mercoledì, 8 Dicembre, 2021
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Sicurezza sul lavoro, Guzzi (Unilavoro): approccio partecipativo e non solo vincolo obbligatorio e disinteressato

Le morti bianche rappresentano un problema serio e molto preoccupante, che merita un riguardo particolare e costante nel tempo. A sottolinearlo è Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi.

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Negli ultimi mesi, evidenzia Guzzi, le sezioni di cronaca hanno riportato, con cadenza quasi settimanale, i decessi, gli incidenti e gli infortuni avvenuti durante lo svolgimento delle attività lavorative. Tantissimi casi. Il più tragico, quello della giovane operaia, Luana D’Orazio, morta il 3 maggio in un incidente avvenuto in un’industria tessile nei pressi di Prato.
La sua morte, ingiusta e troppo prematura, avvenuta pochi giorni dopo la celebrazione della Giornata Internazionale dei Lavoratori, ha riportato la questione al centro del dibattito pubblico e riacceso i riflettori su una questione importantissima, che merita, insiste Guzzi, un’attenzione scrupolosa.
Dopo questo terribile incidente, non sono mancate altre tragedie.
Il mese di settembre, evidenzia con rabbia Guzzi, è stato contrassegnato da una serie di incidenti che hanno decretato la morte di tanti lavoratori. Una scia di sangue cominciata a Pieve Emanuele, comune in provincia di Milano, dove nel Campus Universitario Humanitas, un getto di azoto liquido ha travolto e ucciso due tecnici che lavoravano per un’azienda di Bergamo.
Un susseguirsi di tragici incidenti che non hanno dato scampo alle povere vittime. Tragedie che hanno inciso profondamente sull’animo e che richiedono interventi mirati.
Gli incidenti sul lavoro, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, sono “una ferita sociale” che non trova soluzione, ma che è sempre in aumento e diventa lacerante ogni volta che si apprendono, come in queste ultime settimane, quotidiani e drammatici aggiornamenti di incidenti avvenuti.
Dati sconcertanti che non accennano a diminuire e che indignano profondamente.
A temere che la lista si allunghi, la Dottoressa Catia Pulice, Amministratore Unico di Al Business, nota società di consulenza che opera nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro, della formazione, dell’ambiente, e del marketing. Il bilancio infortunistico di questo anno, che sta per giungere al termine, sottolinea, ci fa comprendere che non si fa ancora abbastanza. Non è sufficiente indignarsi, ma occorre fare opportune valutazioni ed agire con incisione, solerzia e tempestività. Le norme ci sono e vanno rispettate. Sempre e con estremo rigore. La sicurezza sul lavoro, non è solo tutela della salute, ma cultura della formazione, dell’organizzazione, della pianificazione. Bisogna, aggiunge la Dottoressa Pulice, concretizzare gli impegni, informare, adottare soluzioni adeguate, potenziare la formazione, rafforzare i controlli, promuovere una maggiore sensibilizzazione di lavoratori e imprese. Servono, conclude Pulice, azioni forti e condivise, un coinvolgimento a 360 gradi da parte di tutti gli attori coinvolti nel sistema lavorativo. Promuovere la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro significa attivare misure adeguate e azioni positive che permettano al lavoratore, e anche al cittadino, di acquisire comportamenti sani e sicuri in tutti gli ambienti. Il lavoro deve essere inteso come un obbligo morale e sociale, ma anche come una vocazione, quella che il filosofo Fourier chiamava “vocazione naturale dell’uomo”.
Teoria condivisa da Guzzi il quale spiega come la difficoltà stia proprio nel modo di pensare. Ogni provvedimento di legge viene attuato come un “obbligo” a cui non ci può sottrarre. La sicurezza sul lavoro è ben altro. E’ una questione seria, mirata a garantire l’incolumità delle persone, pertanto non deve essere intesa come approccio obbligatorio e disinteressato, ma come scelta partecipativa.

(c.s.)

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