Ricorsi contro le multe per violazione del lockdown, ecco quello che si può fare e cosa si rischia

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Nelle zone rosse la minaccia delle pesantissime sanzioni da 400 a 1000 euro sta tenendo chiusi in casa gli italiani, preoccupati forse più dai controlli che dal virus. Ma quanto si rischia davvero a violare i “blocchi”? In Calabria saremo in profondo rosso almeno fino al 21 aprile, si fanno questa domanda i fidanzati divisi dal lockdown, le famiglie numerose abituate alle riunioni della domenica e tutti coloro che dopo più di un anno sono stanchi delle restrizioni da quarantena. Un dubbio fomentato da molti legali che (nelle associazioni dei consumatori ma soprattutto negli studi professionali) stanno accogliendo i ricorsi di persone multate garantendo esiti positivi.

A sorreggere questa tesi ci sono due sentenze, una del tribunale di Roma dove, già dai tempi del governo Conte, si sostiene che le limitazioni delle libertà personali sono incostituzionali sempre, anche nelle emergenze, perché dovrebbero riferirsi a una legge già esistente che le ammetta; e l’altra, recentissima, del Gup di Milano, secondo cui dichiarare il falso nelle autocertificazioni introdotte dagli ultimi Dpcm antiCovid non costituirebbe reato perché un simile “obbligo di dire la verità” a pubblici ufficiali su fatti privati come la visita a un amico non è previsto da nessuna legge. Questi casi giurisprudenziali (sebbene ancora di grado non definitivo) stanno rafforzando l’idea che si possano contestare con successo eventuali multe. Anche ipotizzando un futuro condono, quando, come speriamo, tutto questo sarà finito. Ed è notizia di pochi giorni fa l’annullamento di una multa a Verona, con conseguente condanna della prefettura a pagare spese legali di 300 euro.

Linda Chiumento, avvocato e consulente per la sede reggina dell’Unione Nazionale Consumatori, è però di parere diverso: “In città le multe non sono state molte e quindi non abbiamo avuto molte contestazioni, ma a chi si è rivolto anche a me privatamente ho sempre consigliato di agire solo quando il comportamento sanzionato era dovuto a reali motivazioni di necessità. Non mi sento di approvare in generale ogni ricorso pensando a un condono di cui non abbiamo certezza. Il rischio per il cliente sarebbe maggiore. Infatti solitamente l’iter più veloce che si sta scegliendo è quello di presentare una memoria di controdeduzione al prefetto: se entro un periodo preciso, che in questo caso è molto lungo cioè 5 anni, non arriva nessuna convocazione, la multa si considera annullata, ma in caso contrario il prefetto potrebbe emettere un’ordinanza con ingiunzione di pagamento, dove la cifra dovuta è raddoppiata. Naturalmente contro questa decisione si può presentare un ulteriore ricorso al giudice di pace”.

Insomma, tocca rispettare le regole alla lettera, anche confidando in buon senso e umanità delle forze dell’ordine – che nella provincia reggina in effetti in questi mesi non sono mancati. Ma qualche sanzione un po’ troppo puntigliosa si sarebbe potuta evitare? “Un anziano di Bagnara – spiega l’avvocato Chiumento – è stato multato durante una passeggiata nella zona del porto, era insieme a un amico ma a distanza di sicurezza ed entrambi indossavano la mascherina. La nostra tesi è che si tratti di attività fisica nei pressi di casa, assolutamente prevista e legittima. Il comune di Bagnara è piuttosto piccolo e il signore si trovava a poca distanza dalla propria abitazione, inoltre, essendo anziano e cardiopatico, una semplice passeggiata è l’unica attività fisica che può compiere, dunque non doveva essere multato”.

A proposito di mascherine, quando è possibile opporsi a multe perché si è a volto scoperto? “Anche qui dipende dalla situazione. Se si è in tuta e scarpe adatte, da soli, e si sta camminando o correndo in un luogo all’aperto, si può stare senza mascherina – anzi il contrario sarebbe dannoso. Ma l’abbigliamento ginnico portato stando in un gruppo di varie persone e senza svolgere nessun tipo di esercizio sportivo rappresenta una scusa palese, quindi lì la mascherina deve essere sempre tenuta sul volto e una multa comminata a chi non lo facesse è giusta”.

Gli spostamenti notturni nella fascia di coprifuoco, invece, possono essere più facili da giustificare, ad esempio quando si hanno genitori anziani bisognosi di aiuto. E se a Pasqua siamo un adulto e un minore e andiamo a pranzare da un familiare, dobbiamo dimostrarlo con il nome o la parentela del nostro ospite? “No – risponde l’avvocato – ma è necessario indicare nell’autocertificazione l’indirizzo di partenza e quello di destinazione”.

In vista dei prossimi weekend, attenzione ai tranelli delle seconde case. “Qualcuno – precisa la legale – è stato sanzionato perché si recava in una casa al mare di famiglia ma della quale non era il proprietario. Ed è facile scoprirlo attraverso i successivi controlli delle autocertificati, dove bisogna indicare il codice fiscale e da lì si ha una fotografia completa del titolare”.

Invece chi ha una persona cara che riposa in cimiteri fuori dal proprio comune, se il cimitero è aperto può fare una visita senza pericolo di multe.

Isabella Marchiolo