venerdì, 2 Dicembre, 2022
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Quarantena Covid, la Corte Costituzionale “boccia” il tribunale di Reggio Calabria

La quarantena Covid non viola la libertà personale. A chiarirlo definitivamente è la Corte Costituzionale che nelle motivazioni della sentenza 127 depositata oggi dichiara legittima l’incriminazione di chi esca di casa dopo un provvedimento dell’autorità sanitaria che glielo vieta a causa della positività al virus Sars-Cov-2.

“La quarantena imposta ai malati di Covid-19, così come regolata dalle disposizioni impugnate, è una misura restrittiva di carattere generale, introdotta dalla legge per motivi di sanità, che limita la libertà di circolazione (articolo 16 della Costituzione), e non quella personale (articolo 13) – si legge in un passaggio della sentenza redatta da Augusto Barbera – . Essa infatti non implica alcun giudizio sulla personalità morale e la dignità sociale della persona risultata positiva, tale da richiedere la valutazione del giudice. Né l’applicazione della misura obbligatoria dell’isolamento, o il suo mantenimento, permette l’uso della coercizione fisica, perché, salve le eventuali conseguenze penali, chi è stato posto in quarantena è in condizione di sottrarsi alla misura senza che sia possibile impedirglielo fisicamente”.

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Il Tribunale di Reggio Calabria riteneva costituzionalmente illegittima la norma penale perché non prevede che il provvedimento dell’autorità sanitaria sia convalidato entro 48 ore dal giudice, come stabilisce l’articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale, in applicazione della cosiddetta riserva di giurisdizione.

“In alcun modo paragonabile agli arresti domiciliari”
La censura non è stata accolta. La Corte ha anche escluso che la misura dell’isolamento sia in alcun modo paragonabile a quelle degli arresti domiciliari e della detenzione domiciliare, richiamate dal Tribunale di Reggio Calabria. Entrambe infatti – sottolinea la Consulta – sono instaurate, o ripristinate, anche con l’impiego della forza fisica, e appartengono alla sfera del diritto penale, mentre la circostanza di avere contratto il virus Sars-Cov-2 non comporta valutazioni sulla responsabilità personale.

Pertanto, il fatto che la norma incriminatrice stabilisca che l’isolamento consegue a un provvedimento dell’autorità sanitaria non comporta la necessità costituzionale che tale provvedimento sia convalidato dal giudice ai sensi dell’articolo 13 della Costituzione.
Anzi. Poiché siamo nel campo della libertà di circolazione, secondo la Corte la norma penale avrebbe anche potuto introdurre un reato che consiste nel circolare, benché consapevoli di essere positivi al virus Sars-Cov-2, senza necessità che l’obbligo dell’isolamento sia prescritto da un apposito provvedimento amministrativo.
(Adnkronos)

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