dei difensori laddove avevano evidenziato che nessuna mistificazione della realtà è stata compiuta dagli indagati rispetto all’ottenimento di un finanziamento erogato dalla Regione Calabria per la ristrutturazione dell’ex hotel Mondial (nella foto), a maggior ragione considerando che la difesa ha dimostrato, attraverso la relazione tecnica redatta dal loro consulente Ing. Giovanni Albanese, che tutte le opere contabilizzate e fatturate dalla ditta esecutrice dei lavori sono state realmente eseguite e sono tutt’ora ben visibili e tangibili, con conseguente esclusione di una induzione in errore dell’ente erogatore sia rispetto alla fase genetica di concessione del finanziamento che alla rendicontazione delle opere realizzate.
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Presunta truffa su finanziamenti Ue, Riesame annulla anche le misure personali
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Reggio Calabria, Castorina in udienza a Tribunale Riesame: non ho commesso reati
Reggion Calabria – “Non ho commesso reati”. A dirlo, secondo quanto si è appreso, è stato il consigliere comunale di Reggio Calabria Antonino Castorina, del Pd, agli arresti domiciliari per plurime fattispecie di falsità in atto pubblico e reati elettorali, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame. Castorina è ai domiciliari per plurime fattispecie di falsità in atto pubblico e reati elettorali, ribaditi oggi dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal pm Paolo Petrolo che, assieme al procuratore Giovanni Bombardieri, hanno coordinato l’inchiesta condotta dalla Digos secondo cui, almeno un centinaio di anziani, hanno votato a loro insaputa alle elezioni comunali di settembre.
In particolare, attraverso delle false deleghe presentate agli uffici del Comune di Reggio, Castorina e altri indagati avrebbero recupero i duplicati delle tessere elettorali poi utilizzate per far risultare il voto di cittadini che, interrogati dalla polizia, hanno dichiarato di non essersi recati mai al seggio. Stando all’indagine, inoltre, alle ultime comunali, vinte dal centrosinistra, avrebbero votato anche quattro morti. L’esponente dem ha reso dichiarazioni spontanee cercando di chiarire la sua posizione e sostenendo che la sua intenzione sarebbe stata quella di sopperire alle criticità degli uffici comunali che si dovevano occupare della macchina elettorale.
Inoltre Castorina si sarebbe definito “un uomo di legge” e avrebbe detto che se qualcosa è avvenuto, è stato fatto “a sua insaputa”. Sempre secondo Castorina, per compilare l’elenco dei presidenti di seggio, che dovevano sostituire quelli rinunciatari scelti dalla Corte d’Appello, avrebbe cercato di sentire anche altri politici, sempre nell’ottica di aiutare l’ufficio elettorale. Infine, senza fare nomi, il consigliere comunale ha riferito che ci sarebbero stati altri candidati che avrebbero ritirato i duplicati delle tessere elettorali. Castorina è stato assistito dagli avvocati Francesco Calabrese e Natale Polimeni che hanno chiesto la revoca dell’ordinanza di arresto emessa dal gip a dicembre. Secondo i legali non ci sono le esigenze cautelari.
Nel corso dell’udienza, i pm hanno depositato i verbali dell’interrogatorio di garanzia di Carmelo Giustra, il presidente di seggio finito ai domiciliari assieme al consigliere comunale. Stando a quanto trapela, l’indagato avrebbe confermato le accuse contestate dalla Procura e indicato Castorina come il soggetto che ha organizzato quella che la Digos ha definito “la filiera di azioni illegali”. Sulle dichiarazioni di Giustra, gran parte coperte da omissis, sono ancora in corso verifiche e non è escluso che i riscontri possano arrivare presto. Al termine dell’udienza, il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere nei prossimi giorni se confermare l’ordinanza di arresto nei confronti del consigliere comunale o revocarla. -

Reggio Calabria, Castorina ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame
Reggio Calabria – Il consigliere comunale di Reggio Calabria Antonino Castorina, del Pd, arrestato il 14 dicembre scorso per plurime fattispecie di falsità in atto pubblico e reati elettorali nell’ambito di un ‘inchiesta sullo svolgimento delle elezioni amministrative del 20 e 21 settembre nella città calabrese dello Stretto, ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame. L’udienza è fissata per domani mattina. Castorina, sospeso dal partito, sarà assistito dagli avvocato Natale Polimeni e Francesco Calabrese.
Dopo l’interrogatorio di garanzia, in cui Castorina si è avvalso della facoltà di non rispondere, i suoi legali chiederanno la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gerardo Dominijanni e dei pm Paolo Petrolo e Nunzio De Salvo. Da circa tre settimane ai domiciliari, il consigliere comunale Castorina è il principale indagato dell’inchiesta della Digos da cui è emerso che almeno un centinaio di anziani hanno votato a loro insaputa alle ultime elezioni comunali di settembre. Anziani per i quali, stando alle indagini, Castorina e altri indagati avrebbero ritirato nei giorni precedenti al voto i duplicati delle tessere elettorali.
Secondo la questura, infatti, il consigliere comunale “ha preordinato una filiera di azioni illegali”. Gli investigatori, inoltre, hanno evidenziato “l’assoluta inadeguatezza di talune strutture dedicate alla funzione elettorale e demografica”. In sostanza la Digos bacchetta gli uffici comunali il cui “funzionamento è apparso il più delle volte attestato su procedimenti arcaici, grossolani e manchevoli quand’anche fuori dall’egida delle disposizioni normative”.
Per inquirenti “non è possibile trascurare che quanto emerso rischi seriamente di riverberare in maniera speciosa e profondamente esiziale su tutta la comunità di riferimento, di fatto esasperando il gap tra le istituzioni e il cittadino, in un momento storico, quale quello attuale, in cui il collante di tale rapporto è già inficiato da populismi e perniciose illazioni. Gettare discredito sulla regolarità del voto rischia di minare alla base la stessa essenza della democrazia rappresentativa, con un vulnus irresponsabile nella fiducia accordata ai propri amministratori”.


