Sanremo dell’anno Covid, tra poltrone vuote, finti applausi, nostalgia e gag senza gioia

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La platea di poltrone vuote mette un bel po’ di tristezza come quei finti applausi registrati, gli orchestrali indossano le mascherine: a Sanremo l’ospite indesiderato è il virus. Il 71esimo festival si apre nell’Ariston orfano del pubblico, con Amadeus e Fiorello più affiatati che mai, tanto da abbandonarsi a baci e abbracci che sfidano il droplet. Ma gli sketch faticano, fanno cilecca – l’atmosfera di questi giorni stende inevitabilmente una patina opaca su ogni pretesa di allegria. Il massimo di Fiore, che esordisce in mantello di fiori con lo strascico e trucco dark (un’anticipazione dell’atteso Achille Lauro), è un conteggio degli spettatori assenti non a cranio ma a culi – per giustificare la parolaccia cita il sommo Dante. Della pandemia prova a farne una gag da ipocondriaco, ammonendo tutti dal toccare roba in giro. Ma è pia illusione: il Covid purtroppo ha già fatto la sua entreé contagiando un collaboratore di Irama e il cantante ieri non si è esibito aspettando il tampone che, se negativo, confermerà la sua partecipazione alla gara (in caso contrario sarà escluso).

La prima serata vede la performance di quattro giovani (due già in semifinale, Folcast e Gaudiano) e 13 big. Momento nostalgia con il vincitore in carica, Diodato, che con i conduttori scatta una foto gemella della finale 2020 come se si potesse tornare indietro all’ultimo momento felice del paese, quando ancora nessuno sapeva che le prossime canzoni sarebbero state a distanza, dai balconi.

Le primedonne del festival al debutto ieri sono la splendida Matilda De Angelis (nel cast della serie “The Undoing”, e qui sui social si scatena l’ironia sulle forme dell’attrice, che nella fiction sembrava più prosperosa), peccato per gli abiti terribili, con lei giro Prada ha sbagliato tutto; e Alessia Bonari, l’infermiera del selfie con i segni della mascherina, bella con semplicità, adorabile nel suo candore. Ma anche due valletti-star come uno Zlatan Ibrahimovic stile bodyguard, tanto spettacolare sul campo da gioco quanto inutile sul palco.

Ospiti rigorosamente italiani per il divieto di circolazione internazionale (o forse perché sarebbero costati troppo). Loredana Berté con corona di farfalle in testa tipo ghirlande dei cinesi, grintosa come sempre, canta un proprio medley e il nuovo singolo “Figlia di”. Le gambe sono ancora all’altezza dei tempi d’oro, il viso un mascherone stuccato: lei non è una signora e se ne frega. Regina assoluta, osannata dal web, chapeau pure per il suo appello anti violenza: “Al mio schiaffo, denunciate”. Meravigliosa.

In ordine sparso, solo qualche nota. Tra i big funzionano di Colapesce Dimartino, carino anche il balletto della pattinatrice. Il cosentino Aiello è troppo nervoso e canta a scatti, alla fine scarica la palpabile tensione con un sospiro. Fedez si concede un gossip d’ultima ora che manda in visibilio i follower, postando su Instagram un selfie di spalle dove sembrerebbe svelare l’iniziale del nome della figlia nascitura – poi sul palco con l’amica Francesca Michielin non è esaltante, ma insieme sono la classica coppia sanremese. Perfetto Max Gazzé, che gioca sul sicuro: gradevole e riconoscibilmente sua la canzone “Il farmacista”, scenografico il costume da scienziato quattrocentesco e le sagome di icone pop, con lui la Trifluoperazina Monstery Band.

C’è poi Noemi, raggiante e paillettata nella nuova taglia slim – ma a qualcuno non è piaciuta la sua celebrazione dei chili perduti su Vanity Fair, un passo indietro sulla strada del body positive contro i canoni imposti di bellezza femminili. Madame è a piedi nudi, lei pure tarantolata come Aiello con l’aggravante di riprese a palla che mettono a dura prova i già sfiniti telespettatori. E Fasma, con una canzone che è facile prevedere tormentone radiofonico già domani mattina.

La parte più divertente del festival, da qualche anno, è il commento in tempo reale sui social. Tra le unghie da strega di Arisa e i monosillabi di Ibra, grande protagonista del cazzeggio su Facebook, come ovviamente è lui, Achille Lauro. Arriva citando David Bowie e Renato Zero, con una tutina luccicante, spalline enormi, parrucca blu e una larga corolla di piume di struzzo rosa – brandendo una lancia sormontata da un sacro cuore. Ma cosa s’è fumato, perché dopo la canzone toppare con quell’allucinato monologo da profeta senza capo né coda? Sarà pure “peccato e peccatore, sessualmente tutto e genericamente niente” ma con la parlata romana sembra l’hippy di Verdone. No, sul fronte sexy ambiguo il vincitore è un altro. Molto più magnetica la giacca di lustrini aperta sul petto del bistrato Damiano dei Maneskin, in gara con il bel brano arrabbiato “Zitti e buoni” – tante four letter words e puro fuoco rock.

A mezzanotte i tempi morti sono un’agonia – Matilda De Angelis attacca un infinito pippone scientifico-letterario sul bacio solo per augurarci di poter tornare presto a incollare labbra su labbra in libertà. Ma poi si fa perdonare duettando con Fiorello sull’indimenticabile “Ti lascerò”. Promossa, dai.

All’1.30 la prima serata è andata. La classifica provvisoria della demo giuria premia gli artisti amati dai giovani: sul podio prima è Annalisa, poi Noemi e Fasma. Aiello ultimo, penalizzato dall’ansia da prestazione. Per il resto, i più bravi sono ai piani bassi, ma “voce di popolo voce di Dio”, direbbe il guru Achille Lauro.

Isabella Marchiolo