Tag: Reggio Calabria

  • Waterfront con annessa spazzatura, la denuncia di Cittadini per il Cambiamento

    Waterfront con annessa spazzatura, la denuncia di Cittadini per il Cambiamento

    Sabato sarà l’atteso giorno dell’inaugurazione del Waterfront, un appuntamento che a Reggio è scandito dalle polemiche. Il Presidente dell’associazione “Cittadini per il Cambiamento”, Nuccio Pizzimenti, contesta l’evento segnalando che l’area del taglio del nastro è impresentabile a causa dei rifiuti. Dice Pizzimenti: “A pochi passi dal Waterfront, ancora dopo due anni abbondanti di totale inerzia, abbiamo la mancata ristrutturazione del Lido Comunale! Il Lido, completamente abbandonato a sé stesso, si sta sgretolando, pieno, dentro e fuori di spazzatura, topi, e di materiali vari, e viene utilizzato, in pratica, come discarica”. A testimoniarlo sono le foto che il presidente dell’associazione divulga per suffragare la sua segnalazione.

    Continua Pizzimenti: “Basta farsi un giretto da quelle parti, per constatare il degrado in cui Falcomatà lascia il Lido Comunale, nonostante le sue promesse mai onorate da molti anni di restaurare la struttura e restituirla alla fruibilità dei Reggini! Questo fa a pugni con l’inaugurazione del Waterfront, tanto che ci viene da dire: Waterfront con annessa spazzatura ad Ovest”. Pertanto l’associazione “Cittadini per il cambiamento” invita il sindaco a bonificare l’intera area, eliminando tutta la spazzatura, ed accompagnando l’intervento con una opportuna derattizzazione “a tutela della salute pubblica”.

    Nuccio Pizzimenti, dopo aver ricordato la lunga opposizione di Falcomatà all’opera del Waterfront, bloccata per anni e adesso riscoperta “nella speranza di raggranellare voti e nel tentativo di recuperare la credibilità perduta a causa della sua imperterrita catastrofica disamministrazione e dello scandalo dei brogli”, chiede a nome dell’associazione le dimissioni del primo cittadino. “I Reggini – conclude – non vogliono una simile Amministrazione senza etica, che arrogantemente occupa impunemente il Comune dopo cotanto scandalo”.

     

     

  • Da via Giudecca al We Care, la città riparte dall’azione del volontariato

    Da via Giudecca al We Care, la città riparte dall’azione del volontariato

    I reggini si riappropriano della città. Per amore e per forza, sostituendosi alle istituzioni ma soprattutto chiamandosi dentro le responsabilità individuali – perché la cura nasce dall’impegno dei singoli. Il segnale più forte è arrivato dal gruppo spontaneo di cittadini e cittadine che in un mese hanno ripulito le ventitré scalinate di via Giudecca. Un luogo identitario di Reggio – congiunzione tra la parte alta e bassa della città – abbandonato nel degrado di erba incolta, ridotto a microdiscarica di rifiuti e ricovero di senzatetto. Con i residenti letteralmente intrappolati in casa in ostaggio dei rovi, e poi il rischioso cantiere dell’ultimo tratto di tapis roulant. Invece da lì si vede il mare, un orizzonte mozzafiato che come in un crudo film neorealista da oltre dieci anni sormontava una vergognosa cloaca a cielo aperto.

    Il sito storico è ora restituito alla sua bellezza e dignità grazie all’opera di un movimento indipendente di persone. Un’iniziativa «anarchica», come la definisce la promotrice Angelina De Salvo. Da un suo post su Facebook, dove c’erano le immagini dell’incuria e si rifletteva sulla possibilità di rimuovere erbacce e rifiuti con spese irrisorie, da parte degli stessi cittadini. De Salvo, che vive nel centro cittadino ma non in questo quartiere, si accorge per caso della situazione durante una passeggiata con il suo cane. Inizia tutto così: il primo fine settimana di aprile alcuni reggini raccolgono l’invito e si recano sul posto per pulire. La storia finisce sui giornali e l’eco mediatico è subito nazionale – una cosa del genere non era mai accaduta. Nei reportage sembra che a lavorare sia tutta la città, invece sono soltanto pochi cittadini, che non appartengono ad associazioni né a gruppi costituiti. «Il sostegno dagli organi di informazione e sui social è stato enorme – dice Angelina De Salvo – ma dalle parole ai fatti siamo rimasti sempre in dieci massimo quindici, quelli che avevano il coraggio di faticare, di sporcarsi le mani e metterci la faccia. Ci siamo esposti ed è andata bene, nessuno ci ha cacciati anzi abbiamo ricevuto molti grazie».

    Certo, sarebbe stato assurdo avere qualcosa da ridire, ma Reggio è una città complicata. La gente è permalosa e la colpa dei problemi si getta sempre sugli altri. De Salvo, giornalista ed esperta d’arte, non vuole sentir parlare di colpe dell’amministrazione. «L’intervento di un Comune è successivo, qui la responsabilità è tutta dei cittadini, al cento per cento. A chi si lamentava ho detto “prima vieni qui e zappa tu per primo”». Un lavoro durissimo, lungo un mese, ma ce l’hanno fatta da soli, senza sigle, partiti e ideologie.

    Il risanamento di via Giudecca è l’iniziativa più corale e vigorosa di un volontariato che sembra aver preso in carico il benessere della città, ma nelle ultime settimane ne stanno fiorendo molte altre. Proprio sulle scalinate è avvenuto un felice crossover con l’azione delle Panchine civili, nata per rispondere a due recenti episodi di inciviltà (il vandalismo sulla panchina di Gramsci e il video omofobo) contaminando la città di letture sull’amore poi filmate e condivise sul web – hashtag #wecare, noi ci teniamo. Si è letto infatti anche in via Giudecca, celebrando l’evento nazionale dei “libri salvati”.

    E si legge tanto in piazza Sant’Agostino, dove è ritornata la scuola d’italiano all’aperto. Qui opera un gruppo di insegnanti che offrono un servizio alle famiglie di migranti. Anche loro appassionati “cani sciolti”, ma esiste la volontà di creare in futuro un’associazione. Ida Triglia, ricorda la genesi della scuola: «L’ideatore è Giorgio Furfaro, dottorando dell’Università per stranieri Alighieri, che si era accorto delle difficoltà che molti figli di stranieri stavano incontrando nella Dad. Abbiamo iniziato le lezioni l’anno scorso ad agosto in piazza, con un’utenza di circa 15 nazionalità diverse, tutte di contesto migratorio. In  origine eravamo solo docenti di italiano, poi si sono uniti cittadini con altre professionalità e oggi siamo aperti a ogni contributo volontario». Le classi, divise per livelli di apprendimento, aprono gli incontri con un momento condiviso di lettura, al quale partecipa il gruppo cittadino di “Nati per leggere”. Per acquistare materiali e attrezzature è stato lanciato un crowdfunding, ricompensato con prodotti forniti da sponsor locali. Le lezioni si svolgono attualmente il mercoledì e il venerdì dalle 17.30 alle 19.

    Organizzata all’interno di comunità social è invece la proposta di decoro urbano delle “Fioriere solidali del Calopinace”, che domenica scorsa ha adornato gli argini del torrente, invitando la popolazione a riempire i grandi vasi (un centinaio e tutti desolatamente vuoti) con piantine grasse. Motore dell’iniziativa è stato il passaparola sul web ad opera di due gruppi, “Non si jetta nenti” (gestito da Rossana Melito, piazza virtuale di riutilizzo con 12000 membri) e “Scambio piante, talee, consigli Calabriacon Paola Nasti, promotore dell’iniziativa. Questi ultimi si erano fatti già vedere con cadeau verdi anche in via Giudecca, dove le giornate di lavoro erano state scandite da visite, consegna di cibo e animazione artistica e musicale. Il gruppo aveva sistemato le aiuole e messo a dimora nuove piantine, impavidi di eventuali furti (“a chi ci dice che nel giro di pochi giorni si prenderanno le piante rispondiamo che non ce n’è bisogno, basta iscriversi al gruppo fb e vi daremo le talee di tutte le piante usate”).

    A dispetto dei proverbiali difetti di pigrizia, litigiosità e campanilismi, Reggio può rinascere da qui, dall’impegno individuale e disinteressato? Per Angelina De Salvo il punto di riferimento è la Costituzione: «Secondo l’articolo 118 i cittadini sono protagonisti delle funzioni amministrative e tenuti allo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Gli enti territoriali favoriscono l’autonoma iniziativa di singoli e associati, tenendo presente questo occorre un’azione a valanga, in tutti i quartieri di Reggio. Un’azione senza condizionamenti, che abbia funzione educativa e influisca sugli autori del degrado. Bastano pochi euro a testa per eliminare i rifiuti da un quartiere. Una piccola autotassazione, ma chi è capace di fare questo è un cittadino libero che non si fa controllare da nessuno, e questo produce effetti anche sugli amministratori».

    È già avvenuto domenica scorsa nel rione Ferrovieri-Pescatori, dove il comitato di quartiere ha rinunciato allo svago impegnando la giornata festiva di sole a ripulire la piazzetta Galilei. Dove c’era l’immondizia ora respirano piante e fiori.

    Isabella Marchiolo

  • Il nuovo presule della diocesi di Reggio-Bova s’insedierà il 12 giugno

    Il nuovo presule della diocesi di Reggio-Bova s’insedierà il 12 giugno

    Un versetto della Lettera di San Paolo ai Corinzi, “collaboratori della vostra gioia”, e uno stemma araldico che visivamente unisce la diocesi di provenienza e quella di Reggio-Bova sono i simboli scelti da monsignor Fortunato Morrone per celebrare il suo arrivo come nuovo presule della Chiesa reggina. L’ordinazione del vescovo avverrà il 5 giugno, l’insediamento ufficiale nell’arcidiocesi il 12 giugno. Don Antonio Pompili, vicepresidente dell’Istituto araldico genealogico italiano, ha spiegato nei dettagli l’ispirazione a San Paolo scelta dal presule crotonese. «L’apostolo Paolo – dichiara Pompili – cerca di assolvere al compito di collaborare con Dio per favorire la gioia dei corinzi. Un programma di vita che vuole assumere anche monsignor Morrone nel suo porsi al servizio della Chiesa affidata alle sue cure pastorali».

    I riferimenti a San Paolo continuano nello stemma episcopale, dove monsignor Morrone ricalca il legame inscindibile tra l’Apostolo delle genti e l’arcidiocesi reggino-bovese: «Lo stemma di monsignor Fortunato Morrone si ispira a un preesistente stemma vescovile, al quale sono state apportate modifiche e un’aggiunta di valore simbolico-teologico. L’arma originaria di ispirazione, si trova in forma scultorea acroma con l’aspetto di uno scudo ovale accartocciato, sormontato da un cherubino, è precisamente quello di monsignor Francesco Marino (1682-1716), che fu Vescovo di Isola di Capo Rizzuto, città di origine di Morrone».

    Un ricordo, quindi, della diocesi d’origine, ma proiettato alla Chiesa di Reggio. A spiegarne il perché è ancora don Pompili: «Lo stemma di monsignor Morrone vuole richiamare attraverso la stilizzata raffigurazione del mare non solo i luoghi della sua origine, ma anche la sede che è chiamato a servire come arcivescovo, Reggio Calabria, punta estrema della penisola italiana, affacciata sullo stretto di Messina, circondata da un mare intenso e cristallino, da sempre crocevia di popoli, luogo di incontro e di scambi culturali. Il mare, nella vastità che esso naturalmente richiama, è simbolo dell’annuncio del Vangelo che Gesù risorto affidò ai suoi apostoli e ai loro successori, un annuncio che è per tutti i popoli». Ed ecco, come anticipato, il riferimento a San Paolo: «Animato dal desiderio di portare a tutti questo annuncio, l’apostolo Paolo navigò tutto il Mediterraneo, per giungere infine a Roma, costeggiando Reggio, come testimoniato dagli Atti degli Apostoli: “Circumlegentes Devenimus Rhegium” (“Costeggiando giungemmo a Reggio” – Atti 28,13)».

    Oltre allo stemma e al motto del nuovo presule, l’arcidiocesi di Crotone – Santa Severina ha reso noto il programma dell’ordinazione episcopale dell’arcivescovo eletto di Reggio Calabria – Bova, prevista per il mese prossimo. Tutte le manifestazioni si terranno nel rispetto della normativa antiCovid. La celebrazione di ordinazione si terrà a Crotone nella chiesa parrocchiale “Maria Madre della Chiesa” alle 10.30 di sabato 5 giugno. La celebrazione sarà presieduta da monsignor Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo di Crotone – Santa Severina. I concelebranti principali saranno monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera – Irsina e monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo emerito e amministratore apostolico di Reggio Calabria – Bova. Alla celebrazione parteciperà una delegazione dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria e composta soltanto da 75 persone, comprese le Autorità civili, per ottemperare ai limiti previsti dalle regole antiCovid.
    L’ingresso in chiesa sarà permesso esclusivamente a coloro che esibiranno il pass nominativo, ma la celebrazione si potrà seguire in diretta streaming sul canale YouTube dell’arcidiocesi di Crotone – Santa Severina.
    Il gran giorno della comunità dei devoti reggini sarà poi sabato 12 giugno. Alle ore 9.30, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, l’arcivescovo Morrone incontrerà e saluterà le autorità civili, politiche e militari. Alle ore 11, presso la Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, l’arcivescovo eletto prenderà possesso canonico dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Seguirà la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dallo stesso arcivescovo, con la partecipazione di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che consegnerà il pastorale a monsignor Morrone, dei arcivescovi e vescovi convenuti, di tutto il presbiterio diocesano e di una rappresentanza del popolo. Anche questa celebrazione sarà trasmessa in streaming sui canali Facebook e YouTube della Arcidiocesi di Reggio e del settimanale Avvenire di Calabria.
  • I lavoratori psichiatrici tornano a protestare davanti all’Asp di Reggio

    I lavoratori psichiatrici tornano a protestare davanti all’Asp di Reggio

    A Reggio da questa mattina sono ritornati a manifestare davanti alla sede Asp di via Diana i lavoratori dei servizi psichiatrici, che indirizzano le loro istanze al commissario straordinario alla sanità Guido Longo, ricordando gli arretrati non pagati di cinque mesi di lavoro. A supportarli c’è il Coolap (Coordinamento Lavoratori Psichiatria), e della mobilitazione parlano i sindacalisti Vincenzo Barbaro, Filippo Lucisano e Giuseppe Foti, che spiegano: “Il commissario Longo condanna a fine certa i servizi psichiatrici portando al declino economico di intere famiglie di lavoratori. Ci vediamo costretti a lottare allo stremo delle nostre forze per i diritti violati e poter andare avanti con il servizio o meglio il nostro mandato morale e sociale. Noi lavoratori – continuano – siamo seriamente indignati per tale indolenza che mette la nostra dignità e quella dei tanti pazienti sotto i piedi, perché non si considera il suo principio di inviolabilità, fondato sui diritti costituzionalmente e umanamente riconosciuti”.

    Lo slogan del sit-in è riassunto in uno striscione, dove si legge “La disabilità è negli occhi di chi guarda”. Una protesta ferma ma pacifica, al centro della quale sono stati messi i valori della diversità e dell’umanità, alla base del servizio svolto dai lavoratori del settore accanto a chi soffre. Professionisti che non si sentono apprezzati, nella loro attività ma soprattutto nella dignità di persone costrette a una situazione di bisogno che colpisce le loro famiglie negando il diritto alla retribuzione. “Caro commissario – concludono i rappresentanti di Coolap – perdonateci la presunzione, ma per capire di disabilità è necessario accettare la diversità come ricchezza e tutelarla a costo di tutto perché fa parte della storia dell’uomo e lo arricchisce. Crediamo fortemente che queste qualità dalle nostre parti manchino da tempo e ci si nasconda dietro una burocrazia senz’anima e senza cuore”.

  • L’associazione contro il sindaco Falcomatà per i manifesti sull’aborto oscurati

    L’associazione contro il sindaco Falcomatà per i manifesti sull’aborto oscurati

    Lo avevano detto e lo hanno fatto. Nella giornata in cui nel mondo si celebra l’opposizione all’omotransfobia, mentre il Comune di Reggio partecipa alla ricorrenza inaugurando una panchina arcobaleno dedicata ai diritti civili, arriva la notizia di un ricorso al Tar contro il sindaco Giuseppe Falcomatà per la vicenda dei manifesti antiabortisti fatti coprire dall’amministrazione. Ad annunciarlo è il circolo cittadino dell’associazione Pro Vita & Famiglia, che ha reso di aver notificato il ricorso al tribunale amministrativo regionale con relativamente alla vicenda dei manifesti autorizzati e in seguito oscurati dall’amministrazione.

    Ricostruendo il caso, dall’associazione spiegano di aver saputo di una mail inviata alla Hermes dall’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Sport, Pari Opportunità e Politiche di genere, Giuseppina Palmenta, con la quale si chiedeva «di procedere all’oscuramento» dei manifesti «perché in contrasto con quanto contenuto nel regolamento comunale per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e del servizio pubbliche affissioni», che vieta “ogni forma di esposizione pubblicitaria di immagini o messaggi che incitino alla violenza, all’odio razziale, alla discriminazione, al gioco d’azzardo in denaro e inoltre alla commercializzazione dei prodotti di tabacco”. Secondo Pro Vita & Famiglia, «quanto emerso dagli atti, insieme all’effettivo oscuramente dei manifesti, oltre ad essere stati pregiudizievoli sotto il profilo economico, rappresentano una grave violazione dei diritti di espressione della nostra associazione, pertanto siamo stati costretti a ricorrere alla Giustizia riparatrice». E continuano: «In forza di una semplice mail ordinaria di un’assessore alla società che gestisce un pubblico servizio, e dunque non di un provvedimento né di organi amministrativo né di indirizzo politico, né del Sindaco, né della Giunta, né del Consiglio Comunale, Hermes ha oscurato i manifesti la cui affissione era stata legittimamente richiesta e pagata e che non violano alcuna norma regolamentare».

    Adesso sulla querelle deciderà il giudice. Da Pro Vita & Famiglia si ribadisce che «il messaggio veicolato dal nostro manifesto appare perfettamente coerente non solo con idealità culturali del tutto lecite e legittime, ma è addirittura coerente sia con il citato regolamento comunale che con norme positive dello Stato italiano poste a diretta tutela della maternità e della vita nascente fin dal suo inizio». Un ragionamento su cui però ci sarebbero molte perplessità visti i toni aggressivi della campagna antiabortista e lo slogan dei manifesti oscurati, dove si leggeva “il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta”, un messaggio percepito come colpevolizzante per molte donne che liberamente decidono di abortire. Al Tar si chiede il risarcimento di ogni danno patito nella misura che sarà dimostrata in corso di causa, compresa la restituzione delle somme versate.

  • Pari opportunità, oggi a Reggio s’inaugura la panchina Arcobaleno

    Pari opportunità, oggi a Reggio s’inaugura la panchina Arcobaleno

    Reggio Calabria – Verrà inaugurata questo pomeriggio alle 15,30 la panchina Arcobaleno in piazza Consegna.
    A darne notizia una nota stampa della consigliera di Parità della Città Metropolitana di Reggio Calabria Paola Carbone.

    “L’evento, promosso dalla rete “25 Novembre e oltre” e dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana, si inserisce – è scritto in una nota – in un progetto più ampio in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, diretto alla sensibilizzazione contro ogni forma di violenza e discriminazione non solo contro le donne ma anche contro le soggettività lgbtqia+ non eteronormate e non binarie.

    Le panchine arcobaleno sono realtà presenti da anni nelle grandi e piccole città, al pari delle panchine rosse, come simbolo riconosciuto contro la violenza omo-transfobica.

    Come Rete 25 Novembre e oltre riteniamo, infatti, doverosa, soprattutto per le nuove generazioni, ogni forma di sensibilizzazione che ponga al centro la persona e che vada in direzione contraria ad ogni tipo di discriminazione e di violenza e le panchine arcobaleno, rappresentano simbolicamente la lotta contro la violenza omotransfobica.

    Le immagini dell’aggressione subita da due ragazzi gay sulla banchina metropolitana di Roma mentre si scambiavano un bacio, così come il video fatto girare, qui in città, nelle settimane scorse che ritraeva due ragazzi che si dimostravano amore, non sono altro che alcuni dei “volti” delle centinaia di discriminazioni e violenze nei confronti delle persone, lesbiche, gay e non conformi alle norme di genere e sessualità. Un semplice bacio, una semplice carezza, che per le coppie etero sono la normalità, per le coppie omosessuali diventano una colpa, uno stigma e quando parliamo di linguaggio aggressivo, di narrazioni sbagliate, parliamo di questo.

    Gli episodi di intolleranza legati all’orientamento sessuale, al genere, all’identità di genere, così come per la disabilità e la misoginia, sono, fino ad ora, caduti nell’oblio legislativo e non sono contemplati in esso. Per questo motivo ci schieriamo a favore del DDL Zan anche con l’iniziativa della panchina arcobaleno, un piccolo e simbolico passo per la realizzazione di un Paese inclusivo e progressista.

    All’evento, nel rispetto delle norme di distanziamento dettate dall’emergenza sanitaria, presenzieranno l’Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria, Giuseppina Palmenta, l’Assessore all’Ambiente Paolo Brunetti ed il consigliere comunale Massimo Merenda delegato al decoro urbano, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale che ringraziamo per aver abbracciato anche quest’iniziativa, unitamente all’Amministrazione della Città Metropolitana, in persona del suo delegato alle Pari Opportunità, Filippo Quartuccio, con l’augurio che l’intera comunità riconosca, oggi più che mai, l’importanza della tutela dei diritti delle persone lgbtqia+ così come quella delle persone disabili, delle donne e – conclude la nota – di tutte e tutti coloro che ogni giorno subiscono discriminazione”.

  • Lgbtq+ e associazioni cittadine sono scese in piazza per sostenere la legge

    Lgbtq+ e associazioni cittadine sono scese in piazza per sostenere la legge

    Tanti ragazzi con le bandiere arcobaleno, molti giovanissimi. Tutti diversi, ma insieme, uniti per chiedere l’approvazione della legge Zan contro i reati omotransfobici. Reggio c’è e con un colorato raduno in piazza Italia partecipa alla manifestazione nazionale intitolata “Non un passo indietro”, slogan che allude al tentativo di modificare ancora al ribasso l’attuale disegno di legge fermo in Senato.

    «Non intendiamo più accettare altri compromessi – dice Michela Calabrò, presidente di Arcigay “Due mari” – lo scontro politico e ideologico si è inasprito anche a sinistra, gli ultimi emendamenti che si stanno proponendo alla legge li riteniamo pericolosi perché la indeboliscono e la svuotano di sostanza e significato. Come movimento abbiamo bisogno che questo testo venga approvato così com’è. L’Italia – continua Calabrò – è uno dei pochi paesi europei a non essersi dotato di una legge contro l’omotransfobia e in questo momento il nostro parlamento ha una grande occasione, quella di dimostrare a tutti e tutte di esser un paese all’altezza dei diritti e non lasciare nessuno indietro».

    La piazza reggina è un trionfo di segni visivi di diritti e civiltà. A sostare davanti all’immagine di Patrick Zaki esposta sulla facciata di palazzo San Giorgio ci sono tanti preadolescenti, forse qualcuno sta scoprendo adesso la propria omosessualità e potrebbe aver visto il vergognoso video dove due ragazzi gay venivano insultati perché si scambiavano effusioni sul lungomare. Quanto sarà importante per il loro futuro sapere che lo stato li tutela da odio e aggressioni? «Credo che questa legge abbia anche una forza pedagogica – risponde Michela Calabrò – e potrà creare cultura e cambiare la mentalità. Serve uno strumento di condanna per gli atti di discriminazione ma c’è anche necessità di prevenzione. Nelle scuole sempre più spesso ci chiedono la nostra presenza ma abbiamo bisogno di strumenti per creare le basi educative che garantiscano ai ragazzi di vivere senza che nessuno si senta diverso».

    Testimonial dell’evento reggino sono stati anche gli artisti, dai poetici e divertenti Pagliacci Clandestini alla popolare drag queen Doretta, che ha presentato gli attivisti della manifestazione (Agedo, Non una di meno, Rete 25 novembre, Articolo Uno, Potere al Popolo, per citare solo alcune delle associazioni che hanno aderito). Mirella Giuffré, presidente cittadina di Agedo – gruppo che rappresenta i genitori e amici di persone omosessuali – ha rivendicato la richiesta di «diritti, non privilegi, quelli esistono oggi proprio perché qualcuno non ha diritti». Mentre Giulia Buonvicino, giovane transgender, nel suo intervento spiega: «Siamo considerati degenerati, una minoranza delle minoranze ma la nostra unica colpa è voler scegliere come definirci, chiedere il diritto di autodeterminarci nei nostri corpi e nelle nostre libere soggettività non binary attraverso una normativa adeguata e non obsoleta come quella attuale».

    Non è un caso, per questa iniziativa organizzata in oltre 50 città italiane, la scelta della data di oggi, giornata della famiglia. «E’ anche nostra festa – ha detto Mirella Giuffré – i nostri figli sono parte del mondo non un mondo a parte, invece l’opposizione a questa legge arrivano proprio dallo stato che dovrebbe tutelarli da odio e violenze, una legge che forse non è stata nemmeno letta da chi la critica con argomentazioni assurde sull’identità gender». Nelle previsioni del dl Zan, in continuità con la data dedicata alle famiglie “tradizionali” il vicino 17 maggio diventerà anche in Italia ricorrenza istituzionalizzata contro l’omotransfobia, un piccolo passo verso l’abbattimento di steccati nelle relazioni sociali. Ma la bandiera scelta stasera a Reggio come simbolo della battaglia unitaria per i diritti è quella degli asessuali, a righe orizzontali con nero, grigio bianco e viola. «Dedico a loro questa serata – afferma Michela Calabrò – perché in un mondo dove tutto è sesso, sono i più discriminati».

    Per organizzare la mobilitazione la comunità Lgbtq+ si è confrontata in lunghe riunioni, non senza dissensi e scontri d’idee. Ma quello che conta è essersi ritrovati uniti per un obiettivo più importante delle opinioni individuali. La presenza in piazza di femministe e lesbiche (da loro nel dibattito nazionale sulla legge Zan sono arrivati messaggi divisivi) compatte e sulla stessa barricata delle persone transgender nel promuovere l’approvazione del dl, è un segnale forte contro ogni strumentalizzazione. Per rivendicare che si sta da una parte sola.

    A dare un contributo in piazza Italia c’erano pure una rappresentante delle “panchine civili” che da qualche settimane stanno contaminando di letteratura due luoghi cittadini teatro involontario di vandalismo e omofobia. Una lettrice ha recitato il sonetto 121 di Shakespeare (uno dei testi distrutti dai nazisti nel rogo del 1933), dove il grande poeta ricorda che “perso è ogni valor sincero perché creduto colpa non dal nostro sentire, ma dal giudizio d’altri”. E in risposta all’odio, presto nella città dello Stretto, aggiungendosi a quella rossa contro il femminicidio e quella bianca di Gramsci, potrebbe apparire anche una panchina dei diritti arcobaleno.

    Isabella Marchiolo

  • Il 22 maggio il taglio del nastro ufficiale dell’opera con grandi eventi

    Il 22 maggio il taglio del nastro ufficiale dell’opera con grandi eventi

    Dopo rinvii e polemiche si alza finalmente il sipario sul nuovo Waterfront di Reggio Calabria, la grande opera di rigenerazione urbana realizzata con le risorse europee del Pon Metro 2014/2020 e destinata a segnare un momento di svolta epocale nel rapporto tra la città e il suo mare. E’ tutto pronto, infatti, per l’attesa cerimonia del taglio del nastro che sancirà la consegna ufficiale del nuovo spazio urbano alla città il prossimo sabato 22 maggio 2021 alle ore 18, con appuntamento nella grande piazza realizzata in cima alla nuova scalinata monumentale, di fronte al Lido comunale.
    Un momento che l’amministrazione comunale di Reggio Calabria, guidata dal Sindaco Giuseppe Falcomatà, ha voluto immaginare come il culmine di un percorso ragionato e partecipato che è stato avviato, ormai da diverse settimane, con l’obiettivo di stimolare il confronto fra i diversi attori sociali del territorio, sui tanti temi che si legano alla nuova visione di sviluppo generata dal Waterfront.
    L’evento (il cui programma dettagliato verrà illustrato nei prossimi giorni), sarà impreziosito anche da spazi di intrattenimento di spessore artistico e culturale con il coinvolgimento di interpreti locali del mondo del teatro e della musica e vedrà la partecipazione delle massime autorità cittadine, di rappresentanze istituzionali, sociali, dell’associazionismo e delle categorie produttive.
    Reggio, dunque, si riappropria di un nuovissimo spazio a forte vocazione turistica e di aggregazione sociale che si sviluppa in un’area di 50mila metri quadrati, realizzando una continuità tra il Porto e il lungomare “Italo Falcomatà”. Un giardino lineare integrato e un’immensa, coinvolgente passeggiata panoramica che si snoda tra percorsi pedonali, ciclabili e nuove spazialità urbane, offrendo a cittadini e visitatori uno scenario dell’affaccio sullo Stretto particolarmente suggestivo.
    “Vogliamo vivere la giornata del 22 maggio come un punto di partenza – spiega il Sindaco Falcomatà – ovvero l’avvio di una nuova stagione per la nostra città che su questa grande opera pubblica pone la basi di una più ambiziosa prospettiva di crescita e sviluppo. Una Città che pensa in grande, guardando già al Museo del Mare di Zaha Hadid per il quale abbiamo visto concretizzarsi solo qualche giorno fa il finanziamento da 53 milioni di euro e soprattutto l’inserimento da parte del Governo di tale opera nel quadro delle azioni di rilevanza strategica per lo sviluppo dell’intero Paese. Una città che riafferma il proprio ruolo attrattivo nel cuore del Mediterraneo e di luogo in cui innovazione, rigenerazione urbana e valorizzazione dell’identità territoriale diventano fattori di ripartenza e soprattutto speranza in un momento storico che vede l’umanità intera alle prese con la difficile battaglia della crisi pandemica. Non è un caso – evidenzia il primo cittadino – se abbiamo voluto spostare in avanti di qualche settimana l’inaugurazione del Regium Waterfront, nel quadro delle normative di sicurezza in vigore per il contenimento del Covid, proprio per fare in modo che tale momento potesse essere vissuto nel miglior modo possibile dalla cittadinanza e da quanti condivideranno con noi questo importantissimo e storico appuntamento”. Parole che vogliono mettere un punto alle polemiche aperte dal centrodestra sul rinvio dell’inaugurazione, inizialmente prevista per fine marzo – secondo l’opposizione non per cause di forza maggiore legate alla zona arancione ma per il mancato pagamento dell’ultima tranche dei lavori del cantiere.
  • La Cri apre un centro di screening antiCovid nella stazione di Reggio

    La Cri apre un centro di screening antiCovid nella stazione di Reggio

    Apre nella stazione di Reggio Calabria un nuovo punto di screening, gestito dalla Croce Rossa Italia e aperto 7 giorni su 7, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, che darà un supporto essenziale nel tracciamento antiCovid, soprattutto nell’ambito dei flussi di mobilità in entrata e in uscita dal territorio cittadino, controllando viaggiatori in arrivo e in partenza dallo scalo ferroviario. Alla cerimonia di inaugurazione questa mattina ha preso parte il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà insieme agli assessori alle Politiche Sociali Demetrio Delfino e alla Protezione Civile Rocco Albanese. Nel corso dell’incontro il primo cittadino ha ringraziato i volontari della Croce Rossa di Reggio Calabria, esprimendo il plauso dell’intera comunità reggina per una “iniziativa fondamentale anche nell’ottica dell’aumento dei flussi turistici con l’arrivo della stagione estiva”.

    Il sindaco ha affermato: “La nostra città dimostra ancora una volta di essere molto attenta alla gestione dell’emergenza pandemica soprattutto per ciò che attiene l’immenso lavoro di supporto che offrono le associazioni di volontariato ed in particolare la Croce Rossa Italiana, una delle realtà più attive sul nostro territorio, che nell’ultimo anno è stata capace di mettere in campo tutta la preziosa opera di sostegno organizzativo alle attività di contrasto al Covid. Non li ringrazieremo mai abbastanza – ha concluso Falcomatà – per il lavoro certosino che ogni giorno portano avanti tra mille difficoltà e che risulta prezioso per le autorità sanitarie e soprattutto per i cittadini che trovano nella loro divisa rossa un preciso punto di riferimento”.

     

    “Il nuovo punto di screening che oggi inauguriamo all’interno della Stazione Centrale è l’ennesimo valoroso esempio della capacità delle istituzioni territoriali, in questo caso anche con Rfi, di fare squadra nell’ottica di un prezioso spirito di collaborazione e sussidiarietà istituzionale. L’auspicio è che i turisti che arriveranno quest’estate avranno la possibilità di entrare sul territorio cittadino in un contesto di sicurezza, attraverso questi controlli rapidi attraverso i tamponi effettuati dai volontari della Croce Rossa, ed evitare quindi il diffondersi dei contagi. Un punto di controllo quindi strategico, che aumenterà in maniera sensibile gli standard di sicurezza con i quali ci apprestiamo a vivere questa fase cosi importante anche per la ripartenza socioeconomica del nostro territorio”.

  • Reggio, le entrate Erp impiegate per i buchi di bilancio: la denuncia dell’Osservatorio

    Reggio, le entrate Erp impiegate per i buchi di bilancio: la denuncia dell’Osservatorio

    Una “errata” gestione economico-finanziaria da parte dell’amministrazione comunale reggina, con le entrate del settore degli alloggi popolari impegnate per altre finalità. A denunciarlo sono le associazioni dell’Osservatorio sul disagio abitativo, che hanno chiesto al Comune di Reggio di inserire nel bilancio di previsione 2021-2023, che sarà approvato a breve dal consiglio comunale, tutte le entrate del settore, le quali “sono state accantonate negli ultimi anni per altri obiettivi”.

    Secondo l’Osservatorio, da almeno sette anni il Comune “utilizza le entrate dei canoni e delle vendite degli alloggi Erp accantonandoli per il buco di bilancio” – si tratta di circa cinque milioni e mezzo di euro. Secondo la normativa vigente, le entrate dei canoni e delle vendite degli alloggi devono essere destinate esclusivamente alla manutenzione straordinaria degli alloggi, alle spese di amministrazione relative a tutte le pratiche del settore e all’acquisizione di nuovi alloggi da assegnare agli aventi diritto. Un obbligo introdotto a garanzia del diritto fondamentale a un alloggio adeguato.

    La denuncia dei componenti dell’Osservatorio è forte: “L’utilizzo sistematico delle entrate per altre finalità ha impedito al Comune di realizzare in modo regolare, programmatico e costante la manutenzione straordinaria sul patrimonio  comunale degli alloggi popolari, che conta circa 3000 alloggi. La diretta conseguenza è che una parte consistente delle famiglie assegnatarie abita in alloggi comunali che si trovano in gravissime condizioni strutturali”, tanto da costringere gli aventi diritto ad andarsene, mentre altre famiglie attendono invano l’assegnazione. Infatti la mancanza di fondi per le pratiche amministrative ha portato il settore alloggi popolari del Comune di Reggio a fermare le pratiche di assegnazione alloggi e regolarizzazione.

    Continuano le associazioni dell’Osservatorio: “L’Amministrazione comunale continua a vendere gli alloggi comunali riducendo progressivamente il patrimonio e visto che impegna le entrate per altri scopi  non acquista nuovi alloggi per garantire l’offerta alloggiativa e rallentare la progressiva diminuzione del patrimonio Erp. E’ chiaro che cosi facendo si va verso l’azzeramento del patrimonio degli alloggi popolari, che garantisce il diritto alla casa e la coesione sociale”.

    Data la situazione, gli enti dell’Osservatorio sul disagio abitativo lo scorso 15 aprile hanno chiesto alla Giunta di inserire nel Bilancio di previsione 2021- 2023, destinando al settore tutti i fondi accantonati negli anni precedenti. Ma “ka Giunta non ha risposto e ha invece approvato  la proposta di  Bilancio di previsione 2021-2023 continuando a destinare  le entrate del settore per altri fini”. Il 13 maggio la stessa richiesta è stata presentata alle  Commissioni consiliari Bilancio e Politiche abitative, ai loro Presidenti, a tutti i consiglieri comunali delle due commissioni, al Presidente del Consiglio Comunale e ai quattro consiglieri comunali non appartenenti alle due  commissioni. Adesso i denuncianti (Un Mondo Di Mondi; Csoa Angelina  Cartella; Reggio Non Tace; Ancadic; Società dei Territorialisti/e Onlus; Collettiva AutonoMia) aspettano una risposta urgente e definitiva che vada nella direzione di provvedere a “una gestione economico-finanziaria prevista dalla normativa vigente che garantisca il diritto alla casa”.