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giovedì, 15 Gennaio, 2026
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Sanità negata: non c’è l’ambulanza 64enne muore mentre lo portano in macchina a Rossano

Si sente male nella sua abitazione e in assenza di un’ambulanza disponibile sul territorio comunale di Longobucco (CS), i familiari decidono di portarlo all’ospedale più vicino con l’auto di famiglia. Un tentativo disperato ma inevitabile vista la gravità della situazione. L’uomo, purtroppo, muore lungo il tragitto. Sulla drammatica vicenda che ripropone la questione della mancanza di servizi sanitari soprattutto nelle aree interne e montane calabresi, è intervenuto sui social il segretario della Cgil di Longobucco, Antonio Baratta.
“Una corsa contro il tempo verso l’ospedale di Rossano, lungo le vie tortuose di Longobucco, a oltre 40 chilometri di distanza, con la macchina di famiglia. Una corsa disperata – scrive Baratta – che T.S., operaio forestale delegato FLAI CGIL purtroppo non è riuscito a vincere. Non ce l’ha fatta ad arrivare in ospedale. E con lui muore ancora una volta il diritto alla salute nelle aree interne”. “Ma quale ambulanza H24, ma quale soccorso immediato. La realtà è sotto gli occhi di tutti: se ti senti male nei paesi dell’entroterra, sei solo. I tempi di intervento sono lunghi, le distanze proibitive, le strade difficili. E spesso, tragicamente, non c’è una seconda possibilità. Questa non è una fatalità. È una responsabilità precisa”.

“È il risultato – aggiunge Baratta – di anni di scelte sbagliate, di presidi sanitari smantellati, di promesse non mantenute. È inaccettabile che nel 2026 la possibilità di salvarsi la vita dipenda dal luogo in cui si vive. Le aree interne non possono continuare a essere territori di serie B. Qualcuno deve riflettere seriamente su questa situazione, ma soprattutto agire: garantire il diritto al soccorso immediato, potenziare i servizi di emergenza, restituire dignità e sicurezza a comunità che non chiedono privilegi, ma solo uguaglianza”.

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A Tonino e alla sua famiglia va il rispetto e il silenzio che si devono al dolore. Alle istituzioni va invece una domanda chiara: quante altre corse contro il tempo dovranno finire così prima che qualcosa cambi davvero?”- conclude Baratta.

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