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domenica, 25 Febbraio, 2024
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Reggio Calabria. Inaugurazione anno giudiziario, l’amara relazione del Presidente della Corte d’Appello

Reggio Calabria – Come aveva anticipato nei giorni scorsi il presidente della Corte d’Appello, Luciano Gerardis, quella di quest’anno a Reggio Calabria per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario è stata una cerimonia sobria.
Si è svolta, infatti, senza onori militari, senza addobbi floreali e tutti i magistrati hanno indossato la toga nera.
Nella sua relazione, il presidente Gerardis ha spiegato che “agire diversamente ci avrebbe creato profondo disagio per un intollerabile contrasto con i sentimenti della nostra comunità e prima ancora con la nostra stessa coscienza, che ci impone rispetto per i tanti morti e per la sofferenza di moltissime famiglie a causa della pandemia in corso”.
Il presidente della Corte d’Appello ha lanciato l’allarme sulla carenza di organico nel distretto giudiziario di Reggio Calabria “capitale storica e attuale della ‘ndrangheta.
Malgrado l’attenzione dimostrata dallo stesso Csm – ha detto il presidente Gerardis – non si riescono a coprire persino i posti previsti dalle precedenti piante organiche. In queste condizioni è davvero arduo affrontare la grande mole di procedimenti di straordinaria rilevanza sociale in un Distretto che invece, ben più di altri, ha bisogno di affermare la legalità”.
Nella relazione del presidente della Corte d’Appello ha trovato spazio anche la vicenda Palamara che l’anno scorso ha riguardato il Csm.
Senza mai citare il magistrato indagato dalla Procura di Perugia, Gerardis ha ricordato che c’è stato il”concreto pericolo di una crisi istituzionale senza precedenti che ha confermato la necessità di rigorosi paletti etici nell’esercizio delle funzioni pubbliche.
Oltre al Covid, il 2020 – ha detto ancora il presidente Gerardis – è stato segnato anche da fatti altrettanto devastanti che hanno riguardato il mondo giudiziario. Solo il tempo potrà dire se sia stato colto il messaggio che il coinvolgimento dell’intero corpo magistratuale è essenziale per emendarsi da metodi purtroppo da gran tempo assai diffusi per un’innegabile degenerazione progressiva del sistema.
Andrà fatta anche una piena autocritica da parte di tutti senza pensare di poter scaricare le coscienze su condotte di singoli i quali, pur se responsabili, hanno potuto continuare ad operare imperterriti grazie alla consapevolezza, se non alla complicità, ed al tornaconto di molti”.

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