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Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): Il nuovo anno scolastico e il valore della comunità educativa

A pochi giorni dal ritorno tra i banchi, la scuola torna al centro dell’attenzione pubblica. Un nuovo anno scolastico si apre tra aspettative, responsabilità e interrogativi che riguardano non soltanto l’apprendimento, ma il ruolo stesso dell’istituzione scolastica nella crescita delle nuove generazioni. Perché la scuola non è soltanto il luogo nel quale si trasmettono conoscenze. È, soprattutto, un luogo di vita. Uno spazio nel quale si costruiscono relazioni, si sperimenta la convivenza, si apprendono regole e responsabilità e si sviluppa progressivamente la consapevolezza di appartenere a una comunità. È proprio nella quotidianità scolastica che ragazze e ragazzi compiono alcune delle prime esperienze concrete di cittadinanza. Imparano a confrontarsi con chi ha opinioni differenti, a rispettare regole comuni, a riconoscere i propri limiti e quelli degli altri, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Comprendono, soprattutto, che la libertà individuale non può prescindere dal rispetto della libertà e della dignità altrui. A sottolinearlo, con estrema linearità, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale nell’evidenziare il valore della comunità scolastica, asserisce «All’interno della comunità scolastica ogni persona ricopre un ruolo diverso, ma tutti i ruoli devono essere riconosciuti e rispettati».

È un principio che va oltre la semplice attribuzione di compiti e responsabilità. La scuola è, infatti, una comunità nella quale ciascuno svolge una funzione specifica e insostituibile, ma nessuna differenza di ruolo può tradursi in una diversa considerazione della persona. Un unico nucleo dunque costituito da persone, dove ciascuno contribuisce, secondo le proprie competenze e responsabilità, al funzionamento della comunità scolastica. Ruoli differenti, dunque, ma accomunati dalla medesima esigenza di essere riconosciuti nella propria dignità e nella propria funzione. Riconoscere un ruolo, continua Guzzi, significa comprenderne il valore e rispettarne le responsabilità. Significa evitare che le gerarchie diventino distanza, che l’autorità si trasformi in imposizione e che le differenze di funzione producano forme di marginalizzazione o di prevaricazione. L’autorevolezza, soprattutto in un ambiente educativo, non nasce dalla posizione che si occupa, ma dalla capacità di esercitare quella posizione con equilibrio, competenza, senso di responsabilità e rispetto per gli altri. In una scuola realmente educativa, e sana, nessuno dovrebbe sentirsi invisibile o considerato semplicemente come una parte secondaria dell’organizzazione. Anche il ruolo apparentemente più discreto concorre alla qualità della vita scolastica. Ogni persona, con il proprio lavoro e il proprio comportamento, contribuisce a creare l’ambiente nel quale gli studenti imparano e crescono. Il rispetto, pertanto, deve essere reciproco. Non può essere richiesto soltanto agli studenti nei confronti degli adulti, ma deve attraversare l’intera comunità scolastica. Gli adulti devono essere i primi a offrire un esempio concreto di rispetto, correttezza e responsabilità, perché non si può educare alla dignità dell’altro se, nella pratica quotidiana, quella stessa dignità non viene riconosciuta. È proprio nella reciprocità che la scuola trova una delle sue più autentiche dimensioni educative.

Il rispetto non è soltanto una regola da osservare, ma un modo di vivere la relazione. Significa saper ascoltare, riconoscere il contributo dell’altro, accettare che possano esistere punti di vista differenti e comprendere che una comunità funziona realmente quando ciascuno è messo nelle condizioni di svolgere il proprio compito con dignità e responsabilità. Un’idea, evidenzia Guzzi, che trova riscontro anche nella riflessione della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris, secondo la quale un modello educativo adeguato deve poggiare su valori fondamentali quali responsabilità, collaborazione, rispetto reciproco e tolleranza. Valori che non possono rimanere dichiarazioni di principio o semplici regole scritte nei documenti scolastici, ma devono diventare comportamenti concreti e quotidiani. In questa prospettiva, la scuola assume un significato che va oltre la sua dimensione fisica. È un luogo nel quale ciascuno deve poter riconoscere il proprio ruolo e, nello stesso tempo, sentirsi parte di una comunità. Mai lasciato indietro, etichettato o costretto ai margini, ma parte integrante di un gruppo sano, concreto e imparziale, che garantisca a tutti le stesse opportunità, senza favoritismi, discriminazioni o differenze di trattamento, dove ogni studente possa sentirsi ascoltato, rispettato e tutelato. È questa, conclude Guzzi, la condizione necessaria affinché ogni scuola possa essere percepita come uno spazio sicuro e autorevole.