giovedì, 6 Ottobre, 2022
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“Rinascita-Scott” abbreviato, Gratteri: “Impianto accusatorio ha retto, nessun assolto per 416 bis”

Lamezia Terme – Il Procuratore Gratteri “Un riscontro importante al corpo del capo d’imputazione. Nessuno è stato assolto per 416 bis, ma solo per posizioni marginali. Per sette già noi avevano chiesto l’assoluzione e due prescrizioni. Dunque, è andata molto bene rispetto a quello che era l’impianto accusatorio”. Così all’AdnKronos il capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri commenta la raffica di condanne emesse dal Gup nell’ambito del processo abbreviato ‘Rinascita-Scott’.

“Su 91 imputati – chiosa il capo della Dda di Catanzaro – ci sono stati 70 presunti innocenti condannati”. Un risultato che deriva da un lavoro, conclude Gratteri, “che parte da lontano, dal giorno in cui mi sono insediato, quando ho organizzato una riunione per capire quali indagini erano aperte e ho cercato, per ogni territorio, di mettere a regime e in sinergia i vari fascicoli. Abbiamo messo un po’ d’ordine e poi trovato un po’ di polizia giudiziaria, ho cominciato i viaggi per Roma, ai vari comandi, polizia, carabinieri e Finanza, ed è arrivata gente motivata, quella che c’era l’abbiamo motivata ancora di più, un po’ di detenuti hanno cominciato a chiamarmi perché volevano collaborare, e siamo arrivati ad oggi”.

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Per Gratteri, inoltre, il verdetto del gup Paris “dimostra pienamente il corpo del capo di imputazione. Con 19 assoluzioni su 91 imputati, ritengo che il lavoro svolto dalla Procura sia stato confermato alla grande, soprattutto perché molte di queste assoluzioni riguardano posizioni marginali. La struttura associativa ha retto compiutamente. Quello che era importante è proprio il riconoscimento del 416 bis, nel momento in cui su 91 imputati non c’è nessun assolto per 416 bis, è di buon auspicio per il futuro. Questo verdetto – ha aggiunto Gratteri – sicuramente sarà depositato e si chiederà che venga acquisito nel processo che si sta celebrando, sempre in quest’aula, con rito ordinario”.

“È la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo”. Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri sintetizzò, a dicembre del 2019, l’operazione Rinascita Scott che ha travolto l’organizzazione delle ‘ndrine nel Vibonese coinvolgendo anche politici, imprenditori e professionisti. 479 in totale le persone coinvolte. L’operazione portò all’arresto di 334 persone in Italia e all’estero e alla decapitazione delle cosche della zona di Vibo Valentia e mise in evidenza la rete di intrighi tra ’ndrangheta, colletti bianchi e massoneria. Dagli atti dell’indagine è emerso che per gestire ogni singolo affare, si utilizzava quella che viene definita “la potente autostrada universale”: la massoneria. A darle questo nome, l’avvocato Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia, indicato come anello di congiunzione tra i politici e professionisti, la ’ndrangheta e la stessa massoneria. Un “Giano bifronte”, viene definito. Le connessioni che emergono dagli atti d’indagine sono inquietanti: magistrati, politici, ’ndranghetisti, professionisti, rappresentanti delle forze dell’ordine, tutti legati dal rito associativo: “Un coacervo – per usare i termini dell’ordinanza – di relazioni tra i boss della ’ndrangheta e vertici della massoneria”. Tutti, questi ultimi, inseriti in strutture strategiche: dai tribunali agli ospedali, passando per le forze armate e gli istituti bancari.

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