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lunedì, 27 Maggio, 2024
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Reggio Calabria, sequestrarono e mutilarono un anziano: Gup condanna tre imputati a 20 anni di carcere

Il Giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Reggio Calabria, Giovanna Sergi, a seguito dello svolgimento del processo con rito abbreviato, ha condannato a 20 anni di carcere Renato Chirico Mediati, detto «Rocco», di 56 anni, Mariano Domenico Corso, detto «Mario», di 36, e Manuel Monorchio, di 37. I tre sono stati ritenuti colpevoli di sequestro di persona, lesioni, rapina e tortura, reati aggravati dalle modalità e finalità mafioso.

Secondo la Dda diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, tesi sostenuta nel processo dal procuratore aggiunto Walter Ignazitto, tutti e tre gli imputati «con pluralità di violenze e gravi minacce, nonché agendo con crudeltà, cagionavano alla vittima acute sofferenze fisiche ed un evidente trauma psichico, sottoponendola ad un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona». La vicenda risale all’11 luglio scorso e si sarebbe consumata nella zona nord della città, nella frazione ‘Pettogallico’. A far partire l’inchiesta è stata la denuncia della vittima che quel giorno è stata salvata dai carabinieri dopo che qualcuno ha sentito le sue urla provenienti da una stalla che si trova in un terreno di proprietà di Chirico Mediati. Lì Corso e Monorchio avrebbero minacciato «reiteratamente di morte» il soggetto, un ultrasettantenne, legandogli «mani e piedi con fascette di plastica e nastro adesivo, nonché con una catena metallica attaccata a un paranco appeso al tetto dell’immobile».

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Stando alla ricostruzione della squadra mobile, diretta da Alfonso Iadevaia, la vittima è stata imbavagliata con un foulard e con nastro adesivo per impedirle di chiedere aiuto. Gli indagati, «quale prezzo della liberazione», volevano fare confessare all’anziano «la ritenuta sottrazione» di 180mila euro della quale pretendevano la restituzione. Soldi che sarebbero serviti «per il mantenimento dei carcerati». Da qui l’aggravante mafiosa, riconosciuta anche dal gup, che si aggiunge a quella di aver adoperato sevizie e di aver agito con crudeltà nei confronti della persona sequestrata. Quest’ultima, infatti, è stata colpita con un’ascia con la quale gli indagati volevano tagliarle un dito. Tra le lesioni riportate dalla vittima, infatti, c’è la subamputazione di una falange

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