A Melicucco c’era “un’atmosfera quasi da fiction, da Gomorra. Gli indagati non avevano un ritorno economico. Qui siamo a livelli che si muovono su piani diversi, di una violenza apparentemente gratuita che serve a segnare il territorio, volersi imporre utilizzando la forza”. Così il procuratore di Palmi Emanuele Crescenti che, assieme al sostituto procuratore Letterio De Domenico, ha coordinato le indagini dell’operazione “Marijoa” che ha portato al blitz dei carabinieri in cui tre giovani sono stati arrestati e per altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.
“In paese lo sapevano tutti e alla fine è saltato il tappo. Ci sono coinvolte anche altre persone su cui si sta lavorando. È stato difficile rompere il muro di omertà perché si è registrata – ha spiegato Crescenti – una ritrosia timorosa alla collaborazione con le autorità. Però ci siamo riusciti”. Il procuratore si è soffermato molto su quello che ha definito “l’aspetto culturale”, sottolineando che gli arrestati provengono da “contesti familiari non peggiori di altri”.
“L’aspetto più terribile, con cui ormai ci confrontiamo quotidianamente nelle nostre indagini, è che quelle violenze venivano messe in mostra sui social”, ha detto il magistrato, spiegando che “le vittime accertate sono tre, una persona disabile a tutti gli effetti e altre due persone che comunque erano in preda a grossi problemi mentali e di dipendenza anche dall’alcol. Non sarà facile, ma quello che noi auspichiamo è che questi interventi di reazione dello Stato abbiano una funzione non meramente repressiva, ma anche una funzione di recupero”.
(Ansa)


















