Rozzano: minaccia di buttare i tre figli dal settimo piano

Il finale di questa storia è in un applauso che esplode alle 23.50 quando dal portone del palazzo spuntano un carabiniere e un vigile del fuoco che corrono verso l’ambulanza stringendo nelle mani un piccolo «fagotto». In strada ci sono più di duecento persone, urlano come in uno stadio, l’adrenalina fa esplodere la piazza e i palazzi. Rozzano, via Stelle Alpine, quartiere popolare difficile e problematico gestito dall’Aler. Qui, per più di quattro ore, un uomo, Alessandro A., postino di 42 anni, ha tenuto in ostaggio i tre figli di 5, 6 e 7 anni e un’intera città. Ha minacciato di ucciderli con un grosso coltello e li ha anche, più volte, fatti pericolosamente penzolare dalla finestra del settimo piano (circa 25 metri) ogni volta che carabinieri e soccorritori si avvicinavano al suo appartamento. Ha anche lanciato vasi e mattonelle contro militari e pompieri rischiando di ucciderli. Tutto perché l’indomani mattina, mercoledì 10 giugno, avrebbe avuto un incontro con i servizi sociali del Comune per discutere una eventuale revoca dell’affidamento dei piccoli. Alla fine di una lunga, drammatica ed estenuante trattativa il blitz dei carabinieri che hanno approfittato di un momento di distrazione del 43enne impegnato a parlare con il negoziatore, un militare del Nucleo investigativo di Milano, che si trovava sul balcone accanto. Decisivo anche l’intervento del sindaco Gianni Ferretti De Luca che l’uomo ha deciso per due volte di fare entrare nel suo appartamento per avere rassicurazioni sull’udienza con i Servizi sociali. Al secondo tentativo, Ferretti è riuscito a liberare la porta d’ingresso dai mobili che erano stati posizionati per bloccare l’accesso e a far entrare i carabinieri. «Ho cercato di tranquillizzarlo, gli ho detto che sarei stato personalmente presente all’incontro con gli assistenti sociali. Conosco la situazione da un anno, gli ho spiegato che nessuno gli avrebbe tolto i piccoli — racconta all’uscita del palazzo ancora visibilmente scosso —. Sono entrato una prima volta, sembrava si fosse calmato. Ma poi ha ricominciato a minacciare i bambini dalla finestra. È stata una situazione drammatica, ho temuto che li uccidesse». A guidare il blitz, il tenente colonnello Massimiliano Pricchiazzi che guida il Gruppo di Rho, insieme al capitano Pasquale Puca e al tenente Armando Laviola della compagnia di Corsico e ai carabinieri della tenenza di Rozzano. Fondamentale anche la collaborazione dei vigili del fuoco di Milano e Pieve Emanuele che hanno posizionato materassi pneumatici lungo il perimetro del palazzo e hanno cercato in ogni modo di raggiungere il settimo piano e l’appartamento in cui Alessandro A. era barricato. Il 42enne è accusato di tentato omicidio, maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e ora si trova in arresto a San Vittore. Professione postino, qualche piccolo precedente, separato da alcuni anni dalla moglie, Alessandro A. aveva comunque ottenuto l’affidamento dei tre figli di 5, 6 e 7 anni. La situazione però in questi anni si era fatta sempre più difficile e per questo i Servizi sociali di Rozzano stavano valutando la revoca dell’affido. Un iter iniziato un anno fa, che però era ancora lontano dall’epilogo finale. Ieri sera a situazione è precipitata all’improvviso e intorno alle 20.30 il 42enne è uscito sul balcone e ha minacciato di lanciare nel vuoto i figli. All’arrivo dei primi soccorsi l’uomo ha iniziato a barricarsi in casa posizionando mobili dietro la porta per impedire ai carabinieri di entrare. Poi ha incominciato a lanciare di tutto contro militari e vigili del fuoco, ferendo anche in maniera lieve un pompiere volontario. Il 42enne era alterato da alcol e psicofarmaci. I soccorritori hanno trovato nella sua casa diversi medicinali aperti e svuotati. Il sospetto è che li abbia fatti assumere anche ai piccoli che ora si trovano al reparto di Pediatria del San Paolo per essere monitorati dopo lo choc subito. Sono state le urla dei bambini, terrorizzati, a far scendere in strada l’intero quartiere che ha drammaticamente seguito passo passo le quattro ore di trattativa. Ore di ansia con l’uomo che di tanto in tanto si sporgeva lasciando penzolare nel vuoto uno dei figli. In strada, il quartiere è popolare e non poco problematico, le urla di spavento, le lacrime e la gioia finale all’immagine dei militari affacciati alla finestra e i bambini, uno alla volta, portati fuori dalla palazzina stretti nelle braccia dei soccorritori. Per loro, in particolare per i pompieri («le uniche divise che rispettiamo», hanno urlato gli abitanti), cori e applausi. Ma anche la rabbia nei confronti del 42enne, tanto che non è stato semplice portarlo fuori dall’appartamento per condurlo verso il carcere. Per diversi minuti si è temuto che gli abitanti volessero linciarlo, poi la mediazione dei carabinieri e della polizia locale hanno aiutato a calmare le ire degli abitanti. Quando è uscito dalla porta in manette, scortato dai carabinieri, sono partiti cori e insulti, ma nessuna aggressione fisica. Poi, quando ormai era l’una passata, la strada si è svuotata, l’adrenalina è scesa e lentamente tutto è tornato alla normalità. Dopo quattro ore vissute come in un film, quattro ore di angoscia e paura, con un lieto fine ormai insperato.
(Fonte: Corriere.it)