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sabato, 2 Marzo, 2024
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Da via Giudecca al We Care, la città riparte dall’azione del volontariato

I reggini si riappropriano della città. Per amore e per forza, sostituendosi alle istituzioni ma soprattutto chiamandosi dentro le responsabilità individuali – perché la cura nasce dall’impegno dei singoli. Il segnale più forte è arrivato dal gruppo spontaneo di cittadini e cittadine che in un mese hanno ripulito le ventitré scalinate di via Giudecca. Un luogo identitario di Reggio – congiunzione tra la parte alta e bassa della città – abbandonato nel degrado di erba incolta, ridotto a microdiscarica di rifiuti e ricovero di senzatetto. Con i residenti letteralmente intrappolati in casa in ostaggio dei rovi, e poi il rischioso cantiere dell’ultimo tratto di tapis roulant. Invece da lì si vede il mare, un orizzonte mozzafiato che come in un crudo film neorealista da oltre dieci anni sormontava una vergognosa cloaca a cielo aperto.

Il sito storico è ora restituito alla sua bellezza e dignità grazie all’opera di un movimento indipendente di persone. Un’iniziativa «anarchica», come la definisce la promotrice Angelina De Salvo. Da un suo post su Facebook, dove c’erano le immagini dell’incuria e si rifletteva sulla possibilità di rimuovere erbacce e rifiuti con spese irrisorie, da parte degli stessi cittadini. De Salvo, che vive nel centro cittadino ma non in questo quartiere, si accorge per caso della situazione durante una passeggiata con il suo cane. Inizia tutto così: il primo fine settimana di aprile alcuni reggini raccolgono l’invito e si recano sul posto per pulire. La storia finisce sui giornali e l’eco mediatico è subito nazionale – una cosa del genere non era mai accaduta. Nei reportage sembra che a lavorare sia tutta la città, invece sono soltanto pochi cittadini, che non appartengono ad associazioni né a gruppi costituiti. «Il sostegno dagli organi di informazione e sui social è stato enorme – dice Angelina De Salvo – ma dalle parole ai fatti siamo rimasti sempre in dieci massimo quindici, quelli che avevano il coraggio di faticare, di sporcarsi le mani e metterci la faccia. Ci siamo esposti ed è andata bene, nessuno ci ha cacciati anzi abbiamo ricevuto molti grazie».

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Certo, sarebbe stato assurdo avere qualcosa da ridire, ma Reggio è una città complicata. La gente è permalosa e la colpa dei problemi si getta sempre sugli altri. De Salvo, giornalista ed esperta d’arte, non vuole sentir parlare di colpe dell’amministrazione. «L’intervento di un Comune è successivo, qui la responsabilità è tutta dei cittadini, al cento per cento. A chi si lamentava ho detto “prima vieni qui e zappa tu per primo”». Un lavoro durissimo, lungo un mese, ma ce l’hanno fatta da soli, senza sigle, partiti e ideologie.

Il risanamento di via Giudecca è l’iniziativa più corale e vigorosa di un volontariato che sembra aver preso in carico il benessere della città, ma nelle ultime settimane ne stanno fiorendo molte altre. Proprio sulle scalinate è avvenuto un felice crossover con l’azione delle Panchine civili, nata per rispondere a due recenti episodi di inciviltà (il vandalismo sulla panchina di Gramsci e il video omofobo) contaminando la città di letture sull’amore poi filmate e condivise sul web – hashtag #wecare, noi ci teniamo. Si è letto infatti anche in via Giudecca, celebrando l’evento nazionale dei “libri salvati”.

E si legge tanto in piazza Sant’Agostino, dove è ritornata la scuola d’italiano all’aperto. Qui opera un gruppo di insegnanti che offrono un servizio alle famiglie di migranti. Anche loro appassionati “cani sciolti”, ma esiste la volontà di creare in futuro un’associazione. Ida Triglia, ricorda la genesi della scuola: «L’ideatore è Giorgio Furfaro, dottorando dell’Università per stranieri Alighieri, che si era accorto delle difficoltà che molti figli di stranieri stavano incontrando nella Dad. Abbiamo iniziato le lezioni l’anno scorso ad agosto in piazza, con un’utenza di circa 15 nazionalità diverse, tutte di contesto migratorio. In  origine eravamo solo docenti di italiano, poi si sono uniti cittadini con altre professionalità e oggi siamo aperti a ogni contributo volontario». Le classi, divise per livelli di apprendimento, aprono gli incontri con un momento condiviso di lettura, al quale partecipa il gruppo cittadino di “Nati per leggere”. Per acquistare materiali e attrezzature è stato lanciato un crowdfunding, ricompensato con prodotti forniti da sponsor locali. Le lezioni si svolgono attualmente il mercoledì e il venerdì dalle 17.30 alle 19.

Organizzata all’interno di comunità social è invece la proposta di decoro urbano delle “Fioriere solidali del Calopinace”, che domenica scorsa ha adornato gli argini del torrente, invitando la popolazione a riempire i grandi vasi (un centinaio e tutti desolatamente vuoti) con piantine grasse. Motore dell’iniziativa è stato il passaparola sul web ad opera di due gruppi, “Non si jetta nenti” (gestito da Rossana Melito, piazza virtuale di riutilizzo con 12000 membri) e “Scambio piante, talee, consigli Calabriacon Paola Nasti, promotore dell’iniziativa. Questi ultimi si erano fatti già vedere con cadeau verdi anche in via Giudecca, dove le giornate di lavoro erano state scandite da visite, consegna di cibo e animazione artistica e musicale. Il gruppo aveva sistemato le aiuole e messo a dimora nuove piantine, impavidi di eventuali furti (“a chi ci dice che nel giro di pochi giorni si prenderanno le piante rispondiamo che non ce n’è bisogno, basta iscriversi al gruppo fb e vi daremo le talee di tutte le piante usate”).

A dispetto dei proverbiali difetti di pigrizia, litigiosità e campanilismi, Reggio può rinascere da qui, dall’impegno individuale e disinteressato? Per Angelina De Salvo il punto di riferimento è la Costituzione: «Secondo l’articolo 118 i cittadini sono protagonisti delle funzioni amministrative e tenuti allo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Gli enti territoriali favoriscono l’autonoma iniziativa di singoli e associati, tenendo presente questo occorre un’azione a valanga, in tutti i quartieri di Reggio. Un’azione senza condizionamenti, che abbia funzione educativa e influisca sugli autori del degrado. Bastano pochi euro a testa per eliminare i rifiuti da un quartiere. Una piccola autotassazione, ma chi è capace di fare questo è un cittadino libero che non si fa controllare da nessuno, e questo produce effetti anche sugli amministratori».

È già avvenuto domenica scorsa nel rione Ferrovieri-Pescatori, dove il comitato di quartiere ha rinunciato allo svago impegnando la giornata festiva di sole a ripulire la piazzetta Galilei. Dove c’era l’immondizia ora respirano piante e fiori.

Isabella Marchiolo

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