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giovedì, 16 Aprile, 2026
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Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): lavoro e intelligenza artificiale, sostituzione o evoluzione?

Il mondo del lavoro sta attraversando una trasformazione profonda, guidata da una forza tanto invisibile quanto potente: l’intelligenza artificiale. Non si tratta più di scenari futuristici o ipotesi da romanzo, ma di una realtà concreta che, nel 2026, sta già ridefinendo ruoli, competenze e interi settori produttivi. A sottolinearlo, ancora una volta, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, per il quale “L’impatto dell’IA si manifesta innanzitutto nell’automazione di attività tradizionalmente affidate all’uomo. Processi amministrativi, analisi di dati, gestione dei flussi informativi: compiti un tempo considerati centrali vengono oggi svolti in modo più rapido ed efficiente da sistemi intelligenti. Ma ridurre il fenomeno a una semplice sostituzione sarebbe un errore di prospettiva. La vera rivoluzione è qualitativa prima ancora che quantitativa. L’intelligenza artificiale non si limita a eseguire operazioni ripetitive, ma entra sempre più nei processi decisionali, supportando, e in alcuni casi anticipando, scelte strategiche. Nel marketing, ad esempio, è già in grado di analizzare comportamenti e preferenze dei consumatori, generando contenuti mirati e personalizzati. Nel settore tecnologico, strumenti avanzati di programmazione assistita permettono agli sviluppatori di aumentare significativamente la produttività”.

Questa evoluzione, evidenzia Guzzi, comporta una ridefinizione delle competenze richieste. Accanto alle conoscenze tecniche, assumono un ruolo centrale capacità come il pensiero critico, l’interpretazione dei risultati generati dalle macchine e la gestione consapevole degli strumenti digitali. Parallelamente, le cosiddette soft skills, dalla creatività all’empatia, fino alla capacità di lavorare in contesti complessi diventano sempre più decisive. Non si tratta dunque di una contrapposizione tra uomo e macchina, ma di una nuova forma di collaborazione. L’intelligenza artificiale sposta il valore del lavoro umano, premiando chi è in grado di adattarsi, apprendere continuamente e integrare le tecnologie nel proprio ambito professionale”.

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In questo scenario, conclude Guzzi, la sfida principale non è soltanto tecnologica, ma culturale. Imprese, istituzioni e sistemi educativi sono chiamati a ripensare modelli formativi e organizzativi, per preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro in costante evoluzione. La rivoluzione è già iniziata. E il modo in cui verrà affrontata determinerà non solo il futuro del lavoro, ma anche quello della società nel suo complesso”.

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