sabato, 3 Dicembre, 2022
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Smaltimento illecito di rifiuti: 16 indagati a Vibo Valentia

I Carabinieri del Gruppo Forestale di Vibo Valentia con il supporto dell’Arma territoriale hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Vibo Valentia su conforme richiesta della Procura della Repubblica guidata da Camillo Falvo, che ha coordinato l’attività unitamente ad un sostituto della Procura mettendo i sigilli ad una azienda attiva nel settore dello smaltimento e riciclo dei rifiuti anche industriali oltre a 10 autocarri, non tutti riconducibili alla citata realtà imprenditoriale, utilizzati per il trasporto e conferimento dei rifiuti nell’impianto di smaltimento, alcuni dei quali, in uso a ditte terze, risultati privi dell’iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali. In totale sono sedici gli indagati, fra cui i vertici dell’azienda sequestrata, per i quali a vario titolo sono state ipotizzate le violazioni relative al trasporto e allo smaltimento illecito, anche mediante combustione, nonché deposito/abbandono incontrollato al suolo di rifiuti pericolosi e non. Contestata anche la violazione dell’art. 452bis del c.p. per la presunta compromissione e deterioramento delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo).

L’indagine, che ha coperto uno spazio temporale compreso fra febbraio e aprile 2022, ha avuto origine dalla segnalazione fatta dai Carabinieri Forestali alla Procura circa l’individuazione, durante un servizio di controllo del territorio, di un rogo di materiale plastico riconducibile ad un impianto di smaltimento rifiuti. I successivi servizi di osservazione e controllo, anche con adeguato supporto tecnologico, hanno consentito di appurare che la citata azienda il cui scopo sarebbe quello di smaltire e riciclare rifiuti industriali nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, avvalendosi di tecnologie e metodiche all’avanguardia in realtà avrebbe usato metodi più sbrigativi per sbarazzarsi del materiale conferito non diversamente utilizzabile.

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In sostanza i rifiuti una volta privati delle parti riciclabili, quindi con valore economico, venivano abbandonati in una scarpata adiacente ad uno dei capannoni utilizzati per lo stoccaggio o bruciati immettendo pericolosi fumi nell’atmosfera. Nel corso dell’attività veniva anche accertato come venissero conferiti rifiuti provenienti da ditte non autorizzate al trasporto poiché non in regola con la normativa vigente inerente all’albo nazionale dei gestori ambientali.

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