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domenica, 3 Marzo, 2024
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Scontro sulle scuole, Antonella Mangano contro i cyberbulli: fuori dalle MaCs a colpi di ban

Le MaCs affilano le armi contro l’odio in rete. Nella girandola di “apri le scuole-chiudi le scuole” dell’accanito Nino Spirlì, in Calabria l’ultima frontiera degli hater è diventata la lapidazione (virtuale ma ferocissima) dei genitori a favore della didattica in presenza, con il culmine dei promotori dei famigerati ricorsi al Tar – quelli (e soprattutto quelle) sono il Demonio. Fioccano commenti sessisti, offese e insulti che rasentano le minacce, e lo storico gruppo di mamme cosentine ha deciso di andare pesante di ban. Non è che per colpa della Dad, le MaCs ora si sciolgono? Antonella Mangano, fondatrice e admin (insieme ad Anna Femia e Laura Nucci) di Mamme a Cosenza sorride serafica: «In due giorni abbiamo eliminato con gioia un centinaio di persone, e ne andiamo fiere perché certe cose su questa pagina non le vogliamo vedere. Siamo quasi 22.000 e so che ci sono tante mele marce, ma noi restiamo per la parte sana, quella è meravigliosa».
Era il 2014, Antonella era appena diventata mamma di Mia e in piena crisi post partum si confidava con l’amica e collega di puerperio Anna, anche lei travolta dallo stupendo choc imposto ad ogni donna dalla vita in simbiosi con un neonato. Da quella chat tra le due nasce l’idea di creare un gruppo su Facebook, che si riempie subito a ritmo serrato. Erano gli albori del trend delle mamme blogger, per la Calabria una novità assoluta.
Oggi le MaCs hanno la stessa età di Mia, sei anni e mezzo, e nel frattempo sono diventate una community dove ci si scambia consigli sulle feste di compleanno o il modo più efficace di debellare un’invasione di formiche ma anche si condividono belle notizie e si chiede una preghiera per un momento difficile. Le abbiamo viste in manifestazioni, raduni ed eventi di beneficenza, eleggere una Miss MaCs non bambolona clonata ma nonna felice, creare gadget e persino una linea di gioielli. La cifra del gruppo è (o dovrebbe essere) la libertà di parlare di tutto, comprese le battute piccanti sull’attore figo – quando il sesso fa capolino nei post, se qualcuna grida allo scandalo, si fricasse.
Il salto di qualità per le MaCs arriva con l’idea degli sconti con i negozi convenzionati della città dei Bruzi. Da lì il gruppo ne ha fatta di strada, e la “spertazza” Antonella si è accorta presto che tra i membri si celano molte infiltrate: «Non sono davvero tutte mamme, noi admin lo sappiamo. Ci sono quelle che si iscrivono per spiare la suocera e controllare le amiche del marito. O semplicemente per esserci, perché MaCs ormai è diventato una moda. E poi siamo un formidabile veicolo di informazioni. Molti mariti chiedono alle mogli di chiedere su MaCs se una notizia è vera».
Scagionate dal pregiudizio di frivolezza, le mamme cosentine si sono imbrigliate pure in qualche spiacevole magagna. Sono lontani i tempi lievi del tormentone estivo “che tempo fa a Paola?” lanciato come passaparola prima di mettersi in macchina sulla Crocetta per portare i bambini in spiaggia. «Quanto mi mancano oggi quei sondaggi sul mare – dice Antonella. Ora l’umore è diverso. Da un anno le admin sono state costrette ad attivare l’approvazione preventiva dei post. Erano i giorni del primo lockdown, e dopo l’identificazione di una persona positiva al Covid, sul gruppo si era scatenata la gogna, massacrando l’uomo come untore. «Ci è dispiaciuto dover mettere questo paletto, ma è stato necessario», continua Antonella. Adesso è ancora più determinata sulla questione scuola: «Io sono per la presenza in classe, la mia idea l’ho espressa pubblicamente. Mia figlia è in prima elementare e vedo che inizia a considerare la scuola come opinabile. Il Covid è pericoloso ma lo è anche l’abbrutimento dei bambini chiusi in casa. Sulla loro pelle si sta giocando una guerra politica. Ma io rispetto le opinioni di chi vuole la Dad, una mia carissima amica la pensa così e ne discutiamo tranquillamente senza attaccarci a vicenda. Certi toni aggressivi sono inaccettabili e li elimineremo sempre dal gruppo, tra l’altro litigando così daremmo un pessimo esempio ai nostri figli».
Il battage sul paradossale tira e molla tra Spirlì e il Tar ha dato un gran daffare alla Mangano, letteralmente bombardata di messaggi e richieste di intervento: «MaCs per me è una passione. Ho un carattere vulcanico, e poiché ci metto la faccia, a Cosenza sono diventata un personaggio di spicco. Sulla scuola ognuno vuole portarmi dalla sua parte. In realtà è un’inculata pazzesca! Mi scrivono a tutte le ore anche quando sono al lavoro…  vaglielo a spiegare. Se non rispondo si offendono, mi accusano di fare solo parole».
Critica d’arte laureata, 47 anni, di mestiere copyrwriter e social media, orgogliosa mamma innamorata della sua Mia e del marito (il Milanese, protagonista di post sentimental-sessuali commentatissimi dalle MaCs), della sua personalità prorompente la Mangano ha preso il pacchetto completo. Strali delle altre femmine compresi. «Amo le donne e le sostengo da sempre, sogno una rete di donne per le donne. Non sono quella che ha solo amici maschi, ma nemmeno approvo tutto ciò che una donna fa solo per solidarietà di genere. Da ragazza quando ero single ero guardata con diffidenza, ero una rivale. Oggi forse qualche volta lo faccio anch’io… prima ero io la majorette, ora sono diventata la mamma della majorette. Ma non ho mai usato parole sessiste verso un’altra donna e pretendo di essere trattata nello stesso modo».
Invece sul web le è capitato di essere nel mirino di un’odiatrice seriale. Sui social è un attimo suscitare gelosie e credere che qualcuno stia rubando la scena. Un follower in più è terreno di conquista, l’alto gradimento provoca ire furibonde. Usando profili fake ma sulle bacheche di altri gruppi pubblici, la leonessa da tastiera spara insulti su Antonella e la sua famiglia. In molte le avevano suggerito di zittire l’incauta a suon di paliate, ma la Mangano rifiuta la violenza. Teresa Gallucci, avvocato e lei pure Macs, ha preso in mano la situazione diffidando e poi denunciando per diffamazione la bulla, già condannata due volte. Il prossimo passo, quando la vicenda giudiziaria sarà conclusa, è avviare una campagna di informazione per insegnare come difendersi dagli attacchi in rete. Dove a temere le conseguenze non sono solo i cyberbulli ma anche i gregari che lasciano like sotto i post incriminati.  «Con la mia legale – racconta Antonella Mangano – siamo state subito in sintonia, tra donne forti ci si riconosce, ci si piace. Teresa è una delle tante professioniste del nostro gruppo, donne fantastiche, preparate, in gamba, ma che non hanno timidezza nel confrontarsi con le altre magari sul primo dentino caduto al figlio».
E’ l’anima delle MaCs. Il conforto, l’empatia. Il tema più forte è la maternità. Voluta, attesa, negata. Antonella ha una storia sofferta, coronata dal lieto fine della nascita di Mia: «Mi sento un po’ l’angelo custode di queste donne. Io dico sempre che diventi mamma la prima volta che speri che non ti arrivi il ciclo. Provo un’incredibile felicità quando qualcuna mi ringrazia perché un consiglio ha funzionato, perché l’ho aiutata a superare un momento di disperazione e poi il figlio è arrivato. Chi l’ha vissuto sa quanto sia importante  questa vicinanza».
A chi l’accusa di essere troppo “pancina” la Mangano risponde: «Sì, pancina ma anche donna cazzuta. Si può essere entrambe. Avere una figlia mi ha cambiata. Ero una ragazza in carriera, viziata, sempre con la valigia e in tacco 12, ho persino lasciato un fidanzato quasi sull’altare. Ogni donna è libera di fare le sue scelte, ma credo che solo una madre conosca la straordinaria esperienza di legare la sua vita a un altro essere umano, che dipende totalmente da te. Quando ti accade, non puoi più vivere in una dimensione individuale e soltanto le mamme possono capirlo».
A proposito di donne toste, sul caso scuola Antonella Mangano non starà zitta. Altro che frecciate sul web, lei sta pensando di chiamare il presidente Spirlì ai danni e lanciare una class action per risarcire le lacune di apprendimento causate negli scolari dal balletto di ordinanze. MaCs, grande cuore e, quando serve, pugno di ferro.
 
Isabella Marchiolo

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