Dalle analisi sui cellulari sequestrati ai movimenti bancari, fino alla ricostruzione dei patrimoni: così l’inchiesta Bononia Gate è arrivata a nuovi sequestri per centinaia di migliaia di euro tra Bologna, Calabria e Lazio, colpendo un’azienda di scarpe e immobili ritenuti riconducibili a un presunto sistema di autoriciclaggio. La nuova operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, è scattata nella mattinata di oggi con oltre cinquanta operatori della Polizia di Stato e della Direzione Investigativa Antimafia impegnati contemporaneamente in Emilia-Romagna, Calabria, Lombardia e Lazio. Al centro dei provvedimenti di sequestro preventivo c’è una società attiva nella commercializzazione di calzature, con sede legale a Bologna e diversi punti vendita in Calabria, tra Lamezia Terme, Catanzaro e Vibo Valentia. Sotto sequestro anche beni strumentali, conti correnti, quote societarie, capannoni e una villetta di pregio a San Felice Circeo.
L’inchiesta rappresenta uno sviluppo dell’operazione avviata lo scorso ottobre, quando erano state eseguite otto misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati di origine calabrese. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, passando per evasione fiscale, truffa, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio. Secondo gli investigatori, i reati sarebbero stati aggravati dall’agevolazione delle cosche Piromalli e Molè della ’ndrangheta. Gli approfondimenti investigativi successivi alle perquisizioni effettuate nei mesi scorsi avrebbero consentito di ricostruire il ruolo della società bolognese sequestrata. Attraverso l’analisi dei telefoni cellulari, dei flussi economici e delle movimentazioni finanziarie, gli investigatori ritengono di aver individuato una gestione occulta dell’azienda da parte di uno dei presunti vertici del gruppo, mentre la titolarità formale sarebbe stata affidata a una prestanome.










