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  • Natale in salute tra pranzo e cena, i consigli del professor Silvio Garattini

    Natale in salute tra pranzo e cena, i consigli del professor Silvio Garattini

    (Adnkronos) – A Natale, tra pranzi e cene, diventa complicato rimanere in riga a tavola. Eccessi tra piatti e bicchieri diventano quasi obbligatori, tra l’assedio di piatti della tradizione e dolci tipici. Passati i giorni caldi delle feste, si può riprendere la ‘retta via’ seguendo le indicazioni che il professor Silvio Garattini ha fornito nel corso delle ultime settimane con i suoi interventi a La volta buona, il programma condotto da Caterina Balivo su Raiuno.  Il 97enne scienziato, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, consiglia di limitare in maniera particolare due alimenti: sarebbe meglio stare alla larga da carne rossa e burro anche nei giorni di festa. “La carne rossa è un fattore di rischio per il tumore del colon ed è produttrice di alcune sostanze ritenute lesive a livello cardiovascolare”.

    Difficile però scartare portate nei pranzi e nelle cene di festa. In questo caso, bisogna almeno moderarsi: “Non dovremmo superare i 100-150 grammi a settimana, ci sono tante altre di proteine animali, a partire dal pesce, da preferire”. L’altro alimento da lasciare in frigo è il burro: “Bisogna usare l’olio d’oliva”. Anche i brindisi non dovrebbero diventare troppi: “Si deve considerare che il vino è cancerogeno perché contiene alcol”.  In generale, a prescindere dal menù, il consiglio base è uno: “Bisogna mangiare sempre un po’ meno di quello che sarebbe necessario. L’organismo non deve lavorare troppo”, dice.

    “Le regole dell’alimentazione prevedono una dieta varia e mangiare poco: questo è un fattore di longevità”, dice Garattini. E se si esagera tra 24 e 25, bisogna rimettersi in carreggiata senza soluzioni drastiche: “Saltare i pasti? No. Io a mezzogiorno prendo almeno una spremuta d’arancia o una banana, qualcosa bisogna mangiare”.
    —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Trenta intossicati dopo cena in ristorante villaggio turistico a Nicotera Marina

    Trenta intossicati dopo cena in ristorante villaggio turistico a Nicotera Marina

    Trenta persone sono rimaste intossicate dopo avere cenato nel ristorante di un villaggio turistico di Nicotera Marina, nel Vibonese. Per cinque degli intossicati, in condizioni più gravi rispetto agli altri, si é reso necessario il ricovero in ospedale.
    Sul caso hanno avviato indagini i carabinieri del Nas, che hanno ispezionato le cucine del ristorante, prelevato campioni alimentari e disposto la distruzione di tutti i cibi conservati per evitare ulteriori rischi.

    Molti dei commensali si sono riservati di sporgere denuncia una volta raggiunta la propria destinazione, poiché proprio questa mattina erano in procinto di partire, altri si sono già interfacciati con la caserma dei carabinieri.

    Il sindaco di Nicotera, Giuseppe Marasco, in una nota sul suo profilo Facebook, dopo avere rivolto “i migliori auguri di pronta guarigione a tutte le persone coinvolte”, ha affermato che “é importante chiarire che questo episodio non riguarda in alcun modo i ristoranti con libero accesso presenti nel nostro territorio. I nostri locali sono sottoposti a controlli rigorosi e sono conosciuti per l’impegno per la sicurezza alimentare e la qualità dei prodotti offerti. Invito tutti, quindi, a continuare a frequentare i ristoranti della nostra comunità, che rappresentano un pilastro della nostra cultura e tradizione culinaria”.

  • Cena al ristorante, sta male e muore: mistero sul decesso nel messinese della 40enne Giuliana Faraci

    Cena al ristorante, sta male e muore: mistero sul decesso nel messinese della 40enne Giuliana Faraci

    Va a mangiare con le amiche, torna a casa, si sente male e muore. La vittima è una donna di 40 anni, Giuliana Faraci, originaria di Alcara Li Fusi (Messina), deceduta nella sua casa di Sant’Agata Militello, dopo una cena al ristorante venerdì sera.

    La famiglia della donna si è rivolta a un legale per chiarire le cause della morte e accertare eventuali responsabilità. La Procura di Patti (Messina) ha aperto una inchiesta e disposto l’autopsia. “Siamo increduli e devastati dal dolore – ha scritto su Facebook Bruno Mancuso, sindaco di Sant’Agata di Militello – Tristezza e rabbia ci assalgono, non ci si può rassegnare ad una morte di cui non ci sono spiegazioni”.

    Intanto l’avvocato della famiglia, Salvatore Mancuso, ha diffuso una nota: “Scrivo nella qualità di difensore di fiducia della famiglia della sig.ra Faraci Giuliana, deceduta la scorsa notte per cause che saranno accertate a mezzo di esame autoptico già disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti, per significarVi che non a corrisponde a verità la circostanza, scorso fine settimana abbia cenato a base di “sushi” e/o di pesce crudo, arbitrariamente ipotizzati quali possibili cause di un’intossicazione alimentare e del conseguente decesso della giovane donna. Attenderemo fiduciosi gli esiti dell’autopsia per avere dei chiarimenti medico-legali sulle cause di questa tragica e prematura morte”.

  • Perchè la vigilia di Natale in Calabria si preparano 13 pietanze?

    Perchè la vigilia di Natale in Calabria si preparano 13 pietanze?

    Al calar del sole, la vigilia di Natale in Calabria si trasforma in un vero e proprio rito culinario. Una tradizione antica, radicata nella cultura popolare della regione, vuole che sulla tavola vengano disposti tredici piatti differenti. Ma perché tredici? E cosa rappresentano queste pietanze? La risposta affonda le sue radici nelle leggende e nei miti locali, intrecciandosi con antiche credenze religiose e pagane. Un viaggio tra i sapori intensi e genuini della gastronomia calabrese che racconta una storia millenaria fatta di simbolismi profondamente legati alla vita quotidiana delle persone ma anche al mistero dell’esistenza stessa. In questo post scopriremo insieme l’origine di questa usanza gustosa ed evocativa: “Perché la vigilia di Natale in Calabria si preparano 13 pietanze?” Buona lettura a tutti!
    “La Storia delle 13 Pietanze della Vigilia di Natale”
    La tradizione della vigilia di Natale in Calabria è caratterizzata dalla preparazione di 13 pietanze, simbolo della Passione di Cristo e dei 12 apostoli presenti all’Ultima Cena. Ogni piatto rappresenta un momento significativo della storia sacra, come ad esempio il baccalà fritto o al forno, simbolo del pesce con cui Gesù sfamò la folla dei suoi seguaci. Altre pietanze tipiche includono le melanzane ripiene, che richiamano il gesto di Giuseppe d’Arimatea di avvolgere il corpo di Gesù in un lenzuolo, e la pasta con le sarde, che evoca il sacrificio del Martirio di San Pietro. Queste 13 pietanze rappresentano una tradizione culinaria che unisce il sacro e il profano, creando un momento di condivisione e festa durante la notte più importante dell’anno.

    “Simbolismo e Significato dei 13 Piatti Calabresi”
    Il simbolismo e il significato dei 13 piatti calabresi preparati durante la Vigilia di Natale sono profondamente radicati nella tradizione e nella cultura della regione. Ogni piatto rappresenta un momento importante della storia religiosa e culturale, oltre che l’abbondanza e la generosità dell’anno a venire. Ad esempio, il baccalà rappresenta la penitenza e la rinascita spirituale, mentre le sarde a beccafico simboleggiano la bontà e l’armonia. Altri piatti come le acciughe marinate, i gamberi, le melanzane ripiene e i dolci tradizionali come il panettone calabrese e i mustazzoli, sono scelti per onorare la semplicità dei sapori locali e l’amore per la cucina tradizionale. Questa tradizione culinaria particolarmente ricca rende la Vigilia di Natale un momento di gioia e celebrazione, in cui le famiglie si riuniscono per condividere momenti di convivialità.
    La preparazione di queste 13 pietanze è un rito che viene tramandato di generazione in generazione, rappresentando un momento importante

    “Guida alla Preparazione delle 13 Pietanze”
    Le preparazioni del cenone della Vigilia di Natale sono tante e vanno dal baccalà alle alici, dalle “pittuliddre”(frittelle) alle insalate… tutto rigorosamente di pesce! Guai a mangiare carne. E’ immancabile sulle tavole dei Calabresi la preparazione dei Cullurialli in tutto il periodo di Natale. La sera della Vigilia, poi, si lascia tutto apparecchiato sulle tavole perchè si dice che “u Bumminiaddru” viene a mangiare. In questo periodo si canta la strina anche se la sua diffusione è limitata ai soli paesi interni.
    In alcune zone della Calabria però le pietanze possono essere anche 9, come i mesi dell’attesa o 7 come le virtù, ma sempre rigorosamente a base di verdure, ortaggi e pesce conservato o fresco.
    I piatti principali che si preparano sono: un primo SPAGHETTI CON ALICI E MOLLICA DI PANE , in sostanza conditi con la mollica abbrustolita e le alici salate o sott’olio. Come secondo piatto invece si prepara il baccalà in tutti i modi, fritto, al pomodoro, con le olive. A questi due piatti si aggiungono poi ad esempio un primo con le vongole o con il sugo del baccalà, mentre per secondo le cozze gratinate, polipo e patate, fritto di paranza, e tante altre gustose preparazioni locali.
    Si mangiano, a fine pasto, lupini, castagne, arance, mele e dolci della tradizione: Turdilli, scalille, pitta mpigliata, chinulille.
    (Fonte: incucinaconlochef)