Tag: estorsione

  • Due fermi nella Locride per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

    Due fermi nella Locride per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

    I Carabinieri della Compagnia di Locri, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), hanno dato esecuzione, nei comuni di Bovalino e Platì a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di due soggetti accusati in concorso di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, con il chiaro intento di favorire l’articolazione di ’ndrangheta dei “Barbaro-Castani”. L’attività investigativa si è sviluppata dal monitoraggio di alcuni cantieri edili nell’area jonica ed ha permesso di raccogliere sufficienti indizi per ricostruire due distinti episodi di tentata estorsione. Il principale indagato, per raggiungere i suoi fini criminali, si avvaleva del supporto di un complice con il ruolo di autista.

    In particolare, i due indagati, nei mesi compresi tra ottobre 2025 e marzo 2026, si sarebbero resi responsabili di due differenti episodi delittuosi. In una prima occasione, si introducevano abusivamente nel piazzale di un’impresa, intimando al titolare di consegnargli denaro contante, spendendo la caratura criminale della “famiglia” di appartenenza e lo stato di detenzione di alcuni sodali; in una seconda  occasione, presso un cantiere edile, uno degli indagati avrebbe minacciato gli operai di bloccare totalmente i lavori, qualora non avesse interloquito con i titolari dell’impresa, anche in questo caso facendo leva sull’appartenenza alla su menzionata famiglia criminale. L’identificazione degli autori degli episodi delittuosi è stata puntualmente riscontrata, tramite individuazioni fotografiche e attraverso l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno documentato il transito del veicolo in uso ad uno degli indagati, in orari pienamente compatibili con l’esecuzione del reato.

    Si sottolinea il rilevante contributo fornito dalle vittime, che hanno scelto di non piegarsi alle logiche predatorie delle locali famiglie di ‘ndrangheta, affidandosi all’operato dell’Arma dei Carabinieri. Tali condotte, unite alla complessa attività d’indagine posta in essere, hanno permesso di giungere alla ricostruzione dei citati episodi.

  • VIDEO-Sgominato sistema criminale di matrice ’ndranghetista attivo tra Roma e Cosenza

    VIDEO-Sgominato sistema criminale di matrice ’ndranghetista attivo tra Roma e Cosenza

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, stanno dando esecuzione a un’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, con la quale è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di due soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, condotte dalle unità specializzate del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, hanno consentito di delineare l’operatività di una struttura criminale di matrice ‘ndranghetistica, attiva nella Capitale e dedita alla concessione di prestiti usurari in danno di imprenditori e professionisti.

    I finanziamenti venivano erogati con l’applicazione di tassi di interesse annui anche superiori al 300% e, ove necessario, con il ricorso a modalità intimidatorie peculiari delle organizzazioni mafiose. Dalle evidenze emerse nel corso delle attività, i due arrestati – imprenditori originari della Calabria – avrebbero operato in collegamento con la cosiddetta “Confederazione cosentina”, un’alleanza criminale di stampo ‘ndranghetista che unifica diversi clan operativi nella provincia di Cosenza sotto un’unica struttura di vertice, gestendo risorse riconducibili a più articolazioni familiari. Agli indagati è inoltre contestato l’esercizio abusivo dell’attività creditizia, in relazione all’erogazione di finanziamenti di rilevante entità, ammontanti a oltre 3 milioni di euro, a favore di circa 25 soggetti.

    Nel corso delle attività operative, le Fiamme Gialle hanno sequestrato 300.000 euro in contanti, pronti per essere consegnati quale prestito usurario, nonché due fucili automatici, due pistole semiautomatiche dotate di silenziatore e un ingente quantitativo di munizioni. Contestualmente, con il supporto esecutivo di personale della Guardia di Finanza e Polizia di Stato alla sede di Cosenza, è stato eseguito un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti degli indagati destinatari della misura e di altri tre soggetti coinvolti nelle attività investigative. L’operazione si inquadra nella più ampia azione della Guardia di Finanza per il contrasto alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nel tessuto economico legale, a tutela della trasparenza del mercato e per la prevenzione di reati odiosi come l’usura e l’estorsione.

     

  • Girifalco, usura ed estorsione a piccolo imprenditore agricolo: un arresto e due denunciati

    Girifalco, usura ed estorsione a piccolo imprenditore agricolo: un arresto e due denunciati

    Quella scadenza mensile si era trasformata in un vero e proprio incubo per un piccolo imprenditore locale, finito fin dal nel 2019 nella morsa dell’usura e dell’estorsione. II 25 marzo 2026, i Carabinieri della Compagnia di Girifalco, coadiuvati dai militari della Stazione di Maida (CZ) e dallo Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia, hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un 70enne del posto per il reato di usura emessa dal Tribunale di Lamezia Terme. L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, attualmente diretta dal Procuratore facente funzioni, e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Girifalco, ha permesso anche mediante accertamenti tecnici di disvelare la condotta usuraria dell’uomo che dopo aver prestato del denaro nel 2019 ad un piccolo imprenditore agricolo ne aveva preteso la restituzione con un tasso del 120%.

    Alle crescenti difficoltà della vittima di onorare il debito e alla conseguente denuncia dello stesso presso la stazione carabinieri di Maida nel giugno 2025, sarebbero seguite le minacce e la tentata estorsione da parte di altri due soggetti del luogo indagati nel medesimo procedimento, i quali ripetutamente ingaggiavano la vittima allo scopo di fargli ritirare la denuncia. Contestualmente alla esecuzione della misura cautelare personale, i Carabinieri della Compagnia di Girifalco hanno dato esecuzione anche al decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP di Lamezia Terme su richiesta della locale Procura della Repubblica, relativo al profitto illecito direttamente riconducibile alla vicenda usuraria oggetto di specifica contestazione cautelare.

    L’Ufficio di Procura ha proprio di recente intensificato il ricorso agli strumenti normativi che hanno la funzione di aggredire illecite accumulazioni di patrimoni. Inoltre, la parallela attività di perquisizione locale ha consentito di rinvenire, nella disponibilità del soggetto attinto da misura degli arresti domiciliari, la somma contante di circa € 130.000,00, detenuto in un bidone riposto all’interno di un pollaio, che l’interessato, come era emerso dalle intercettazioni, intendeva occultare murandola per metterla definitivamente al riparo da possibili investigazioni.

    In relazione a tale somma, pari a circa € 98.000,00, si è proceduto al sequestro preventivo in funzione della confisca disciplinata dall’art. 240 bis cpp, che consente l’apprensione degli elementi patrimoniali in relazione ai quali il soggetto indagato, per uno dei reati ricompresi nell’elenco di cui all’art. 240 bis cp, non possa giustificare il collegamento con redditi leciti, dichiarati al Fisco. L’uomo al termine delle operazioni è stato ristretto ai domiciliari presso la propria abitazione. Il relativo procedimento penale pende nella fase delle indagini preliminari e vige pertanto la presunzione di non colpevolezza.

  • Reggio Calabria: appropriazione indebita, estorsione e minaccia: un uomo finisce ai domiciliari

    Reggio Calabria: appropriazione indebita, estorsione e minaccia: un uomo finisce ai domiciliari

    Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, nei giorni scorsi, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto a carico del quale sono emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di appropriazione indebita. Il provvedimento è stato emesso dal Gip presso il Tribunale reggino su richiesta di questa Procura della Repubblica e rappresenta l’epilogo dì un’attività investigativa eseguita dal Gruppo della Guardia di finanza di Reggio Calabria. Le indagini hanno avuto origine da una denuncia/querela presentata nel mese di marzo 2024 e integrata nel dicembre dello stesso anno, attraverso cui la persona offesa rappresentava che, a seguito della morte di entrambi i propria genitori, la sua fiducia sarebbe stata carpita dall’indagato, il quale ne avrebbe approfittato per appropriarsi di ingenti somme dì denaro.

    In particolare, è emerso che il soggetto offeso dal reato, a causa del particolare momento attraversato in conseguenza del lutto che lo ha riguardato, si era dapprima rivolto a una parente per chiedere aiuto nella gestione delle dinamiche patrimoniali e personali, la quale gli aveva presentato l’indagato come una persona che avrebbe potuto aiutarlo. Le investigazioni – svolte attraverso acquisizioni e analisi documentali, unitamente ai puntuali riscontri delle dichiarazioni rese dalla persona offesa – hanno consentito di rilevare come, una volta entrato in rapporto fiduciario con quest’ultima, l’indagato l’avrebbe convinta a vendere parte del proprio patrimonio immobiliare e numerosi monili di famiglia, con l’asserita finalità di assicurare il soddisfacimento delle sue esigenze quotidiane. Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, l’indagato avrebbe convinto il denunciante a rilasciare in suo favore una procura speciale per stipulare un contratto preliminare di vendita di un immobile e incassare le relative somme versate dall’acquirente a titolo di acconto. Così facendo, l’indagato si sarebbe indebitamente appropriato della somma di 60.000 euro, mai trasferita alla persona offesa.
    Per tale ragione, il denunciante avrebbe revocato l’autorizzazione alla stipula del contratto definitivo, precedentemente concessa.

    Le indagini avrebbero consentito, inoltre, di appurare, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità, che l’indagato, nel periodo ottobre/dicembre 2023, avrebbe indotto la persona offesa a vendere una serie di monili in oro e in argento ereditati dalla madre a un compro oro sito in Reggio Calabria, incassando e trattenendo per sé il ricavato, quantificato in oltre 22.000 euro,
    consegnando alla stessa solo la somma in contanti di 530 euro. All’esito degli accertamenti svolti. l’indagato è stato, pertanto, raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, che è stata eseguita dai finanzieri unitamente a un decreto di perquisizione domiciliare finalizzato a suffragare ulteriormente le ipotesi delittuose allo stesso
    contestate.

  • Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: due soggetti finiscono in arresto nel Cosentino

    Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: due soggetti finiscono in arresto nel Cosentino

    Con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità dell’agevolazione mafiosa, due soggetti sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano (CS).

    Il provvedimento è stato eseguito in esecuzione di un’ordinanza cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Dda di Catanzaro. Dalle indagini dei carabinieri sarebbero emersi elementi in relazione a due vicende estorsive, la prima in danno di una ditta aggiudicatrice dell’appalto relativo alla posa in opera di porfido nel centro storico di Spezzano Albanese, l’altra in danno di un’impresa che stava eseguendo lavori edili di ricostruzione del nuovo plesso della scuola per l’infanzia di San Lorenzo del Vallo.

    In entrambi i casi, secondo l’accusa, i due avrebbero chiesto una somma di denaro con minaccia implicita di gravi ritorsioni in caso di mancata adesione.

  • Legalità, dalla Regione 1 milione di euro per sostenere le vittime di usura e racket: ecco il bando

    Legalità, dalla Regione 1 milione di euro per sostenere le vittime di usura e racket: ecco il bando

    Per rafforzare gli strumenti di tutela e incoraggiare le vittime a denunciare, la Regione Calabria ha pubblicato l’Avviso pubblico “Percorsi di sostegno, assistenza e prevenzione alle vittime di usura e racket e ai soggetti sovraindebitati a rischio di usura”, con una dotazione finanziaria complessiva di 1 milione di euro nell’ambito del Programma regionale Calabria Fesr-Fse+ 2021-2027. “Un fenomeno spesso sommerso – dichiara l’assessore alla Legalità della Regione Calabria, Antonio Monturo -, che colpisce in particolare imprenditori e commercianti e che rappresenta una delle principali ‘spie’ della presenza della criminalità organizzata sul territorio. Usura ed estorsione continuano a essere una delle piaghe più gravi per l’economia e il tessuto sociale calabrese. Con questo Avviso vogliamo dare un segnale forte: chi denuncia non deve essere lasciato solo. Con il presidente Occhiuto e il sostegno di tutta la Giunta, mettiamo in campo risorse e strumenti concreti per sostenere le vittime di usura e racket, accompagnandole in un percorso di rinascita sociale ed economica”.

    L’Avviso, adottato con decreto firmato dalla dirigente del settore Legalità, sicurezza e valorizzazione beni confiscati, Antonella Sette, e sottoscritto dalla dirigente generale del dipartimento Segretariato generale, Eugenia Montilla, è rivolto ad associazioni e fondazioni attive sul territorio regionale che operano a supporto delle vittime di estorsione e usura. L’obiettivo è accompagnare chi subisce questi reati lungo un percorso completo: dalla denuncia, passando per l’iter giudiziario, fino alla riabilitazione socioeconomica e al reinserimento nella vita sociale e lavorativa. Ogni proposta progettuale potrà ottenere un finanziamento fino a 200 mila euro. Le azioni finanziabili riguardano in particolare: il rafforzamento dei centri di ascolto e di assistenza specializzata per le vittime e per i soggetti sovraindebitati a rischio usura; la realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione per prevenire il fenomeno e promuovere la cultura della legalità coinvolgendo comunità locali e istituzioni. Secondo quanto evidenziato nell’Avviso, le vittime di usura e racket vivono spesso una condizione di vulnerabilità multidimensionale che non riguarda solo l’aspetto economico, ma anche quello psicologico, sociale, familiare e lavorativo. Tra le conseguenze più diffuse vi sono perdita di risorse finanziarie, isolamento sociale, difficoltà di accesso al credito legale e compromissione delle prospettive occupazionali.

    “Pertanto – rimarca infine l’assessore Monturo – con questa prima iniziativa finanziata con 1 milione di euro, e con altre che verranno programmate in futuro, vogliamo intervenire fortemente su tutte le diverse dimensioni previste dall’Avviso regionale, creando un ambiente protetto che favorisca l’emersione dei casi e incoraggi la denuncia, rafforzando al contempo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la presenza dello Stato nei territori più esposti alle infiltrazioni criminali. L’obiettivo è di contribuire a contrastare questi fenomeni per difendere la libertà d’impresa, la dignità delle persone e il futuro della nostra regione”.La domanda di partecipazione dovrà essere predisposta utilizzando il modello  Allegato “A”   e inviata esclusivamente alla Regione Calabria, dipartimento Segretariato generale – settore 4 “Legalità e sicurezza – Attuazione L.R. n. 9/2018 – Valorizzazione beni
    confiscati”, al seguente indirizzo Pec: legalita.presidenza@pec.regione.calabria.it. Il bando è consultabile al seguente link: https://www.regione.calabria.it/wp-content/uploads/2026/03/Avviso-Pubblico-3.pdf

  • Operazione anti-‘ndrangheta: estorsione e turbata libertà degli incanti, 7 arresti nel crotonese

    Operazione anti-‘ndrangheta: estorsione e turbata libertà degli incanti, 7 arresti nel crotonese

    Sette persone sono state arrestate e tradotte in carcere all’alba di oggi nell’ambito di una vasta operazione antimafia a Isola Capo Rizzuto. I destinatari dell’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, sono indagati a vario titolo per reati che vanno dall’estorsione alla turbata libertà degli incanti, fino al danneggiamento seguito da incendio. Tutte le condotte contestate sono aggravate dal cosiddetto “metodo mafioso” o dall’aver agito per agevolare le consorterie criminali locali.

    L’attività esecutiva è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Crotone. Il blitz ha visto un imponente dispiegamento di forze: ai militari locali si sono affiancati i colleghi dei Comandi Provinciali di Catanzaro e Cosenza, supportati dalle unità specializzate del Nucleo Cinofili, dall’8° Elinucleo e dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori” Calabria di Vibo Valentia, reparto d’élite impiegato nella ricerca di latitanti e nel controllo delle zone impervie.

    L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, ha acceso i riflettori sulle dinamiche criminali che soffocano il tessuto economico del territorio di Isola di Capo Rizzuto (KR). Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati avrebbero imposto il proprio controllo attraverso minacce ed estorsioni, arrivando a condizionare il regolare svolgimento delle aste (turbativa d’asta) e utilizzando l’incendio come strumento di pressione.

  • San Ferdinando, vessazioni e richieste estorsive nella tendopoli: un arresto

    San Ferdinando, vessazioni e richieste estorsive nella tendopoli: un arresto

    Un clima di paura costante, minacce quotidiane e richieste di denaro imposte con la forza. È questo lo scenario ricostruito dai Carabinieri della Stazione di San Ferdinando (RC) che, nelle scorse ore, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palmi, nei confronti di un uomo originario del Ghana, domiciliato presso la tendopoli cittadina, ritenuto gravemente indiziato dei reati di atti persecutori e tentata estorsione aggravata dall’uso di armi. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi diretta dal dott. Emanuele Crescenti, ha preso avvio dalle ripetute denunce presentate da un connazionale dell’indagato. Racconti dettagliati che hanno consentito ai militari dell’Arma di far luce su una lunga sequenza di soprusi, iniziata nell’ottobre 2025 per un banale dissidio legato all’alimentazione elettrica. Da quel momento, secondo quanto accertato, l’uomo avrebbe fatto irruzione nella tenda della vittima danneggiandone i beni e minacciandola di morte brandendo un’accetta. Un episodio che avrebbe segnato l’inizio di una vera e propria escalation di violenze e intimidazioni.

    Le indagini hanno delineato un quadro particolarmente grave: l’indagato, spesso armato di machete, coltelli o accette, avrebbe imposto il pagamento quotidiano di somme comprese tra i 50 e i 100 euro, qualificandole come una sorta di “affitto”. Il mancato versamento del denaro avrebbe comportato minacce, aggressioni verbali e il divieto di dormire nella propria tenda o di ospitare altre persone, trasformando di fatto il rapporto in un sistema estorsivo continuativo.
    Non solo richieste di denaro, ma anche comportamenti umilianti e atti intimidatori volti a soggiogare psicologicamente la vittima, costretta a vivere in uno stato permanente di ansia e timore. La paura di ritorsioni l’avrebbe spinta a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane, evitando persino di allontanarsi o di lasciare incustodito il proprio alloggio.

    Determinante, ai fini del quadro indiziario, il sequestro dell’accetta utilizzata per le minacce, rinvenuta dai Carabinieri nel corso di una perquisizione. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato tradotto presso la Casa Circondariale, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, per tutelare l’incolumità della persona offesa e prevenire ulteriori condotte violente.

  • VIDEO-Reggio Calabria: furti di auto per riciclare ricambi: 17 arresti anche per armi ed estorsione

    VIDEO-Reggio Calabria: furti di auto per riciclare ricambi: 17 arresti anche per armi ed estorsione

    Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, unitamente a personale in supporto del 14° Battaglione Carabinieri Calabria di Vibo Valentia e della Stazione di Senago (MI) hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria in data 7.1.2026 su richiesta di questo Ufficio di Procura, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri dieci, per reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi. La corposa attività investigativa – avviata nell’ottobre del 2024 e conclusa nell’aprile del 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria anche con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona, sempre sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica.

    Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale.
    A tale proposito, secondo quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare, grazie all’indagine è stata disvelata la consumazione di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, i quali venivano poi immediatamente condotti ad Arghillà. Come ricostruito dal GIP, ivi giunti, i veicoli rubati divenivano oggetto di una rapidissima e professionale attività di ‘cannibalizzazione’. A ciò si aggiunga che in almeno due casi – sempre per come accertato in sede di ordinanza – si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi di ‘cavallo di ritorno’, in cui gli indagati hanno altresì posto in essere una condotta estorsiva per costringere i proprietari dei veicoli sottratti a pagare un compenso per ottenerne la restituzione.
    È inoltre stato riconosciuto dal GIP come alcuni degli indagati adottassero costantemente delle ‘contromisure’ al fine di eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle FFOO in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai coindagati.

    Al contempo, si è ritenuto di particolare allarme sociale che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza pressoché quotidiana, senza interruzioni temporali, anche durante le festività natalizie, sia in orario notturno che diurno. Si aggiunga che alcuni episodi criminosi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di strutture ospedaliere, e che in un caso ad essere ‘vittima’ dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà. Sotto altro profilo, poi, nell’ordinanza è ben evidenziato come la costante “cannibalizzazione” dei veicoli rubati presenta certamente un profilo di impatto ambientale, determinando la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa. Si sottolinea, inoltre, come le numerose attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio conducevano al rinvenimento di molteplici autovetture oggetto di furto, di consistenti parte di ricambio, nonché al ritrovamento e al sequestro di armi.

  • Cirò Marina, estorsione a titolare locale del centro: divieto di dimora per un presunto complice

    Cirò Marina, estorsione a titolare locale del centro: divieto di dimora per un presunto complice

    Proseguono le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina sui fatti che hanno portato, nei giorni scorsi, all’arresto di un giovane di 22 anni, indagato per una serie di condotte estorsive e persecutorie ai danni del titolare di un locale del centro cittadino. Secondo quanto ricostruito finora, e condiviso dall’Autorità Giudiziaria — nel pieno rispetto della presunzione di non colpevolezza — le condotte sarebbero iniziate nel luglio 2025, quando al commerciante sarebbe stata imposta una richiesta estorsiva di 300 euro mensili, accompagnata dalla minaccia di incendiare il locale. Nei mesi successivi, poi, sarebbero seguiti ulteriori atti intimidatori e sottrazioni di beni, fino a generare nella vittima un tale stato di paura da indurla a cessare l’attività.

    Nel quadro di questa complessa vicenda, un ruolo rilevante è emerso anche a carico di un altro soggetto, di 26 anni, ritenuto complice dell’episodio estorsivo avvenuto nel luglio 2025. Proprio a seguito dell’interrogatorio preventivo reso da quest’ultimo, gli elementi acquisiti hanno consentito di definire con maggiore precisione la sua posizione e di ricostruire il contributo offerto alla richiesta estorsiva.

    Sulla base del materiale investigativo raccolto, il Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal dottor Domenico Guarascio, ha emesso una misura cautelare nei confronti dell’uomo – quella del divieto di dimora nel Comune di Cirò Marina – eseguita nelle ultime ore dai Carabinieri della locale Compagnia.