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mercoledì, 11 Febbraio, 2026
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Sanità, 349 nuovi infermieri in Calabria? Forse non è proprio così, ecco perchè

In questi ultimi giorni sono tanti gli interventi e le prese di posizione che segnalano come importante e positivo il recente bando della Regione Calabria che punta all’inserimento nelle varie aziende sanitarie regionali di 349 infermieri. Il messaggio che sta passando è quello di un “concorso” per nuovi posti. In realtà così non è. Basta leggere il titolo dell’avviso pubblico pubblicato lo scorso 5 febbraio: “Azienda per il governo della sanità della Regione Calabria- Azienda Zero. Avviso pubblico di mobilità volontaria compartimentale regionale ed interregionale, per titoli e colloquio, per la copertura a tempo pieno e indeterminato di n. 349 posti di infermiere- Area dei professionisti della salute e dei funzionari-Ruolo sanitario-CCNL comparto sanità 2022-20224, da destinare alle Aziende sanitarie (Asp, AO, AOU) del servizio sanitario regionale”.

L’atto autorizza un numero massimo di 349 assunzioni, che verranno effettuate attraverso una procedura articolata in due fasi distinte e consequenziali: prima la mobilità volontaria e, solo in subordine, con i posti rimasti vacanti, un concorso pubblico. La procedura prevista è la seguente: Un primo avviso di mobilità per titolo e colloquio, di fatto prioritaria e propedeutica. Per i posti che rimarranno vacanti si procedere, qualora se ne creino le condizioni, a concorso pubblico per titoli ed esami. Se, ad esempio, la mobilità dovesse coprire solo 100 posti, i restanti posti a disposizione sarebbero 249 e dovranno riguardare l’assunzione tramite il concorso pubblico. Dunque, non si tratta di nuovi posti, vale a dire che vanno ad aggiungersi all’attuale dotazione delle Aziende calabresi. Non si tratta, infatti, di una nuova assunzione ex novo, ma di un passaggio diretto per infermieri già di ruolo (tempo indeterminato) nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o in altre pubbliche amministrazioni. Non è, in definitiva, un “concorso aperto”.

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Solitamente è necessario il nulla osta dell’amministrazione di provenienza e il superamento del periodo di prova nell’ente di origine affinchè il trasferimento dell’infermiere possa avvenire. Tecnicamente è una cessione di contratto tra enti pubblici, non una nuova assunzione da graduatoria esterna. Inoltre, solo se restano posti vacanti possono essere riempiti con assunzione esterna, ma questa seconda fase non è automatica e non è garantita. Non dimentichiamo che, purtroppo, la Regione Calabria è ancora soggetta a commissariamento che contempla vincoli di spesa rigorosi, definiti dai Piani di Rientro (PdR) e gestiti da un Commissario ad acta, spesso potenziati da norme specifiche come il “Decreto Calabria”. L’obiettivo principale è il riequilibrio economico-finanziario, che spesso porta a una riduzione delle prestazioni e dei costi.

Tra gli altri vincoli le regioni commissariate devono rispettare stretti limiti sul personale, spesso legati alla spesa storica ridotta di una percentuale, con vincoli stringenti sul rinnovo dei contratti a tempo determinato e flessibile. Ecco perchè sulla base di tutti questi presupposti sarebbe consigliabile maggiore cautela nelle dichiarazioni di “entusiasmo” e “soddisfazione” per un provvedimento che, forse, al di là di essere un lenitivo, temporaneo e non definitivo, per il derelitto ambito sanitario calabrese, potrebbe rilevarsi l’ennesimo annuncio beffa.

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